Insights 4 dummies
Ah, le pagine Facebook. Aprirle è talmente semplice che l’insuccesso è quasi sicuramente garantito, soprattutto considerando la sottile tecnica del social network stesso che premia quasi esclusivamente chi spende più soldi in campagne promozionali, indipendentemente dalla qualità del contenuto.
Ma le tecniche per scavalcare (almeno in parte) il problema esistono, basta un po’ di pazienza, impegno e soprattutto consapevolezza di quale pubblico vogliamo coinvolgere. A questo punto non ci resta che sfoderare il nostro asso nella manica: le insights di Facebook. Ah, le insights di Facebook. Un mucchio di grafici e numeri e cose sulla nostra pagina di cui normalmente non vorremmo sapere nulla, ma che si rivelano strumenti incredibilmente utili per massimizzare la resa della nostra pagina aziendale (e non). Ecco 3 rapidi consigli per capire e sfruttare al meglio i dati che abbiamo a disposizione:
1. Post: ovvero quando pubblicare e cosa pubblicare. La sezione che io trovo più utile e funzionale, senza dubbio: “Post” ci dice esattamente quando il nostro pubblico è online (orari, afflusso durante la settimana) e quindi la probabilità che avranno di visualizzare i nostri contenuti sul loro diario, ma soprattutto cosa funziona meglio se una foto, un link o una nota.
Il nostro pubblico ama le foto e si connette principalmente verso mezzogiorno? Sarebbe interessante testare una strategia principalmente a base di fotografie pubblicate proprio intorno a mezzogiorno, per cercare di coprire un pubblico più vasto.
2. Persone: chi è coinvolto e chi no. Età, provenienza e lingua sono sicuramente indicatori importanti per la nostra pagina. Ci permettono di capire che tipo di pubblico ci segue, ma soprattutto come rivolgerci a loro per coinvolgerli.
Se la nostra azienda punta su una fascia giovane, come può essere 13-17 è essenziale che si rivolga a questo specifico target in modo comprensibile e sostenibile, con un linguaggio appropriato e modi di dire appartenenti a quel “gruppo” di età. Se siamo un’azienda di Parma, ma il nostro pubblico è situato principalmente a Milano potrebbe esserci un problema e a questo punto forse sarebbe bene investire in una promozione incentrata solo sul pubblico potenziale del territorio parmense. Insomma: sapere a che utenti ci rivolgiamo dice molto di come viene percepita la nostra azienda all’esterno e ci suggerisce come aggiustare il tiro.
3. “Mi Piace”, anzi “non mi piace più”. A volte capita di fare cavolate: condividere un contenuto fastidioso che non viene particolarmente apprezzato dal nostro pubblico, ad esempio. La sezione di “Mi Piace netti” ci racconta proprio questo e da l’opportunità di monitorare la progressione della nostra pagina, quanto viene apprezzata, ma soprattutto gli effetti negativi.
Sapere cosa non piace ci può aiutare (ovviamente con intelligenza) a capire come orientarci di più verso quello che chiedono i nostri fan, come ad esempio foto o link esterni ad articoli d’interesse.
Le insights non sono quindi uno strumento del demonio, queste sono solo tre delle infinite informazioni che possiamo ottenere sull’andamento del nostro lavoro su Facebook. Pianificare la propria strategia e “sintonizzare” i nostri post seguendo in modo intelligente le statistiche che ci fornisce il social network può facilitarci il lavoro, semplificando le nostre operazioni a pochi interventi mirati che risultino sempre utili.
Ovviamente la qualità e la pertinenza di quello che pubblichiamo sono essenziali, ma questo non sarebbe neanche da ricordare.
(Ringrazio diversitylab per avermi gentilmente concesso l’uso dei loro dati.)


















