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Pubblicazione editoriale digitale “Bibbia d'Asfalto” 4ª edizione - Aprile 2015.
Recensione di Alessandra Morticia Piccoli.
© Alex Gallo REVOLTMASKED www.alexgallorm.com
Per acquisti: http://www.amazon.it/dp/B00WDNSCGQ/ref=cm_sw_r_fa_ask_zFwBJ.1T1EGXK
#alexgallorm #revoltmasked #macrosacred #editorial #ebook #bibbiadasfalto #book #alexgallo
Alex Gallo per BIBBIA D'ASFALTO «In questo numero vogliamo prepararvi ad un viaggio particolare attraverso la fotografia di Alex Gallo, anticipandovi attraverso poche immagini ciò che vi aspetta nel numero di Agosto. Il lavoro di Alex Gallo va ben oltre l'immagine; le sue sono fotografie che scavano nell'inconscio, aprono porte e non lasciano mai indifferenti, nel bene e nel male. Sono una sfida ai nostri sensi, una sorta di gioco psichico che ci porta a ricercare la bellezza in tutta la sua potenza fatta di carne e spirito. Vi perderete. È una promessa.» Alessandra Piccoli tratto dall'editoriale Bibbia d'Asfalto.
Foto: “atiR” / ai sali d'argento / tratta dal volume Mysterium Dolorosum di Alex Gallo / anno 2015. / Musa Rain D Annunzio.
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poetette

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NESSUN MOTIVO, NESSUN CIELO E NEANCHE IL MARE che poi io di te direi lo stesso [l'ambivalenza emotiva dell'ego-pace] definitiva la non accettazione dell’esistenza di anime autoimmuni il vago tentativo di concepire suicidi dilatati in meridiani quando il vento scuote le foglie amaramente tra i nostri passi di sole e suole circolari, di carri_armati per conflitti [in]dichiarati che poi io di te dirò lo stesso nocche disgiunte dalle preghiere laiche e un’ombra nera vaporizzata nelle tasche, fiori recisi mutati in pietre a zavorrare nessun motivo, nessun cielo e neanche il mare a suturare con dita competenti la ferita cieca di chi resta, lo sciabordio insistente e senza pace di schegge d’ossa dentro la testa.
“Hell is yourself, too.” — R. Crumb

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Mi fumo via poesia di Redent - voce mia
CERCANDO DI FUGGIRE DALL’ODORE DEL POP CORN
forse avrebbero anche potuto dircelo che lo sceneggiatore se ne era andato bestemmiando mentre la porta lasciata aperta alle sue spalle fendeva al vento come un angelo impiccato
forse prima di sceglierlo avremmo dovuto scorrere il copione invece di concentrarci sul nome altisonante dato al nostro personaggio
e prestare più attenzione ai cerchi lasciati dal bicchiere sul margine superiore esterno di pagina sette o alla bruciatura di sigaretta che chissà quanto tempo prima aveva trasformato la parola fine in un’alcova
forse qualcuno poteva dircelo che i titoli di coda non esistono piĂą e si ripete tutto in bulimie di rassegnata celluloide istante dopo istante
intanto in terza fila sboccia un amore, mentre ne muore un altro tra le poltrone blu, la maschera deve dei soldi a un tizio che gli farĂ spezzare i denti tra qualche ora
e le luci della ribalta non arrivano mai a illuminare questo cinema di periferia male in arnese
solo, distratte, verso il tramonto, a volte ballano un fox trot tra i seni porcellana della cassiera rossa
quando esce a fumare di nascosto poggiata al muro
cercando di fuggire dall’odore del pop corn.
If you start from the bottom up it’s a story of two friends. Then murder, then revenge.
woah
I like it backwards
FAI COME CAZZO TI PARE
fai come cazzo vuoi che tanto c’è sempre qualcuno di più cinico a decidere per te
spara pure alle nuvole senza paura al peggio verrà la pioggia ad inzupparci destini e scarpe, capirai…
sbatti le porte interne e esterne e quelle girevoli prendile ad asciate
fai come cazzo vuoi che tanto siam sempre qui a difendere il meglio a gonfiare i silenzi a sforzare i cassetti coi sogni gestiti male
fai come cazzo vuoi tanto non cambia l’incertezza instabile che ci naviga intorno
e il domani è un alone rosso porpora che a volte arriva, altre si perde
il non essere alberi ci aiuta a muoverci piĂą svelti

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RIAFFIORA la prima sera mi hai regalato un libro e mi hai baciato e gocciola l'asfalto senza fretta senza nome gocciola l'asfalto nella gola cadono negli occhi impalcature deludenti senzienti i desideri ci parlano dai sogni abbiamo troppi nomi - abbiamo troppi segni le cicatrici sono affreschi disturbanti le cicatrici sono affreschi nei silenzi vestita a festa si muove la cittĂ la miseria ripiegata nelle tasche vestita a festa si consuma la cittĂ protetta da confini inconsistenti nell'era digitale realtĂ post-nucleare ma pesa la distanza come ieri sei un rumore bianco tra accordi dissonanti il silenzio perfetto della sera e tutto tende a te tutto tende a te riaffiora vestita a festa soccombe la cittĂ trafitta da pensieri deprimenti vestita a festa si allarga la cittĂ un'ombra antracite a maledire la prima sera mi hai regalato un libro e mi hai baciato e tutto tende a te tutto tende a te e riaffiora
lavoravamo in un locale lungo il fiume quattro serate a settimana lasciai casa mia cosà com’era per trasferirmi in una specie di comune quando tornai sei mesi dopo era piena di mosconi larve ovunque resti di cibo marcio ci misi una settimana intera per pulire
cominciavamo a bere la...