Sto seriamente pensando di lasciare questo lavoro. Ma devo prima parlarne con la mia psicoooo
A cui tra l'altro ho dato buca e dovrei cercare per un nuovo appuntamento
dovrei...

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@lassimistari
Sto seriamente pensando di lasciare questo lavoro. Ma devo prima parlarne con la mia psicoooo
A cui tra l'altro ho dato buca e dovrei cercare per un nuovo appuntamento
dovrei...

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Forse questo lavoro non fa più per me. Me ne rendo conto perché quello che faccio non mi porta soddisfazione. Mi sento di star sprecando tempo che potrei usare per fare altro tipo aiutare i miei, fare l'orto, allenarmi, disegnare, progettare cose per il mio paese, grattarmela... poi però mi ricordo di affitto, bollette e spesa che non si pagano con i suddetti ma non voglio più fare questo lavoro che mi tiene alla scrivania immobile a fare cose che nemmeno si notano e non portano a nulla.
mi sono rotta le palle di sentirmi sempre perennemente sola.
non è poetico nè civile
ma spaccassi tutti cosi
ogni vota chi sentu u sangu trubulu
ogni vota chi mi svampa u codu
ogni vota chi tremu finu all'unghia
spaccassi tutti cosi
pi ristari nterra, sula, ca siti a bucca
arsa di paroli chi nun chiovuno e restunu nte negghi de pinseri chi nun mi fanu dormiri
In 3 giorni ho partecipato a 2 competizioni: una sportiva e l'altra politica.
La sportiva è andata benissimo, meglio del previsto. Quarta, un soffio dal podio.
La politica una merda, e non me l'aspettavo.
Da qui nasce una riflessione profonda, non su me ma sulle persone.
Io sono una sportiva, e lo sport mi ha insegnato a perdere ma mi ha insegnato anche a gestire l'ego, ad essere umile, a capire quando è necessario spingere e quando invece è bene allentare la presa.
Lo sport mi ha insegnato a capire i momenti, capire quando è il momento di pensare alla performance personale e quando, invece, a quella della squadra.
Questione di concretezza, stile e maturità.
Dopo questi tre giorni mi è rimasto un gran mal di testa, le gambe doloranti e un'amarezza estrema. Quindi ora devo solo capire se andare a dormire per altri 3 giorni o se mettermi a spaccare cose con tutta la forza che ho. E un pochino ancora ce l'ho.

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Non so perché ma su Facebook (sì, lo uso ancora) mi spuntano post di gruppi di muratori e gente che fa cose in pietra e niente... fanno dei lavori bellissimi.
Mi hanno incastata di nuovo e sono onestamente incazzata, amareggiata ma allo stesso tempo non me ne fotte un cazzo quindi ok fate quello che volete tanto la mia vita non dipende da voi e non devo dire grazie a nessuno cià.
nuova ossessione: marmellata di zenzero
nuova cosa che odio: i filamenti dello zenzero che rimangono tra i denti
La cosa più difficile del lavoro è stare a lavoro quando non hai lavoro da fare.
Cioè davvero raga, al momento non ho nulla da fare eppure devo passare 4 ore qui al pc. E la cosa mi snerva.
Ieri sono andata a un whorkshop di ricamo. Da sola. Cosa per me molto innaturale perché non vado praticamente mai in nessun posto da sola ma a furia di aspettare che ci sia qualcuno che venga con me, alla fine non faccio mai niente quindi mi sono presa di coraggio e ci sono andata. Tutto molto carino ok, ma l'ambiente non era esattamente favorevole per fare nuove amicizie e conoscenze, ognuno alla fine stava e parlava con chi era venuto e non c'è stato nemmeno boh un giro di presentazioni, che ne so, nulla.
ho portato a casa la mia totebag con un piccolo ricamo, ho sbloccato forse un nuovo hobby ma niente di più e mi dispiace perché davvero sto cercando di fare nuove amicizie o conoscere almeno nuove persone al di fuori della cerchia di persone con cui mi alleno ad esempio.
Ed è difficile.

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Nel giro di una settimana sono stata contattata da un'azienda che vuole inviarmi suoi prodotti così posso provarli per i miei disegni e farci qualche reel + una delle organizzatrici di mostre ed eventi vari che mi invita all'inaugurazione di una mostra di Dalì
Non sono pronta per tutto questo ma mi piace da morireeee
E se stessi arrivando all'esaurimento a lavoro senza rendermene conto?
La mia collega è andata via da quasi un anno, e io sono ancora qui a fare anche cose che prima non facevo, rispondere ai clienti, prendermi responsabilità non mie.
E questa cosa mi sta iniziando a stancare.
Anche perché a fine mese devo accettare con sollievo la carta da 50 che mi porgono i miei.
E non è più possibile.
La psicologa mi ha chiesto una volta se mi vergogno dei miei genitori. Ho detto no, con convinzione e di slancio, senza pensarci due volte.
Solo che adesso, dopo forse un paio di mesi da quella seduta e quella domanda fatta quasi di sfuggita, ci ho pensato parecchie volte. Ed è una strana sensazione perché io non mi vergogno di loro, so che gli devo tutto, so che hanno fatto di tutto per me.
Eppure in un angolino nascosto, profondo e buio dentro dei miei occhi, quando li guardo, li giudico. Vedo mia mamma che non vuole dimagrire e che si cura poco. Vedo mio papà che parla così poco e in una stanza piena di gente è sempre ai bordi, quasi sempre da solo.
Vedo mia mamma che accoglie quasi stufata le persone a casa, vedo che casa non è quasi mai in ordine e manca qualcosa, manca la cura.
Li vedo così semplici, che hanno speso la loro vita a lavorare per me e mia sorella ma non hanno mai vissuto davvero, forse. Non hanno hobby, non hanno una passione, non hanno un momento della giornata in cui fanno qualcosa che gli piace.
Mio papà forse le parole crociate, ma non so nemmeno se le fa più.
Mia mamma forse cucinare, ma non se fa ha provato qualche piatto nuovo di recente.
Hanno cresciuto me e mia sorella, ma senza stimoli, senza una visione, senza un qualcosa che ci facesse sentire soddisfatte e orgogliose.
Mi sento un magone alla gola solo a pensare tutto questo.
ma tu cosa vuoi fare?
la domanda mi devasta. mi svuota. mi fa sentire piccola e indifesa come se da un momento all'altro tutto intorno a me si trasformasse in un bosco scuro con alberi fitti e alti e io non vedessi più nulla.
io non lo so cosa voglio fare.
ho un lavoro.
un'attività di famiglia.
un'attività del mio ragazzo.
un'attività mia anche se ancora embroniale.
ma io che voglio fare?
tutto non è un'opzione.
tutto è niente.
come sempre.
È arrivata la data.
E io non ci voglio arrivare. Mi vorrei nascondere, viverla con più tranquillità, scardinarmi da cose che bastaaaaa lassatimi stari

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Non accetto critiche costruttive da chi non ha mai costruito nulla.
Sono iniziati i lavori di ristrutturazione a casa.
Scriverlo, dopo mille peripezie e ancora tante incertezze, fa un certo effetto.
Accanto c’è già lo spazio che da anni è il nostro punto vendita: ci sono le botti allineate, le persone vengono a prendere il vino sfuso e riempiono le loro bottiglie. Mio padre passa ore a imbottigliare prima di consegnare tutto ai locali che ci rivendono.
È uno spazio semplice, senza chissà quale progetto architettonico e arredamenti instagrammabili.
Mio padre ha iniziato trentadue anni fa, quando sono nata io. Non credo che avesse un piano strategico in mente e ha imparato tutto sul campo. Credo avesse solo capito che bisognava fare sul serio, rimboccarsi le maniche e costruire qualcosa che potesse durare. Giorno dopo giorno.
Io sono cresciuta con questa mentalità. Quella della costruzione lenta. Dei piccoli sacrifici fatti senza troppo rumore. Del fare con quello che si ha, anche se lo spazio è di cento metri quadri e ti trovi in un paese che a molti sembra sperduto.
E mentre vedo polvere, muri aperti e cemento, penso che in fondo stiamo facendo la stessa cosa che abbiamo sempre fatto: costruire.
Perciò non accetto critiche costruttive da chi non ha mai costruito nulla. Perché a parlare, da fuori, siamo tutti bravi.
Assurdo come io mi senta più a mio agio a stare a tavola con gente dai 50 anni su, e non con i miei coetanei.