Il capo scout della Nazione, Matteo Renzi, ha dichiarato, pochi giorni or sono, a proposito del referendum sulla legge costituzionale: âSe passa il no, non câĂš lâinvasione delle cavallette, non câĂš la fine del mondo: resta tutto cosĂŹ (âŠ) Se vince il no, in Italia non cambia niente â.Noi pensiamo che molte volte, al contrario di quanto si pensi, capiti che il Governo dica la veritĂ sulla situazione in corso. Questa affermazione Ăš una di quelle volte. Il Governo â inteso genericamente come macchina di gestione del potere â ha molti altri modi, per altro giĂ abbondantemente utilizzati, per imporre leggi, norme e comportamenti, questo referendum serve giusto a rendere piĂč chiaro a tutti, e piĂč semplice a se stesso, il fatto che la concentrazione del potere nelle sue funzioni esecutive Ăš il solo modo di governare un paese allâinterno della _governance_ europea. Snellire le procedure, ottimizzare i tempi, perfezionare il comando, questo Ăš il contenuto odierno di ogni politica governamentale in Europa, che sia di destra, di sinistra, di sinistra  radicale o di destra estrema il risultato non cambia, non puĂČ cambiare. Fin dai tempi di Atene, la democrazia Ăš stato sempre un sistema che ha governato tramite un piccolo inganno, in modo tale che la bilancia pendesse sempre dalla parte dei governanti, quale che sia il loro presunto indirizzo politico. Vincesse ai voti il no alle modifiche costituzionali, tale âvittoriaâ non impedirebbe allâesecutivo ad esempio di continuare a votare leggi senza passare per il dibattito o la fiducia parlamentare, tanto meno avrebbe una minima possibilitĂ di influire sulle politiche del governo europeo, lo si chiami Troika, UE o European Zombieâs Army. Anzi. Ă il contrario. Ci si affidasse giusto alla benevolenza della democrazia non succederebbe assolutamente nulla, come ricorda il nostro grillo parlante, con il suo tipico accento fiorentino. E noi, inguaribili cattivi ragazzi, forse dovremmo solo ripetere a questo punto il gesto di Pinocchio, il quale, stanco delle grigie veritĂ dei grilli, la fece finita con una bella martellata. Fare politica a colpi di martello Ăš anchâessa una forma di veritĂ . Non Ăš tanto a Nietzsche che pensiamo, ma alle centinaia di martelli che in Francia continuano da mesi a far cadere vetrine, a disselciare le strade e a distruggere gli enunciati del potere. E poi parliamo un poâ del referendum, di questo dispositivo classico della democrazia diretta. Si Ăš visto come Ăš andata per quello italiano sullâacqua pubblica e ancor di piĂč per quello greco della scorsa estate, il famoso OXI per il quale tutte le sinistre radicali europee erano andate in brodo di giuggiole. Aggiungiamoci anche il recente voto inglese sulla _brexit_. Tutti finiti nel nulla, tutti ingoiati dal ventre bulimico della governance. Il problema non Ăš il quesito in sĂ©, ma Ăš lâazione stessa, il mettere una scheda nellâurna, a contenere lâimpotenza fatta sistema. Benvenuti nel deserto della democrazia reale! Comunque, quello che pensiamo, Ăš che tatticamente Ăš ovvio che il primo ostacolo da abbattere sia il governo in carica, non fosse altro per la soddisfazione di abbattere dal basso, con il conflitto, un governo di sinistra e cosĂŹ cominciare a regolare dei conti secolari con questo racket politico - âla sinistraâ - che ha sempre le mani sporche del sangue della gente che dice di voler difendere. Renzi, Hollande, Tsipras e via dicendo _sono_ la sinistra. CosĂŹ come di sinistra fu il governo che schiacciĂČ gli spartachisti in Germania negli anni â20 del secolo scorso, come di sinistra erano gli apparati che fecero da diga allâinsurrezione italiana negli anni 70. Bisogna cogliere questa occasione per distruggere una volta per tutte anche questâaltro stupido pensiero, cioĂš che la vera sinistra, come la vera democrazia, sia un tesoro nascosto chissĂ dove. Ebbene no, la sinistra Ăš ciĂČ che ci governa. Come fare? Francamente troviamo poco convincente il richiamo a un âno socialeâed il conseguente richiamo alla tattica della âconvergenza delle lotteâ, che diciamocelo onestamente, si Ăš rivelata piĂč di qualche volta poco praticabile ed efficace. Ci sembra invece, e le lotte piĂč significative che si sono avute nel mondo in questi ultimi anni sono lĂŹ a testimoniarlo, che solamente la costituzione di un movimento autonomo che si verticalizzi direttamente a partire da un obiettivo tutto politico, come Ăš la destituzione del governo, ad avere una possibilitĂ di creare unâanomalia nella governamentalitĂ . Un No! senza aggettivi: duro e semplice.                                    Tuttavia sono solamente le pratiche che un movimento si dĂ a decidere della sua nascita, della sua durata, della sua fine. E sono soltanto le pratiche che, se generalizzate e diffuse nelle diverse lotte particolari, le fanno realmente convergere. Infatti al di lĂ di le mistificazioni di cui sono state vittime, da queste parti, le lotte francesi  ci sembra che una cosa si possa dire senza timore di essere smentiti: alla linea dura del Governo corrisponde la linea dura del movimento. Ă la forza che riesce ad accumularsi nellâapprofondimento del conflitto, di _questo_ conflitto, che puĂČ dare forza alle diverse lotte che eventualmente sono presenti nei territori. Altrimenti lo scenario Ăš giĂ scritto: i rappresentanti delle lotte, piccole, medie e grandi, che contrattano tra di loro per poi, forse, gestire una contrattazione maggiore direttamente con il potere. Li ricordiamo bene nel recente passato italiano gli "studenti", quelli bravi e coscienziosi, ricevuti dal presidente della repubblica per mettere termine a una possibilitĂ di conflitto apertosi a Piazza del Popolo, oppure la ripetuta prova dellâimpossibilitĂ di generalizzazione di una lotta particolare. La veritĂ Ăš che la politica della rivendicazione Ăš morta tanto tempo fa. La sola cosa che inquieta i poteri Ăš, al contrario, la presenza di qualcosa che si distingue per lâassenza di una qualsiasi rivendicazione sulla quale far leva, come fu il caso della rivolta delle _banlieues_ nel 2005, quello delle rivolte e insurrezioni del 2010/2011, quella attuale contro la Legge âLavora!â in Francia. Come scriveva un tizio cinquanta anni fa bisogna costringere "loro" a fare le richieste, per poi rifiutarle. Strategicamente la sola cosa comune, oggi, in Europa, Ăš la diffusa voglia di _exit_. Lâuscita dalla âcrisiâ non Ăš possibile se non attraverso lâuscita dal Governo, questo ci pare il solo _common_sense_ che nei nostri paesi sia davvero diffuso trasversalmente, anche se spesso in modo confuso o velleitario. Il nostro No! non viene accompagnato da una democratica alternativa, ma fa brillare una uscita dal presente, dal mondo cosĂŹ come Ăš. E in questo senso sĂŹ allora, ci sarebbe lâinvasione delle cavallette, il terremoto del sociale, la fine del loro mondo.