Fa male, mi reca dolore e mi duole,
cercarti d'evitare, anche per sole 24 ore.
Evitare l'Amore.
Evitare, la tentazione.
Evitare Te.
Tu, che per molte lune piene,
sei stata fonte d'ispirazione ed una grande emozione.
Tu, che per ogni mio successo o creazione
eri la prima, a farmi l'ovazione.
E non t'evito,
perché, non ti ammiri o nei tuoi confronti
o della tua salute o di quel che fai,
non nutra più interesse o sentimento alcuno.
Anzi, la triste vera amara verità,
giace in soqquadro ed al contrario ed in tutta onestà
sarebbe, anche, l'ultima cosa che mi sognerei di far al mondo,
poiché, forse, in realtà
t'ho più a cuore di tutti gli altri e di tutto il globo!
Non è tanto il periodo,
ma, più che altro, è il triste esodo
che vi è stato dal prologo all'epilogo.
Diverse cose, successemi in passato,
m'hanno, da ques'Estate, radicalmente cambiato e plasmato.
Interiormente, son perito,
per la terza volta, suppongo, credo e purtroppo confido.
Poiché, dopo aver creduto nuovamente nell'amore,
poiché, dopo essermi concesso nuovamente e completamente,
all'idea del sentimento e del calore.
Un pò come quando ci si appresta a consacrare le fedi,
dinanzi all' "Alto Signore".
Finalmente, acconsentii, di voler giacere e legarmi, con una persona
per il resto della mia intera vita, in una cosa sola.
Non in via ecclesiastica, ma sottoscrivendo, col cuor mio, un impegno,
pronto e destinato a rispettarlo in eterno.
Ma quest'ultimo, fu infranto,
e con esso, io,
rompendomi e recandomi un infarto.
Firmando la mia condanna.
Perché si,
sono un tipo ch'ama così,
col cuor e non con la mente,
follemente o niente.
Ma ogniqualvolta che si muore
e si torna in vita, è sempre differente, sempre meno divertente,
non sei più lo stesso, non sei più tu, non sei più niente.
Il tempo di ripresa è sempre differente
e lo diventi anche tu..
Non per propria volontà,
ma per le ferite, delle delusioni altrui.
Ma ciononostante, l'amore per la vita, sussiste ed è sussistito,
ma cambia la percezione che hai su di essa, sul presente, sul per sempre e sull'infinito.
E in quel periodo,
laddove la profonda depressione si dimenava e diramava,
laddove, la profonda delusione s'apprestava a espugnare la rugiada, che dal cuor mio sgorgava,
altre persone, a me, s'avvicinarono e facendo presente loro del mio status, della mia condizione,
correndo il pericolo ed il rischio, malgrado la situazione,
decisero di non voler andarsene e non tenerla come opzione,
apprezzai molto tale gesto colmo di valore,
ma la cosa più buffa, è che alla fine di questa novella di questo Decamerone,
colui che ne subì le conseguenze, per aver rimesso la propria fiducia in discussione,
sebbene tutte le premesse e promesse, fui, ancora, io. Che coglione!
Quell'Io, bastardo,
che riposi la fiducia in persone,
che dopo aver fatto tanto per conquistarti,
impiegarono pochi atti per sradicarti.
Un bagno di sangue.
Cartagine.
In persone che han cercato di mostrarmi che ci sia dell'altro,
oltre l'egoismo, oltre il marcio,
se non che, alla fine in diverso ugual modo,
come tutti gli altri, un inganno.
Esseri considerati, fratelli, amici, soci, compagni,
che anziché aiutarti o farti da spalla, ti sparlano alle spalle.
Malgrado sapendo l'intera situazione, il dolore e la frustrazione,
malgrado, sapendo l'intero amore provato, che ha consumato e dilaniato.
Mietendo vittime, con furore.
Ed è proprio vero
<< L'amore è un fuoco,
ma non saprai mai se scalderà il tuo cuore o brucerà la tua casa. - Joan Crawford>>
Ed ahimè, purtroppo, son rimasto lì, intrappolato,
arso vivo dal mio stesso fuoco,
arso vivo, dalle fiamme del mio stesso amore.
"Che le mie ceneri, riposino in pace e con onore.
Per aver amato,
con tutto me stesso e con tutto il cuore."
Ceneri, in una dimora,
pronta ad ospitare ed accogliere
chiunque volesse (ri)mettersi o mettermi alla prova.
Quel ch'è subentrato, quel ch'è nato,
da quella, feroce, dimora
è totalmente differente, negligente,
da quel ch'è perito in quell incendio ardente,
che paragonato ad un terremoto,
supererebbe di gran lunga un magnitudo di livello 7.
Di me, di mio, sento ed avverto poco e niente,
mi sconosco e mi sto conoscendo, conseguentemente.
Ed il mio non sentir più niente, mi duole,
poiché è l'unica cosa,
ch'oramai, riesco a percepire in questa situazione.
Non avverto più felicità o altro.
Nè provo ilarità o nè odo, più emozion forti, in alcun soave canto.
Ho sempre sostenuto una tesi,
ovver ch'essendo, noi, parte di questa creazione,
di questo cosmo, ch'io chiamo Natura
e quindi non sol il semplice giardino,
la pianta o l'albero che cresce in radura.
Mi sento connesso, nell' Universo(i), mi sento com'essa, mi sento essa
ove se vien ferita, divengo selvaggia, rude e repressa.
E si, laddove ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e/o contraria, (corretta o scorretta)
avverto, che questa (forma) d'apatia
sia conseguenza, proporzionale al dolore di questa pseudo malattia.
Creatasi per mancanza d'amore,
che chiamiamo depressione.
E sebben non senta più nulla,
poi giungi tu, ed avverto brividi,
che oserei definire sismici.
Avverto, qualcosa,
diramarsi nella parte del costato sinistro,
è fievole, ma intenso,
represso, ma denso.
Sussiste.
Forse destinato a non soccombere
ed essere eterno.
Inizio a piangere,
tra lacrime di speranza
e per paura d'apatia ad oltranza.
Tale sentimento è ingabbiato
e non so più se vedrà la luce del sole.
E' un sentimento, che sin dall'inizio dei tempi ho avvertito,
ma che ho preferito, sempre, tener cauto, da ogni possibile giudizio e pregiudizio.
Per timore,
di un non corrisposto amore.
Nei tuoi confronti,
dove ho sempre sentito,
un ineffabile, ammirazione.
E giuro, che non vi è dì
che, io, non mi danni
per non aver osato,
per non essermi dilungato,
in quei giorni ed in quelle sere,
per non averti mai chiamato,
per questa conoscenza che mi trae e mi ha tratto in inganno.
Bramavo solo che fosse diverso.
Sincero.
Dove alla prima occasione,
auspicavo di raccontarti il vero.
Chronos t'ha portato via da me e portato da qualcun'altro,
ed è cosa che tanto mi duole e tanto mi rasserena...
Se vi è in gioco la tua felicità,
all'ordine del giorno e della sera.
E se or, giammai,
ho preso le distanze,
è poiché temo d'essermi perso
o di perdermi d'essermi perso in te, all'istante.
Poiché semmai,
dovesse appiccarsi un altro incendio,
non son sicuro di possedere le forze
per risorgere dalla cenere
e divenire mai senio.
Perdona, questa situazione,
perdona quest'aMore
e sappi ch'avverto la tua mancanza, ad ogni battito di cuore.