Random memory #3
…965.
È incredibile che io ricordi ancora a memoria il numero di telefono del mio migliore amico delle elementari. È rimasto sepolto nel mio cervello sotto tumuli di ricordi rotti, spezzati, sbiaditi. Coperto dai detriti di una vita frettolosa, in fuga verso la versione migliore di noi stessi - bah! - ad ogni modo, sono passati più di quindici anni dall’ultima volta che io ed E. abbiamo parlato per l’ultima volta di ragazze, dei Blink182 e di come, prima o poi, avremmo fatto la storia. In mezzo alla polvere indistinta dei ricordi naufragati per sempre, invece, c’è finito il motivo per cui abbiamo smesso parlarci, so solo che coincide approssimativamente col momento in cui abbiamo smesso di telefonarci.
Le ultime cabine telefoniche, marce di piscio e tappezzate dai de profundis, venivano eradicate a poco a poco dal pianeta Terra; i telefoni fissi diventavano deliziosi soprammobili; gli schermi blu erano pronti a consacrare la nuova era del pollice opponibile. Era tutto pronto per un lungo addio.
Tu-tu-tu.
Ho provato a richiamare quel numero e dall’altra parte non c’è più nessuno. Solo un lunghissimo eco, metallico, che si mescola alla sinfonia stonata di quei 10 numeri che continua a riverberarsi dentro la mia testa, come l’urlo di una stella morta.
Ricordo ancora quella volta in cui la prof di Scienze ci disse che in realtà la luce di alcune delle stelle che vediamo è stata emessa un numero incredibile di anni fa, e che nel tempo necessario a percorrere tutti quei kilometri per arrivare al nostro occhio quei corpi celesti sarebbero diventati esanimi.






