macklin celebrini has autism

TVSTRANGERTHINGS
occasionally subtle
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH

blake kathryn

Origami Around
Keni

Monterey Bay Aquarium

❣ Chile in a Photography ❣

Discoholic 🪩
NASA

roma★

titsay

@theartofmadeline
almost home
hello vonnie

if i look back, i am lost

Kaledo Art
seen from Bangladesh
seen from United States

seen from United States
seen from Canada
seen from United States
seen from Malaysia
seen from United States
seen from United Kingdom

seen from Germany

seen from Tunisia

seen from Netherlands

seen from France

seen from Ukraine
seen from Belarus
seen from United States

seen from Malaysia
seen from United States

seen from Malaysia
seen from Saudi Arabia
seen from Poland
@maddalenasmesso

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Tumblr is a place to express yourself, discover yourself, and bond over the stuff you love. It's where your interests connect you with your
Maddalena si prepara ad uscire. Festa con amici suoi. Io resto a casa.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
LUCE BIANCA
Sta accadendo. Potrei chiudere gli occhi immaginando che sia ancora una fantasia. Poi li riapro e siete li. Sul nostro letto. Quell’immagine. Tante volte si è affacciata nella periferia dei miei sogni agitati. Quante volte ne abbiamo parlato poi. Anche dopo quello che era accaduto. Dopo Gianna. Dopo la folle notte che ti eri regalata, che ti avevo regalato, con Silvia e Luca. Avevamo parlato della mia assenza. Alla fine l’avevo patita. Quello che era cominciato come un modo per riaccendere la luce in te. La maniera di riempire di nuovo di vita quel corpo magnifico. Quella testa in fiamme. Le nostre “avventure” erano rimaste tue e mi avevano isolato. Il racconto. La condivisione della memoria. Il tentativo di trasmettere le sensazioni. Non bastavano più. Non bastava sicuramente a me che vivevo ai margini di quella tavola imbandita. Che sentivo di raccogliere le briciole di quelle favolose cene dove la portata principale eri tu. Una cena è stata la scusa. Nella nuova veranda. Lavori di settimane e avevamo una nuova veranda. Piccola. Modesta ma verde. Rigogliosa. Avevamo chiesto a Marco, il mio amico Marco, l’uomo dalle mille risorse, di darci una mano con le piante e i lavori di falegnameria. Io solo nell’aspetto forzuto manovale, sono una frana. Lui sotto il suo aspetto dimesso, da nerd, magro, timido, aveva risorse da uomo d’altri tempi. Dagli qualche attrezzo e ti trasforma una idea in realtà. Dagli terra e qualche piantina o seme e gli dà vita. Chi meglio di lui allora. Chi meglio di quell’uomo che amavo come un fratello, poteva trasformare il mio sogno in realtà. Lui solo, che sapevo non avrebbe giudicato o prevaricato, avrebbe riportato vigore e vita queste carni spente. Sì perché mi stavo spegnendo io, ora. Ti sentivo sempre più lontana tanto quanto io, con i miei chili in più, con i miei anni in più, mi sentivo indegno, indesiderabile. Volevo sentire riaccendersi in me viva, quella passione che soffocavo nel timore di non essere all’altezza di ciò che aveva riportato te in vita. Volevo essere presente questa volta. Volevo vedere in prima persona il tuo corpo muoversi al tocco di qualcun altro. Volevo toccare io la tua umida e viva gioia. Volevo baciare te e quello che ti penetrava. Bere quello che risaliva in superficie. Sentire che il mio corpo non era più inadatto, il tuo distante, quello di un altro, alieno. Sentirmi parte di un vortice naturale che portava linfa alla terra. Vita alla carne. Fiamme allo spirito.
Finiti i lavori, la cosa più naturale era invitare Marco e Daniela a cena. Sapevo però che Daniela d’Estate preferisce starsene in campeggio con i suoi e la bambina, e magari quell’invito avrei potuto farlo quando sarebbe stato impossibile per lei raggiungerci. Poi, infondo, era chiaro da quando vi avevo presentato che a Daniela stavi simpatica quanto lo fosse lei a te. Niente. Perché lei sentiva che Marco vedeva in te quello che avrebbe voluto nella sua compagna di vita. Perché capiva che lui mi considerava fortunato ad avere te. Perché sicuramente facendole l’amore, quelle ormai rare volte che accadeva, lui chiudeva gli occhi sui suo corpo secco e abbronzato, immaginando le sue mani correre sulla tua pelle bianca e le tue curve sode. Così è successo, infatti. “Finito! E’ stupendo! Dai! Resta a cena. Ti preparo il mio riso al pollo e ci beviamo quel vino che mi hanno portato dal paese. Ormai Daniela avrà cenato e quando torni la troverai già in coma” Gli ho detto. “Si resta.” aggiungi tu "Visto che hai fatto tutto tu, è giusto che sia tu a godere di tutto questo per primo. Insieme a noi. Stasera. Prima che chiunque altro lo veda. Sarebbe una specie di battesimo fra noi tre, di una cosa che abbiamo fatto nascere insieme.” Sembrava un invito molto più profondo. Più intimo. Si tingeva dei colori dell’ordine e della preghiera. Perché in quel momento sapevamo, sentivamo che quello che doveva accadere era giusto. Perché lo volevamo e in fondo sapevamo l’avrebbe voluto anche lui. Che entrambi lo amavamo. Entrambi sapevamo che quello che ci saremmo regalati l’avremmo regalato anche a lui. Che tutti e tre, ognuno a suo modo, meritava quello che sognavamo. Non c’è voluto troppo per convincerlo, infatti. Era già al telefono che farfugliava scuse. Più lo vedevamo abbandonare nel loro angolo, obblighi e doveri, più prendeva vita. Avete rimesso in ordine alla bene e meglio mentre io mi davo da fare ai fornelli. Sentivo che lo stavo cuocendo al fuoco lento, profumandoti con le tue carni fresche e spezziate, che ti muoveva attorno a lui come io rigiravo quello che cuoceva in pentola. Innaffiavo il cibo con lo stesso vino che scorreva dolce nelle nostre gole e ci illuminava gli occhi. Dalla finestra vi osservavo ormai sciolti scherzare. Come quando si percepisce d’estate un temporale in arrivo, sentivo vampate d’eccitazione risalirmi le gambe e il basso ventre. Perché sentivo il profumo della pioggia che s’avvicinava e mi eccitava l’idea di vederci bagnati e rinfrescati. La seconda bottiglia stava finendo come era finita la nostra cena. Ce ne stavamo li a guardarci attorno. A raccontare di quanto tutto ora su quel terrazzo fosse magico. Con le piante. I fiori. Le stelle sopra di noi. Tutto profumava e volteggiava. L’estate stava finendo e Settembre mi stava regalando la sua magnifica frescura e le promesse dell’autunno. I doni dell’inverno. Maliziosa ogni tanto posavi la mano sulla sua gamba li dove il pantaloncino non copriva. Stringevi. Ti appoggiavi gentile ma decisa. Quindi ti ritraevi e mi baciavi o scherzavi con me lanciando occhiate brille. Lui arrossiva ogni volta e guardava altrove. Allora tu ridevi, sonora, e lo coinvolgevi in qualche battuta delle vostre. Mollavi e riprendevi le briglie. Lui felice restava vicino. “Bon! Mentre sbarazzo, Maddalena, prendi l’amaro in frigo!” Dico. “Ma no! Lascia stare. Ti aiuto io.” Dice “Dove vai!? Sei l’ospite non devi fare niente. Solo lasciarti servire e coccolare!” Dici Gli spari un bacio improvviso sulla guancia ma vicinissimo alla bocca. Un piccolo lampo senza sonoro. Nel cielo sereno che immediato si fa rosso d’imbarazzo. Ridi fragorosa e annunci il tuono che sento nelle tempie. “OK. Torno subito. Voi bevete e NON fate i bravi!” Vi guardo. Tu lo sai già. Lui, sembra accorgersi della esplicita benedizione. Non arrossisce più. Mi guarda stupito. Gli sorrido. Mi guarda. Guarda te, mentre versi gli amari. Mi passi il mio tenendo i vostri bicchieri con una mano. Poi sorridi intensa. Profonda. con un sorriso che sembra un ruggito. Un altro tuono. Più vicino. Più netto. Gli offri il suo con un’intensità negli occhi che nelle mie tempia, nel mio cuore nel mio cazzo, sento fragoroso ancora il tuono. Lui mi guarda. Sorrido e m'allontano Continuo ad osservarvi dalla finestra e la tua danza si fa sempre più esplicita mentre ad ogni scambio di battuta segue un abbraccio una carezza. “Ah! il mio amaro è buonissimo. Vuoi assaggiarlo?” dici “Ma è lo stesso.” dice. “E no! Il mio ha tutto un altro gusto” Ti passi le dita sulle labbra e le passi sulle sue e tutto precipita. La tua mano, si posa sul suo ginocchio e poi scivola sulla coscia. Le tue dita s’insinuano lente sotto il pantaloncino mentre lui sobbalza e mi guarda da lontano. Gli sorrido ancora facendovi un cin-cin aereo con il mio amaro mentre gli volti il viso verso di te gli fermi la bocca. Ora gli versi l’amaro direttamente dalla tua alla sua bocca. Diventa bacio. Baci. Profondi. Feroci e teneri. Ti ritrai. Posi il tuo bicchiere. Prendi il suo e fai lo stesso. Lenta e decisa allarghi le gambe scoperte dal leggerissimo vestito nero a fiori e ti siedi su di lui. Un paio di volte gli riprendi il viso che cercava me alle sue spalle. Lo vinci con altri baci e la sua faccia ora è ferma tra le tue mani mentre ora sei su di lui. Vedo le tue cosce bianche luminose visibili e definite nell'oscurità del divano che tengono fermo il suo corpo, lungo ma asciutto. Scuro, olivastro, vestito di blu. Mentre col bacino ti muovi lenta e i tuoi capelli, alghe nere e tentacolari. ora sciolti, lo affogano facendolo scomparire. “Che c’è? Non vuoi il dolce!?” dici. “Ma…Tu..noi...Andrea…” Balbetta sulla tua lingua pieno della tua saliva. “Ce n’è per tutti e tre” gli rispondi. Continuando a fagocitarlo piovra nera della pelle candida gli prendi le mani e le metti sul tuo splendido culo. Allora lui prende a stringere e inarcando la schiena e spingendo il suo bacino verso dite prende la strada senza ritorno. Tutto prende a tuonare. E sono lampi e pioggia. Urli ridendo. salti giù da lui lo prendi per mano e lo trascini dentro. Non entri in cucina. Allegra e saltellante come una bambina che scappa dalle onde o ha appena scartato il nuovo giocattolo, te lo porti dritto in camera da letto e lo spingi decisa sulle lenzuola sfatte della notte prima. “Questo lo togliamo che è bagnato” dici ti togli il vestitino a fiori e resti con i tuoi meravigliosi piccoli seni, nudi, più bianchi della tua pelle già bianca. In piedi davanti a lui steso sul letto. Da dove sono io vi intravedo per un gioco di rifrazione sulla vetrata della veranda. Tu sei un fantasma luminescente e morbido che si staglia su di lui. totalmente arreso. Allora mi avvicino e appoggiato allo stipite della porta vi osservo. Li nella nostra camera da letto tu nelle tue mutandine bianche. Ti giri verso di me. Un sorriso malizioso mi chiede un permesso che ti sei già presa. Che ti avevo già dato. Lentamente prendi a spogliarlo e gli tiri via i pantaloncini. Anche lui resta in mutande. Steso. Ti inginocchi e prendi ad accarezzargli il pacco con le mani. E duro e bollente. Vibra e sembra volere esplodere mentre fuori esplode il temporale. Dolce poi sfiori il cotone profumato di buono, con le guance prima. Con le labbra poi. Un po’ lo mordi. Poi lo tiri via e lasci che il suo pene salti fuori già grosso e pulsante. Lo fermi con una mano e mentre con l’altra gli accarezzi la piccola pancia, lo prendi in bocca. Incominci a danzargli la lingua attorno. Lo copri di saliva che un po' ritiri e un po’ rilasci lasciando che affoghi nella tua bocca. Incominci a sollevare la tua testa e a sprofondarla fra le su gambe. Tutto dura una meravigliosa stordente eternità. Poi ti rialzi. Mi fai un cenno e io ti abbasso le mutandine come stessi sbucciando il frutto più desiderabile. Nuda ti metti a cavalcioni su di lui, afferri il suo cazzo bagnato di saliva e lo infili dentro di te bagnata di desiderio. Sono li e vi osservo sul nostro letto. Non posso crederci che stia accadendo. che finalmente posso essere testimone della tua gioia. Vedo di nuovo la Maddalena che conoscevo, dolce e vorace. Mentre il suo sesso sempre più duro si fa strada dentro fuori di te, vedo ondeggiare il tu morbido corpo e penso a quanto m’era mancato così vivo e illuminato dalle fiamme di una passione incontenibile. Di quanto tu sia bella e di quanto ami te, e quello che stai facendo. Di quanto tutto questo sia perfetto perché lo stai facendo a chi voglio bene come me stesso. Perché lo stai facendo felice. Perché lo stai facendo con me presente. Un piccolo gemito. Leggero. Quasi impercettibile ma più forte del temporale fuori. Poi stendi il busto su di lui e sollevando il sedere. Lo muovi lento ancora su e giù mentre lento lasci che ancora lui, fermo, entri ed esca . Ti volti indietro e fra una smorfia di piacere, e dolore e gioia, mi sorridi. Mi inviti. Lui dal fondo, dal buio, ora sorride in estasi e mi guarda e sembra invitarmi anche lui.
Mi tolgo maglietta e boxer. resto nudo e grosso. Non mi interessa. Nessuno mi giudicherà. Siamo solo noi e il mondo e fuori respinto dal temporale, Noi siamo qui protetti da questo sogno reale che ci stiamo regalando. Allora mi chino e prendo a leccarti la fica e leccando te lecco lui. La pelle del suo pene. Bagnata di te. Poi ti afferro il culo leggero lo divarico e prendo a leccartelo mentre accarezzo le sue palle e il suo membro che si fa strada fra le tue grandi e piccole labbra. Con una coordinazione e un’abilità inedita ti sollevi leggermente lasciando lui sgusci via da dentro di te. Mentre lui si fa verso il cuscino, tu scivoli all’indietro gli riprendi il suo cazzo in bocca e lasci che io infili il mio in te. Scivolo deciso in te perché sei inondata di eccitazione. Sei già venuta con lui dentro. Ora io spingo e sento che ci vorrà poco prima che anch’io esploda. Una meravigliosa e intima coreografia ci fa danzare sulle lenzuola arruffate mentre a turno affondiamo in te. Ti baciamo e lecchiamo. Le mani afferrano. Le dita entrano. Le lingue accarezzano. e ora sento l’odore del suo pene farsi strada verso il mio viso. Lo accolgo con la bocca piena di saliva. Il più succoso dei frutti da divorare. Mentre tu divori me e lui esplora te. Poi all’improvviso il fragore più grande di tutti e la camera da letto diventa bianca. Tutta quella energia sembra esplodere da noi. Bianca. Come bianco il tuo corpo che si innarca godendo con le mie dita che premono dentro e fuori la tua vagina. Come bianco vengo io mentre gli sto stringendo il cazzo. Come bianco piove lui su di te bagnandoti con il suo sperma. Quando il temporale incomincia ad allontanarsi e la pioggia accarezza ancora il tetto e i vetri della casa, restiamo accoccolati a baciarci la pelle bagnata. Accarezzandoci ancora i corpi mossi da fremiti. E io resto li e guardo te piena di gioia. Lui perso ad occhi chiusi. E quasi vedo me stesso steso, fra di voi, nudo e bagnato di noi. La carne finalmente viva La testa in fiamme.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Selfies.
Alla fine arriva. Un suono. Il display s'illumina e la schiena è percorsa da un brivido. Il cuore prende a palpitare. Tutto, dal basso ventre, fino al pene, freme. Appare il tuo volto. La pelle bianca. I cappelli agitati, cascanti , come rivoli di inchiostro, ti coprono gli occhi. Spalancati. Grandi. Belli. Liquidi e sognanti. Le folte sopracciglia dicono: "vedi?”. Le labbra umide. Leggermente aperte. Abbozzano un sorriso. “l’ho fatto”. Dicono. S’intravede nel folto della foresta dei capelli il rossore di una guancia. L’altra è appoggiata accanto ad una mano. la tua. un ombelico. il suo. Una striscia di peli neri corrono sopra una idea di addominali nascosti da una pancia leggermente abbozzata. Finiscono nelle mutande bianche. Strette. In primo piano. gonfiate dal sesso. distinto. Poi un accenno di un interno coscia. peloso. teso. muscoloso. Tutto resta soffuso. sospeso. in una luce calda. dolce. Dietro i miei occhi. dentro la pancia. nel buio profondo della nostra stanza la mano prende a muoversi. striscia, accarezzandola, sulla pelle e sui peli. seguono la curva bianca di cotone. si allargano afferrandolo. se ne impossessano. la seguono i capelli mentre la testa si solleva leggera. sfiora il il suo corpo. sento l’odore di sapone e sudore. mentre la tua faccia e il tuo naso portano la tua bocca più vicino. là la posano. e prendi a baciarlo. e sento l’odore intimo del pene. oltre l’ammorbidente. il deodorante. i tuoi denti bianchi accennano un morso. lui freme. tu ridi. il suono spezza il silenzio. ancora tu. un po’ sfocata. ancora più bianca la pelle affogata nel nero dei capelli. ancora più rosse le guance e le labbra. la tua mano, in primo piano, lo tengono dritto. alto. mentre lo appoggi sul viso. tre colori nelle forme sfocate e luminose nel buio. il bianco. il rosso. e la carne disegnata di vene scure. poi la mano che era gentile lo allontana e lo stringe. dolce prende a muoversi verso il basso. poi lenta in alto. ancora in basso. gli occhi emergono dalla foschia del volto. fissano il ritmo sempre più deciso. la bocca sorride. poi diventa un ovale nero. buio. profondo. la mano si ferma alla base mentre tutto scompare dove lo accoglie morbida la lingua. riapro gli occhi. fisso il soffitto e torna il suono. la luce. la tua bocca attorno al suo cazzo. lui se ne sta a gambe aperte. la mano lo stringe forte. vicino alle palle. tutto è più distinto. solo il suo ginocchio sparato in primo piano. intravedo anche un tuo dito. entrambi sfocati improvvisa una mano t’afferra il polso “metti via il cellulare” dice mentre ti stringe a se. un filo di saliva nasce dalle labbra che s’allontanano da lui. continui ad a tenerlo stretto. riprendi a muoverlo. mentre ti fai portare su. scavalchi le sue gambe. allarghi le tue per sederti sulla sua pancia. vedo il rosa acceso morbido e umido del tuo sesso. so che sei nuda e il tuoi peli bagnati si appoggiano a lui. e il contatto lo eccita ancora di più. ti stringe e bacia il seno. ti lecca i capezzoli. tu con una mano tieni ancora il cellulare e t’appoggi alla spalliera del letto. con l’altra ti frughi accarezzandoti con la sua carne. lieve. dolce. umida. e ti muovi. lieve. dolce. umida la mia mano va da sé. accelera. rallenta. si ferma. aspetta. riprende. tengo gli occhi chiusi fino al prossimo suono. non arriva. scorre un fiume nero di silenzio nella testa e allora penso che l’ hai infilato. in quel buio. caldo. lo hai sentito scivolare. dentro. duro. deciso. s’è spinto su con un colpo di reni. quasi ti solleva “Ahi” dici. come fai sempre. come una bambina che s’è fatta la bua. “hai” lo ripeti. più dolce. lento. lungo. poi la voce lascia posto al respiro che si fa affannato. e si fonde con il suo. più profondo rauco. mentre continua ad entrarti sempre più a fondo. ti solleva con colpi decisi mentre ti stringe i fianchi. “che culo” scivolando con le mani verso il centro. ti stringe ancora. affonda le dita. e ti allarga. vorrebbe entrare ancora di più. con tutto il bacino. e tu lo baci in fronte. sulle guance. sulla bocca. lo accarezzi di saliva. poi lanci la testa indietro. seguendo il sussulto “A-HI”. scandisci ma è quasi un singhiozzo. poi il suono. la luce. il tuo viso. l’inquadratura è dall’alto. sei nuda sopra di lui che ti stringe il culo. i tuoi capelli gli coprono busto e faccia, scoprono solo la sua bocca affondata nel tuo seno. quasi te ne divora uno. mentre l’altro resta bianco. piccolo. nascosto nell’oscurità. denunciato dal capezzolo rosso. eccitato. fremo incredibilmente mentre lo sento respirare gutturale. profondo. quasi vengo mentre ti cinge dai fianchi e deciso ma gentile ti mette sulla schiena. scende lasciando con la lingua una scia di saliva mentre dal sale del tuo sudore passa al dolce della tua fica. ti bacia. ti lecca. ti morde. gli spingi la faccia nel tuo odore vivo e sensuale. mi fermo che potrei scoppiare.mentre con le cosce gli strigi la testa. i talloni piantati sulla sua schiena. inarchi la tua. la curva del tuo corpo continua con la sua. se ne sta in ginocchio che ti beve. ti stringe i seni allungando le braccia. prostrato in quella preghiera primordiale. carnale. ed è ancora suono. ancora foto. di lui prigioniero fra le tue gambe. in primo piano i tuoi seni. sfocati. bianchi. i tuoi capezzoli ritti. rossi. poi più in giù la tua pancia e i tuoi peli che si confondono con in suoi capelli. le tue cosce bianche. le tue dita bianche. artigli che lo bloccano. fino all’ultima goccia. poi ancora suoni e foto. diverse. mosse. in sequenza. lui che risale. ferino. mentre tiene ancora una mano giù affondando le dita. lui che ti bacia la pancia mentre lo tiri dai capelli. lui che si riprende i seni. lui che esce col viso dal campo visivo. vedo la sua spalla. il suo braccio con i muscoli tesi che scopare lontano. fra le tue gambe. vedo la tua pancia. il tuo bacino spinto all’in su. le tue ginocchia aperte. e sento. sento il tuo respiro ormai accelerato. diventare preghiera. diventare un urlo. accennato. timido. ti sento venire. mentre io non voglio venire. ti vedo quasi tremare. vedo tremare la tua pelle d’oca. i tuoi muscoli e la carne. e la vedo sussultare mentre ricade sulle lenzuola mentre lui ti ritorna dentro. prende a spingerti a colpi decisi. sei ancora stordita dal piacere che non vuole finire. che lui ad ogni penetrazione ravviva come fuoco. e senti tutto. e sento. tutto. sento il suo cazzo pulsare. sento lo sperma risalire. lava che segna il passaggio dalla pancia. attraverso lo scroto. lungo tutto il pene. lo vedo che lo tira fuori. mi stringo il cazzo. lui mena il suo. vengono con un gemito. lui è copioso. denso. caldo. sulla tua pancia. nel tuo ombelico. sul tuo seno. una goccia raggiunge la tua bocca. godo. gode. godi e ridi. e lui ride e crolla. ti abbraccia. si sporca di se. ti bacia profondo. si mette di lato sul fianco. Sorride mentre si regge la testa e ti guarda. “quanto sei bella” ti prende il cellulare ti scatta una foto “guarda che splendore” dice. “ed è tutto per me" un altro suono. un’altra foto. tu. meravigliosa. bianca. sudata e scompigliata. il bianco delle perle del suo seno si confonde con la pelle della pancia. sorridi maliziosa e arruffata come una bambina che ha fatto il gioco più sfrenato e divertente. con le dita ti stai toccando la faccia. sei vicinissima alle labbra. ti lecchi le dita. ti metti su di un fianco. difonte a lui. lo sperma lento cola sul letto riprendi il cellulare. lo baci. sorridi. ti rimetti sulla schiena e mi invii la foto. “e’ tutto per lui."
NEL CUORE DELLA NOTTE
Nel cuore della notte, quando tutto s'era ormai placato, mi alzo dal letto. Devo correre in bagno. Ho sete e ho anche bisogno di lavarmi. Ti eri alzata ormai un'ora prima. Mi avevi baciato e con solo la maglietta bianca e le tue mutandine mélange, eri uscita dalla stanza. Un ultimo sguardo dolce e malizioso sull'uscio. Eri rossa in volto. Respiravi affannosamente. Quasi potevo sentire il tuo cuore battere da qui, dove restavo impassibile a vederti andare. Poi un sorriso. Ti facevi forza? Provavi a rassicurarmi? Volevi ti fermassi? Volevi ti dicessi di restare, d'essere solo mia? Invece quella marea di emozioni ci stava ubriacando di un vino tanto forte quanto nuovo. Eri mia. Ero tuo. E quell'appartenerci avrebbe reso nostra anche quella tempesta impetuosa che, a largo, nella notte, stava gonfiando. Per qualche minuto, interminabile, il silenzio. Che nel buio si faceva denso e m'impastava la bocca. La testa aveva preso a ronzare più dei lampioni fuori per strada. Ti potevo solo immaginare, le punte dei piedi nudi portarti verso il divano, le tue mani alzare il lenzuolo, le tue ginocchia posarsi lievi sulla parte fresca del materasso libera dal suo corpo caldo di estate ed eccitazione. Minuti eterni. Poche parole bisbigliate, incomprensibili. La tua piccola risata cristallina risuonare nell'oscurità, come una campanella a vento e poi ancora silenzio. Il vento leggero portava dalla finestra profumo d'estate e qualche cicala. Mi sembrava di sentire la risacca del mare lieve, dolce. Poi più netta. Decisa. Il mare era distante però e non lo erano i vostri due corpi che si stringevano e muovevano lievi, dolci e poi decisi, affannati nel buio liquido. Il silenzio era rotto. Ascoltavo netto il frusciare del tessuto e della pelle. Il ritmo dei corpi che s'infrangevano mare e scoglio, sempre più forte. Sempre più forte. Il vento dei vostri respiri soffiare insieme e riempire il vuoto. E non c'erano più cicale. E non c'era più il buio. E non c'era più il ronzio nelle mie orecchie. Il respiro nella mia gola. Ora erano solo voci e corpi che schiantavano la notte. Profondo lo sentivo scavare dentro di te. Tu dolce lo accoglievi e lo bagnavi. Il tuo mugolio lieve s'era fatto melodico interrotto dolcemente da brevi singhiozzi di piacere. Un piccolo pianto, accennato, pieno di piacere. Così per un'eternità o il tempo di un temporale estivo. Poi un tuono, il suo piacere che veniva con il tuo e poi lento, il brontolio di una tempesta che s'allontana. Il vento calava. Tornavano le cicale e la notte. Lenta. Con il suo respiro. Lento. Tornavo io. Con la testa ancora piena di quel vento. La mia mano che stringeva quella eccitazione gonfia e dolorosa. La gola secca. Gli occhi sgranati a fissare il soffitto, a immaginare la sua bocca sul tuo seno. La tua mano che lo spingeva dentro di te. Il sudore scendere a rivoli e mischiarsi al suo sperma sul tuo magnifico culo. I vostri corpi appena illuminati dalla luce della strada. È così che vi vedo ora. Me ne sto lì, nel liquido nero di un angolo del soggiorno, in piedi, a fissarvi. Le mutandine grigio mélange per terra. I vostri corpi davanti a me. State lì, anime innocenti e carne soddisfatta, l'uno abbracciato all'altra. Il suo corpo muscoloso ma snello accoglieva la tua piccola bianca figura. Non vi eravate nemmeno lavati via quel piacere, che lo sentivo ancora nell'aria. Tanto vi aveva stremato quella tempesta, che vi aveva addormentato. La luce accarezza i vostri fianchi e li disegna, con una linea bianca e netta, sulla tavolozza scura e disordinata delle lenzuola scure. Il suo viso affonda nei tuoi capelli mentre ti abbraccia da dietro. Una mano indugia sul tuo seno. L'altra si insinua fra le tue gambe toccandoti il pelo. Dorme. Tu naufraga, bagnata aggrappata al cuscino. La pelle leggermente increspata. La bocca rossa socchiusa. Umida. Dolcemente come risvegliandoti dai più dolci dei sogni riapri gli occhi e tenendoli stretti per vedere nel buio mi regali, il più dolce dei sorrisi. Il cuore si riempie di gioia nel vederti piena, felice. Lo leggo nella luce che mi abbagliava. Piano ti liberi del suo abbraccio, ti alzi e ti metti sedere. Nuda. Con una mano mi fai cenno di avvicinarmi. Piano mi abbassi le mutande e prendi il mio cazzo bagnato. Lo infili in bocca e in un attimo mi ridiventa duro. Con le mani poi premi contro di te e mi divori. Sento che la tua fame non è sazia. Che vuoi cibarti di me. In un attimo vengo e tu ingoi senza sprecare una goccia. Mi rimetti a posto le mutande. Mi chino. Ti bacio che sai di sale e sperma. Mi sordidi e mi spingi via dolce. Con una carezza dolce. Ti alzi e vai verso camera nostra. Lui si sveglia e ti fissa. Poi fissa me lo spazio vuoto fra le lenzuola. Guardo il suo corpo asciutto e il suo cazzo, grosso duro e sento forte la voglia di sentirlo dentro di me così come è stato dentro di te. Maliziosa mi dici "Fate con comodo. Ma poi vieni a letto. Senza di te non mi addormento". Che sono tuo come tu sei mia.
PRENDI IL VENTO
Finalmente le labbra. Finalmente lo scambio di saliva e la lingua che fruga nella sua bocca. La morde. La succhia.Che bacio. Di quelli che ti scoppia lo stomaco e ti gira la testa. Sa di birra e di fumo. Sa di festa delle medie. Dei falò d'estate. Dei primi amori. Sai già da ora che non è amore. Non questo. Che l'amore, il tuo, lo hai già dato. A quello che non è lì, non in quell'auto. Nemmeno in quella città. È voglia. Desiderio. Fuoco nuovo. Fallo. Accendilo quel fuoco, ti ha detto. Prova la sensazione. Tocca la fiamma. Scegline uno. Magari più giovane. Più forte. Prendilo che muoia per te. Che penda dalle tue labbra e affoghi nei tuoi occhi. Gioca. Fallo ballare. Lascia che s'avvicini alla distanza del profumo della tua pelle e della tua carne. Permetti ai tuoi occhi e i tuoi fianchi di farlo tuo. Riaccendi la fiamma. Avvampa quel fuoco. Che il calore e l'amore che hai vi conserva al sicuro ma ha addormentato il tuo corpo. Che sei un meraviglioso veliero fermo in rada, dondolato dal moto ondoso. Amorevole. Annoiato. Prendi il vento. Il vento in faccia è stato il segno. In auto dopo la birra fresca al chiringuito sulla spiaggia. Dopo la serata spesa a piacevoli chiacchere e risate. Dopo che senza parole ma con gli sguardi e quella mano sulla mano a fermarlo alla cassa, gli aveva detto portami via. Prendi la strada di casa ma perditi in giri eterni, avevi pensato.Dopo che l'ha preso e l'ha portata via nella notte, è stato lì che ha ritrovato il vento. Fresco sulla faccia calda dell'emozione. L'aria sul viso rosso della promessa di quello che le aveva regalato. Quello che non è lì, non in quell'auto. Nemmeno in quella città. Erano anni che il vento la infastidiva. Non le raccontava più di vite lontane. Di grandi attese. Invece ora la eccitava. La portava più lontano di lì, già nel posto, dove gli chiedi di fermarsi. Che non c'è bisogno di girare oltre. Che l'ha capito che come lei non vuole che quella notte finisca con un ciao sotto il portone e un'occasione persa. Un rimpianto in più nella collezione dei se avessi osato. E lui sceglie con cura il posto. Nascosto dagli alberi. Lontano dalla strada ma vicino al mare che a motore spento prende ritmare amplessi con la spiaggia. Abbastanza appartato, gli fa notare. Abbastanza da sospettare che ci abbia già portato altre in quel posto. Con intenzioni tutt'altro che pacifiche. Lui che sorride imbarazzato perché pensa d'aver frainteso. Sbianca e balbetta scherzando scuse.Lei maliziosa lo rassicura che forse nemmeno le sue intenzioni potrebbero essere pacifiche. Improvvisa scoppia la guerra. Un bacio al primo assalto. Scoppio di bombe tutt'attorno. E stomaco e cuore partono. Sola emozione. Sola passione. Che il resto è per lui, che non è in quell'auto. Nemmeno in quella città. Poi si ferma. Gli spara gli occhi negli occhi. Si assicura sia suo. Perso in lei. Ubriaco di lei. Gli ridà le labbra. La lingua. La saliva. Mentre le mani accarezzano le gambe. Indugiano. E ancora gambe. E viso. È il collo e sono i capelli. Allora invade con la mano il gonfiore fra le cosce. Ancora lo bacia e lo sente tremare. Ritirarsi un po'. Poi è benzina sul fuoco. Sente aumentare i giri. Sente pulsare nelle mani il pene che preme per uscire. Lui che si fa coraggio quando incomincia a esplorarti sotto la gonna leggera. Lei gli abbassa la cerniera e sente caldo il cotone degli slip. Lui si fra strada fra l’elastico delle sue mutandine. Poi i fianchi. Poi il culo. Ancora i fianchi. Lo capisce che tanta libertà lo paralizza e non sa dove fermarsi che tutto vuole conquistare e non gli bastano le mani. Allora dolce lo allontana, si fa indietro, gli sbottona cinta e pantaloni mentre lo tiene inchiodato con lo sguardo. Sirena minacciosa. Lo blocca li. In attesa. Poi s’immerge. Il naso incontra per primo l’intimità. Il profumo di pulito, di talco. Quasi da bambino. Sotto, la carne dell'uomo odora di vivo e di buono. Morde quella carne, sotto il tessuto. Sente il calore sotto le labbra umide, affamate. Con i denti ne prova lieve la consistenza. Quasi sente le vene pompare sangue. Ora lo vuole vedere. Quel muscolo vivo che si fa sempre più forte. Vuole provare il sapore. Di quel cazzo che non è il suo. Che non è lui in quell'auto. Nemmeno in quella città. Invece questo ragazzo è qui e le posa la mano sulla testa e le accarezza i capelli. Mentre lei lo guarda. Dritto. Solido. Lo accoglie in una mano quasi un oggetto prezioso e delicato. Lo stringe accarezzandolo con il pollice. La pelle liscissima. La bacia. E con la lingua segue le vene ormai gonfie e scure. Fino alla cima. Che prende a baciare. Che fa sparire fra le labbra sempre più bagnate. Poi ingoia e scende. La lingua aderisce e si muove. Poi lenta risale e scende ancora. Accompagnata dalla sua mano, che preme dolce sulla nuca, la testa prende il ritmo del loro respiro affannato. Sordi e liquidi suoni salgono dal basso e si sciolgono nell'aria mischiandosi al suo affannato incitamento a continuare. Ora non è più la birra. Non è più il vento. Non è più l'attesa. Non è solo quel membro che gli pulsa in bocca che la ubriaca. E’ sapere che lui che non è in quella macchina glielo ha infilato in gola dove ora si fa strada. Quasi soffocandola togliendole quello che resta del respiro. Sapere che sa che un cazzo che non è suo che si bagna della sua saliva, che sii fa accarezzare dai suoi baci. Sa che non sono sue le mani che si fanno strada nelle mutandine di lei. Le dita che si bagnano fra i suoi piccoli peli morbidi. Che non è lui in quell'auto. Nemmeno in quella città. Quando la tocca premendo dolce sul suo clitoride caldo e umido una scarica elettrica le fulmina le tempie. Le brucia i pensieri che inopportuni le affollano la testa. Lancia un lieve gemito. Quasi l'accenno di un pianto. Deciso ma con una dolcezza infinita a piccoli vortici la accarezza e preme. Muta, geme ancora con la testa spinta fra le sue gambe e il suo pene nella bocca. Quando però accenna a sprofondare con le dita piano, lei lo blocca, ancora baciandogli il membro e guardando dal basso verso l’alto con lo sguardo più languido che ha, gli sussurra che non le piacciono le dita dentro. Lo riprende in bocca e incomincia a muoverlo anche con le mani. Il tempo sembra fermo in quella ritmica e dura tutta una vita. Lui è perso dentro di lei mentre le riempie di carne la bocca. Secoli dopo, dolce si tira via sfilandosi e abbandonando un filo di saliva. Appoggia le dita sulla lingua. Raccoglie saliva e, quasi materna, unge la sua cappella. Si alza la gonna. Si scosta un poco le mutandine e allargando le gambe gli si mette sopra. Gli prende il cazzo e decisa prende a usarlo come il più caldo dei giocattoli. Prende a strofinarlo fra le labbra bagnate della sua vagina. Attimi eterni in cui i due corpi uniti ballano umidi. Poi lei chiede ansimando di un preservativo. Lui le indica il cassetto vicino a lei. Con l'agilità che non le appartiene, si allontana schienadosi ma continuando a stringergli il pene. Preso il preservativo, glielo porge e si siede sulle sue gambe ora nude. Quasi gocciola desiderio sulla sua pelle mentre lui sbuccia e infila il caucciù. Lo aiuta mentre sorride, lo guarda e lo bacia. Non è lui in quell’auto. Nemmeno in quella città. Gli abbandona la testa. Ora è sola mentre sente una fiamma calda, solida, salirle su per la vagina. La riempie tutta. L’adesione delle sue parti è totale e quasi abbraccia dentro il suo pene come abbraccia lui appoggiandogli la faccia sul collo. Quando prende a spingere sempre più forte, deve respirare. Mentre respira, geme. Quasi piange. Di piacevole dolore. Lui un po’ si ferma ma lei prende a spingere con tutta se stessa verso di lui. Che vorrebbe sentire il cazzo fino al cuore. Dove dovrebbe stare lui. Che in quei momenti di furioso dentro e fuori di lei, non è da nessuna parte. Non è lì quando lui viene e la soffoca in un abbraccio che quasi li fonde insieme. Ancora più a fondo carne nella carne. L’abbraccia. La bacia. Lei apre gli occhi e di nuovo realizza che quello sotto di lei non è lui. In quel momento vorrebbe che la vedesse però, quello che non è lì in quell’auto, perché mentre frenetica ancora si muove all’improvviso, viene e toni accesi d'intenso piacere le comprimono il ventre, le schiacciano stomaco e cuore... Comprime in un ultimo assalto il bacino a quello di lui mentre emette un profondo e sottile gemito. Si fermano. Ansimano. Si guardano e ridono. Lei si sfila. Lui si toglie il preservativo. Lei appoggia la testa sulle sue gambe nude. Prende il suo cazzo ancora duro e bagnato di sperma e glielo lecca. Lo pulisce. Poi lo asciuga con un fazzoletto spuntato da chissà dove. Delicata lo ripone negli slip. Lo bacia ancora sotto il cotone. Mentre lui si riabbottona, lei si ricompone. Si mette seduta e lo bacia. Come si bacia chi ti appena ritrovato un oggetto smarrito. Un bacio pieno. Senza quel rimpianto in più nella collezione dei se avessi osato. Sorride. Lui le sorride e le accarezza il viso. Poi la bacia sulla guancia rossa di una nuova fiamma che non è amore e nemmeno più passione. E’ stato bello gli dice e lo dice pure a lui che non è né in quell’auto né in quella città.
FIAMME E FALENE
Ad un certo punto della serata la stanza incominciò a riempirsi di un rumore solido. La musica, i discorsi delle persone, i cani per strada, il cristallino tintinnare dei cin-cin o le bottiglie stappate, i liquidi versati. Persino il ronzare del ventilatore e dei frigoriferi. Tutto si era amplificato, compattato. Unito e solidificato con l’afa di quel giorno d’Agosto, in una massa umida e gelatinosa. Maddalena attraversava lo spazio della piccola sala del locale, facendosi largo nel buio maculato di luci ora rosse, ora blu, ora gialle, nuotando fra i corpi agitati e alterati, respirando quell’aria liquida e alcolica. I bassi dettavano un ritmo ai timpani e allo stomaco ma gli occhi vedevano ombre, sorrisi, capelli e braccia muoversi al rallentatore e all’improvviso sussultare in un avanzamento veloce. Perline di sudore schizzavano sospese a mezz’aria. La canna di Davide era più tosta di quello che s’aspettava e magari il cocktail di alcol e antibiotici non aiutava. Sapeva però che quella sensazione di estraneità a tutto il resto non era solo fisica. Non stava così per l’erba o l’alcool o la tosse che le spezzava il fiato. Una settimana passata da Andrea, nel silenzio di casa sua, con la compagnia dei suoi pensieri, dei tasti del mac e il miagolare di Luisito. Ora tutta quella gente che parlava, urlava, spintonava, viveva accanto a lei ad un ritmo che aveva dimenticato. Si sentiva aliena. Ancora di più la spiazzava la strana sensazione di disagio che provava, allo stesso tempo triste e piacevole, di essere lì a 200 kilometri di distanza dal suo uomo, legata a lui come mai lo era stata a qualcuno ma ubriaca e felice di tutta quella libertà. Libertà di poter essere bella e attirare a sé, fiamma sempre più luminosa, quella miriade di falene che la coprivano d’occhi, abbracci, mani e baci. Libertà di ballare sfacciata e muovendo la foresta dei suoi capelli al ritmo del suo favoloso culo, catalizzare lo sguardo di chi, uomo o donna, l’aveva fino ad allora ammirata austera e inarrivabile. La libertà di giocare a brillare e ad accecare. Senza sentirsi in colpa. Sentendosi profondamente sola però, al centro di un mare di attenzioni. Ondeggiava e ballava. Avanzava nella folla facendosi largo ad un ritmo tutto suo. Seguendo la musica che le dettavano i fianchi. Aveva puntato Lucio dall’altra parte della sala e già i suoi mezzi sorrisi a distanza, l’ammiccante sguardo ubriaco e sensuale, lo avevano bloccato al muro. Non osava muoversi, lui. Voleva essere divorato da quella medusa nera dalle labbra rosse che gli si stava avvicinando. Voleva farsi imprigionare in quei capelli. Ubriacarsi del sudore che le imperlava la fronte. Perdersi negli occhi neri. Bere la lingua nascosta dietro i denti aguzzi, le labbra morbide. Incominciò a ballargli di fronte mentre lui impacciato e rosso le aveva messo le mani sui fianchi. - Sei bellissima - le diceva. Le sussurrava frasi impercettibili, una scusa per sfiorarle il sudore sul collo. Annusarle le tempie. Lei si voltò frustandolo con i capelli e schiacciandolo al muro. La rotonda e morbida insistenza del suo fondoschiena lo inchiodava lì da dove lui non avrebbe mai voluto muoversi. Perché ora il culo di Maddalena gli tastava la solida erezione che gli gonfiava i pantaloni. Lui le prese i polsi. Le incrociava le braccia e la stringeva a sé. - Sei tutto quello che un uomo sogna di avere - le diceva e le baciava il collo. Ora le braccia le cingevano lo spazio che lambiva i seni, nudi, sotto la canottiera nera. I polsi sotto il seno, le labbra sul collo, il cazzo sul culo, le parole sullo stomaco. Lei ebbe un sobbalzo. Con una risata s’agganciò all’attacco di Smell like teen spirit, si staccò da Lucio e si perse in un ballo frenetico ed esagerato. Aveva sentito muoversi qualcosa là in fondo. S’era bagnata e stava esplodendo ma rifiutava quella sensazione. Va bene la libertà. Va bene il gioco. Tutto quello però le sembrava troppo. Troppo ingiusto, troppo bello, troppo intenso da tenere dentro. Era spaventata ma non doveva darlo a vedere e ballò, ballò fino a che perse le mani e lo sguardo di Lucio e incrociò gli occhi di Chiara. La fissava con un sorriso interrogativo. Maddalena si avvicinò e le chiese una birra alla distanza di un bacio. Solo il bancone dove s’era appoggiata con il piccolo seno, le divideva. - Non ti sembra di essere già su di giri?- le disse asciugandole il sudore sul naso. - Un pezzettino - , le rispose. - Un altro “pezzettino” e ti scopavi Lucio davanti a tutti -, le disse Chiara. Fingendo indifferenza le disse che era un gioco, che faceva con il permesso di Andrea. Che poi gli avrebbe raccontato tutto. - Però a Lucio non ci pensi- , le disse porgendole una birra. Incominciò ad accarezzare la bocca della bottiglia con il polpastrello dell’indice. Un rito ipocondriaco dovuto alla sua fobia del vetro ma che in quel momento sembrava solo un vezzo malizioso di una bambina che prendeva tempo per trovare la frase giusta che la discolpasse con ironia e cinismo. Chiara l’anticipò dicendole che Lucio era un suo amico. Forse qualcosa di più. Che non era gelosa e che per quanto lui le piacesse, lei le piaceva altrettanto. Voleva soltanto evitare che qualcuno a cui teneva potesse farsi del male. Maddalena un po’ si rabbuiò. Sorseggiava la birra osservando Lucio che ballava ma continuava a fissarla mentre appoggiava le labbra leggera sulla punta della bottiglia, ingoiando piccoli sorsi di birra. Si voltò dandogli le spalle e appoggiandosi al bancone sentì qualcosa di amaro risalirle lo stomaco mentre la testa prese a pulsare. Incominciò a tossire e quasi le veniva il vomito. Maledetta tosse. Bronchite puttana, bisbigliava con la bocca bagnata di saliva. - Non mi sento un granché - disse a Chiara. - Vieni - le disse lei e le prese la mano. Dolce, non molle. Sudata. Calda. Le tolse la birra dall’altra appoggiandola sul bancone. Fece il giro scendendo dalla pedana. Chiara era più bassa di lei ma il suo aspetto era più forte, più stabile. La abbracciò per sorreggerla come solo un gentlemen d’altri tempi avrebbe fatto. Dolce ma ferma, la guidò, sostenendola, nella stanza accanto dove la fece accomodare sul divanetto vicino all’armadio delle scope. Piegata in due, Maddalena tossiva l’anima. Sbarrava gli occhi pieni di lacrime mentre le si spezzava il fiato. Poi all’improvviso smise. Tirò un sospiro rauco, quasi un lamento e fu silenzio. S’appoggiò allo schienale e fissò il soffitto. Su quel divano dove Chiara aveva dormito, scopato e pianto le giornate di troppo stress o lavoro. Su quel divano, ora che aveva chiuso la porta e il rumore era caduto, morendo, come una tenda polverosa, su quei cuscini colorati, ora stava una bambina spaventata. La medusa tentacolare, la strega di fuoco che aveva carbonizzato falene, stava lì, piccola, spaventata, ipocondriaca, ammutolita. Chiara le si sedette accanto. Le riprese la mano. Se l’appoggio sulle gambe, nude, che spuntavano sode e piccole dal corto vestitino a fiori. Era bollente contro la pelle sudata ma fresca. Con un fazzolettino di carta spuntato da chissà dove le asciugò le labbra dalla saliva e la fronte dal sudore. - Perché non smette? - disse. - Beh continui a sbatterti, a sudare, a fumare. Logico che non migliori - , le rispose Chiara. Maddalena non parlava della tosse però. - Quella forse è una condizione di riflesso. Una punizione auto inflitta dal mio corpo alla mia mente malata -, disse. Perché non smette di pulsare? Perché la sua testa continua a pulsare cupa e profonda e produce pensieri, strani, morbosi, distorti? Perché vorrebbe stare al centro del mondo di Andrea e da quel mondo scappa? Perché vorrebbe essere la sola negli occhi e nella testa di lui e poi viene a rifugiarsi qui dove è negli occhi e nella testa di tutti? Chiara la ridisegnava con gli occhi e non poteva fare a meno di perdersi dentro i suoi che, pieni di lacrime, ora la fissavano. - Perché sei una bambina.- Le disse, lei ch’era più minuta e più piccola di qualche anno. - Perché non accetti il fatto che non puoi mangiare tutte le caramelle che vuoi fino a starne male. Perché vuoi regalarle a tutti ed essere amata da tutti. Perché questo ti fa sentire sicura. Protetta. Perché Andrea non basta. Perché bruci di una fiamma che non sai controllare e puoi solo nutrire. Perché quel fuoco che hai dentro è enorme e brucia te come chi ti sta accanto.- La mano aveva preso ad accarezzarle il viso, le labbra. Il fiato era bollente. Scivolò le dita sul collo di Maddalena e prese ad accarezzarle la guancia con il pollice. La spingeva sempre più verso di sé, Chiara. Che quel fiato in fiamme voleva all’improvviso assaggiare. Che incominciò appoggiandole le labbra sulle labbra e si fece strada mangiandole. Cercava la sua lingua con la lingua e nel frattempo ne beveva la saliva. Dolce come aveva iniziato rallentò e s’allontanò gustando il suo sapore. Continuava a fissarla che era persa nel suo sguardo. Qualcuno aprì la porta e la stanzetta fu riempita da un’onda di rumori. Le due ragazze erano però perse dentro un lago nero e profondo e non sentivano Lucio che chiedeva se tutto andasse bene. Maddalena quasi spinta dalla musica lontana divenne frenetica e prese a baciare Chiara con impeto. Le era quasi sopra ora. Lei minuta si lasciava prendere la faccia fra le mani e baciare e divorare. Mentre le mani di Maddalena scendevano dal volto al collo e poi sui seni sudati, l’altra incominciava ad accarezzarle i fianchi e poi a frugarle sotto la gonna. Fra le gambe. Nelle mutande. Un lampo di fuoco le prese il ventre. A tutte due. Ed erano un calore liquido che colava fra le cosce. Lunghe linee sottili sulle gambe di Maddalena in ginocchio a gambe aperte su di lei. Una piccola chiazza profumata fra divano e mutande di Chiara. La musica era morta all’improvviso. Ancora. La porta chiusa. Il mondo fuori. Ora, era il sordo battere della testa che pulsava, Il petto che esplodeva, il fiato che spezzava nel liquido sciogliersi dei baci, a riempire le orecchie di Maddalena. Sentiva amplificato come un frastuono di vento e robe stese al sole, le gonne che si sollevavano, le mutandine che scivolavano sulla pelle sudata. Quando la sua mano scese e raggiunse i morbidi peli bagnati di Chiara sentì l’amica fare un verso di profondo e inarrestabile piacere. Un brivido le risaliva i polsi, le faceva tremare il braccio teso fra le gambe di lei e scoppiava come una bomba nello stomaco, giù fino alla fica, che continua a bagnarsi e a sciogliersi. All’improvviso sentì spingerle fra le natiche coperte a metà dalla gonna sollevata il ruvido tocco duro e bollente di un cazzo imprigionato. Continuando a penetrare le bocche di Chiara con le dita, girò la testa e guardò il viso meravigliato di Lucio. Meravigliato dallo spettacolo. Meravigliato dalla foga. Meravigliato dalla forza che lo aveva attratto lì, dopo che lo aveva catturato sull’uscio, lo aveva spinto a chiudere la porta, lo aveva portato ad appoggiarle addosso la sua dolorosa erezione. Ancora di più, meravigliato, stupito e grato nello scorgere nello sguardo di Maddalena l’invito a restare. A continuare. A spingere. Spingeva, Si muoveva e spingeva dolorante ma godendone come mai aveva goduto. Maddalena era scivolata a bere Chiara, appoggiando le ginocchia per terra. Le baciava le labbra carnose e bagnate, facendosi strada con la lingua che larga accarezzava peli, carne e umori. Sentì allora il suono della zip dei jeans di Lucio. Fu il tuono che annunciava la tempesta che si scatenò nel suo stomaco, quando sentì qualcosa di duro, pulsante, entrarle dentro e spingersi all’interno. Ritirarsi un poco e ritornare ancora più a fondo. - Ahia! - disse come la bambina che era. Quasi piangendo e poi ancora, ansimando. Una preghiera a continuare. Mentre Chiara le giocava il clitoride con le mani bagnatissime e lei con una mano appoggiata al divano, con l’altra frugava Chiara sempre più dentro. Il ritmo di Lucio diventò sempre più incalzate. Duro. Violento. Fino a che tirò fuori all’improvviso il cazzo e sparse il seme sul culo e sulla schiena di Maddalena ormai scoperta. Lucio si accasciò su di lei stringendola in vita, quasi a spezzarla, continuando a spruzzare ora, le gambe e la pancia di Chiara. Maddalena non reggendo il peso s’appoggiò sul piccolo corpo sotto di lei. Sentiva il suo corpo in fiamme esplodere in una inarrestabile vampata che le prese la fica, il ventre, le cosce distese e s’irradiò passando dal cuore fino al cervello che sentì espandersi fino a schiacciarle la scatola cranica. Emise un suono profondo. Gutturale. La sua anima tossì l’esplosione interna di un orgasmo primitivo, ancestrale. A quel suono i due corpi che l’abbracciavano bagnati, sudati, ancora ansimanti, corrisposero con un fremito. Presero a tremare come falene che bruciano vicino la fiamma e sfrigolando annunciavano la loro piccola morte. Rimasero così fermi, ubriachi dei loro respiri e del profumo dei loro umori. Fu Maddalena a liberarsi allontanando da sé, dolcemente, i due corpi. Si alzò. Tirò su le mutande. Si ricompose. Guardò le sue due vittime stese fra divano e pavimento che sorridevano beate in estasi. Ridicole e dolci al tempo stesso, con i vestiti tirati su o giù a seconda dei casi. - Quanto siete belli - disse. Il rumore nella testa era sparito. Le cose apparivano più chiare, ora. Anche il senso di colpa sembrava sparito, quasi non ci fosse mai stato. Continuava a sentirsi umida, calda e protetta. All’improvviso un colpo di tosse, la riportò alla realtà. Forte. Deciso. - Maledetta tosse. Bronchite puttana -.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming