Quando mi dicono «prego» non so mai se sono davanti a persone gentili o religiose. E se mi dicono «tolgo il distur-bo» non capisco se sono difronte a un medico oppure a persone garbate (o addirittura se si tratta di religiosi gentili o medici premurosi). Non so preferire, e il dubbio resta.
La durata? Quella d'un padre, d'un figlio, d'un coniglio. Di una moglie, di un consiglio. Di un'arpa, di un dio, di una notte, di un oncologo. La durata di un arcano di un vesco-vo, di una mano. È l'alta o la bassa moria (che dipende dalla luna o dal dito che la indica). Mi chiedo: quanto vivono un consiglio, una moglie, un vescova o un oncologo? Per assurdo, quanto resistono il padre di un dio, il figlio di un coniglio, un arcano di notte, la moglie di un oncologo o la mano del vescovo a suonare l'arpa? Allora per farmi coraggio dico sempre tra me e me: dormi con l'elefante, mangia col verme, fa' l'amore con la pulce, seppellisciti con la tal-pa, ma non cantar col cigno, mai! Potrebbe essere l'ultima volta. Così anch'io prego e mi tolgo un disturbo.