Quando sto così solitamente mi isolo perché non voglio pesare sugli altri, né rischiare di essere ferita. E poi ho paura che mostrare la mia vulnerabilità mi faccia in qualche modo perdere 'credibilità', perché poi ogni cosa che provo diventa qualcosa da correggere/ridimensionare, o che stride con le parti più "consapevoli e riflessive". Del tipo che poi D. smette di essere un insieme complesso di sfaccettature e diventa monodimensionale: la depressa, l'esagerata, la pesante, la sensibile, l'insicura, la fredda, l'incoerente. Però mi rendo conto che se non mi apro mai faccio sembrare che funzionare ed essere in un certo modo sia facile come respirare, anche se non è così. E poi finisco schiacciata dal peso di un carico che non mi sono permessa di condividere… Sono tipo terrorizzata anche solo per aver scritto questa cosa onestamente. Faccio sempre una fatica immensa per sentirmi al sicuro quando mi sento così esposta, infatti spesso semplicemente è come se 'staccassi tutto' per mettere distanza da quello che mi fa stare male, solo che poi non riesco a sentire quasi niente a parte la stanchezza... E quando cerco di allentare di poco questa valvola "anestetizzante", finisce che mi sento sopraffatta e analizzo tutto fino allo sfinimento, come se dovessi disinnescare tante bombe. A tratti mi sembra di sentire tutto troppo, altri di non sentire niente. In passato forse la prima opzione era quella che mi rispecchiava di più. Era come avere il corpo coperto da ustioni gravissime. Anche una brezza leggera diventava una carezza tagliente... Ora forse le ustioni si sono cicatrizzate, ma la sensibilità è compromessa. E mi chiedo se sarà così per sempre.














