Amo la forza e la prepotenza della passione incontrollabile.....
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Lint Roller? I Barely Know Her
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he wasn't even looking at me and he found me

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⁂
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Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
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Ciao sono fede ho 24 anni, 1.83, fisico asciutto, capelli castani, occhi neri e sono di Rovigo.
Ho sempre avuto un debole per le donne mature, ma non ho mai avuto modo di far passare il mio desiderio cioè di scoparmene una.. fino a qualche giorno fa..
Io abito in un palazzo a 3 piani e sotto di me abita una donna di 51 anni.. stupenda... non è molto alta 1.56, capelli castani e occhi chiari.. una 3 di seno, fisico magro, gambe perfette! Senza neanche una vena che fuori esce.. da fare invidia ad una 20 enne.. poi i suoi piedi.. 38 e stupendi.. e per finire il culo.. classico culo a mandolino che ti fa girare per strada a guardare..
Era maggio e iniziavano le prime giornate calde, e lei come ogni anno vestiva leggera con vestitini stretti in vita e gonna al ginocchio larga.. un giorno la incontrai per le scale.. era stupenda.. la visione di quelle gambe mi eccitò tantissimo.. ci soffermarmo 2 minuti a parlare.. e poi decisi di prendere il cell e attivai la videocamera.. feci salire prima lei fingendo gentilezza.. e mentre saliva allungai il cellulare sotto la gonna e continuai fino a quando arrivò a casa sua.. la saluti e corsi in bagno e feci partire il video.. mamma che spettacolo.. un culo che mi fece sborrare dopo pochi colpi.. da allora era diventata un'abitudine riprenderla.. fino a che un giorno non rischiai di essere scoperto.. infatti mentre la riprendevo le toccai la gamba con il cellulare e lei si girò e vide il cellulare.. io lo misi subito in tasca ma lei non disse nulla ma mi guardò malissimo. Ma anche se non la ripresi più da allora , ogni volta che la vedevo mi diventava di marmo..
dopo qualche settimana da quell'episodio, tornai a casa e vidi la luce del sotto scala accesa.. di altitudine scesi a controllare chi c'era perché molte volte si rimaneva la luce accesa.. scesi e vidi lei.. dio santo era strasexy.. aveva un vestitino colorato, stretto in vita e largo sotto, aveva un po di matita a gli occhi, lucido alle labbra e zeppe in sughero alte.. cazzo era da sbattere.. mi avvicinai e le chiesi:
"Tutto bene?"
E lei "Sì sì a te?"
"Bene.. che fai??"
"Ma nulla di che sto cercando di mettere in ordine un po di roba.."
Rimanemmo un silenzio per 2 secondi.. ma cercai di portare il discorso un po più sul hot e le dissi:
"Volevo scusarmi per l'altra volta.. non volevo.."
"Senti lasciamo perdere. Non è successo niente di grave.. ma non lo fare più.."
"Lo so che ho sbagliato ma il fatto è che sei molto bella.."
"Ahah ma dai.. cazzo dici.. ho 51 anni sono vecchia ormai.. ma cmq grazie del complimento.."
"Prego.. tipo anche ora sei molto bella.."
"Ma smettila su.. hai 24 anni dovresti farle alle ragazzine si complimenti.."
"Che male c'è dire ad una donna che è sexy? Non ti dovrebbe fare piacere ricevere un complimento da uno più piccolo?"
"Sì certo.. e ti ringrazio.. ma addirittura sexy adesso? Non prendermi in giro.."
"Infatti non l' ho faccio.." le presi la mano e la feci girare su se stessa e dissi solo una cosa:
"Wow."
"Wow cosa?"
"Ehm.. hai un corpo che intrigherebbe anche un morto.."
"Ahah smettila!! Che cazzo dici? mi fai sentire in imbarazzo.."
"Vuol dire che ti piace se ti dico ste cose"
"Dai basta su.."
"E se ti dico che hai delle gambe perfette?"
"Per favore dai fai il bravo.."
"E un lato b che madonna santa e troppo sexy.." lei abbassò lo sguardo ed io con il cuore che batteva a mille cercai il tutto per tutto.. le misi una mano intorno alla vita e la tirai a me.. lei mi disse:
"No dai che fai lasciami.." Ma la sentii diversa.. la voce era tremante.. quindi le appoggiai la mano sul volto e le accarezzai le labbra con il pollice.. lei cercava di non mostrare interesse ma vedevo che mi guardava le labbra ma non parlava più.. e quindi così l'occasione e la baciai. Lei all'inizio era distaccata ma poi man mano che il bacio andava avanti si scioglieva sempre più.. poi si stacco e mi sorrise. E mi disse:
"Ok può bastare no!?" E si girò a fare le sue cose.. ma ormai il cazzo stava scoppiando.. quindi la presi da dietro dalla vita e la tirai a me appoggiando il mio pacco sul sul culo.. mamma mia che culo! Morbido e carnoso.. e iniziai a baciare il collo.. lei appoggiò le spalle al mio petto e fece cadere la testa dietro.. era mia! Quindi iniziai a toccarle il seno da sopra al vestito.. e con il culo si muoveva a destra e sinistra sfrusciandosi sul pacco.. dopo un 5 minuti lei si staccò e mi disse:
"Nel pomeriggio sono sola.. verso le 3 vieni a casa.." io non credevo alle mie orecchie.. stavo per scoparmi una donna matura che desideravo tanto da tempo!.. andai su a casa erano le 12 e per l'emozione non mangiai nulla.. arrivarono le 14.30 e mi preparai.. il tempo non passava mai fu la mezz'ora più lunga della mia vita!.. arrivate le 15 corsi giù e suonai il campanello.. sentii i tacchi venire verso di me e poi lei apri la porta.. rimasi a bocca aperta.. indossava una giacca grigia di lana lunga sbottonata, da sotto una brasiliana in pizzo nero, reggiseno rosa e poi la ciliegina sulla torta.. indossava delle calze parigine a tema della giacca.. era sexy.. il cazzo mi diventò duro e lei mi prese per la cintura e senza dire nulla mi portò dentro.. si sedette sul divano ed io rimasi in piedi e mi disse:
"Non hai perso tempo.. allora mi desideri così tanto.."
"Direi di si.. sei bellissima.."
"Oh grazie.." mi tirò a se dalla cintura e inizio a staccarla lentamente.. mi guardava con un sorriso malizioso.. mi abbassò i pantaloni e vide il pacco che mancava poco a sfondare i box e disse
"Wow ti eccito così tanto?"
"Sì.." e iniziò a baciarmi l'inguine poi mi dava dei baci sull'asta per poi baciare la cappella.. dopo con i denti abbassò i box e pensai "che troia!" Lo prese in mano e inizio a segarmi il cazzo lentamente. Poi inizio a leccarlo lungo l'asta senza arrivare alla cappella.. poi con un movimento lento mi avvolse il cazzo nella sua bocca.. era caldissima.. parti un pompino lento.. era fantastica.. arrivava fino in fondo aveva una gola profonda.. dopo qualche minuto sentivo che stavo per sborrare ma lei continuò facendomi sborrare in bocca. Venni fortissimo le riempii la bocca.. poi staccò e aprì la bocca mostrandomi la sborra e poi la ingoio sorridendo.. ma io avevo il cazzo ancora duro.. allora lei mi fece sedere alla sedia vicino al tavolo, le salì sopra con movimenti troppo sexy.. si Mise di fronte a me si sfilò la brasiliana e apri le gambe.. mamma che figa.. completamente depilata.. labbra carnose e il clitoride sporgente.. mi prese la testa e la spinse sulla sua figa e mi disse:
"Lecca.." e iniziai a leccarle prima intorno alla figa poi iniziai a leccarla dal buco al clitoride sfiorando con la lingua.. vedevo che soffriva. Voleva la lingua sulla figa ma io incurante continuai così fino a che lei impazzita mi prese per capelli e mi disse:
"Lecca bastardo muoviti!"
E mi ficco di faccia sulla figa.. e così iniziai a leccarla per bene. Le succhiavo il clitoride e lei gemeva molto.. poi iniziai a leccare il buco della figa e iniziai a scoparla con la lingua.. lei si contorceva. Poi le ficcai 2 dita dentro e le succhiai il clitoride. Lei stava per venire lo sentivo.. così aumentai il movimento delle dita e lei mi urlò:
"Continua non ti fermare mmmm vengo vengo sei un porco mm siiiiii" inizio a muoversi dal piacere e respirava affannosamente.. e senza perdere tempo mi tirò dai capelli e mi baciò.. e mi disse:
"Sbattimi.." io le puntai il cazzo sulla figa e con un colpo secco le fui dentro.. iniziai a pomparla Per bene lei godeva gemeva.. vedevo il cazzo uscire bagnato dalla sua figa.. le dissi :
"Sei proprio una troietta lo sai?"
"Sì lo so! Sono una troia scopami hai un cazzo stupendo!"
La pompai per un bel po poi la presi la feci scendere dal tavolo e la misi a pecora.. lei assunse la posizione da cagna perfetta.. si appoggiò completamente al tavolo e la sua vita era curvata facendo prendere al culo tutta la sua forma .. iniziai a scoparla forte.. la prendevo dalla vita e la tiravo a me con forza mentre la sbattevo.. lei godeva tantissimo.. ogni tanto le tiravo uno schiaffo sul culo e lei urlava e diceva:
"Sì scopami come una troia dai Sbattimi forte!" Così l'afferrai per bene e iniziai a scopare a colpi secchi e duri.. lei su ogni colpo urlava come una puttana.. dopo qualche colpo esclamò :
"Vengo Sbattimi si vengooooo!!"E come prima si iniziò a dimenare come una posseduta mentre la sbattevo.. poi lei si staccò si girò e mi baciò .. fu un bacio stupendo.. poi mi pongo dal petto facendomi cadere sulla sedia.. lei si Mise su di me e iniziavano iniziò a scoparmi.. muoveva il bacino in modo molto sexy.. sapeva scopare bene la troia! Poi inizio a mettere sempre più forza nei colpi.. saltava impalandosi il cazzo con potenza. Le sue tette mi saltavano in faccia e iniziai a torturarle i capezzoli.. lei gemeva tantissimo.. dopo un po che mi scopava la presi in braccio alzandomi, tenendo il cazzo dentro e la portai sul divano e mi misi su di lei e la scopai con molta violenza.. lei con le dita si torturava il clitoride fino a quando esplose intorno al mio cazzo con un orgasmo molto intenso.. io continuai a pomparla anche se lei mi diceva:
"Piano ti prego piano!" Non mi importavano le sue parole continuavo a scoparla forte e lei getto un urlo che risuonò in tutto il quartiere.. sentivo che stavo per sborrare e lei disse:
"Vienimi dentro ti prego inondami la figa!" A quelle parole non resistetti più ed Venni dentro di lei godendo tantissimo anche perché non ero mai venuto dentro una donna.. la sensazione fu stupenda.. dopo aver sborrato le detti qualche altro colpo e poi mi alzai.. lei fece una cosa strana.. mise un dito nella figa poi si sedette e mi succhi il cazzo ripulendolo per bene.. poi si alzò e tirò fuori il dito mettendo la mano a coppa in direzione del buco.. vidi la mia sborra colare dalla figa alla mano.. e poi fece la cosa più porca che abbia mai visto.. si lecco la mia sborra fino all'ultima goccia.. io non potevo non dirle :
"Sei proprio una porca.. davvero sei una troia!" Lei si avvicinò e mi disse con voce sexy:
"Shh.. non dirlo a nessuno.. rimarrà il nostro segreto.. sei stato bravissimo. E da tanto che non godeva così.. la carne giovane si sente.."ci rivestimmo e prima di andare mi baciò con passione e disse:
"Domani se vuoi il bis sono qui.. ciao porcellino"
"Il bis non basta.. tu sei mia e sarai la mia troia ogni volta che vorrò"
Lei si morse le labbra e sorridendo mi ribaciò con passione dicendo:
"Così mi fai eccitare porco.."
Io le diedi una pacca sul culo e andai via.. da quel giorno quasi tutti i giorni mi scopai quella troia..
Ivana e il lampadario
Quando suonò il campanello di casa ero sdraiato sul divano che guardavo la mia serie preferita alla televisione.
Il mio sguardo cadde sull’orologio appeso alla parete… “Le tre… chi è che rompe a quest’ora del pomeriggio?” pensai.
Mi alzai mi sistemai i pantaloni della tuta leggera da ginnastica, mi lisciai i capelli con le mani per ricomporli un poco ed andai ad aprire la porta.
Mi trovai davanti la signora Ivana del primo piano scala A con un vestitino giallo scollato da casa ed un paio di ciabatte pelose. “Ciao, ho un piccolo problemino e non so come risolverlo” disse sorridendo. “Cosa è successo?” chiesi, pensando che avrei dovuto interrompere il telefilm e perdermi il finale. “Stavo pulendo il lampadario facendolo girare e si è staccato dal soffitto... però non è caduto è rimasto attaccato con un filo blù”. La guardai stupefatto e preoccupato, “Mio marito torna da lavorare stasera per cena e se lo trova così credo che si arrabbierà un po'… mi puoi aiutare?” aggiunse sorniona con sguardo implorante. “Facendolo girare? E’ già buono che non ci sei rimasta attaccata” ribattei un po' seccato ma sbigottito. Decisi che non potevo lasciarla nei guai, presi la mia piccola cassetta degli attrezzi nel ripostiglio, le chiavi di casa e mi tirai dietro la porta dicendo “Andiamo”. Lei mi precedette scendendo le scale.
Il mio sguardo non poteva non cadere sul suo culo che ballonzolava ad ogni passo lasciando intravedere i sottili fili di un tanga che dai fianchi finivano in mezzo alle chiappe. La signora Ivana poteva avere una trentina d’anni, piccolina, un po' in carne ma non grassa, capelli biondi fino alle spalle che in quell’occasione portava raccolti sulla testa in uno chignon.
La incontravo abbastanza spesso in cortile, quando ero di riposo o rientravo dal lavoro. La vedevo arrivare, partire con l’auto o scaricare la spesa ed ogni volta era un saluto ed un sorriso; più di una volta notai quanto fosse carina in abiti da uscire. Credo che la sua attività principale fosse la casalinga.
Il marito arrivava sempre per ora di cena, a volte anche dopo, macchina grossa, sempre giacca e cravatta, credo facesse l’assicuratore e non avevano figli.
Scendendo la scala il mio sguardò cadde sui grossi polpacci e le ciabatte pelose e mi soffermai a pensare quanto fossero corte le gambe di una donna piccola senza scarpe con il tacco.
Arrivammo al piano terra, percorremmo il corridoio che portava alla scala A ed iniziammo a risalire la rampa della scala A. Camminando sempre davanti a me ed alcuni scalini più in alto, mi permise di insinuare lo sguardo sotto al vestitino giallo e poter apprezzare le cosce prive di cellulite. Sentii un intenso brivido, come una scossa elettrica che mi arrivò nel pene stuzzicando il suo sonno e facendolo gonfiare leggermente.
Arrivati davanti alla sua porta aprì con la chiave dicendo “Prego” ed invitandomi ad entrare. “Dov’è?” chiesi. “In sala, subito qui a destra” rispose. Come entrai nella stanza vidi il lampadario in tubi dorati con alcune piastre di vetri colorati sospeso ad una ventina di centimetri in mezzo al locale attaccato solo con il filo blù mentre il giallo, il marrone e la catena di sostegno penzolavano nell’aria, sotto di esso la sedia sulla quale era salita per pulirlo.
Aprii la bocca in segno di stupore e la guardai. Lei accennò un sorriso di imbarazzo “Non l’ho fatto apposta” disse mordendosi il labbro in modo erotico, stringendosi le mani una nell’altra sul ventre e contorcendosi le dita nelle mani.
Il mio sguardo divenne compassionevole. “Dov’è l’interruttore generale?” chiesi. “Dietro la porta di casa” e vi si avviò. La seguii. Staccai il generale e sentii la sveglia del forno emettere un fischio per poi spegnersi.
Tornai in sala, presi un cacciavite da elettricista, salii sulla sedia, tolsi la catena penzolante, afferrai il lampadario con una mano mentre con l’altra allentai il morsetto del filo blù. “Prendi” dissi passandole il lampadario. Mentre alzò le braccia mi cadde l’occhio nella scollatura sbottonata sul petto e notai attraverso il vestito i capezzoli indurirsi formando due grossi bottoni turgidi. Lei si accorse che il mio sguardo era concentrato proprio lì e guardandomi negli occhi accenno un sorriso. Afferrò il lampadario, La scossa elettrica si ripresentò aumentandomi ulteriormente le dimensioni del membro; adesso era evidente il gonfiore attraverso la sottile tuta. Posò il lampadario sul tavolo. Scesi dalla sedia, ripristinai la catena di sostegno e risalii sulla sedia. “Passami il lampadario” dissi, e lei lo fece. Agganciai la catena al soffitto, allacciai i fili stringendoli nei morsetti quando sentii la sua mano sfiorarmi il cazzo. “Oppss… scusa” disse. “Oppss… nessun problema” risposi. Lei mi guardò negli occhi maliziosa ed appoggiò la mano aperta sul membro accarezzandolo “Mmmh però” disse, “Faccio del mio meglio” ribattei guardandola negli occhi con un cenno d’intesa. Lei non stacco lo sguardo dal mio e in tutta risposta iniziò a calarmi lentamente i pantaloni della tuta e le mutande stando attenta ad una mia reazione contraria che naturalmente non ci fu, sempre più giù fino alle ginocchia mettendo in bella vista in mio cazzo già quasi in erezione totale, mi prese i testicoli in mano, mi baciò la cappella e sorrise. Quando vide che chiusi gli occhi ed alzai la testa in segno di piacere lo aspirò completamente in bocca ed iniziò a pomparlo lentamente accompagnandolo con la mano. Il livello di erezione arrivò al massimo. Era un piacere, da in piedi sulla sedia, vederlo entrare ed uscire dalle sue labbra.
Si fermò, lentamente si slacciò i bottoni del vestito giallo iniziando dall’alto mettendo lentamente in mostra due belle tette, non troppo grandi, con le aureole rosee ed i capezzoli turgidi, sfilando le maniche corte e lasciandolo cadere alle spalle per poi voltarsi di schiena, inchinarsi a 90° e calarsi il tanga bianco. Io non mi feci attendere, da sopra la sedia finii di calarmi pantaloni e mutande, li sfilai, scesi, sfilai anche la maglietta bianca, le presi le spalle da dietro ed iniziai a massaggiarla, lei alzò la testa in segno di piacere e lentamente le mie mani si spostarono sui suoi seni morbidi, li afferrai tra le mani per poi concentrarmi sui capezzoli e strizzarli tra le dita provocando un gemito. La voltai, i nostri sguardi si incrociarono nuovamente, sguardi che pregavano di non smettere. La spinsi lentamente indietro fino a farla sedere sul divano per poi inginocchiarmi tra le sue gambe ed allargarle con le mani fino a mettere in mostra una splendida piccola figa con il pelo cortissimo e ben curato ed un buonissimo profumo di sesso. Iniziai a baciare quella fessura aperta per poi spostarmi a mordicchiarle l’interno delle cosce e ritornare lì per saettarle il clitoride con la lingua ed affondarla fino al suo interno e poi ricominciare.
Le sue mani mi tenevano la testa forzandomi contro il suo sesso mentre muoveva il bacino su e giù ed io continuai ascoltandola ansimare di piacere.
Risalii baciandola sul pube, poi sul ventre fino al seno dove le mordicchiai i capezzoli turgidi, le presi le mani, la alzai, la voltai, lei appoggiò le mani sulla spalliera del divano e mi presentò il fondoschiena mettendosi a 90 gradi.
Appoggiai la cappella tra le grandi labbra e delicatamente lo spinsi nella sua vulva, un mugolio di piacere uscì dalla sua bocca ed iniziai a pomparla tenendola per il bacino e tirandola a me. Il cazzo entrava e usciva da quella figa stretta mentre le sue piccole labbra lo abbracciavano come una pompa scorrendo avanti e indietro con lui. Pensai che fosse troppo asciutta così mi fermai, le allargai i glutei e le sputai nel solco, la saliva attraversando il buco del culo scese tra le labbra ad inumidire l’amplesso; ripresi a scoparla in modo ancora più energico. I mugolii si fecero sempre più intensi e rapidi fino a che dalla sua bocca uscirono le parole “Ah.. godo.. godo.. non fermarti” mentre le sue contrazioni mi stringevano ritmicamente il cazzo dentro la figa. Ancora qualche colpo ed anche il mio momento era giunto, estrassi l’arnese, la voltai e la spinsi a sedersi sul divano, non feci in tempo ad infilarglielo in bocca che una serie di potenti schizzi le riempì la faccia per poi colarle sulle labbra semichiuse. Mi guardò negli occhi e sorrise mentre con il dito indice si tirava un po' del mio succo in bocca simulando il gesto di assaggiare ed apprezzarne il sapore.
Rimasi stupito quando si alzò d’improvviso, andò a prendere i miei abiti e me li porse dicendo “La settimana prossima devo pulire il lampadario della cucina”, mise l’indice in bocca tra lo sperma e aggiunse “Se ho bisogno ti posso chiamare?” chiese e sorrise maliziosamente. “A disposizione” risposi. Mi vestii in pochi secondi mentre pian piano mi spingeva verso la porta con il mio sperma che le colava sulla faccia. Uscendo riattaccai il contattore generale “Sai dove trovarmi, ciao” dissi ed uscii. Scesi la scala A, percorsi il corridoio e risalii la scala B verso il mio appartamento ritrovandomi a canticchiare
Una mattina come tante, mi sono guardata allo specchio dopo la solita doccia. Solitamente è un’abitudine ma quel giorno, chissà perché, ho osservato il mio corpo con più attenzione.
Quarantasei anni e non sentirli, ripetevo mentalmente come fosse un mantra scacciapensieri ma, vedendo un fisico che mostrava il passare del tempo, mi sentii avvolta da un alone di malinconia.
Differentemente dal solito, non corsi a vestirmi ma rientrai a letto avviluppandosi nel lenzuolo che ancora sapeva di bucato. Dall’altra parte il segno del corpo di mio marito, un uomo che aveva appena festeggiato i sessant’anni e che nulla ricordava il bell’uomo che avevo sposato.
Tratteggiai sulla vita spesa per tanti anni in comune. Passione, complicità, abitudine, noia fino a giungere ad un cupo senso di vuoto. Raramente facevamo l’amore e questo mi lasciava intuire chiaramente che l’alchimia ci aveva definitivamente abbandonato. Eravamo una coppia come tante, genitori di un figlio ormai adulto che da un po’ aveva imboccato il suo percorso di vita andando a lavorare a Londra sperando di realizzarsi.
Certo che potevo definirmi comunque fortunata, con una bella casa, nulle preoccupazioni economiche, buona salute e un corpo che ancora risultava attraente almeno alla mia vista.
Ma facendo un rapido calcolo non potevo che constatare la mia insoddisfazione in quanto ero consapevole che avevo iniziato ad imboccare la strada dell’autunno e che non restava ancora molto tempo per togliermi soddisfazioni connesse con la fisiologica esigenza di sentire il mio corpo godere attraverso del buon sesso.
Era malinconico quanto stavo vivendo in quel momento ben sapendo di non poter far conto su mio marito ormai distratto da interessi e, probabilmente, da qualche avventura vissuta con qualche ragazza che lo faceva sentire più giovane di quanto non fosse realmente.
Aprendo il cassetto del mio comodino, vidi i sexy toy con i quali spesso cercavo di saziare la mia fame di sesso ma che apparivano in quel momento come tristi e inutili.
Decisi che avrei dovuto azzardare qualcosa mai provato prima di allora, come farmi scopare da un giovane maschio al quale avrei concesso tutto quello che mi sentivo di offrire. Me stessa.
Razionalizzai il mio progetto puntando sul fatto che mio marito, molto spesso e per ragioni di lavoro, si assentava per giorni per recarsi all’estero. Quello era un fattore che all’inizio del nostro rapporto, originò numerose discussioni ma poi, come per tutte le cose, ci si abitua e si sorvola per il quieto vivere.
Anche quel mese era in preventivo un suo viaggio nel Sud-Est Asiatico che sarebbe durato una decina di giorni. Riflettendo, pensai che quella era la mia finestra temporale dove vivere quell’insolita follia. Nel villino appartato dove vivevo, non ci sarebbero stati problemi di privacy e avrei potuto sfruttarlo pienamente senza alcun problema.
Era necessario trovare uno stallone che fosse mio complice.
Non potevo certamente andare in giro per locali a rimorchiare maschi arrapati per tutta una somma di ragioni che risultavano logiche e per trovare un ragazzo giovane in cerca di milf occasionale, decisi che internet sarebbe stato il mio salvagente.
Nelle lunghe ore nelle quali ero libera, iniziai a cercare tra i vari siti di incontri per scoprire una realtà che non avevo mai conosciuto e fu così che decisi di pubblicare un mio annuncio.
Mi iscrissi come utente in un portale indirizzato alle Milf, presentandosi brevemente e pubblicando delle foto alle quali, per prudenza, avevo offuscato il volto per non essere riconosciuta. D’altronde, quello che era interessante era ben visibile, ossia un corpo tutt’altro che anonimo dove un bel seno eretto, un culetto ben disegnato e un fisico ancora in linea, era ciò che doveva interessare a chi avrebbe letto la mia inserzione.
Per l’occasione mi ero dotata di una nuova casella di posta elettronica e di una nuova SIM, ossia gli strumenti che avrei utilizzato per la circostanza, tenendo ovviamente privati quelli che solitamente utilizzavo.
Fui letteralmente subissata di proposte di uomini di ogni tipo, età e condizione, che si proponevano come occasionali partner per fare sesso.
Fui risoluta a scartare quasi la maggioranza delle proposte, lasciando quelle più intriganti a disposizione e contattando il primo profilo della mia lista.
Diceva di chiamarsi Daniele e aveva allegato delle foto alquanto esplicative che mostravano, oltre al fatto di essere un bel ragazzo palestrato, di avere un uccello affatto male.
Guardavo proprio questa foto dove il suo membro dritto pareva sfuggirgli dalla mano che lo stava tenendo per arrivare fino a me. Fui colta da un’irrefrenabile desiderio tanto da prendere il dildo più grande che avevo, iniziando a sbattermelo con violenza proprio dentro la mia fica che si bagnò immediatamente.
Dopo essere stata colta da una serie di orgasmi, decisi che Daniele sarebbe stato il mio Toy Boy con il quale avrei consumato il primo tradimento.
I contatti furono veloci e senza molti preamboli. Non cercavamo storie sentimentali e neppure relazioni durature ma solamente un partner con il quale fare del buon sesso, possibilmente per tante ore.
Fu così che fissammo un incontro in un locale del centro dove ci incontrammo. Per l’occasione avevo indossato delle autoreggenti nere che emergevano da scarpe dello stesso colore con i tacchi a spillo. Un elegante completo composto da una camicia di seta bianca, una giacca e una gonna di color fucsia, nascondevano un abbigliamento intimo che avevo scelto con cura, pregustando quanto sarebbe stato gradito dal mio partner di quella sera.
Daniele era ancor più bello di quanto appariva in foto e un groppo in gola mi fece apparire come una ingenua ragazza alle prime armi.
Raccontò di sé, dicendomi di avere 21 anni e di essere un istruttore di fitness e di non avere altri interessi se non quello di fare sesso ogni volta che gli fosse stato possibile.
Notai con piacere che seguiva con attenzione il mio accavallamento di gambe tanto che ad un certo punto, presa da una folle eccitazione, gli chiesi se mi avesse seguito alla toilette per aiutarmi a fare una cosa.
Lo sguardo sornione e un accenno di sorriso mi fece capire che quella coppia formata da un Toy Boy e da una bella Milf, presto avrebbero avuto da fare.
Neppure entrata nel bagno, Daniele con fare sicuro, mise la sicura alla porta e mi avvolse con le sue braccia girandomi di spalle. Non riuscivo neppure ad ansimare, presa com’ero dall’eccitazione che si elevò all’ennesima potenza quando lui si sbottonò la patta facendo uscire un cazzo già duro che, scostando delicatamente le mie mutandine dopo aver sollevato la gonna, mi infilò dentro. Una vampata di fuoco mi avvolse partendo dall’inguine e arrivando alla testa dove sentivo pulsare le tempie allo stesso modo nel quale Daniele stava scopandomi. Non ebbi tempo di pensare ad altro che subito raggiunsi l’orgasmo mentre il mio Toy Boy continuava a stantuffarmi per benino.
Tolse l’uccello dalla mia fica ormai affogata in un piacere che aveva già tracimato, invitandomi a prenderlo in bocca. Succhiai avidamente quel duro lungo e largo bastone che sapeva di piacere fino a farlo sgorgare un indicibile quantità di sperma dentro di me, facendomi quasi soffocare. Fu istintivo inghiottire tutto il suo succo e leccare cappella e cazzo in modo maniacale anche perché, nel mentre, mi stavo facendo un ditalino che provocò un altro sussulto di piacere.
Raggiungere la mia casa fu l’atto successivo. Daniele si sdraiò sul letto mentre mi facevo scivolare addosso la gonna e dopo aver tolto la camicetta. Rimasi con le autoreggenti e un body bianco di pizzo che lasciava trasparire le mie nere areole e capezzoli pronti ad esplodere dalla gioia di sentirsi accarezzati.
Distesa sul letto, fu Daniele ad occuparsi di me, leccando e succhiandomi tutta, infilando la sua impertinente lingua dentro la vagina alla ricerca del mio punto G.
Non ebbe alcuna titubanza quando esplose il mio piacere proprio mentre era intento a farmi godere e, subito dopo, avvicinò la sua bocca alla mia invitandomi a succhiare il frutto del mio piacere.
Poi si distese invitandomi a cavalcarlo come se non ci fosse un domani e provocando la mia prima squirtata che fu una sorprendente scoperta. Per nulla affaticata, fui io a mettermi a pecorina invitandolo a sfondarmi il culo e gemendo per il piacere per ogni centimetro del suo cazzo penetrato nello sfintere. Un altro fiotto di caldo sperma riempì il mio culo facendomi godere ancora una volta.
Stavo godendo come una vera troia ma anche grazie ad uno stallone che aveva l’età di mio figlio e che pareva essere indistruttibile e instancabile tanto che, volle che continuassi a prenderlo in bocca ma questa volta, la usò come se fosse una vagina, scopando selvaggiamente fino a venire un’altra volta.
Poi, fu solo la notte.
Mi chiamo Lucia, 46 anni, alta 1,70, bionda, occhi azzurri, una buona quarta di seno, un bel fisico snello dalle cosce lunghe e un bel culo a mandolino. Da 24 anni sono sposata con Piero, bel maschio, alto, forte, spalle larghe, capelli e occhi scuri, e una bella dotazione fra le gambe, che sa usare benissimo, perché sessualmente parlando è un vero maiale! Dalla nostra unione è nata Lucia, che ha 22 anni, anche lei una bella ragazza e, fisicamente, mi assomiglia molto.
Io e mio marito abbiamo un grande negozio di antiquariato, abbastanza conosciuto sia su internet, che nella nostra città; spesso e volentieri partecipiamo a fiere o mostre, dove esponiamo gli oggetti di antiquario più pregiati e otteniamo sempre un buon successo, sia di pubblico che di gradimento per la merce. Come già detto mio marito è un vero porco e, ritrovandosi una moglie decisamente avvenente, si dà da fare per esibirla e, riconosco, la cosa non mi dispiace affatto. Fin da subito, da quando ci sposammo, lui ha voluto che indossassi abiti molto succinti, tacchi molto alti e, soggettivamente, la cosa mi ha sempre eccitato molto. A letto non gli ho mai negato nulla, ogni mio buco è stato oggetto del suo desiderio ed io ne ho tratto sempre molto piacere nel sentirmi riempire dalle ondate di sperma che lui mi ci riversava dentro. Circa un mese fa, però, mi sono accorta che c’era una cliente che veniva sempre in negozio, soprattutto ogni volta che io ero assente, e la cosa mi ha un po’ insospettita: non sono gelosa, diciamo, però, che non mi piace esser trattata da stupida. Apparentemente è una donna che veste in maniera banale e semplice, nulla che attiri l’attenzione di un maschio, ma la sua aria ingenua, non mi ha convinto per niente e così, una mattina, ho finto di essere assente e, dopo essermi appostata nelle vicinanze del mio negozio, l’ho vista arrivare ed entrare dentro rapidamente. Ho fatto il giro dell’isolato e sono entrata dal retro del negozio dove abbiamo un grande magazzino e, silenziosamente, mi sono addentrata all’interno del locale: non ho dovuto fare molta strada, perché ho visto Piero, seduto su un grosso divano ricoperto da un telo, con i pantaloni abbassati e la zoccola che, inginocchiata fra le sue gambe, gli succhiava avidamente il cazzo. Devo ammettere che ci sapeva veramente fare, perché prendere in bocca tutto il cazzo di mio marito non è cosa facile, non solo perché piuttosto lungo, ma anche abbastanza largo, laddove la tizia se lo infilava in gola con una certa disinvoltura, che faceva pensare quanto la puttana fosse allenata. Dopo averlo leccato e succhiato, la troia si è sollevata la gonna e inginocchiata sul divano, volgendo le spalle a Piero, lo ha esortato a penetrarla.
«Dai, prendimi! Spingimi il tuo cazzone tutto dentro nel culo! Sei un porco! Lo so che ti piace, sfondarmi il culo perché tua moglie non te lo concede mai!»
Cosa? Ma che diavolo sta raccontando? Io non gli do il culo? Ma se è la prima cosa che si è preso da quando stiamo assieme. Quando l’ho conosciuto ero vergine e, per timore di restare incinta, gli ho subito concesso il culo e lui racconta a questa sciacquetta da due soldi, che non gli do il culo? Mi viene quasi voglia di uscire dal mio nascondiglio e dirgliene quattro! Invece resto in silenzio e, nonostante il furore e la rabbia che provo, osservo compiaciuta mio marito, che monta quella vacca e le sfonda il culo con un certo ardore; la cosa mi riempie stranamente d’orgoglio, perché vedo la vacca che subisce la monta di mio marito e la cosa mi fa illanguidire, con conseguente lago fra le cosce, perché conosco a menadito quello che lei sta provando in quel momento. Silenziosamente me ne vado e rimugino, dentro di me, come fare per pareggiare il conto. Volutamente, da brava carogna, dal giorno che l’ho visto scopare dentro il magazzino con quella zoccola, gli sono stata praticamente sempre appiccicata addosso, facendo in modo che non avesse mai un momento libero per potersi dedicare a quella puttana, che si gode il mio uomo e, nello stesso tempo, gli ho negato sia fica che culetto, adducendo, di volta in volta, una scusa sempre diversa ed ho potuto notare che questa sua forzata astinenza lo ha fatto un po’ innervosire e questo mi è piaciuto molto, perché, fin quando non avrò l’occasione di pareggiare il conto, cercherò di farlo soffrire il più possibile. L’occasione giunge qualche settimana dopo, quando finalmente viene pubblicato il calendario delle varie mostre e fiere antiquarie, che si svolgeranno fra le varie città della nazione, e dobbiamo decidere a quale partecipare. In particolare ce n’è sono due a cui abbiamo sempre partecipato, ottenendo un grande successo sia come vendite, che come ricaduta di presenze nel nostro negozio. L’unico problema però è che, entrambe, avvengono praticamente nello stesso giorno o periodo e questo ci crea qualche problema. La prima è una mostra di mobili d’antiquariato per la quale abbiamo già preparato una bella raccolta di pezzi, che sicuramente susciteranno l’interesse di chi li vedrà esposti, mentre la seconda è una vera e propria fiera antiquaria, dove, lo scorso anno, abbiamo venduto tanti piccoli oggetti, ricavandone un cospicuo profitto.
«Potremmo dividerci e partecipare ad entrambe le fiere. Io potrei andare con il camion carico di mobili alla mostra, mentre tu con il furgone potresti andare alla fiera e, poiché la mia dura un giorno in meno rispetto alla tua, l’ultimo giorno potrei raggiungerti e tornare insieme a te.»
Lo guardo e, dentro di me, sento un moto di rabbia che soffoco, perché il porco, avrà sicuramente un paio di giorni da passare insieme a quella zoccola che si sta scopando alle mie spalle. In effetti io dovrò partire il venerdì mattina, per tornare il lunedì sera, mentre lui partirà il sabato mattina per tornare la domenica e questo veramente mi suscita rabbia, che però domino senza lasciarla trasparire.
«Certo, potremmo fare così, l’unica cosa è che, guidare il furgone, mi rimane sempre un po’ difficoltoso.»
Lui sorride e mi dice che in fondo è come guidare la mia smart, con l’unica differenza che è semplicemente più lungo è più grande. Lascio perdere e decido di meditare vendetta. Ci organizziamo e, quando viene il giorno della partenza, il venerdì mattina mi alzo molto presto e, dopo una breve doccia, esco in camera nuda, sotto lo sguardo di lui che subito mi mostra il suo cazzo teso e duro, ma che io ignoro volutamente, tanto sono consapevole che appena uscita, lui chiamerà la zoccola per potersi finalmente sfogare dopo la lunga astinenza cui l’ho sottoposto. Apro l’armadio ed indosso una mini di jeans molto corta, sotto uno string assolutamente invisibile e, sopra, un reggiseno sottilissimo, che viene coperto da una camicetta bianca, tenuta chiusa con solo due bottoni.
«Accidenti! Ma sei sicura che vai alla fiera e non a portare “Olga in fiera!” Mi sembra quasi che la merce da esporre sia più la tua che quella che abbiamo nel furgone.»
Mi giro e lo fulmino con uno sguardo.
«Di cosa ti lamenti? Non è così che mi son sempre vestita ogni volta che siamo andati insieme in fiera? Non ti è sempre piaciuto mostrare quella troia di tua moglie, per far accrescere l’interesse verso il nostro banco ed aumentare i ricavi? In ogni caso, quando deciderò di mettere “Olga in fiera “, sta tranquillo che sarò io a stabilire, sia il prezzo, che a scegliere l’acquirente e, in ogni caso, ci sarà un toro che avrà delle corna veramente spettacolari, degne di quelle che porta quella vacca di sua moglie!»
Mi guarda stupito, cercando di capire il doppio senso della mia affermazione, ma non gli concedo la possibilità di approfondire, perché gli concedo giusto il tempo di indossare un paio di sandali a zeppa, che inarcano ulteriormente il mio culo per poi salutarlo e andarmene. Durante il tragitto decido di verificare se il mio outfit è tale da attirare lo sguardo di qualche maschio e così mi fermo ad una stazione di servizio con annesso bar e, dieci minuti dopo, quando esco ho lo string completamente zuppo dal piacere che ho provato nel costatare che, nel raggio di un centinaio di metri, tutti i maschi che hanno posato il loro sguardo su di me, mi hanno praticamente ingravidata. Giungo a destinazione e mi reco nel punto dove si svolgerà la fiera e scopro che è posta in una zona nuova, di recente costruzione, appositamente creata per fiere ed esposizioni, con degli enormi capannoni, al cui interno possiamo creare i nostri stand. Un solerte vigile urbano, dopo aver registrato i miei dati ed incassato la tassa d’iscrizione, con gli occhi incollati al mio culo, mi indica il posto dove dovrò parcheggiare il mio veicolo, all’interno dell’enorme capannone. Quando giungo nello spazio a me assegnato, scopro che mi troverò in mezzo a due altri espositori: sul mio lato destro, un bel numismatico sulla cinquantina, mentre, sul lato sinistro ci sono due giovani ragazzi sulla trentina, che vendono dischi in vinile e, quando mi vedono parcheggiare il veicolo, in mezzo al loro, tutti e tre si danno un’occhiata veramente compiaciuta e subito mi aiutano a sistemare i miei espositori e, ogni volta che mi piego per prendere una scatola di oggetti da esposizione, vedo con piacere che le mie splendide cosce, viste da dietro, così come le mie chiappe, che si intravedono sotto la mini, provocano esattamente l’effetto che mi ero proposta: far gonfiare i loro pacchi! Abbiamo giusto il tempo di sistemare la nostra merce che subito comincia ad arrivare gente e, per tutta la giornata, è un continuo via vai di visitatori che, ben presto, si interessano molto all’oggettistica da me esposta. Il numismatico, che si chiama Andrea, è il primo che mi offre il caffè, dopo che, ripetutamente, gli ho cambiato banconote per dare il resto, in quanto lui è a corto di moneta contante. Invece i due ragazzi, Luca e Matteo, mi offrono il pranzo. Riusciamo a consumare solo un paio di tramezzini, perché per tutto il giorno, l’affluenza della gente ci tiene impegnati. Giunti alla fine della giornata, posso constatare di aver fatto ottimi affari e, mentre la mostra chiude i battenti del primo giorno, Andrea mi chiede dove passerò la notte.
«In genere dormo nel furgone, perché, abitualmente, queste fiere si tengono in zone molto aperte, dove non c’è sorveglianza, ma credo che questa sera dovrò trovarmi un albergo, perché dormire qui dentro significherà soffocare dal caldo e, inoltre la nostra merce è al sicuro, in quanto questo centro fieristico, oltre ad essere idoneamente recintato, è anche munito di un sistema di sorveglianza, da quanto ho capito.»
Mentre parlavo con lui, si è avvicinato anche Matteo e subito mi propone di dormire laddove loro hanno prenotato una camera. Accetto volentieri, ma, dopo aver prenotato la camera, chiedo come fare per chiamare un taxi per poter raggiungere la struttura, ma Luca propone di andare tutti insieme, perché lui è munito di un’autovettura. Sistemate le nostre mercanzie, tutti e quattro usciamo dal centro fieristico e Andrea, con una certa galanteria, prende il mio trolley e lo porta fino all’auto.
«Conosco un ristorantino da queste parti, dove si mangia della carne alla griglia davvero ottima. Che ne dite di andarci tutti e quattro, dopo esserci dati una bella rinfrescata.»
Naturalmente tutti abbiamo accettato e, giunti in albergo, ho notato che la mia camera era posta esattamente come in fiera, fra quella di Andrea, e quella dei due ragazzi. Ho fatto una rapida doccia e, poiché era abbastanza caldo, ho indossato un vestito di lino bianco, sotto cui si intravedeva solo un sottile perizoma dello stesso colore. Ai piedi ho calzato dei sandali con tacco 12, un filo di trucco, un lieve tratto di rossetto sulle labbra, e sono uscita ad aspettare i miei amici. Quando sono uscita dall’albergo, li ho trovati tutti e tre appoggiati all’auto che mi aspettavano e, subito, si sono complimentati con me per la mia bellezza. Anche in quest’occasione son salita davanti ed ho notato che Luca, alla guida, ha indugiato a lungo con lo sguardo sulle mie cosce in bella mostra. Mi son sentita subito fiera del risultato ottenuto e, una volta giunti nel ristorante, abbiamo dovuto aspettare che si liberasse qualche tavolo, per cui ci siamo seduti al bar ed abbiamo consumato un aperitivo. Andrea era molto incuriosito dal fatto che ero sola, perché si ricordava di me ad una procedente fiera, dove c’era anche mio marito.
«Lui è impegnato nella mostra antiquaria e, così, quest’anno abbiamo deciso che sarei venuta da sola alla fiera che si tiene in questo paese, in onore del loro patrono. Però, se vi dispiace che manca mio marito, posso chiedere a lui di venire qui, al posto mio.»
La mia battuta è servita ad instillare una certa ilarità nel gruppo che, dopo le risate, ha fatto loro affermare che andavo benissimo io, anzi, Luca ha detto che, essendo la prima volta che veniva a questo genere di manifestazioni, si sentiva molto onorato di aver fatto la mia conoscenza. Abbiamo iniziato a cenare e l’atmosfera conviviale si è ancor più accresciuta con parole dai doppi sensi, quando io ho ordinato un filetto di manzo, quasi al sangue, cui è seguita la sottolineatura di Matteo.
«Occhio ragazzi! Alla signora piace il filetto di manzo, quasi al sangue.»
Andrea ha sorriso, dicendo che, per una bella signora come me, di filetti poteva trovarne tanti, più o meno cotti, a suo piacimento. Abbiamo continuato a scherzare su questa battuta, con Luca che ha detto che anche a lui piaceva la carne di manza, perché la vacca matura, era di gran lunga meglio della giovane vitellina tenera, ma con poco sapore.
«Ora basta ragazzi! Se continuate a prendermi in giro così, finirò con l’offendermi: mi state dando della vecchia, anzi, della vecchia vacca!»
Tutti e tre si sono guardati in faccia e, sollevato il calice, Andrea ha proposto un brindisi.
«Non sei affatto vecchia e, sul fatto della “vacca”, senza offesa: tutti e tre speriamo proprio che tu possa esserlo, perché sei talmente seducente da indurci a sperare che almeno uno di noi, questa notte, possa avere il piacere di condividere il letto con te, letto che, diversamente, sarebbe sciaguratamente vuoto.»
Li ho guardati tutti e tre in faccia, mentre sorseggiavo il mio vino e, dentro di me, ho avvertito un impulso inarrestabile: non sapendo chi scegliere dei tre, ho deciso che li avrei avuti tutti e tre insieme. Finita la cena, li ho pregati di riportarmi in albergo, perché mi sentivo alquanto stanca e brilla, così loro, senza nessuna obiezione, sono tornati con me in hotel. Giunti davanti alle nostre camere, poiché io avevo una matrimoniale, li ho invitati ad entrare ed a farmi compagnia. Appena dentro, Andrea ha aperto il minibar e, mentre continuavamo a scherzare briosamente, abbiamo dato fondo ai liquori che vi erano e, questo, ha sciolto un po’ i miei freni inibitori, perché, dentro di me, sapevo che avevo tutto il diritto di pareggiare il conto con mio marito. Dal momento che lui mi cornificava da tempo, non trovavo affatto sconveniente di trovarmi con tre maschi insieme: sentivo che questo mi rendeva, in qualche modo, giustizia. L’unica cosa è che, essendo loro in tre, potevo apparire effettivamente “vacca”. Ad un tratto, Andrea si è trovato in piedi dietro di me ed ha allungato le sue braccia ai miei fianchi e mi ha stretto a lui, sempre voltata di spalle. Ho avvertito qualcosa di duro premere sul solco delle mie natiche e, subito, mi sono sentita bagnare, perché doveva esser qualcosa di veramente notevole. Luca lo ha imitato e abbracciandomi da davanti, mi ha fatto sentire il suo pacco abbastanza consistente, premere contro la mia pancia, e quel contatto è bastato a farmi sentire le gambe molli: ho sentito forte il desiderio di godere con loro. Senza dir nulla, in un attimo, ci siamo spogliati, e mi sono trovata seduta sul letto con loro tre in piedi, davanti a me. Andrea al centro, Luca a destra, e Matteo a sinistra. Andrea è sicuramente il più dotato dei tre, il suo cazzo è grosso sicuramente come quello di mio marito, mentre Luca sembra averlo il più lungo di tutti, ma anche quello di Matteo non è da meno. Me li offrono da succhiare, con Andrea che appoggia la mano sulla mia testa e la spinge in modo che la mia bocca si alterni sulle loro cappelle.
«Brava! Succhiali e leccali bene, perché questa notte ti facciamo impazzire!»
Mi sento un lago fra le cosce. La mia fica schiuma e si contrae ritmicamente, ad ogni affondo dei loro membri nella mia bocca. Dopo averle leccate tutte, Luca mi spinge sul letto e, una volta distesa, mentre continuo a leccare gli altri due inginocchiati ai miei fianchi, lui infila la sua testa fra le mie cosce e subito mi fa gemere di piacere, quando affonda la lingua fra le labbra della mia fica, leccandomi in maniera appassionata. Godo a ripetizione e, ben presto, raggiungo un orgasmo che mi fa tremare tutta, urlando a bocca piena del cazzo di Andrea.
«Ragazzi è stupenda! Questa vacca è veramente fantastica! Me la voglio godere subito!»
Le parole di Andrea mi eccitano ancora di più. Lui si distende supino e mi trascina su di sé per farsi cavalcare. Sento la punta di quel meraviglioso palo di carne infilarsi con forza dentro di me e scivolare fino in fondo, mentre lui afferra con forza i miei seni e me li strizza, donandomi ancora altro piacere.
«Che meraviglia! Questa troia è talmente bagnata che mi sembra di avere infilato il cazzo nel burro!»
Gli altri due sono in piedi ai miei lati e alternano i loro cazzi nella mia bocca, mentre io prendo a galoppare su e giù sopra quella verga che mi scopa alla grande. Ben presto, un nuovo orgasmo scuote il mio corpo e, sfilatomi il cazzo dalla bocca, urlo il mio piacere a pieni polmoni.
«Vengo! Oddio sto godendo ancora! Scopatemi ancora più forte!»
Sono in preda ad un raptus erotico che stravolge il mio corpo e abbatte ogni ulteriore remora o titubanza: ora voglio godere, voglio assaporare il piacere che questi tre maschi sapranno darmi. Dopo l’orgasmo, Luca, mi spinge a sdraiarmi sul corpo di Andrea e, inginocchiato dietro di me, sento che lascia colare un po’ di saliva nel solco delle natiche e poi, con la punta del cazzo, la spalma sul mio buco del culo, per poi, lentamente, affondare il suo lungo randello dentro di me. Lo sento scivolare nel mio culo senza troppa difficoltà e anche lui ne è piacevolmente stupito.
«Caspita, ragazzi! Questa vacca ha il culo così aperto che sono entrato senza nessuna difficoltà! Dev’esser così abituata a prenderlo nel culo che sicuramente ci gode anche tantissimo.»
Ora mi pompano con forza i loro cazzi nei miei buchi, facendomi godere moltissimo, mentre Matteo continua ad offrirmi il suo cazzo da succhiare. Godo e urlo il mio piacere, sia a bocca piena che a voce alta e, dopo un ennesimo orgasmo, si scambiano di posto. Ora è Andrea che, dopo essersi sfilato da me, mi ha fatto girare e, pur restando sdraiato, mi ha infilato il suo randello in culo. Nonostante fosse già abbastanza aperto, ho sentito quella grossa mazza entrarmi con decisione fino in fondo e poi è stata la volta di Matteo che, inginocchiato fra le mie cosce, mi ha spinto il suo cazzo tutto in fondo alla fica, facendomi urlare per il godimento provato. Si sono alternati altre due volte nei miei buchi e, alla fine, tutti e tre, dopo avermi fatto sdraiare in mezzo a loro, hanno ricoperto il mio corpo di sborra calda. Dopo che sono venuti, li ho alternati fra le mie labbra, succhiando e raccogliendo il loro nettare fino all’ultima goccia. Per le tre sere successive, abbiamo ripetuto questo gioco con estremo piacere per tutti e, quando son tornata casa, mi sentivo davvero soddisfatta per quello che avevo fatto, ma non ho detto niente a mio marito, ma lo farò presto, perché abbiamo in programma, fra un paio di settimane, un’ennesima fiera dove saranno presenti anche i miei tre amici e, a quel punto, informerò mio marito che la sua adorabile vacca ha avuto molto successo in fiera

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Mi chiamo Alessia.
Classica donna del nord Italia, una bella chioma di capelli scuri, un bel fisico sportivo ma con le giuste curve, di statura media, moglie di seconde nozze di Giovanni qualche anno più vecchio di me, sette per la precisione, io ne ho 35, lui 42.
Giovanni è rimasto vedovo più di dieci anni fa con un figlio di cinque anni. Dopo un paio d’anni ho avuto la fortuna di incontrarlo, è stato amore a prima vista
Dopo pochi mesi siamo diventati marito e moglie ed io sono diventata per Mattia una nuova mamma
Nel giro di qualche anno la famiglia si è allargata con l’arrivo di Sara e di Elena
Ora i miei figli hanno 19 anni, 11 e 8.
Essendo una mamma a tempo pieno il lavoro è passato in secondo piano
Tra pulire, lavare, stirare, portare i miei figli alle varie attività extrascolastiche e preparare da mangiare, la mia giornata è già piena così.
Per fortuna mio marito è il direttore commerciale di una grossa azienda ed il suo stipendio è sufficiente per mantenere tutta la famiglia senza problemi.
Tra i vari doveri di una brava mamma c’è quello di preparare pranzi e cene per gli amici dei miei figli, anche se il più delle volte basta ordinare delle pizze.
Come quella volta che Mattia ha invitato a casa nostra i suoi compagni di scuola.
Pizza per tutti, ottimo!
Ma ho preferito comunque preparare io il dolce, da brava mamma.
Mio marito era in trasferta per lavoro un paio di giorni e quindi, toccava a me fare gli onori di casa.
Sul tardi, dopo aver messo a letto le mie figlie, era venuta l’ora di riordinare casa.
Inizio a tirare su piatti e bicchieri, mentre lascio mio figlio e i suoi amici a giocare alla play station.
“Le serve una mano?” Mi chiede Marco, un amico di mio figlio, un anno più vecchio di lui, va già all’università mentre mio figlio è ancora al quinto anno delle superiori.
“Volentieri.” gli rispondo stupita della gentilezza.
“Mi da una mano a raccogliere i piatti e a portarli di la in cucina.”
Inizio a caricare la lavastoviglie mentre lui continua a portarmi di qua le stoviglie sporche.
“Allora Marco, come va con la tua fidanzata?” sapevo che da poco più di un mese frequentava una nuova ragazza.
“Non stiamo più insieme.” replica prontamente
“Oh, mi dispiace.” ribatto quasi imbarazzata non sapendo cos’altro dire.
“Anche lei, come quelle prima, al momento di concludere si sono tirate indietro” replica il ragazzo.
“Chiedo a lei che è una donna matura, contano veramente le dimensioni del pene in una relazione?” aggiunge Marco, vedendo in me una spalla giusta come valvola di sfogo.
Lo guardo imbarazzata … parlare di certe cose con un amico di mio figlio…
Cerco di consolarlo, “Anche se ce l’hai sotto la media non ti devi preoccupare, prima o poi una ragazza che ti apprezzi per quello che sei dentro la troverai, sei ancora giovane ” replico cercando di non arrossire
“Il mio problema è esattamente il contrario, sono molto al di sopra della media e le ragazza scappano quando lo vedono, dicono che per loro è troppo grande.”
Lo guardo sbalordita, non so cosa rispondere.
Faccio finta di niente e riprendo a mettere i piatti sporchi nella lavastoviglie.
“Secondo lei, che ha più esperienza, le sembra troppo grande?” mi chiede.
Mi giro verso di lui e vedo il suo cazzo duro uscire dalla cerniera dei pantaloni…
Non avevo mai visto una cosa del genere.
Come attratta misteriosamente da quel membro, mi avvicino di più a Marco per vederlo da vicino
25 centimetri di carne, spettacolare, “mai visto nulla del genere” mi lascio scappare stupita
Sento un brivido lungo la schiena, un fremito alla mia femminilità, il respiro inizia a farsi più affannoso, mi sto eccitando al solo vederlo
Non riesco a resistere, allungo una mano e lo afferro
Non riesco a stringerlo completamente, oltre che lungo ha anche una circonferenza notevole.
E’ caldo, lo sento pulsare nella mia mano.
Dopo qualche secondo tolgo la mano e mi allontano.
“Scusa, non volevo.” Gli dico.
“Scusi lei, non volevo metterla in imbarazzo.” Mi dice lui.
“Qui è quasi tutto a posto, ora finisco da sola, puoi ritornare di la con i tuoi amici.”
Marco si ricompone, lascia la cucina e ritorna in salotto.
Finisco di rassettare, saluto i ragazzi e poi mi ritiro in camera mia.
La visione di quel cazzo continuava a ritornarmi in mente.
Era affascinante, calamitante, non riuscivo più a toglierlo dai miei pensieri. Pensando a quel membro una mano scivola tra le mie gambe e mi do piacere da sola.
Cerco di non pensarci immergendomi nella lettura di un romanzo.
Più tardi sento i ragazzi andare via e Mattia andare a letto anche lui.
Dopo circa una mezzora mi vibra il telefono, sarà mio marito che mi augura la buona notte penso.
Prendo il cellulare, messaggio da numero sconosciuto.
“Spero di non averla sconvolta prima, non volevo essere così brusco e sfacciato.”
Immagino che il numero sia di Marco, avrà preso il mio dal telefono di Mattia.
“Non ti preoccupare Marco, ti perdono”
Faccio una pazzia ed aggiungo questo al messaggio “solo se mi mandi una foto del tuo cazzo.”
Aspetto un paio di minuti e il telefono vibra nuovamente.
Apro whats’app e mi trovo davanti un bellissimo primo piano di quello stupendo cazzo.
“Perdonato, buonanotte.”
Guardo e riguardo quella foto ed inizio a toccarmi nuovamente fino a venire ancora.
Mi addormento sperando di sognare quel membro fuori misura.
Il mattino seguente mi arriva un nuovo messaggio da Marco.
“Buongiorno signora Alessia, dormito bene?”
“Benissimo, grazie.” rispondo cortesemente
“Ieri sera ho lasciato li il mio giubbotto, posso passarlo a prenderlo fra un paio d’ore? E’ a casa?”
Dentro di me so già che quello suona solo come un pretesto per rivedermi, e stavolta da sola, ma acconsento lo stesso e gli dico di passare senza problemi. Vediamo dove vuole andare a parare il ragazzo, sono adulta, so gestire uno che potrebbe tranquillamente essere mio figlio penso, forse per auto convincermi.
Verso le 10.30 sento suonare il campanello. E’ lui.
Gli apro, lo faccio entrare.
“Ti posso offrire qualcosa?”
“Un caffè può bastare.”
Lo accompagno in cucina, prendo la moka, gli do le spalle, all’improvviso lo sento contro di me
Sento il suo pacco contro il mio culo, la semplice stoffa del mio vestitino non basta ad attenuare la mia percezione della sua erezione contro il mio corpo.
Reagisco senza pensare.
Mi giro, gli afferro il pacco, gli apro la lampo e tiro fuori quell’obelisco di carne.
Lo guardo ancora meravigliata, come la sera prima.
Mi inginocchio davanti a quel totem.
Lo bacio, una, due, tre volte, lo ricopro di baci.
Sento la sua cappella sussultare ad ogni mio bacio.
Inizio a leccare quell’asta interminabile, dalla punta alla base, dalla base alla punta, ripetutamente lascio correre la mia lingua per tutta la sua lunghezza. Porto la mia bocca sulla cappella e dolcemente la lascio entrare
Solo la cappella mi riempie completamente la bocca
Con difficoltà inizio a succhiarlo
Ben presto la mia bocca si adegua alle dimensioni di quel membro e inizia a scivolare meglio.
“Lo immaginavo che eri una succhiacazzi nata.” mi dice Marco.
“Guardami.”
Alzo gli occhi e click mi scatta una foto mentre ho il suo cazzo in bocca.
Click altra foto.
Non mi importa, continuo a succhiare il suo cazzo cercando di farne entrare il più possibile in bocca.
“Alzati troia”, dice afferrandomi per i capelli
Mi tira su, mi gira, mi piega a 90° sul tavolo, mi tira su il vestitino, mi sfila gli slip e senza preamboli né precauzioni mi entra nella figa.
Il suo cazzo è grosso ma entra facilmente perché la mia figa è già grondante di umori, ben lubrificata dalla mia eccitazione.
Inizia scoparmi così da dietro, selvaggiamente
Sento il suo membro aprirmi sempre di più, le sue palle sbattere sul mio culetto
All’inizio con fatica, poi con il succedersi dei colpi sempre più agevolmente
Lo sento entrarmi sempre più in fondo, lo sento riempirmi completamente.
Lo sciacquettio fa da colonna sonora al nostro meraviglioso amplesso
Marco va avanti a scoparmi così per diversi minuti mentre un paio di orgasmi mi percorrono il corpo. Vengo ripetutamente, le ginocchia mi si piegano ma non posso mollare, è troppo bello, mi sento appagata, mi sento donna !!!
Voglio che venga dentro di me, non penso alle conseguenze, voglio sentirlo pulsare dentro di me invece, all’ultimo secondo esce, si toglie dalla mia fica
Prendendomi per i capelli mi rimette in ginocchio davanti a lui
“Apri per bene la cocca” mi ordina
Io spalanco la bocca più che posso.
I primi due schizzi, i più potenti, mancano il centro e finiscono sui miei occhi e sui capelli, i successivi centrano il bersaglio e mi finiscono in bocca.
Faccio per deglutire ma mi dice di aspettare a mandar giù
Preso il telefono in mano registra un video dove si vede bene in evidenza il suo seme dentro la mia bocca e gli schizzi sulla mia faccia e poi io che deglutisco e la mia bocca che si ripresenta vuota all’obbiettivo.
“Sai che questa è solo la prima di una lunga serie di scopate che faremo assieme, vero?”
Non posso far altro che annuire.
“Sei la classica M.I.L.F., una puttana nata! Ho il tuo numero, devi essere sempre pronta.”
Quelle parole invece di infastidirmi mi fanno correre i brividi lungo la schiena.
Marco rimette al suo posto il suo membro, prende la sua giacca e se ne va senza neanche salutarmi.
Sono tutta eccitata, corro a farmi una doccia e mi ricompongo
Non ho sensi di colpa verso mio marito, con lui è amore mentre con Marco è stato sesso e che sesso….25 centimetri di sesso !!!
Le settimane seguenti tutto tace, non sento Marco anche se vorrei
Provo a sfogarmi con mio marito, ma non è la stessa cosa anche se lui nota che sono diventata “più porca” (parole sue).
Spesso mi chiudo in bagno e riguardo la foto del suo membro masturbandomi e, con gli occhi chiusi, cerco di immaginarlo dentro di me venendo copiosamente.
Non posso neppure domandare di Marco a mio figlio, rischierei di insospettirlo.
Finalmente, quando ormai avevo perso ogni speranza...ricevo un messaggio
Non so perché ma Marco è venuto a sapere che il giorno seguente mio marito sarebbe stato fuori fino a tardi, mio figlio Mattia sarebbe stato in gita scolastica fino alle 17 e le mie figlie erano impegnate tutto il giorno con la preparazione del saggio di danza. Penso che sia stato Mattia a parlargliene involontariamente ma, meglio così
“domani mattina fatti trovare pronta, ho una sorpresa per te, non sarò da solo, ci divertiremo stanne sicura !!!”
Sono tutta eccitata, l’idea del membro di Marco mi manda alle stelle ma, l’altro o l’altra chi sarà?
Cosa vorranno fare?
Sono al tempo stesso eccitata e preoccupata.
Passo il pomeriggio a depilarmi e curare il mio corpo con la crema emoliente, voglio essere al massimo.
Mi depilo anche la fica per agevolare le leccate
La notte dormo male, non vedo l’ora che Marco sia qui
Finalmente il mattino, marito e ragazzi escono come previsto e resto finalmente sola.
Non voglio perdere tempo, mi faccio una doccia e mi metto solo l’accappatoio, questa volta voglio essere completamente nuda, voglio stupirlo !!!
Ore 9,30 suonano alla porta
Le ginocchia mi tremano mentre la figa già mi manda brividi
Apro lentamente
Marco entra con fare burbero, con un ragazzetto al seguito che avrà a malapena 18 anni, molto timido, saluta educatamente ma senza guardarmi negli occhi
Marco mi afferra e mi bacia
Sento la sua lingua e mi lascio andare alle sue voglie.
Il ragazzetto è in piedi dietro di lui, osserva ed accenna un mezzo sorriso
“questa è la troia di cui ti parlavo” questa è la presentazione fa Marco di me
Io lo guardo austera ma non ribatto, vorrei cacciarlo di casa, così da mandare in bianco lui ed il suo amico ma, l’idea del suo bastone mi fa desistere
Marco si toglie quell’aria da guappo e guardandomi negli occhi mi dice
“ Filippo è un mio amico, è stato bullizzato dal gruppo per non essere mai stato con una ragazza e quindi … ho pensato a te”
“so che a te piace il mio cazzo, ebbene oggi lo avrai come vorrai, a condizione che tu faccia di Filippo un uomo” e mentre mi dice queste parole Marco mi ha già sciolto la cintura dell’accappatoio, mettendo tutta me stessa oscenamente in mostra, nuda !!!
Filippo osserva il mio corpo arrossendo, mentre Marco impertinente mi accarezza prima le tette e poi la fica, in segno di potere nei miei confronti
Il tempo di riflettere un attimo poi afferro la sua mano con decisione: “accetto ma alle mie condizioni, oggi il gioco lo conduco io”, e guardo Marco fisso negli occhi con aria severa
Marco sogghigna e con aria spavalda esclama “accetto”
Mi ricompongo, mi copro con l’accappatoio e prendo i due giovani per mano, come se avessi a che fare con due scolaretti
“andiamo” sentenzio
Mi seguono
Li conduco in camera da letto, la prima volta per Filippo deve essere unica e comoda penso
L’idea del cazzone di Marco e di un verginello da iniziare mi manda in brodo di giuggiole, sono eccitatissima, penso che quel ragazzetto potrebbe essere mio figlio ma poi, l’idea di essere la prima e che mi ricorderà per sempre mi fa accantonare ogni remora
Ordino a Marco e Filippo di spogliarsi, completamente nudi
Marco subito esegue, lasciando finalmente comparire l’oggetto dei miei desideri, quel suo bel cazzone già sull’attenti e pronto a soddisfare le mie voglie
Filippo intimidito diventa rosso ma anche lui esegue, il suo cazzo a differenza di Marco è normale, come quello di mio marito, e non è ancora pronto all’uso
Mi pongo davanti a Filippo e lascio che l’accappatoio caschi completamente ai miei piedi, mostrandomi completamente nuda ai suoi sguardi
Allungo una mano andando a prendere la mano di Filippo, e l’accompagno su tutto il mio corpo
Finalmente qualcosa si muove ! Vedo il cazzo di Filippo gonfiarsi pian piano
Dirigo la mano del giovane sui miei capezzoli, lascio che le falangi percorrano le rosee aureole e tocchino i capezzoli che, dall’eccitazione, nel frattempo si sono induriti
Poi faccio scendere la sua mano fino alla mia fica, è la prima volta che Filippo ne tocca una
Lo aiuto ad esplorarla, faccio in modo che la sua mano scopra le mie grandi labbra, le mie piccole labbra ed infine introduca appena una falange dentro
Osservo il suo cazzo, finalmente è in tiro
Abbraccio il giovane e lo bacio, ma ancora non sa come fare
Con la mia lingua inumidisco le sue labbra, finalmente capisce e sento le nostre lingue scambiarsi la saliva
Sento i suoi respiri farsi sempre più affannosi
Afferro il suo giovane membro ed inizio teneramente a toccarlo, a segarlo pian piano mentre continuo a baciarlo.
Quando il cazzo è ben duro ni inginocchio davanti a lui
Inizio con dei colpetti di lingua sulla cappella, poi lecco l’asta fino ai testicoli ed infine risalendo lo faccio sparire tutto nella mia bocca
Filippo è eccitatissimo, mi mette le mani sulla testa ed asseconda il ritmo
Rischio di farlo venire troppo in fretta, mi fermo
Da sotto osservo Filippo, ha gli occhi chiusi e la bocca leggermente aperta, respira affannosamente
Marco si avvicina a noi, anche lui reclama la sua parte
Mi stacco da Filippo continuando a segarlo pian piano e lecco la bestia di Marco
Assaporo quel totem, ne tasto la consistenza lo lecco godendomi con calma quel bestione
Anche Marco ha gli occhi chiusi, si gode il pompino, ora non fa più lo spavaldo
E’ arrivato il momento penso, prima mi godo Marco e poi mi occupo di Filippo
Mi alzo
Faccio stendere Marco al centro del letto, voglio il suo cazzo dentro e subito, dopo mi dedicherò a Filippo come merita, la prima volta dovrà essere ricordata per sempre ma prima, voglio appagare i miei istinti
Il totem di Marco svetta impetuoso all’altezza del suo pube
Filippo si mette sul letto accanto a noi ed osserva
Lo ammetto, in quello stato di eccitazione non penso a prendere precauzioni così, monto su Marco, punto la sua cappella alla mia fica e pian piano, mi calo su quel randello
Sento le pareti vaginali dilatarsi, dandomi scosse di piacere
La sua cappella arriva a toccare il fondo di me, non provo dolore, solo un leggero fastidio che passa immediatamente dopo che inizio a cavalcarlo
Marco preso finalmente dall’eccitazione gioca con i miei seni mentre io alterno movimenti sussultori a movimenti roteatori di bacino
Lo cavalco come un’amazzone
Con la mano inarcando la schiena vado a cercare i suoi testicoli per massaggiarli
Questa posizione fa aderire ancor più il suo cazzo alle mie pareti vaginali, mandandomi scariche di piacere mai provate prima
Sono in balia dei sensi, sono inebriata dal piacere
Il mio ventre si contrae più volte, finalmente esplodo in un orgasmo multiplo ma non mi fermo anzi, aumento il ritmo, sarà il primo di una lunga serie di orgasmi di questa meravigliosa giornata !!!
Ad un certo punto Marco mi strizza i capezzoli più forte del solito, afferra le mie tette ed inizia a muoverle in modo quasi incontrollato, vedo le sue pupille dilatarsi ed il suo respiro farsi affannoso
Capisco che sta giungendo all’apice del godimento
Non faccio in tempo, sto godendo troppo per rinunciare a tutto questo
Lo sento contrarsi una, due, tre volte, ed ogni volta uno schizzo di sperma mi riempie … finalmente Marco esplode il suo piacere dentro di me
Mi sento troia ma appagata, finalmente piena
Sorrido soddisfatta, mi chino per baciarlo “è solo il primo round, riprendi le forze che dopo replichiamo”
Poi rivolgendomi a Filippo “Ora tocca a te tesoro”
Filippo mi guarda ed arrossisce
Scendo da Marco e vado in bagno
Il tempo di una doccia veloce e sono già pronta
Il cazzo di Filippo è già in tiro, evidentemente lo spettacolino con Marco è stato di suo gradimento
Mi stendo io sul letto invitandolo a stendersi accanto a me
Lo bacio, prendendo la sua mano, la porto come prima ad esplorare il mio corpo
Stavolta il giovane è più a suo agio, impara in fretta
Si stacca dalla mia bocca e con le labbra va a cercare il mio capezzolo
Lo bacia, lo lecca ed infine lo succhia come un bambino sugge il latte dalla mamma
Sento la sua mano andare sul mio sesso, esplorarlo, cercare l’entrata del paradiso e finalmente, iniziare una goffa masturbazione
Lo lascio fare, lascio che esplori, che prenda confidenza col mio corpo
Lo guido con la mia mano a trovare il clitoride eccitato e gonfio
Marco per non essere uno spettatore passivo, quasi in modo fraterno, decide di spiegare a Filippo come leccarmi
Il giovane all’inizio è un po ritroso, forse schifato dal dover leccare ma poi, aiutato dall’amico ed eccitato si decide a farlo
Sento la lingua di Filippo sulla mia fighetta umida ed eccitata, la sento stuzzicarmi il clitoride e, inaspettatamente, sento anche un dito malandrino iniziare ad introdursi nel mio culetto.
Marco deve aver subito istruito l’alievo
Guardo i due giovani, Marco mi sorride con modo beffardo
Ho capito
“Forse se sarai bravo ad iniziare Filippo ci divertiremo” sussurro
Ho già dato il culo a mio marito penso tra me, ma il bestione di Marco è tutt’altra cosa rispetto al cazzetto di mio marito. L’idea al tempo stesso mi intriga e mi spaventa.
Filippo nel frattempo ha preso confidenza con la mia fighetta, mi lecca proprio bene
“E’ giunto il momento” gli dico sorridendo
Il ragazzo è già tra le mie cosce oscenamente spalancate, l’afferro per il cazzo, lo posiziono sulla mai fica e, dopo avergli fatto percorrere due o tre volte le grandi labbra per aumentarne l’eccitazione, lo punto tra le piccole labbra all’ingresso del mio paradiso
“ora tocca a te tesoro, sfondami stallone” gli dico per caricarlo carezzandogli la chioma
Filippo mi sorride
Un colpo di reni e zac !
Lo sento affondare dentro di me !
Avendo preso Marco precedentemente è facile stavolta accogliere il giovane ma, il piacere è ugualmente tanto
Lo sento pulsare dentro di me
Stringo le gambe dietro la sua schiena per trattenerlo un attimo
Lascio che il giovane si abitui, lascio che il suo istinto lo guidi
Impara facilmente il ragazzo
In poco inizia a stantuffarmi
Alterna movimenti veloci a movimenti lenti, entra ed esce a suo piacimento alla mia fica, mi bacia la pancia, l’ombelico e qualsiasi cosa sia alla portata della sua bocca.
Io dal canto mio lo incito con parole appropriate
Godo come godo con mio marito, non ho sensi di colpa od altro, il mio corpo mi manda sensazioni di piacere e questo mi basta
Vengo svegliata dai miei pensieri quando sento i movimenti di Filippo farsi più veloci ed i suoi colpi pelvici affondare con maggior impeto
Mi accordo che sta arrivando al culmine
Vorrei farlo uscire per sborrare sulla pancia ma, il mio istinto di dice che la prima volta deve essere completa quindi...stringo le gambe dietro alla sua schiena, trattenendolo a me
Lui cerca di sottrarsi ma sono più determinata io
Filippo si rilassa, capisce il regalo che gli sto facendo ed apprezza
Sento il suo cazzo sussultare, fiotti di sborra calda si fanno strada in me, e presa dall’eccitazione del momento...vengo anche io all’unisono, con un grido che appaga i miei due giovani amanti.
Filippo si accascia esausto al mio fianco
Un rigolo di sperma cola dalla mia fica appagata.
E’ ora di pranzo penso, mangiamo qualcosa e dopo facciamo il secondo round, fino alle 17 abbiamo tempo
I due ragazzi si guardano e mi sorridono
Vado a farmi una doccia mentre i due giovani si mettono le mutande
Una pastasciutta veloce, loro in mutande ed io in accappatoio ma, in piatto principale deve ancora venire penso famelica e non ancora completamente soddisfatta
La mia mente perversa pensa al secondo round, a fare qualcosa che mai avevo fatto prima
Del resto avere alla mia età due baldanzosi giovani testosteronici , non mi ricapiterà più
Ok sono decisa a farmi possedere dai due giovani ma, chi dei due dietro?
Con mio marito l’esperienza è stata inizialmente dolorosa poi bellissima quando il mio culetto si è abituato quindi, forse dovrei concedere quel privilegio a Filippo ma, Marco ha un arnese unico, bellissimo quindi, dovrei godermi lui ma la paura di sentire dolore è tanta
Mi reco in camera ed invito i due giovani a seguirmi
In un istante mi libero dell’accappatoio pronta a godere
I due ragazzi si liberano delle mutande e sono in piedi davanti a me
Mi inginocchio, afferro i loro cazzi tra le mani ed inizio a leccarli e spompinarli alternativamente, per farli tornare sull’attenti
Alla loro età non è difficile tornare tonici ed infatti, basta poco che i due giovani sono già pronti
Rovisto nel comodino e ne estraggo una crema emoliente poi, me ne passo un po sul culetto, anche dentro
Infine con la stessa crema spalmo l’asta di Marco, ho fatto la mia scelta, mi farò sfondare il culo da quel bestione, non posso perdere un’occasione del genere
Marco stavolta è più eccitato del solito, ha capito che sarà lui a sfondarmi il culo ed a quanto pare ne è felice.
Faccio stendere Filippo al centro del letto, il suo cazzetto è ritto pronto alla cavalcata
Monto su di lui, lo bacio teneramente, afferro il suo cazzo e pian piano mi calo facendolo sparire nella mia fica
Mi muovo ritmicamente qualche minuto per aumentare i miei umori vaginali mentre Filippo gioca con i miei seni
A quel punto con la mano mi bagno le dita dei nostri umori, andandomi a lubrificare l’orifizio anale
“accomodati ma fai piano” dico a Marco allargandomi bene le chiappe mentre ho Filippo dentro la mia fica, “ecco ciò che ti avevo promesso”
Mi stendo su Filippo aspettando l’intrusione “della bestia”
Sento la cappella di Marco appoggiarsi al mio culetto
L’anello dell’ano forzarsi, dilatarsi lentamente
Un dolore mi pervade, lento ed inesorabile
Marco si sta impossessando di me
Filippo accenna qualche colpo di reni che manda piacere alla mia fica ma io sono concentrata sul culo
Finalmente Marco è tutto dentro
Ho un clistere di 25 centimetri nel culo ed il cazzo di Filippo nella fica, divisi solo da pochi centimetri di pelle
Respiriamo tutti e tre affannosamente poi, all’unisono i due giovani iniziano a muoversi
Come nelle migliori orchestre, paiono affiatati e ciò che suonano è la mia sinfonia di piacere
Godo come non mai, piena in tutti i miei orifizi
La mia fica inizia a grondare umori come una fontana del Bernini
Dalla mia bocca escono frasi sconnesse che incitano ancor di più i miei giovani amanti
Vengo, vengo e vengo ancora ripetutamente, ho perso il conto
Inondo le palle di Filippo dei miei umori fino a quando, sempre all’unisono i due giovani finalmente esausti, scaricano in me ogni essenza del loro piacere
Sono farcita come un tacchino
Mi accascio sul letto stremata, dolorante e felice
Anche Marco e Filippo finalmente esausti ed appagati trovano spazio sul lettone, mi carezzano
Un attimo per riprendere le forse e vado a baciare i cazzi di entrambi, ripulendoli dei miei e dei loro umori
Guardo l’orologio sul comodino “caspita sono le 16”
Mi alzo di scatto, il tempo di una doccia e mi vesto velocemente
I due ragazzi si sciacquano veloci e si rivestono, congedandosi da me con un voluttuoso bacio sulla bocca ed una promessa di ripetere ancora questa meravigliosa esperienza
La nostra vicina di casa ha sempre attirato i miei pensieri erotici più audaci, fin da quando ero poco più di un adolescente e tantissime volte mi ero ritrovato in bagno a consumare la mia eccitazione in furiose manovre solitarie.
Ma facciamo un passo indietro.
Fin da piccolo ero stato attratto dai modi sensuali della signora Piera e visto che abitavamo a pochi isolati, capitava spesso che lei passasse a trovarci quando rientrava dal lavoro in quanto le nostre famiglie erano diventate molto amiche.
Anche la domenica spesso eravamo loro ospiti a pranzo o a cena nel grande salone della loro casa e io e mia sorella giocavamo con i loro figli anche se erano più piccoli di noi.
Crescendo ero sempre più interessato ai discorsi che i "grandi" facevano tra di loro, abbassando un po' la voce per non farsi sentire da noi bambini, e quando c'era la Piera l'argomento era sempre lo stesso: il sesso.
Avevo capito che la Piera era una donna che si dava da fare, a cui piacevano gli uomini e che nonostante non fosse una bellezza, piaceva molto agli uomini per quel suo modo di fare così sensuale e quell'alone di ambiguità che sempre l'accompagnava
Il marito poi, che lavorava nel mondo delle corse automobilistiche, era spesso fuori casa anche per delle settimane ed in quei periodi lei faceva stranamente orari impossibili e poi la sentivo raccontare sottovoce a mia madre cose che immaginavo molto audaci.
Tutto questo per spiegare che sono cresciuto col chiodo fisso della signora Piera.
Nelle domeniche a casa loro ad un certo punto sparivo e mi nascondevo nel loro bagno per rovistare nella biancheria sporca e sentire i profumi del suo intimo, per godere del contatto della sua biancheria con il mio sesso e consumarmi in roventi seghe.
Passa il tempo e mi ritrovo poco più che ventenne, la signora Piera aveva esattamente 20 anni più di me.
Siamo alla fine di luglio, e i miei insieme a mia sorella, sono in partenza per andare in montagna in Trentno dai nonni.
Io lavoravo e sarei rimasto a casa da solo ancora per una settimana e poi li avrei raggiunti.
Mia madre mi fa le solite raccomandazioni e mi chiede una cortesia, visto che ormai erano in partenza e non voleva ritardare ulteriormente, mi chiede di riconsegnare alla Piera, prima di andare in vacanza, un libro che l’amica le aveva prestato ma che voleva restituirle
Li per li non pensai alla cosa, ma nei giorni successivi questo pensiero divenne per me un incubo.
Alla sera prima di tornare a casa passavo con la macchina sotto casa sua e mi fermavo a guardare le luci accese alle finestre per poi immaginarmi tra le sue braccia a toccarla, baciarla , scoparla.
E poi a letto, sotto le lenzuola, immancabilmente mi masturbavo con la sua immagine impressa nella mia mente.
Non facevo altro che pensare a come avrei dovuto fare per trovare il coraggio per provarci con quella donna nei confronti della quale provavo ormai un’attrazione morbosa.
Non ce la facevo più
Un giorno in cui ero più eccitato del solito e dopo l’ennesima masturbazione solitaria con un perizoma che avevo rubato nella sua biancheria, mi feci coraggio e decisi che avrei giocato le mie carte.
Mentre tornavo dal lavoro l’avevo vista rientrare a casa e così tremante mi recai da lei..
Il tragitto seppur di pochi minuti mi sembrò lunghissimo e interminabile.
Finalmente mi trovai davanti al citofono di casa, le gambe mi tremavano e lo stomaco mi faceva male dalla tensione.
Suonai, mi rispose invitandomi a salire.
Mi aprì la porta di casa e complice il caldo di luglio era vestita in maniera molto leggera.
Si vedeva chiaramente che non indossava il reggiseno e i suoi seni disegnavano la loro forma sotto il cotone sottile della camicetta sormontati dai capezzoli che languidamente si mostravano al miei occhi protetti da quel leggero strato di stoffa.
“Ciao sei venuto a portarmi il libro che avevo prestato a tua madre, grazie, ma non restare sulla porta, entra!”
Averla così vicina, sentire il suo profumo mi mandava in estasi .
“Ciao Piera” fu l’unica cosa che seppi dire con un filo di voce.
Entrai e mi salutò salutò col classico bacio sulla guancia.
Quella vicinanza, quell’ odore di femmina che Piera emanava, il calore del suo corpo che sfiorai appena in quel fugace contatto, mi mandarono in paradiso, e mi ritrovai avvolto in un susseguirsi di sensazioni ed emozioni che allo stesso tempo mi davano un senso di stordimento e di euforia.
Mi staccai molto lentamente da lei che mi guardò in maniera strana forse per l’eccessivo trasporto con cui l’avevo saluta tata.
“Stavo preparando il caffè, mi fai compagnia? “ mi propose.
Io ormai ero imbarazzatissimo, non sapevo cosa fare, cosa dire.
“No dai vado ho tante cose da fare” mi sfuggì dalla bocca
“Sicuro? Dai facciamo quattro chiacchiere è tutta settimana che sono sola. Sai i ragazzi sono già in vacanza coi nonni e mio marito è sempre in giro per il mondo, meno male che lavoro anche se in ufficio da me non è certo un posto favoloso !”
Piera lavorava in un piccolo studio medico dove si occupava degli appuntamenti e delle varie pratiche.
Il suo titolare era un simpatico settantenne e anche i suoi clienti erano piuttosto attempati così che l’ambiente di lavoro non risultava certo essere dei più dinamici.
Parlammo del più e del meno e qualche minuto dopo fummo distratti dal gorgoglio del caffè che saliva nella caffettiera.
Nel frattempo ci eravamo accomodati in salotto, Piera si alzò sempre col suo fare elegante e sensuale e sparì dietro alla porta della cucina mentre continuava a raccontare non so cosa.
Io ricordo solo che quando ritornò con in mano il vassoio per offrirmi il caffè, riaverla così vicina, sentire il suo odore, sbirciare il suo seno nella scollatura mentre si chinava per porgermi la tazzina, mi diede un’altra fitta ai coglioni ed il mio cazzo s’irrigidì ancora di più tanto che facevo di tutto per nascondere il mio stato.
Piera si accorse, alzando lo sguardo, che mi ero perso nella scollatura abbondante della sua camicetta che non lasciava nulla o quasi all’immaginazione e istintivamente fece per coprirsi:
“scusa, ma con questo caldo il reggiseno non lo reggo proprio e appena entro in casa me lo tolgo”
“scusami tu Piera” balbettai arrossendo come un peperone e aggiunsi “ora e meglio che vada, devo proprio andare”
Mi alzai velocemente e mi diressi verso la porta.
“ok ti accompagno” fece lei e mi precedette nel breve corridoio.
“Allora grazie per la compagnia e magari ripassa a trovarmi” mi sorrise e mi porse la guancia per salutarmi.
Nuovamente mi avvicinai a lei e ancora fui assalito dal profumo della sua pelle, del suo corpo.
Non seppi resistere, indugia con le mie labbra sulla sua guancia e poi inizia a sfiorarla e baciarla sul collo mentre l’abbracciavo e la tenevo stretta a me.
Sentii il suo corpo irrigidirsi.
“Cosa fai” fu la sua reazione.
Le sussurrai nell’orecchio “Ti desidero, ti voglio da impazzire” mentre le mie mani si erano infilate sotto la camicetta e percorrevano la sua schiena calda e vellutata e intanto la stringevo a me per impedirle qualunque tentativo di divincolarsi.
“Ma cosa stai dicendo, sei impazzito?”
“Ti voglio da morire, non ce la faccio più, ti voglio da sempre, da tutta la vita” la incalzai.
La stringevo sempre più e Il contatto con il suo corpo mi restituiva il turgore dei suoi capezzoli sul mio petto.
“Dai lasciami, cosa fai, non esagerare”
“Ti voglio, ti voglio, sono pazzo di te, sei la donna più sensuale che esista, non faccio altro che pensarti, sognarti”
Le mie labbra sfiorarono le sue ed ebbi come la sensazione che le sua reazione fosse meno convinta.
Così mi feci più audace e presi a succhiare con avidità il lobo del suo orecchio e ad infilargli la lingua, mentre con le mani ero scivolato davanti ed ora accarezzavo i suoi capezzoli che erano incredibilmente duri ed appuntiti.
Rimase immobile per qualche secondo, ma questo contatto l’aveva colpita e il suo corpo si stava lasciando andare, lo sentivo perdere la sua rigidità.
A quel punto cercai le sue labbra, le forzai con la mia lingua e rispose al mio bacio languidamente aprendo le sue e spingendo la sua lingua nella mia bocca che avidamente baciava, succhiava, leccava il viso di quella femmina che così tanto desideravo.
In quella bocca mi sentivo sprofondare come in un vortice che ti avvolge, ti squassa, ti stordisce senza che tu possa reagire in alcun modo.
Mi sentivo rapito dal suo sapore, dalla sua saliva calda che spargeva sulle mie labbra, mi sembrava di rivivere il desiderio di tante notti solitarie in cui lei era solo un sogno
Eravamo ancora li in piedi in corridoio avvinghiati l’uno all’altra con le lingue che si intrecciavano, ma non avevo la forza di fare altro.
Stringevo il suo corpo al mio per godere di questo contatto e perché volevo sentisse la durezza del mio uccello che sfregava insistentemente sul suo ventre.
Il cazzo mi esplodeva nei pantaloni e fu a quel punto che Piera liberò una mano dal mio abbracciò e la portò ad accarezzare il mio rigonfiamento che premeva con insistenza sul suo corpo.
Fu un altro brivido indescrivibile ed una fitta di godimento mi attraversò da capo a piedi.
“Vieni, mettiamoci comodi” mi sussurrò
Piera con fare dolce ma deciso, si scostò da me, mi prese per mano e mi condusse nella sua stanza.
Io ero eccitatissimo, perso in uno stato di grande arrapamento e allo stesso tempo imbarazzato.
Lei allora mi fece sdraiare sul letto, mi spogliò baciandomi dappertutto e con estrema maestria indugiava sul mio corpo, leccandomi i capezzoli, scendendo sulla pancia, per poi passare all’interno delle mie cosce fino a quando, arrivata all’altezza dei boxer, inizio a leccare il mio cazzo da sopra la stoffa.
“Sei meravigliosa, sei stupenda, mi fai arrapare, prendimelo in bocca” la incitavo.
Mi spogliò del tutto e cominciò a baciarmi l’uccello, a leccarlo, a giocare con la lingua sulla cappella lucida e tesa dalla grande eccitazione.
Leccava tutta l’asta dalla base fino alla punta per poi ingoiarlo completamente spingendo con forza la sua bocca fino quasi a toccare il mio inguine.
Mi sembrava di svenire, lei si muoveva con lentezza, inginocchiata sul letto, con il mio cazzo tra le labbra e con una mano che mi massaggiava i coglioni.
Poi con la lingua scese lungo lo scroto, lo baciò, leccò ed ingoiò le palle per poi tornare a occuparsi del mio uccello.
Quella situazione era incredibile ed io ero immobilizzato in un godimento devastante.
La lasciai fare, i suoi movimenti dolci ma sicuri e decisi erano li per farmi provare sensazioni indescrivibili.
Ad un certo punto si alza, si sfila la gonna,poi le mutande, mi guarda negli occhi e con la sua solita impareggiabile sensualità allarga le gambe e si avvicina al mio uccello per cavalcarmi
Allungo la mano per toccargli la figa che è bollente, coperta da un cespuglio di peluria incredibilmente folta.
Mi faccio largo con l dita che finalmente entrano in quella dolce bollente profondità, prima uno, poi due. Piera è fradicia, si abbandona alle mie carezze e con gli occhi socchiusi inizia a muoversi lentamente sulla mia mano.
Va avanti così per qualche minuto, poi si ferma, riapre gli occhi e si allunga per baciarmi.
Questa volta il bacio è infuocato, intanto mi sfila la mano dalla figa e si muove sul mio cazzo.
“Ti voglio dentro di me” mi sussurra all’orecchio e intanto si solleva sopra di me e si infila sul cazzo che scivola dentro di lei
Ricordo ancora quella sensazione di estasi che si impadronì di me.
Lei si muoveva piano ma si assestava ben bene il cazzo nella figa, allargandosi il più possibile per riceverlo fino nel profondo delle viscere.
I suoi gemiti mi davano il senso del suo godimento, mentre io a quel punto, preso da quella situazione estremamente eccitante e dalla visione dei suoi seni che rimbalzavano sul suo petto, cominciai a spingere come un forsennato, facendola sobbalzare ad ogni colpo.
La sua figa intanto mi riversava addosso il nettare che copioso colava sul mio sesso
Non resistetti a lungo e ben presto Piera capì che stavo per arrivare all’orgasmo.
Lei non si scompose, contnuò a cavalcarmi e ad assecondare i miei colpi mentre ad occhi chiusi si mordeva le labbra e con la mano si martoriava un capezzolo, anche lei prigioniera del piacere del momento.
Venni dentro di lei e mi sembrava di non fermarmi più, i fiotti si susseguivano e sentivo il mio cazzo immerso in un liquame viscido e bollente che mi dava un senso di grande benessere, di stare bene.
Esaurita la foga lei si accasciò su di me, senza sfilarsi il cazzo, mi baciò, mi accarezzò, con la lingua disegnava sul mio torace e sui miei capezzoli ghirigori che mi mandavano in estasi.
Poco dopo si alzò, si mise qualcosa tra le gambe per tamponare la grande quantità di umori che fuoriuscivano dal suo splendido sesso, si avvicinò al mio uccello con le labbra e con fare amorevole, lo baciò, lo accarezzò e lo coccolò.
Non c’era bisogno di parole, tutti e due eravamo a disagio ma allo stesso tempo felici di quello che era successo.
Lei si allontanò per andare in bagno, io mi alzai, mi vestii velocemente e me ne andai senza dire niente
Ancora non lo sapevo, ma avrei goduto ancora molte volte del suo corpo, e quella donna mi avrebbe fatto vivere ancora grandi emozioni.
E’ lí..
che voglio
inebriarmi del tuo odore,
consumar le labbra
a suon di baci e perdermi...
per NON TROVARMI PIÜ….
"Quando
l'un nell'altra
a fondo
PENETRA,
è lì che si VIEN...
tutt'uno."
Relax

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Il brivido più incisivo parte da un semplice contatto…
Iniziando dalle mani per poi ritrovarsi in un intreccio di corpi scatenando un grande desiderio di appartenersi ….
Amare e bello quando la sintonia ci appartiene …
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Lei profumava di proibito, ed io ne ero talmente affamato da divorare ogni centimetro della sua pelle❤️

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Con il linguaggio del tuo corpo mi dedichi i più bei poemi d'amore facendomi morire delle tue emozioni…❤️
Fare l'amore con la
mente di una donna
è un vizio da raffinati intenditori… io mi accontento della tua mente, del corpo, dell’ anima ❤️