Vieni a trovarmi, nel silenzio Alle ore peggiori A tarda notte o presto, all'alba Come hai sempre fatto, di nascosto Quando sono debole E mi guardi con i tuoi occhi gelidi Mi disprezzi, mi ripudi. E mi ripeti ancora: “Hai fallito perché non sei abbastanza Perché non fai abbastanza Perché non vali quanto credi Perché sei un debole, e lo sai Lo sai da sempre ma fingi. Cùllati nei tuoi miseri progressi Sii felice dei tuoi traguardi da schiavo Ma io lo so che appena ti incespica il piede Pensi a me. Che avevo ragione.” Ti guardo, e sorrido. Ti guardo, e ti dico: “Non sono forte. Sono ostinato. Non sei mai riuscita a spezzarmi. Non mi hai nemmeno piegato. Perché ho imparato a volermi bene A essere indulgente con me stesso A concedermi di sbagliare, senza morire di sensi di colpa. Cadrò, e fallirò E mi alzerò una volta di più. Ma mai, mai ti concederò Di avermi di nuovo tra le tue grinfie. Non mi hai spezzato allora Non mi spezzerai mai. Perché è vero che non sono perfetto Che sono debole, che cado spesso Ma sono ostinato e orgoglioso E mi amo.” E urli più forte, mi graffi Ma io non ti ascolto. Ti metto alla porta E ricomincio da qui.
9 luglio 2016














