LONDOWN
I'd rather be in outer space 🛸
let's talk about Bridgerton tea, my ask is open
noise dept.


DEAR READER
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tannertan36
Alisa U Zemlji Chuda
Jules of Nature

★
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
YOU ARE THE REASON
Show & Tell
d e v o n
🪼
AnasAbdin

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CUSThome is MY state of style
Barakus docet

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É deciso. Titubanza. Emozione. Panico. Amore. Bianco o Nero. Rimanere aspettando l'evoluzione viru..lenta su territorio della corona inglese o andare nella terra d'origine italiana contaminata in primo grado ? Tentativi cancellati, ma questo no. Parto da Londra per raggiungere le mie montagne trentine. Non una fuga, ma un bisogno ancestrale. Qui Ho Me. In London. Là ho Casa. In Trentino. Non é una vacanza. É un senso di richiamo, di sopravvivenza nell'emergenza. Ritorno al futuro o rivado nel passato? É un viaggio introspettivo questo. Lo so bene. Saluto la mia magica jungle che in pochi mesi mi ha offerto ciò che cercavo da sempre, con un arrivederci, a presto... chissà quando ? Con la fobia di non avere sufficienti ed efficienti precauzioni, ma ora non si cambia più idea, non ho nemmeno il tempo..al rifugio d'origine si torna costi quel che costi. Job in stanby insieme a tutto il resto, come l'anima d'altronde. Corro, mi inciampo, indosso la mascherina con filtro e i guanti, sguscio fuori dalla blue door che adoro, per non perdere l'Uber che mi sta aspettando fuori casa. Nella foga di non sapere ciò che sarà per tutti, per sempre. Salgo, andiamo verso casa dei miei amici. Escono mascherati, salgono in macchina e ci dirigiamo verso Heathrow l'aeroporto più trafficato d'Europa, settimo al mondo, un gigante “hangar” che trasporta più passeggeri internazionali di ogni altro aeroporto al mondo. Terminal 4. Arriviamo, il cielo é di un azzurro e sereno sorprendente. Cominciano i primi tiepidi accenni della bella stagione. Perché in UK c'é più sereno di quel che si pensi! L'aeroporto appare da subito deserto.. Tutti i check-in mummificati nel tempo, l'unico operativo é quello che ci attende, garantendo speriamo il rimpatrio. Ormai di sicuro c’è nulla. THE ITALIAN TRIP. Compiliamo la modulistica che ci consegnano per giustificare il nostro viaggio, sapendo che una volta arrivati dovremmo blindarci in casa isolati da tutto e tutti. Ci mettiamo in coda..distanziati.. Ognuno con la sua maschera che copre la faccia.. Il tutto fluisce rapidamente. Andiamo verso il gate. Siamo gli unici a poter volare. Ci sentiamo quasi fortunati. Non c'é attesa lunga e controlli a tappeto con i raggi X come al solito, passiamo. Zero intoppi. Sembra un gioco da ragazzi. Tutti i negozi firmati e tutti i duty free che un posto di queste dimensioni contiene mostrano saracinesche scese o vetrine svuotate, a parte uno che sembra simulare uno di quegli empori notturni aperti H24 che si trovano ai distributori di benzina nei film americani. Piccola sosta e via verso il miraggio dantesco. Ci chiamano a blocchi secondo le file numerate dell' aeromobile, ci puntano una piccola pistola in fronte per misurarci la temperatura.. sembra di essere deportati ma trattati al contrario. Con molta attenzione. Velocità. Ciò che però mi intoppa in modo smisurato, é il nodo in gola... Nell'intraprendere un viaggio che ci riporta dritti al punto di partenza. Un trip che droga anche l'animo meno sensibile. Emotivamente severo, senza sconti di pena. Nei reconditi spifferi umani del disagio collettivo. Il silenzio che caratterizza questo viaggio me lo ricorderò per sempre. La desolazione regna imperante, incoronandoci nell'ultimo anello della catena animale. L'unica compagnia che sostiene questo viaggio in un caso eccezionale del genere provenendo dall'estero é quella di bandiera, Alitalia. Enigmatica concezione, nel siglare i nostri desideri: ci sta donando le ali per tornare a casa. Ne siamo grati. Quasi orgogliosi, senza nazionalismi. Pura appartenenza alla nostra originale popolazione. Il personale di bordo é gentile, responsabile e accortissimo per ricevere ogni nostro bisogno di aiuto. Il clima é incredibilmente rasserenante, ci vogliono trasmettere tranquillità e fiducia. Al di là dei mezzi. We can do it, si sente dentro. Grazie grazie. Siamo seduti tutti a distanza di sicurezza.. Ci viene ripetuto dal comandante di indossare assolutamente la mascherina per tutta la durata del volo. Noi lo faremo per quindici ore consecutive. Compiliamo un nuovo modulo che ci viene consegnato e che servirà una volta giunti in Italia. Decollo. Dentro scoppio a piangere, fuori mi brillano gli occhi di sconosciuta paura e una lacrima mi sfugge andando ad infilarsi sotto la maschera. Intorno a me, scorgo altri sguardi intontiti, tristi, dispiaciuti, senza parole, ma non li posso vedere, hanno tutti la loro maschera, ovviamente. Possono sfogarsi senza timore. Li guardo al volo. Mi addormento in fretta. Ho in memoria notti e notti di risvegli e sonno turbolento. Ma qui ad alta quota, turbolenze non se ne sentono. Quasi il cielo, riesca a rassicurarti nelle sue seducenti sfumature che solo squarciandolo hai la fortuna di vedere. Esoterismo atmosferico. Che mi manda in trance ogni volta, mi culla la dormiveglia, mi fa stare in pace. Il dramma é epocale. Nessuno mai si sarebbe aspettato tanta impotenza da parte dell'uomo in un colpo solo. Catapultando in un mondo rovesciato, tutto nuovo. Con i valori ricontemplati, la ricchezza inutile, la forza titanica della natura, il tatto proibito. Alt. Destinazione Roma. L'unica tratta operativa per chi desidera davvero tornare a casa. Atterriamo a Fiumicino, mi commuovo di nuovo. L'onda amara di un'Italia al capolinea mi sale proprio nelle viscere. Dobbiamo fare scalo per salire a Milano. Una Lady a me particolarmente cara, messa disgraziatamente in ginocchio. Ci riaccodiamo, in una colonna che non ci permette di intravedere la fine. Due metri di distanza l'uno dall'altro. Trasgrediamo nel limite del possibile comunicandoci lo stretto necessario, mi scappa qualche battuta esorcizzando il momento sinistro ed inquietante. Si sente che siamo in Italia. Eccome. A Londra, nel Regno Unito in generale, il clima nefasto non si avverte.. Lockdown in vigore ma senza troppo scrupolo. Lo si sa. Anche se i punti nevralgici di turismo formicante appaiono ormai da settimane privi di calpestamento umano. Il comandante della polizia ci fa passare superando la fila infinita perché dobbiamo imbarcarci per Malpensa. Ci rimettono in fila, rapidamente, ci risparano il rilevatore di temperatura. Il poliziotto mi fa alcune domande scrutando il passaporto, raccomandandomi il periodo di quarantena obbligato una volta giunta a casa, nella residenza di famiglia. Quando mi guarda negli occhi, mi rassicura dicendomi: Buon rientro a casa Alessia. Come me l'avesse detto uno zio, un caro amico, io l'ho letta in modo intimo, italiano. Perché noi siamo così, incazzati con tutti più di tutti quando é routine, ma uniti e solidali più di tutti quando é emergenza. Vera. Mi ha fatto sentire meno sola in tutto questo trip emozionazionale. Ci imbarchiamo per Milano. Altro volo stesso trip. Tutto italiano. Dura il tempo di filmare, appuntare due cose e si atterrà nuovamente. L'aeroporto é drammaticamente vuoto.. Come ci si aspettava. Recuperiamo il bagaglio e via verso l'esterno. Usciamo come gatti randagi senza più controlli. Ormai hanno esaurito le necessarie misure cautelari. Siamo liberi. Illusione, ma l'aria pulita ci è utile a farcelo credere. Fuori ci attende un pulmino taxi, altro modulo, altro viaggio. Non credo sia mai successo dall'invenzione delle autostrade che sia trascorso un solo giorno di assenza totale di mezzi in circolazione come questi giorni. Asfalto, paracarro, guardrails, barriere del suono, cartelli..tutto costruito dall'uomo di cui non si vede nemmeno l'ombra. Passiamo le zone rosse. il tassista cortese e disponibile munito di tutte le protezioni, in sole due ore ci riporta nelle nostre bolle. Dalle quali siamo scappati, o semplicemente rimbalzati fuori un tempo senza tempo. Siamo fantasmi nella notte, arriviamo, ma dove siamo? Nella nostra Isola che non c'é. Finalmente o purtroppo, il dilemma resta. Una chimera invisibile si sta pappando il mondo, infinitamente piccola, subdola e dinamica. Non gli teniamo testa. Mutando i nostri sogni, i nostri sguardi, la nostra ragione. Regione. Per farci capire, in modo tanto brutale e sofferente quanto, come ci ha scalfito il Piccolo Principe in post adolescenza, che l'essenziale é invisibile agli occhi. Per tornare ad amare, a sentire, a comunicare. Nel rispetto dell'amico terrestre che ci ospita. Tradito per troppo tempo. Gli extra terrestri siamo noi, ora l'abbiamo capito. Al collasso economico o forse solo alla deriva di noi stessi, tocca restar fermi, ascoltar. Stop. A casa. Finalmente giunta, non abbraccio più. Non posso. Posso solo respirare, capire, assaporare. Sognando alla mia sweet HoMe presto di tornare. All’Italia. Quella che fu, che è e che sarà. 5 Aprile 2020 Un’Indiot in città
“She had wild eyes, slightly insane. She also carried an overload of compassion that was real enough and which obviously cost her something.”
― Charles Bukowski, Women
LONDONHAIR
Mi fanno paura.
Mi fanno paura quelli che corrono in moto e vanno veloce in ogni cosa, Mi fanno paura quelli che fanno i seduttori ma non sanno comunicare, Mi fanno paura quelli che fanno la bocca stretta nelle foto e si credono virili, Mi fanno paura quelli che cambiano le fidanzate come fossero il cambio automatico, Mi fanno paura quelli che fanno gli hippy e poi ti snobbano in primis, Mi fanno paura quelli che vanno in curva e poi non sanno fare il dritto, Mi fanno paura quelli che fanno i predatori in Instagram e i roditori sulla ruota nella vita, Mi fanno paura quelli che giocano a pallone e raccontano palle invece di tirarle, Mi fanno paura quelli che non leggono niente ma vogliono saperne di tutto, Mi fanno paura quelli che si specchiano di continuo peró fanno i selvaggi, Mi fanno paura quelli bizzarri che non rispondono ma ti seguono sempre, Mi fanno paura quelli che a due settimane dal matrimonio ti cercano con nostalgia, Mi fanno paura quelli che si depilano scambiando l’estetista per un narcos portoricano, Mi fanno paura quelli che fanno sport estremi ma hanno paura di stare soli, Mi fanno paura quelli che sniffano coca e dicono che non è droga, è solo un diversivo (o detersivo?), Mi fanno paura quelli che ti desiderano e non ti possono avere e quelli che ti possono avere ma non ti desiderano, Mi fanno paura quelli che si mettono i fantasmini ma odiano le ballerine, Mi fanno paura quelli che ti portano in Ferrari solo per farti sentire il motore, Mi fanno paura quelli che suonano ma non conoscono i campanelli giusti, Mi fanno paura quelli che pregano in chiesa e poi fanno i razzisti in casa, Mi fanno paura quelli che mescolano le fake news con quelle reali non capendo la differenza, Mi fanno paura quelli che hanno paura di morire perché non sanno vivere. Mi fanno paura quelli. Perché sono quelli che mi fanno soffrire. Sono quelli che mi fanno paura. NOVEMBRE 2019 - Indiotismo estremo

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Is it just me, or is it getting crazier out there?
Arthur Fleck (Joker)
JOKER : Empathy for the Devil
Un film al passo con la storia. Finalmente la sublimazione recitativa che noi tutti aspettavamo. La descrizione sul reale o surreale di un mondo sbilanciato che si interroga sulla propria condotta impersonando le vite di tutti, a piacere di quel che si voglia vedere. Senza dubbio, un toccante-disturbante-sconvolgente prodotto sulla disumanità sociale odierna. Simbologia sociopatica che cade a pennello su ogni personaggio, incarnante gli stati occidentali emotivi del mostro moderno; gli stadi disagiati mentali del nostro quaderno. Un susseguirsi di scene incidenti e fotografia micro empatica che rapiscono lo spettatore -inerme- a restare ipnotizzato dai bagliori oscurati della Gotham City in cui noi tutti viviamo, piccola o grande che sia. La metropoli-tana, rifugio blade runneriano nel quale il gatto e il topo si rincorrono alla gogna. Il disprezzo frustrante che subisce l'individuo violentato, colui che maschera sentimenti nobili ma si nutre di distinta infelicità, schiaffeggiato dagli ingranaggi elitari del panorama mondiale che tutto si mangia. Tutto corrode. Compresa la dignità. La colonna sonora sembra rinsavire un Kubrik spettrale ma raggiunge l’apice della scalinata, sullo sprezzante ballo glam rock sincopato di Gary Glitter che cancella il link musicale fino allora appartenuto allo spogliarello di cinque squattrinati in Full Monty, spodestandolo dal trono amarcord. La vera protagonista è subliminale, colei che sfiora ostinatamente il tasto cruciale ad ogni cambio scena.... L'empatia. Concetto forse estemporaneo di sentimento solidale fra esseri umani, che stanno dimenticando l'unico valore che può incentivare la sopravvivenza sulla Terra. L'esperienza di simulare in Joker, tutte le emozioni di una vita, scatena emozioni forti e necessarie alla nostra primordiale coscienza: rabbia, riso, rancore, rivendicazione, romanticismo, ragione che si sfogano in un unico desolante grado sociale, i reietti emotivi, gli impotenti veri. Noi tutti, in un mo(n)do o nell’altro. Non per forza diversamente abili. Ma semplicemente labili. Qui la rappresentazione narrativa risulta eccellente nella frammentazione cinematografica perché in grado di rispettare e ricalcare a specchio gli anfratti abissali dell'anima così come sono nella psiche, e allo stesso tempo riuscire a catapultarci in un bidone della spazzatura collettiva dove vince chi sporca di più il marciapiede sul quale calpestiamo il prossimo. Il protagonista fa a gara fra l'ego impaziente di esplodere e un patetico dramma da confezionare on stage. Proprio sul palco i Rolling Stones nel '68, scalpitavano all'ombra di uno sciamano esorcista, Mick Jagger, che sulle vibra di un samba rockeggiante compose in trip il pezzo immortale Simpathy for the Devil.. (annoverato al trentaduesimo posto tra le 500 canzoni migliori di sempre). Il brano prese ispirazione, stando a confessioni disattente dello stesso Jagger, dai poeti maledetti francesi in principio Baudelaire, e che poi riarrangiò sullo stile 'Dylan'. In realtà la canzone si formò embrionalmente leggendo un romanzo russo che descriveva la natura umana dell'alta società moscovita come un diavolo con cui convivere. * «If you meet me, have some courtesy Have some sympathy, and some taste Use all your well-learned politesse Or I'll lay your soul to waste» «Se mi incontrate siate cortesi, abbiate comprensione, e abbiate un po' di buongusto, siate educati come vi hanno insegnato bene altrimenti disporrò che la vostra anima sia dannata ». Come un dialogo a tu per tu con il diavoletto maledetto che aleggia in ognuno di noi, con il quale intrattenersi e dal quale tentare di non restare soggiogati, Joker ricrea, grazie ad una capacità extrasensoriale di Joaquin Phoenix, attore da urlo e risata, l'emblema della vittima narcisistica attuale. Subente peccati d'infanzia ma sovente peccatore maturo. Che sopravvive nel covo borderline della nostra città interiore. Rimando estetico alla bellezza di Brandon Lee nel Corvo e urbanistico alla città che brucia sempre. Vale un riconoscimento alla carriera poiché inverosimilmente truce. Indelebile. Con esasperato malessere evocativo, maniacale. E una pungente dolcezza amara, dark. Una regia che scuote la consuetudine, ribaltando completamente gli schemi razionali della giustizia in una società in cui noi siamo gli strumenti ed essa stessa la materia di studio. Pagliacci non si nasce ma si diventa, con il rischio di jokare troppo se trasformati in doppio. Il messaggio é semplice e d'effetto. Sorridete davvero. That's life.
OTTOBRE 2019 - Indiotismo estremo Cap.2
The time has come for us to pause And think of living as it was Into the future we must cross ..must cross And I'd like to go with you And I'd like to go with you You say I'm harder than a wall A marble shaft about to fall I love you dearer than them all ..them all So let me stay with you So let me stay with you And as we walked into the day Skies of blue had turned to grey I might have not been clear to say ..to say I never looked away I never looked away And though I'm feeling you inside My life is rolling with the tide I'd like to see it be an open ride Along with you Going along with you The time… Genesis - JORMA KAUKONEN
Saying nothing sometimes says the most.
Emily Dickinson

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“Basta che un rumore, un odore, già uditi o respirati un tempo, lo siano di nuovo, nel passato e insieme nel presente, reali senza essere attuali, ideali senza essere astratti, perché subito l'essenza permanente, e solitamente nascosta, delle cose sia liberata, e il nostro vero io che, talvolta da molto tempo, sembrava morto, anche se non lo era ancora del tutto, si svegli, si animi ricevendo il celeste nutrimento che gli è così recato. Un istante affrancato dall'ordine del tempo ha ricreato in noi, perché lo si avverta, l'uomo affrancato dall'ordine del tempo.”
MARCEL PROUST
Ama e sarai libero per sempre.
Stare sullo scoglio e aspettare l'alta marea. Come l’indiano di sasso (in foto). Io la vita la vedo così. Il mare é l'amore, la roccia sei tu.. In attesa che ti colpisca. E si scontri con la tua personalità, il tuo ego, il tuo oblio. Il tuo vissuto impuro. Il mare, mai come ora così considerato, sfruttato, apostrofato, macchiato, desolato, bramato, umile portatore di vite umane.. Diviene l'inferno di Caronte, che al timone naviga in acque contrastanti, surreali, trasportando anime morenti, sorridenti, fuggitive, precarie, deluse, credenti, svilite, spezzate, coraggiose, ammassate, vive, prosciugate di ogni stato sociale e dignitoso. Ma se per me l'amore é il mare, l'amo in tutto questo qual é? Forse questa é l'esca per pescare un grosso pesce, che faccia mangiare tutti o uno solo. Il pesce cane, l'invincibile squalo. Squallido e pancione. Ma non ne hai abbastanza di mangiare sempre? Tu non ami davvero, perché se amassi davvero saresti libero. Libero di mangiare. Mangio io, mangi tu, mangiano loro. Solida la terra, liquido il mare. La libertà di amare a mare. Amarezza? Non pervenuta. Si vive un giorno, una notte, un tempo, un luogo, un dio, un bimbo, un seme, un gesto, un gioco, un caso, un dono, un abbandono, un grido, un viaggio, un corpo, una casa. Esisti per te, per gli altri, per dono. Perdona le vicende sterili di umanità. Per donare. Ama, amale tutte le possibilità di essere. Ama ogni istante del viso che hai di fronte, ama perché senza amare non puoi capire la vita. Le vite degli altri, le tue crepe. L'amore é una cosa sola, non si divide né divide. Libera scie chimiche di fantasia strumentale. Suona nel cielo, che da sopra sovrasta e come un vecchio pensatore accudisce il nostro tempo. Cosa sarebbe la terra senza gli oceani? Esisterebbe ugualmente la vita? Non direi. Il mare necessita di fermarsi per infrangersi e la terra ha bisogno di colpire per fermarsi. Noi viviamo grazie a tutto questo, alle emozioni che si liberano sotto effetto di dopamina. Siamo anime senza senso senza sesso. Noi amiamo e produciamo amore. Noi esistiamo per piacere, non per dolore. Noi desideriamo stare con qualcuno perché altrimenti non sopravviviamo alla vita. Noi siamo quello che chiamano mistero, dal pregiudizio al buco nero. É una legge matematica della natura umana. AMORE ~ A REMO? Per questo imprescindibile motivo essere liberi é la salvezza del mondo. Il mare infinito. Salviamoci. Imprigionare il respiro di un uomo significa impedirgli di amare ed essere amato, libero di conoscere la felicità. E per essa vivere e con essa morire. Abbracciatevi, consolatemi, capite. Non c'é rimedio se non lo facciamo. L’amore.
L'amore vero é profondo come il mare. Ti tiene a galla e ti fa respirare. Nuota lontano e ti prende per mano. Libera in un gesto tutto il resto. Diffonderò questa teoria della genesi suprema finché vivo libera. Più ami, più sei libero. Imparate a liberarvi e amerete davvero. “Siamo nati tutti per amare. É il principio dell'esistenza e il suo unico fine. " Citazione di Benjamin Disraeli GENNAIO 2019 - Indiotismo estremo Ritorno alla Vita Cap.1