Salve a tutti, non so perché sia qui a scrivere, molto probabilmente non mi leggerà nessuno e saranno solo parole buttate al vento ma, voglio sperare, che la mia storia possa essere d'aiuto e di conforto a qualcuno, me ne basterebbe anche solo uno. Sono un' ex aut*lesio*ista... no, mi correggo, sono un' aut*lesio*ista. Lo sono ancora adesso non perché continuo a farlo ma perché, ho capito, che certe cose non vanno mai via, ho capito che certe cose faranno sempre parte di te. E io sarò sempre una di quelle. E che, soprattutto, certe cose possono sempre ritornare se non sei brava tu a mandarle via. La mia storia ha inizio ben quattro anni fa, che è poi l'inizio di questo account. Non mi rendevo conto realmente di quello che stavo facendo all'inizio. Mi faceva stare bene quindi lo facevo. Nella mia testa stavo bene, non avevo nessun tipo di problema. I problemi sono iniziati quando, dopo un po', non pensavo ad altro che quello. La mia vita era, ormai, basata solo su quello. Il mio unico pensiero era quello del resto poco m'importava. Molti credono che il problema sia solo quello che fai, basta smettere di farlo e stai di nuovo bene. In realtà non è così. Quando capii che volevo realmente guarire da questa cosa mi resi conto che non era poi così facile. Ho avuto tante di quelle ricadute che ho perso anche il conto. Avere questo tipo di problema è come un lottatore sul ring che, anche se sfinito, continua a combattere. E così, ogni giorno era una lotta continua contro quella parte di me che aveva creato tutto questo. Ero io, ma non ero realmente io. Mi sono spiegata, no? Guardavo il mio corpo ed era così strano, così diverso, tutti quei segni... è stato difficile anche dover accettare di averli lì. È stato difficile rendersi realmente conto di quello che avevo fatto. Sono passati anni da quella volta. Vivevo con la convinzione che non sarebbe più successo, che quella parte di me non esisteva più. Mi sbagliavo. A distanza di quattro anni, mi è recapitato di ricaderci di nuovo. Per poco tempo ma ad una velocità che mi terrorizzava. Questa volta, però, ha fatto più male. Perché ho dovuto combattere con la me che diceva, di nuovo, che mi faceva stare bene e dovevo farlo e con l'altra che, invece, si sentiva uno schifo per quello che era e che stava facendo. Quattro anni fa ne uscii da sola, senza dire nulla a nessuno. Ma arrivai alla fine che ero stremata, senza forze. Questa volta, invece, ho deciso di chiedere aiuto. Ne ho parlato con chi sapevo di potermi fidare con il rischio, in realtà , che mi avrebbero dato della malata o che sarebbero scappati via da me. Così, fortunatamente, non è stato. Ho avuto persone accanto a me che mi hanno aiutato così tanto. Che mi sono state accanto anche solo nello spazio di un abbraccio. E così, ne sono uscita anche stavolta. Con la consapevolezza che potrebbe ritornare. Con la consapevolezza che se non ne avessi parlato sarebbe andata ancora peggio. Quindi, il motivo per cui scrivo la mia storia è per dare un aiuto a chi si è trovato e si trova come me. Anni fa ero la classica persona del "ce la faccio da sola" in ogni cosa. Oggi, a distanza di anni, ho imparato a chiedere aiuto quando so di non potercela fare da sola. Il mio consiglio, per chi vive come me, è quello di chiedere aiuto. Non è una vergogna. Non è sinonimo di essere debole ma, anzi, tutt'altro. Per me è stato più difficile parlarne che tutto il resto. Scrivo la mia storia come aiuto, come conforto, come a dire che vi capisco e so cosa si prova e che se ne avete bisogno io sono qui e vi ascolto. Magari non aiuterà tanto, ma farà sicuramente bene... ve lo posso garantire.
-incisodentro















