«Uno dei miei professori ci raccontò una storiella sui filosofi della scienza.» «Sì, credo di conoscerla.» Itzhak guarda lo stagno sorridendo, poi tace per consentirle di proseguire. «Fa così: sai che cos'è uno scienziato?» Itzhak si gira verso di lei, senza rispondere. «Bene, uno scienziato è un tizio che in una stanza tutta nera cerca un gatto nero.» Guarda Itzhak per accertarsi che lui le stia prestando attenzione, poi continua: «L'impresa è difficile, ma non del tutto insensata.» «Ne convengo» risponde lui. La ragazza continua affrettata, come pregustando già il finale: «E lo sai che cos'è un filosofo?» Itzhak crede di saperlo, ma tace e simula uno sguardo interrogativo, scuotendo il capo. «à un tizio che in una stanza tutta nera cerca un gatto nero che non esiste.» Poi lo incalza, senza lasciargli il tempo di fare un sorriso di condiscendenza. «E un teologo, eh? Lo sai che cos'è un teologo?» «No, dimmelo tu.» «à un tizio che in una stanza tutta nera cerca un gatto nero che non esiste, e che ogni tanto esce dalla stanza gridando: "L'ho trovato, l'ho trovato!" [...] Allora, vuoi sapere che cos'è un filosofo della scienza?» «Ti prego» dice lui. «à un tizio che nella stanza nera non ci entra mai, ma che pretende di spiegare a tutti come si fa a prendere il gatto!» conclude trionfante la ragazza. _______________
«La mia tristezza è abbastanza stanca in questi giorni, grazie. E la tua?» _______________ «Ritengo che l'intuizione di Proust sia stata vastamente sopravvalutata. Che la memoria fosse ricostruttiva l'avevamo compreso già da un bel po'. Ricercatori come lo psicologo sperimentale Sir Frederic Bartlett o il neuropsicologo Oliver Zangwill hanno molto insistito sul fatto che i ricordi sono ingannevoli, poiché non riproducono gli eventi così come li abbiamo percepiti, ma piuttosto, quasi sotto la pressione di una Stasi cerebrale, modificandoli continuamente, soggetti a una revisione di tipo orwelliano, nella quale l'esperienza vissuta viene continuamente riscritta, a posteriori, dal ministero della Verità .» [...] L'implicazione di questo e di molti altri esperimenti simili è notevole: ogni volta che rievochiamo un ricordo, ciò che facciamo, in realtà , è riportare la traccia cellulare del ricordo in uno stato labile, aprendo in questo modo la via alla possibilità di una sua riscrittura, o anche, eventualmente, alla sua cancellazione. Un ricordo, insomma, ha assai poco a che fare con gli eventi originali che l'hanno generato, e non può essere un resoconto fedele di quegli eventi, perché ogni volta che lo rievochiamo lo cambiamo. Il ricordo di un evento non è il ricordo dell'episodio originario, ma il ricordo del ricordo dell'evento, e quello successivo il ricordo del ricordo del ricordo dell'evento, e così via, fino alla possibile dissoluzione di ciò che questo ricordo doveva essere stato in origine. Non vi sarà sfuggita l'importanza che questi studi sul riconsolidamento, come viene chiamato il fenomeno, potrebbe avere per il trattamento di patologie quali il disturbo post-traumatico da stress e la possibilità di cancellare i ricordi sgradevoli.» _______________
Β«No, non tutteΒ» gli ha risposto, Β«non tutte le memorie sono a rischio di riscrittura con la riapertura del periodo critico, e quindi con il riaccendersi della plasticitΓ cerebrale: solo quelle legate a uno specifico episodio di esperienza lo sono, quelle che richiamate alla coscienza ti fanno rivivere e re-esperire soggettivamente l'episodio, ma non quelle fissate nella memoria semantica, le conoscenze generali o le abitudini.Β» Non corre alcun rischio, ha pensato Itzhak, la memoria motoria di come ci si regga su una bicicletta o la conoscenza generale su dove si trovi l'isola di Capri, ma certamente Γ¨ a rischio, invece, il ricordo autobiografico della mia visita al cimitero acattolico di questa mattina assieme a Elena. _______________
Insomma, nella scienza sembra vigere il principio di Gide: "Tutto Γ¨ giΓ stato detto, ma siccome nessuno sta ad ascoltare bisogna sempre ricominciare daccapo."ΒΒ» [...] Β«C'Γ¨ una frase del neurofisiologo Vernon Mountcastle che conosco a memoria, fa cosΓ¬: "Ciascuno di noi vive all'interno dell'universo - la prigione - del proprio cervello. Da esso si proiettano milioni di fragili fibre nervose sensoriali, in gruppi adattati in maniera unica a campionare gli stati energetici del mondo intorno a noi: calore, luce, forza e composizione chimica. Questo Γ¨ tutto quanto mai sapremo direttamente: tutto il resto Γ¨ inferenza logica."ΒΒ» _______________
«Tutto questo ci dice che chi è diverso è comune. Anche l'individualità non ha niente di speciale, se non in ciò che di accidentale venga colto da qualcun altro.» _______________ Un chimico inorganico, in fondo, pensa che i suoi colleghi chimici organici facciano solo delle puzze invereconde; e un fisico giudica che in effetti la biologia, fosse pure quella molecolare, non è una vera scienza, e che lui invece, che parla e si capisce con il matematico, lui sì che è un vero scienziato, fingendo di ignorare che il matematico segretamente lo disprezza, preferendo conversare direttamente con Dio. _______________ Ancora una volta, sembra che richiamare un evento alla memoria renda plastica la sua traccia nel cervello, cedevole come creta che può essere rimodellata. _______________
Β«Infatti, Vittorio cercava l'autenticitΓ della via della persuasione. Aveva capito che l'unico modo per evitare la cancellazione delle memorie in un cervello molle, un cervello ultraplastico come quello di un pulcino appena nato, consiste nel non richiamare alla coscienza le memorie giΓ consolidate, nel vivere persuasi, come predicava Michelstaedter. _______________ Β«I maestri delle diverse pratiche di consapevolezza ci incoraggiano a vivere il momento, senza rimpianti per il passato o ansia per il futuro. L'amnesia Γ¨ un ottimo modo per riuscirci, ma non Γ¨ un luogo in cui convenga stabilirsi a tempo indeterminato: presto o tardi dobbiamo decidere se ricongiungerci alla narrazione del nostro sΓ© o se invece smarrirci per sempre.Β» _______________ Insomma, il ricordo di un bacio liminare all'attaccatura dei capelli Γ¨ un abisso sul cui ciglio pencola l'universo e il suo ordine implicato: i miei ricordi, ciΓ² che io sono. Cancellata una casella tutti gli altri cimeli conservati nella vetrinetta della memoria precipiterebbero con lei ordinatamente, come le tessere di un domino, lasciando la mente priva di ogni contenuto: indubbiamente molle e plastica, ma orribilmente svuotata. [Giorgio Vallortigara, Desiderare]











