Vincenzo aveva un'unica certezza: voleva una macchina, ma non una macchina qualsiasi, lui la macchina che voleva l'aveva già adocchiata da tempo. E quando se l'è pigliata era tutto contento perché finalmente quella era la macchina sua, era la sua macchina, e lui ci teneva assai alla macchina, tanto che ci teneva che gli aveva dato pure un nome, Giulietta si chiamava la macchina sua, e quando la presentava agli altri diceva "mamma mia dovete vedere com'è bella Giulietta mia, è una macchina perfetta e io la tengo così, come una bomboniera". Tanto che ci teneva alla macchina sua Vincenzo, che le aveva costruito pure un garage, perché siccome aveva paura che si potesse rovinare, preferiva tenerla chiusa là in maniera tale che non si rovinasse, perché quella oh era la macchina sua, era la sua macchina. Ogni tanto, certo, la domenica la portava a fare una passeggiata fuori, e quando gli amici lo vedevano lui era tutto contento che gli amici gli dicevano "Vincè, complimenti, ti sei fatto il macchinone", e lui era felicissimo, lui con Giulietta si sentiva un re perché in mezzo a tanti dubbi, in mezzo a tante ansie, in mezzo a tante incertezze, lui una certezza ce l'aveva, che quella era la macchina sua, era la sua macchina. Poi un giorno, bello e buono, la macchina ha cominciato a dare dei problemi: Vincenzo girava a destra e la macchina andava a sinistra, lui girava a sinistra e la macchina andava a destra, certe volte neanche si accendeva, lui infilava la chiave ma lei niente, e Vincenzo non ci poteva pensare, diceva "ma possibile con tutti i sacrifici che faccio così mi ringrazi". Allora ad un certo punto ha deciso di portarla dal meccanico, e il meccanico gli ha detto "Vincè vedi che le macchine sono fatte così, ogni tanto la devi fare uscire, non la tenere sempre chiusa nel garage, anzi fai una cosa, fatti un bel viaggetto e vedrai che tutto torna come prima". E allora Vincenzo ha dato retta al meccanico, se n'è andato a fare un viaggetto con Giulietta, e in effetti in quei giorni tutto sembrava tornato esattamente come prima, si accendevano pure i fari e lui era felicissimo. Poi appena tornati a casa, lui di nuovo l'aveva chiusa nel garage, e lei nel garage, la macchina, non ci voleva stare, ed erano ricominciati i problemi. Ogni tanto Vincenzo tornava a casa dal lavoro e trovava il garage aperto, che la macchina si era imparata ad aprire il garage e usciva da sola, e Vincenzo non ci poteva pensare: "ma che guaio mi doveva capitare a me, una macchina che cammina da sola", e stava uscendo pazzo. E poi, ad un certo punto, a Vincenzo un amico gli ha detto che uno del bar guidava la macchina sua quando lui era a lavoro, e a quel punto Vincenzo non ci ha visto più, ha perso la testa, è andato al bar, l'ha trovata, ha spaccato il finestrino, l'ha accesa a forza, l'ha portata in una discarica, ha preso una tanica di benzina, l'ha buttata sui sedili, ha acceso l'accendino e gli ha dato fuoco, perché se quella macchina non la poteva guidare lui, non la doveva guidare nessuno, perché quella era la macchina sua, era la sua macchina.















