Il primo pensiero quando la W. ha scritto la notizia sul gruppo è stato scriverlo a mio padre, perché se dovessi fare un gioco ad associazione tra lui e cinque parole tra quelle cinque ci sarebbe sicuramente Guccini. Io dei gusti musicali dei miei genitori ho preso ben poco, anche se per colpa di mia madre potrei cantare tutta la discografia dei Pooh e mio padre gli devo spiegare sempre chi è che canta, non cose recenti, ma anche anche vecchie. Lui aveva e ha i suoi pochi cantanti preferiti e sporadiche canzoni alla radio o a ballare che gli piacciono, gli va bene così. Guccini era, senza ombra di dubbio, pilastro dei gusti di mio padre, se dovesse fare una classifica probabilmente lo metterebbe dopo Mohamed Alì e il ciclismo, ma prima di Rocky e Rambo. Guccini, in casa, è sempre stata una voce presente, anche con madre che, più di mio padre per una questione di opportunità, si ritrovava a fare in modo di farmi sentire e risentire Cirano e Che Guevara, che come ho detto alle amiche la dicono lunga su chi ero destina a essere, soprattutto in macchina. Non so se fosse una cassetta o un CD, erano i primi anni del duemila poteva essere o una o l'altra se eravamo avanti, ma quasi sicuramente era fatta in casa, ma ricordo come fosse ieri che si apriva con la Locomotiva, Auschwitz, Cirano e Che Guevara, dopo la quarta traccia non ricordo cosa ci fosse, ma ricordo lunghi infiniti viaggi in macchina per la montagna, quando mia madre e mio padre stavano ancora (per poco) insieme e io chiedevo di rimetterla ancora e ancora, alla fine non se fosse meglio risentire la stessa canzone all'infinito o se sentirmi chiedere per la centesima volta quando arriviamo?, però quei momenti lì me li ricordo bene.
E fa un po' strano sapere che quella voce non arriva più da un punto che non saprei indicare in che direzione sta su quell'Appenino che vedo dalla finestra di casa, ma porta così tanti ricordi che a me, ora, il naso pizzica e non so se è allergia.