IMPOSSIBLE by JAMES ARTHUR

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IMPOSSIBLE by JAMES ARTHUR

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Io e la danza. Coltivare una passione oltre i suoi limiti.
Sono convinta che la danza possa essere considerata un perfetto canale educativo! E parlo per esperienza personale. In realtà la mia esperienza non è stata totalmente positiva.
Per dodici anni, fino a pochi mesi fa, ho frequentato una scuola di danza.
La danza viene spesso descritta come un'arte che richiede sacrifici, costanza, volontà e impegno ed effettivamente è così! Certo, quello che si vede sopra il palco durante gli spettacoli è qualcosa di unico, emozionante, un trionfo di grazia, eleganza e forza. Però molte volte quello che si nasconde dietro le quinte è un mondo di competizione e rivalità.
Ora non sto di certo accusando la danza, vorrei solo portare l'attenzione sul fatto che questa forma di espressione artistica può essere un ottimo strumento educativo e che sicuramente è quello che molte insegnanti stanno attuando.
Io negli ultimi anni, iniziando a partecipare a concorsi e manifestazioni, ho sperimentato un ambiente troppo competitivo, dove l'importante è solo vincere! Non sono d'accordo con questo modo di pensare, anche perché così si perde di vista innanzitutto quella che è la vera essenza della danza, ovvero il poter trasmettere emozioni attraverso i movimenti del corpo...e poi perché “far crescere” dei talenti, ma ancor prima delle persone, insegnando loro la rivalità e il vedere gli altri come avversari, come nemici?
Sono fermamente convinta che il tutto sarebbe più produttivo e più meritevole di attenzione se si insegnasse che è bello potersi confrontare con altre ballerine, ma che, anche se deve esserci un vincitore, ognuno porta dentro di sé una parte di talento che ha potuto condividere con il pubblico e con le altre danzatrici. Il confronto dovrebbe essere utile per poter imparare qualcosa di nuovo dagli altri, non per “sfidare il nemico”.
Anche in questo affascinante mondo della danza subentra una corrente del teatro sociale, ovvero il teatro-danza che permette di raccontare storie e emozioni attraverso la corporeità. Anche qui, come nel teatro sociale, non conta essere particolarmente dotatati per poter andare in scena. Ci sono gruppi di disabili che si esibiscono in spettacoli di teatro-danza e vi posso garantire che l'atmosfera, le sensazioni che si vengono a creare sono veramente uniche. Allora mi chiedo, perché alcuni vogliono classificare la “vera danza” includendovi esclusivamente chi presenta determinati canoni fisici e definendo tutti “gli altri” che si approcciano a questa disciplina dei dilettanti?
Vorrei definire la danza come un dono che è stato fatto agli uomini perché potessero parlare con il corpo, uno dono che ha permesso di trovare un linguaggio comune che va oltre i limiti della lingua e delle difficoltà fisiche...si può ballare anche solo con lo sguardo o con un sorriso! La danza è espressione di vita, è il ritmo della musica che si fonde con il battito del cuore e il rumore dei piedi che colpiscono il suolo. La danza è un altro modo per avvicinarsi a Dio...aprofittiamone tutti!