
PR's Tumblrdome
Cosimo Galluzzi

Janaina Medeiros

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he wasn't even looking at me and he found me
d e v o n

tannertan36
I'd rather be in outer space 🛸

titsay
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Sweet Seals For You, Always

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@quartafuga

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Ritornare è andare in bici avvertendo il vento leggero tra i capelli, come una carezza lieve che porta via con sé ogni pensiero
"Al final queda un álbum de fotos, de instantes fijos: jamás el devenir realizándose ante nosotros, el paso del ayer al hoy, la primera aguja del olvido en el recuerdo."
(J. Cortázar, Rayuela cap 109)
Via

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The Tempest by Henry C. Selous (1803–1890) for The Plays of William Shakespeare
Il collega dello scorso anno che mi incontra fuori scuola e, dopo essersi lamentato della sua attuale posizione lavorativa, si avvicina a due centimetri dal mio viso - letteralmente - e mi dice ammiccando “Ricordami, per quando è prevista la cena con gli studenti della quinta X? Mi hanno invitato ma io ci vengo solo se ci sei tu” mi mancava.
“Ma resta ancora da gettare un ponte sull’abisso che separa il mondo di ieri dal mondo di domani. Per noi, che ci reggiamo in bilico al centro di questo ponte in costruzione, ogni agio è scomparso. Non salveremo il paese dell’infanzia senza perderlo, e se non sottoponessimo al dubbio più radicale l’agio religioso che l’infanzia ci offriva, non avremo alcun diritto di portare con noi la fede dell’inizio in quella che resterà alla fine.”
Ingeborg Bachmann - A occhi aperti
“Mi dà pena che non mi s’imbianchi anche il cuore”
Storie di ordinaria commozione: ieri abbiamo parlato della “Casa in collina” di Pavese per affrontare il tema della Resistenza. Abbiamo letto una traccia della prima prova suppletiva dello scorso anno in cui Corrado, dopo essersi salvato fuggendo, si colpevolizza per essere scampato al peggio e riflette sul fatto di meritare la morte perché incapace di prendere parte alla vita. Quindi abbiamo parlato della difficoltà di stare di fronte a ciò che di tragico ci accade intorno, della paura che ci incute, del senso di immobilità che può coglierci quando non riusciamo a reagire come vorremmo. Ad un certo punto, ad un minuto dalla campanella, uno studente alza la mano e dice “Prof, secondo me comunque Pavese la guerra ce l’aveva dentro, combatteva già ogni giorno”.

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L’ultimo anno
Qualche giorno fa sono stata in un parco della zona con degli amici. Alcuni alberi hanno colpito la mia attenzione ed ora ricordo il perché. La prima volta che A. è venuto a prendermi dopo lezione per uscire, siamo andati in un parco ad attendere insieme il tramonto. Un telo, due birre e poi noi due e discorsi infiniti a farci compagnia. Ci posizionammo sotto alberi identici a quelli che ho incontrato nel parco qui vicino, da qui la sensazione di familiarità. Quel giorno, poi, dal tramonto si fece buio e trascorremmo il resto del tempo ad attraversare insieme la città, incapaci di lasciarci andare. Ricordo ancora il desiderio fortissimo che quella giornata non finisse mai. Si fece notte, tornammo a casa alle quattro. A. mi diede un bacio leggero sulla guancia prima di salutarmi ed io salii le scale a due a due, in preda all’entusiasmo e all’attesa del giorno successivo. Che bello innamorarsi, che delizia farlo attraverso le parole, lo sguardo, l’attesa del prossimo incontro per il semplice piacere di condividere lo stesso tempo e lo stesso spazio.
Sono giorni che mi sento inquieta, spenta, come se la mia mente fosse intrappolata nell’incapacità di vedere oltre. Oltre la tua assenza, oltre le incombenze scolastiche, oltre lo sguardo dei miei amici, oltre le attese di tutti. Mi sento bloccata in un tempo che si ripete sempre uguale svegliandomi al mattino con il primo rumoreggiare dell’alba, come se avesse fretta di farsi attraversare dalla mia stanchezza. Ieri mi hanno detto “come sei brava a gestire ogni cosa, trasmetti serenità”. Ho sorriso di rimando, pensando che se avessi avuto il potere di farlo, avrei reso trasparente il mio corpo con la sua bella facciata per mostrare cosa nasconde. Insomma, passerà come tornerà il sole assente da giorni. È che in periodi come questo vorrei solo chiudere gli occhi, lasciarmi accarezzare da cieli lontani, scomparire un po’
Nessuno mi comprende quando ne parlo, ma mi sento così tradita dalla tua improvvisa assenza. Dovunque fossimo, ho sempre avuto la sensazione che un filo invisibile ci tenesse uniti. Ricordo ancora quando, in occasione del mio compleanno di due anni fa, ci dicemmo contenti di saperci ancora così vicini ed interessati uno al destino dell’altro, al di là della forma. Non più insieme ma sempre uniti da un bene grande, superiore, capace di affrontare ogni barriera. Ora mi ritrovo da sola con un filo spezzato e la consapevolezza che non potrà più riannodarsi. È un dolore nuovo, profondo, concreto. È qualcosa che non riesco a spiegare a chi mi circonda forse perché non riesco a spiegarlo nemmeno a me stessa. È forse anche peggio del primo dolore provato per la fine della nostra relazione. Questa è una fine più concreta, senza scampo. All’epoca il nostro sentire, pur nel dolore, era allineato. Ora invece ci sono solo io, con la mia insofferenza, e nessuno capace di comprendermi dall’altra parte né intorno. Vorrei sapere lasciarti andare come non ho fatto finora.
È da giorni che ho una sensazione strana addosso, come di qualcosa che sta per accadere anche se non ho idea di cosa si tratti o chi riguardi. Sento questa attesa sul cuore e non so come spiegarmela né viverla se non lasciandomi attraversare

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Ho voglia di flirtare
Sinceramente il sogno erotico di stanotte con l’ex di quasi dieci anni fa come protagonista indiscusso ancora non ho capito come spiegarmelo