XVII ha compiuto 11 anni oggi!
One Nice Bug Per Day

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Claire Keane

if i look back, i am lost
Stranger Things
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Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ

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Alisa U Zemlji Chuda

Love Begins

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Xuebing Du

❣ Chile in a Photography ❣
i don't do bad sauce passes
I'd rather be in outer space 🛸

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XVII ha compiuto 11 anni oggi!

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Credimi, morire non è niente se l'angoscia se ne va
Baustelle
Lascio solo che entri aria.
Il 31 d’agosto c’è una storia che nasce ed un’estate che muore, canta Brunori in Guardia 82, e come sempre ci sono delle somme da tirare. Di che storia stia parlando onestamente non lo so, perchè da parte mia non ne ho, almeno una storia che possa essere definita davvero tale, quindi con una diegesi, un flusso, tu forse ce l’hai, eppure non credo sia opportuno sperare che muoia con l’estate, preferisco sperare che nasca altro, con settembre, sotto un altro tipo di sole. Preferisco le storie che nascono dietro le sciarpe, sotto i maglioni, dentro le biblioteche, sopra i libri. Ho immaginato un sacco di volte quest’estate. Come sarebbe potuta essere davvero felice, non ‘normale’ -come stai? Normale, ad un punto tale che, forse, sarebbe meglio male-, ammesso che tu non ti sia dimenticato cosa voglia dire essere felice. Io si, ad esempio. Perchè non riesco nemmeno più a ricordarmi la forma del tuo viso, ed è qui che si perde la mia felicità. Ho immaginato di andare al mare in una di quelle spiagge basso abruzzesi che hanno nomi orribili, tipo Fossacesia, che sembra il nome di un girone infernale o di un formaggio trentino che puzza, ed ho sognato di divertirmi lì, con te, nonostante i nomi orribili. Ho sognato tutte le albe sull’ Adriatico che quest’anno non ho visto, ho sognato di guardarle riflesse nei tuoi occhioni neri e che avrei pensato osservandoti che, in fondo, l’aurora boreale non è tutto questo granché. Vedevo noi in macchina, al tramonto, con la musica, me l’hai sempre detto -dei sorrisi enormi da farci entrare i capelli in bocca spinti dal vento che entra dai finestrini spalancati, senza pensare a niente, con la felicità che sapeva darmi solo e soltanto la consapevolezza dell’averti vicino a me, senza fare, senza dire, senza dover necessariamente essere qualcosa. Saremmo potuti andare un buon cinque giorni al mare, solo noi, in Corsica -volevi andare in Corsica perchè diciamo che insomma, se il mare della Sardegna è così bello, isola sopra o isola sotto non cambierà poi così tanto- . Avremmo passato giorni a fare l’amore e guardarci. O almeno, io sono sicura che passerei dei giorni interi così, sarei riuscita a farlo, probabilmente lo farei anche ora. Mi sono chiesta un sacco di volte, contemplando le mie colline dal balcone di casa di nonna, se ti sarebbero piaciute. Se un giorno avresti trovato il coraggio di venire a conoscere i miei, un weekend d’agosto, in umbria, come la coppia di cinquantenni di York che oggi fotografava il campanile rotondo. Se avresti ammesso mai la bellezza delle nostre campagne, se poi avresti comunque affermato la ferma e palese superiorità dell’Abruzzo che -ha anche il mare, ha anche le montagne. Un po’ come il Tibet. Un sacco di volte, chiusa come ora in questa stanza in posizione fetale sul letto, guardando le foto delle vacanze altrui, vedendo tutti quei sorrisi, tutte quelle birre, tutte quelle albe, ho pensato a quello che mi stavo perdendo. L’ho presa come una sorta di catarsi, come un’espiazione di qualche peccato. Sarei potuta essere felice, saremmo potuti esserlo insieme, e sarebbe stato difficile -lo dicevi sempre. Ma ad oggi ti dico che ne sarebbe valsa la pena. Il 31 d’agosto c’è una storia che nasce e un’estate che muore, e qui muoiono tutte le finte pseudo storie che sono nate e finite con un amplesso scarno o un gioco di sguardi forzato, uno scambio di numeri falsi o un ballo particolarmente ravvicinato su una qualsivoglia canzone reggaeton. Finisce tutto, la pioggia umbra lo porta via, insieme a tutti i messaggi paranoici che ho mandato in preda alla gelosia, al delirio della mancanza e della nostalgia. Solo tu non finisci mai. Che storia possa nascere non lo so, tengo aperte tutte le finestre e ora, lascio solo che entri aria.
🙃 (at Planet Earth)
Na Kim, 2016
American Football // I’ve Been Lost For So Long

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Summer’s hot, but I’ve been cold without you.
Lana Del Rey, “Salvatore,” Honeymoon (via wnq-music)
And you sat there and you listened any time I chose to speak.
Qualunque cosa sia l’ispirazione, nasce da un continuo “Non lo so”.
Wisława Szymborska (via blucomelamarea)

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Ph. Simone Cargnoni MI AMI Festival 2016, 28 Maggio.
i fuochi di San Pasquale
Nel mio paese fanno sempre ormai da secoli, alla fine di maggio, tre giorni di festa in onore di San Pasquale. San Pasquale non è il nostro santo patrono, non c’entra nulla nemmeno con la parrocchia che organizza la festa, e non ha nemmeno un dolce tipico molto fritto: è, in pratica, un santo di completa irrilevanza. Da vent’anni mi sorbisco -in modi e termini del tutto diversi- questa tre giorni dedicata a questo santo irrilevante, perchè la parrocchia dove si tiene è la mia parrocchia -e un convento di frati francescani bellissimo, esattamente dietro casa. Da piccole andavamo con la mamma e giocavamo sempre alla lotteria, ogni volta che vincevamo le bolle di sapone ci sembravano un trofeo, e rimanevamo felici per settimane e stavamo lì a centellinarle per non finirle subito, a soffiarle poi scoppiarle sul prato a ritmo della nostra musica popolare sempre la stessa, sempre quella, da cent’anni. Coi vestitini della festa, già primaverili come fantasie ma con l’immancabile cardigan sopra, scrupolo di una mamma zelante. La seconda fase -e la più picaresca- è stata quella che va dai 13 ai 16 anni, ecco in quel periodo la festa di San Pasquale era come una sorta di debùt in società: sei in quell’età in cui non puoi ancora andare a ballare, e le sagre di paese -in un paese come il mio - raccolgono il fior fiore della gioventù, come da protocollo seduta a gruppetti lungo la vecchia gradinata. Ecco, quella gradinata era il nostro red carpet, i primi lucidalabbra, lisciare la frangetta, i jeans stretti come secondo i dettami della moda del primo decennio degli anni duemila. Gli sguardi addosso i sorrisi con le amichette complici, indicami il ragazzo che ti piace ma non farti vedere, ecco nemmeno mi ha salutata cos’ho che non va, non mi piace com’è vestita quella sua amica ma ei, silenzio, stanno iniziando i fuochi. I fuochi di San Pasquale sono un vero e proprio spettacolo pirotecnico : uguali ogni anno, da cent’anni, ma ti lasciano sempre con la stessa sensazione di aver appena assistito ad una magia. Allora ai primi scoppi i gruppi di adolescenti, sparuti, si radunavano lungo la ferrovia - a quanto pare luogo privilegiato per godersi lo spettacolo. Per raggiungerla dovevamo attraversare un campo di grano con tutto il suo carico di suggestione, una sera di maggio, con tutto quel profumo d’adolescenza che ti perfora le narici, le stelle sopra e la luna a guardare, la paura che si possa annuvolare, che possa venire a piovere. Ma tutto va per il meglio, e senti, la vuoi la mia giacca? Avrà chiesto sicuramente oggi un ragazzino di quindici anni impacciato alla sua piccola, confusa preda. Lei avrà sorriso timidamente, accettando la giacca, il contatto con la spalla sarà continuato sul braccio e poi, finalmente avrà toccato la mano. Nel punto d’acme dello spettacolo, durante gli scoppi quelli più luccicanti e più rumorosi, che tagliano il cielo a metà con una striscia di luce poi illuminano la valle a giorno, col rimbombo dei botti e il riverbero delle colline che fungono (da cent’anni) come una cassa armonica perfetta, ecco in quel momento forse, due adolescenti si sono dati il primo bacio, una piccola me di tanti anni fa li avrebbe invidiati stando a guardare in disparte con quattro amiche e un bric di estathe al limone -non c’erano ancora birre nel mio piccolo mondo bucolico, e il massimo della trasgressione era rappresentato dal fare un fugace tiro di sigaretta, per poi tossire in maniera ininterrotta per tutta la mezz’ora a seguire. Nel punto d’acme dello spettacolo, oggi, come da un bel po’ d’anni a questa parte, ero sul balcone con mia nonna. Il balcone dà sul convento, ed è un punto decisamente più strategico e molto meno scomodo da cui godersi lo spettacolo. Non so perchè, nonostante lo spettacolo sia uguale da un secolo, ci sia sempre così tanta concitazione la sera dei fuochi di San Pasquale. Trovarsi qui, anche stasera ,come da vent’anni ad oggi, dà la dimensione della ciclicità, dello stagnare di un tempo che si arrotola su se stesso e si cristallizza in queste tradizioni, nelle sagre, nelle feste, negli appuntamenti annuali, che stigmatizza quasi un intero periodo della vita di una ragazzina tifernate sotto il nome di un santo, peraltro semisconosciuto. Un tempo fermo, immobile, eterno ed eternamente uguale a se stesso, che guarda la Valtiberina brulicare di vite, che erode le nostre nonne e le nostre colline, un tempo che ti ha vista bambina soffiare le bolle di sapone, ti ha vista adolescente aspettare trepidante un messaggio al cellulare,e che ora ti vede seduta su una sedia di plastica in un piccolo balcone, a pensare proprio a questo e provare non so quale dolce, placida nostalgia. Mia nonna guarda la luna piena sopra di lei, silenziosa, annaffia le piante. ‘Nonna, perchè non guardi i fuochi? datti pace’ ‘Li vedo ogni anno da questo stesso balcone, da cinquant’anni’ ‘Ma sono sempre molto belli’ ‘Si. Dovrei cambiare le ciabatte’
”Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi. Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni. Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca. Comunque, questo è il tuo mestiere, che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte, solo questa è la porta da cui, se mai, potrai trovare scampo. Scrivi, scrivi. Alla fine, tra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare. (Forse).”
Dino Buzzati, La Salvezza (Siamo spiacenti di - 1975)
Un po’ più in là della tua solitudine, c'è la persona che ami.
Dino Buzzati, Sessanta racconti (via luomocheleggevalibri)

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“e lui s'avvicina con la mano e mi dà un buffetto sotto al naso tutto smoccolante e mi prende fra le braccia e continua a sussurrare io ti amo e allora ci stringiamo ancora più forte eppoi facciamo all'amore tutto dissestato e ammaccato con la faccia gonfia e gli occhi neri e le ossa rotte, senza luce e senza musica, ma va bene così è meglio così è stupendo così "
Pier Vittorio Tondelli - Altri libertini
Per una constatazione amichevole del nostro niente