Il Porto di Catania in apnea con Enzo Bianco
Cosimo Indaco è stato nominato Commissario dell'Autorità Portuale di Catania dal Sindaco Enzo Bianco e il “destino” vuole che diventi anche il futuro Presidente.
Questo è il cambiamento tanto osannato in campagna elettorale da quel primo cittadino che i catanesi non hanno mai dimenticato perché con gli inganni e le apparenze è riuscito negli anni del precedente mandato a convincerli in favore della sua credibilità. Spero che questa volta i cittadini se ne ravvedano perché quello che sta accedendo sotto i loro occhi supera i limiti della decenza perché non rispetta nessun parametro di legalità. Ero quasi certa che il divieto di incarichi dirigenziali a soggetti lavoratori pubblici e privati in quiescenza del DL 114 del 24 giugno 2014 (testo 90) potesse essere sufficiente per scongiurare il ritorno dell'ex Presidente che, quando era in carica, non ebbe comunque vita facile.
Rinfreschiamoci la memoria.
La Procura della Repubblica rilevò nel 2000 un insanabile conflitto di interessi in seno al proc.3340 N.R., e anomalie di gestione accertate dalla Corte dei conti per aver favorito imprese a lui, direttamente o indirettamente, collegate. Quando nel 1995 venne nominato alla Presidenza dell'autorità Portuale, Cosimo Indaco era membro nel c.d.a. della Sogese s.r.l. operante tutt'oggi nell'area portuale: una volta accertato il riscontro dalla Procura della Repubblica e della Corte dei conti il conflitto di interessi e le anomalie gestionali, fece insediare il figlio Mario Francesco al suo posto e andò in pensione. In quegli anni il figlio studiava all'estero perciò il nostro “testa di legno” continuò a operare indisturbato sia come Presidente che come spedizioniere doganale per la Sogese. Ovviamente a nessuno sorgeva il dubbio che potessero esserci delle anomalie sulla rispondenza delle merci con le relative bollette; e chi poteva controllare mai possibili fatture maggiorate ed eventuali fughe di capitali all'estero?
La questione non finisce di certo qui.
Cosimo Indaco durante il suo primo mandato istruì la procedura di concessione per l'ampliamento del porto sul quale si volevano innalzare 400.000 mc di edifici in piena Playa e a filo mare per renderlo porto turistico: un progetto mai approvato dal Comune di Catania e illegittimo perché un porto commerciale non può essere contemporaneamente porto turistico, come viene ampiamente denunciato nel dossier della Commissione Nazionale Antimafia “Il Porto delle Nebbie”.
Dei lavori però sono stati realizzati all'interno dell'area portuale, ma sono assolutamente abusivi perché privi di VIA/VAS e realizzati senza aver rispettato legge 28.1.94 n.84, in cui si esige la rispondenza di tali lavori a un piano portuale confermato al prioritario interesse del PRG che, analizzando la situazione, hanno devastato la Playa e il Torrente Acquicella a causa della finta darsena traghetti in continuo insabbiamento.
Eppure diverse testate hanno trattato l'argomento, specialmente da quando l'impresa di costruzione Tecnis ha sventato il tracollo grazie all'intervento “prodigioso” del Governo Renzi che è riuscito a fare recepire una prima trance pari a 8 milioni di euro su 27 milioni da coprire per i lavori eseguiti.
Vedete, questo accade quando ci sono nomi che contano e quindi, per dovere di cronaca, uniamo i tasselli e iniziamo a vedere la faccenda ad ampio raggio.
La Tecnis è stata fondata nel 1999 da Mimmo Costanzo e Concetto Bosco. Quelli erano gli anni d'oro per l'edilizia catanese, soprattutto se si considera il grande impegno speso nel costruire l'immagine idilliaca di questi personaggi tra l'altro già vicini al Sindaco Enzo Bianco, e i cui rapporti con Cosa Nostra vennero smascherati successivamente dalla magistratura. Nell'assegnazione dei lavori nell'area portuale di Catania è stato chiaramente violato il codice etico di Confindustria che prevede il “rifiuto di ogni rapporto con organizzazioni criminali”, la “non sottomissione a qualunque forma di estorsione” e l’impegno a "denunciare ogni episodio di attività direttamente o indirettamente illegale”.
Ma rullo di tamburi! Sapete chi è stato nominato Presidente dell’Organismo di Vigilanza dal C.d.a della Tecnis? L'avv.to Antonio Fiumefreddo, ex MPA di Raffaele Lombardo, attualmente vicino a Crocetta. Incarico avvenuto a seguito della vertenza che l'azienda ha rivolto all'Autorità Portuale per il credito maturato sui lavori della darsena pari a 27 milioni di euro e per cui è stato richiesto l'intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dello stesso Governo Renzi coma sopra esposto. C'è bisogno di aggiungere altro? P.s.: A pensar male si fa peccato, ma difficilmente si sbaglia. Giusto?














