Guarda qui ci sono tutti i miei punti deboli

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Guarda qui ci sono tutti i miei punti deboli

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fossi stata etero ci avrei provato a morte lol
Che peccato, soprattutto quel lol
Sono fiera di lavorare in un'azienda che crede nel cambiamento, crede nell'uguaglianza, crede nelle persone e crede nel dare uguali diritti senza discriminare nessuno.
“Verranno a chiederti del nostro amore”
Attraverso le manifestazioni viene rivolto il seguente appello a Governo e Parlamento: “L’Italia è uno dei pochi paesi europei che non prevede nessun riconoscimento giuridico per le coppie dello stesso sesso. Le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali non godono delle stesse opportunità degli altri cittadini italiani pur pagando le tasse come tutti. Una discriminazione insopportabile, priva di giustificazioni. Il desiderio di ogni genitore è che i propri figli possano crescere in un Paese in cui tutti abbiano gli stessi diritti e i medesimi doveri. Chiediamo al Governo e al Parlamento di guardare in faccia la realtà, di legiferare al più presto per fare in modo che non ci siano più discriminazioni e di approvare leggi che riconoscano la piena dignità e i pieni diritti alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, cittadini e cittadine di questo Paese. La reciproca assistenza in caso di malattia, la possibilità di decidere per il partner in caso di ricovero o di intervento sanitario urgente, il diritto di ereditare i beni del partner, la possibilità di subentrare nei contratti, la reversibilità della pensione, la condivisione degli obblighi e dei diritti del nucleo familiare, il pieno riconoscimento dei diritti per i bambini figli di due mamme o di due papà, sono solo alcuni dei diritti attualmente negati. Questioni semplici e pratiche che incidono sulla vita di milioni di persone. Noi siamo sicuri di una cosa: gli italiani e le italiane vogliono l’uguaglianza di tutte e di tutti.” Questo è l'elenco delle piazze http://www.arcigay.it/svegliatitalia/
E te lo voglio dire cosa ti posso dare un sogno e due parole senti senti senti senti sentimi io sono gioia nera e scappo per dolore io porto il malumore sono nera ma so ridere di me Mi basta solo un gesto per prendere e scappare e come un animale corro corro corro corro corro io sono gioia nera non pensare piu' a me io sono gioia nera non pensare piu' a me e ho le mie ragioni ma non le so spiegare forse non sono chiare o forse non convincono nemmeno me Ma che cos'e' l'amore ma che cos'e' il dolore disordine mentale ma speciale che comunque finira' io sono gioia nera non pensare piu' a me io sono gioia nera non pensare piu' a me

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Sono al mio ottavo giorno di dieta, durante le feste (in realtà da quasi 21 anni) ho mangiato come non ci fosse un domani e i risultati si vedono, l'ultima volta che mi sono sentita così orrenda ho perso una cosa come 15 kg quindi spero che la storia si ripeta, sono molto attenta, non sforo mai, oggi mentre andavo a lavoro, un ragazzo in macchina parlava al telefono della pizza che avrebbe ordinato questa sera: PISTACCHIO E BUFALA, quelle due parole risuonano nella mia testa da stamattina, pistacchio e bufala, pistacchio e bufala, pistacchio e bufala, ecco il primo giorno in cui sarà possibile fare uno strappo alla regola mangerò una pizza dall'impasto sottile, quasi croccante, con una base di mozzarella di bufala filante e pistacchio sbriciolato. Non sarò mai magra, mannaggia a me.
Ogni 8 di gennaio cerchiamo di passarlo insieme, anche se tu sei altrove, o ci sono io, ci incontriamo e torniamo come a quando ero piccola, facciamo infiniti giri in motorino in cui parliamo di tutto e niente. Sai, vorrei dirti tante cose ma poi non lo faccio, vorrei dirti che mi sento la tua mamma a volte, vorrei dirti che che sono gelosa del tempo che dedichi ad altre persone, vorrei dirti che mi fai ridere quando mangi i gamberi, vorrei dirti che mi piace quando sfrecciamo sotto le gallerie e mi fai aprire le braccia, vorrei dirti che mi dispiace se non riesco a dormire a casa tua perché so che ti farebbe piacere, vorrei dirti che mi capisci così bene anche se sei la persona più sbadata del mondo, vorrei dirti che la barba ti sta bene anche bianca perché sei il papà più bello del mondo, vorrei dirti grazie perché mi hai donato il verde dei tuoi occhi e perché non mi fai mancare niente, vorrei dirti un sacco di cose ma ti prego, accontentati del modo in cui ti guardo.
Ho passato tanti anni in compagnia di N, eravamo in simbiosi, pensavamo le stesse cose, bastava uno sguardo per capirci, nate lo stesso giorno, dello stesso mese, dello stesso anno, eravamo due gemelle opposte, lei era quella bella, timida, e io ero io, Federica, quella simpatica. Le stavo accanto perché in lei vedevo qualcosa a cui non potevo rinunciare, qualcosa che mi faceva male ma che doveva rimanere lì, con me, sempre, nonostante il nostro rapporto andasse man mano a rovinarsi, io non riuscivo a lasciarla andare. Con il tempo le cose che non mi andavano bene di lei si fecero sentire prepotentemente, mi faceva male al petto tenerla con me, non potevo più. Non ho mai smesso di volerle bene, ma il nostro viaggio per quanto bello, lungo e tortuoso, era arrivato al termine.
Allora facciamo che ti guardo da vicino e tu hai gli occhi chiusi, comincio a scorrere con il pollice sotto il tuo occhio, piano, comincio a contare di che colore sei ora che non dormi più, c'è il nero, poi c'è il verde, il viola c'è, il grigio anche, poi c'è un po’ di blu, e un giallo sporco. Hai gli occhi caldi e io ho i polpastrelli così freddi che sento il cuore che ti batte sotto le mie impronte digitali.
È una settimana che ho la febbre/mal di gola/testa, insomma che sono un cadavere allettato, una settimana che non vado a lavoro, che non esco, ma cosa più importante: che non faccio colazione al bar, ho scoperto questo bar anonimo vicino il mio negozio, si chiama Domi, dicono sia gestito da teste di cazzo ma non mi importa, circa tre settimane fa sono entrata e ho chiesto un cappuccino, non sono mai stata una tipa da cappuccio ma da quando il sabato faccio colazione con S, non mi basta più il caffè macchiato freddo, scelgo sempre il cappuccino quando sono con lei e allora ho fatto così: 'un cappuccino, grazie', in pochi secondi mi sono ritrovata davanti agli occhi una tazza bella grande piena di schiuma bianca, ho aperto una bustina di zucchero di canna e ho aspettato che la schiuma lo ingoiasse(quando bevevo solo caffè macchiato freddo, qualcuno mi disse che prima di mettere il latte, si doveva far sciogliere lo zucchero, solo così sarebbe stato un buon caffè zuccherato), ho cominciato a girare col cucchiaino, dopo quattro mescolate ho messo il cucchiaino in bocca, con la pancia verso il palato e la schiuma che incontrava le papille gustative sulla mia lingua, era buonissima, così ho continuato a sorseggiare quella delizia calda, dolce, e familiare che sembrava la cosa più buona avessi mai assaggiato. La prima cosa che farò quando starò bene sarà andare lì, chiedere un cappuccino, finirlo e chiederne un altro.

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otto ti chiesi il numero di telefono tu me lo desti otto, mi dicesti otto? ti chiesi otto ma è un solo numero! sì ma è solo un numero del tuo numero di telefono! sì, preferisco così, ti darò un numero alla volta finché lo avrai collezionato tutto e mi potrai chiamare e quanti singoli numeri hai nel tuo numero? sette ma il prefisso me lo darai tutto assieme? credo di sì ma tu sei pazza eh, un po’ ma quando me lo dai il prossimo? non lo so ma fai così con tutti gli uomini? no, solo con te ma quindi ci sono un sacco di uomini col tuo numero completo? eh sì ma io ti piaccio? mi sa parecchio no, senti, io non ci sto non ti voglio più vedere mi son sbagliato ciao, ti dissi io invece ti voglio ancora vedere, mi dicesti no ciao me ne vado, ti dissi se te ne vai non troverai mai più una come me che ti dà un numero alla volta, mi dicesti avevi ragione.
Ho deciso che quando avrò una casa mia, metterò in ogni cassetto una bustina di tè uguale a quella che mi hai regalato: con i petali di rosa, il tè verde e quello nero, i fiori di girasole ed osmanto, i petali di fiordaliso, le stelle di zucchero e tutto il resto, voglio sentire le stesse cose che sento adesso mentre annuso questa bustina che tengo tra le mani, mi sento fluida, la gola mi brucia, la pancia calda comincia a contrarsi, la sveglia che suona e non sveglia nessuno, rimango ferma, sento questo profumo acuto che non so descrivere, vorrei profumare così, così buona e intensa, vorrei sorprendermi sempre come faccio ogni volta che sfioro col naso questa bustina di tè, sentire ‘tutto questo’ che non so descrivere, nemmeno ci provo.
– vorrei guardarti guardarmi mentre non ti guardo – impossibile – vorrei sentirti parlare di me mentre che son lontana – non si può – vorrei che mi carezzassi nel sonno inducendomi bei sogni – fattibile – vorrei camminare con te a piedi nudi sul bagnasciuga mentre tramonta il sole – noioso – vorrei far l’amore per 7 ore consecutivamente tanto e bene – con me? – sì – magari sette ore mi stronca, ma qualcosa in meno si può fare – vorrei mi scrivessi poesie, centomila poesie d’amore tutte per me – facciamo una dozzina? – ok, vorrei mi baciassi sempre come fosse la prima volta – sì può fare – sempre? – sempre è una parola forte, facciamo spesso – vorrei mi facessi ridere, mi dicessi che sono bella, e sempre mi ci facessi sentire – bella? – sì – mi sa che lo sei – vorrei mi amassi finché morte non ci separi – nella buona e nella cattiva sorte? – certo – sei pretenziosa, femmina – sono preziosa – sacrosantissimo
Siamo in macchina, ad ogni semaforo metti una mano sulla mia gamba, tengo gli occhi chiusi, sono stanca. Mi ricordo che lo facevi anche quando ero piccola, riuscivo a dormire solo con "Ogni volta" di Venditti alla radio mentre facevamo infiniti del giri del quartiere in macchina, mi guardavi, vedevi se dormivo, se avevo gli occhi aperti sorridevi e posavi la tua mano sulla mia, era calda. Abbiamo lo stesso colore di occhi, i tuoi sono più chiari e belli, mi tenevi al caldo solo col tuo sguardo, mi piaceva addormentarmi così.
Sei quel che c'è

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Le descrizioni non mi piacciono per niente
Oggi è il primo giorno di freddo a Roma, freddo vero, quello che gela le mani e la punta del naso, che arrossa le guance e fa battere i denti. Mio padre è venuto con la macchina per portarmi a lavoro, è dolce pensare che faccia tutti quei chilometri ogni giorno per passare del tempo con me, anche se ogni tanto stiamo in silenzio, è un bel gesto. Siamo arrivati in centro, cercavamo un bar per fare colazione ma non c'erano parcheggi, la domenica mattina Roma dorme. Ci siamo ritrovati davanti a degli architetti in marmo che proteggevano dal freddo una famiglia di turisti che faceva colazione, sembravano tedeschi, ci siamo fermati in doppia fila(anche i vigili dormono la domenica mattina)avevamo troppa fame per cercare ancora, siamo entrati nel bar, non sembrava proprio un bar, era più una casa di campagna, aveva le pareti bianche, era arredato bene e le cameriere avevano il sorriso e non sapevamo di fumo, si sentiva l'odore di caffè e brioche calde(chiamarli cornetti non sarebbe stato giusto) di tutti i gusti, colori e forme, con i lamponi, le scaglie di cioccolato fondente, i pezzetti di pistacchio, c'era la torta di mele e il burro per le fette biscottate, il mio cappuccino era pieno di schiuma e mio padre sorrideva.
Lei aveva il dono del silenzio e della natura. Sapeva ascoltare i brividi che attraversano le punte degli alberi, i fremiti leggeri nelle siepi in aperta campagna, i fruscii della neve che cade leggera nel bosco. Era capace di cogliere la bellezza degli attimi sospesi nei momenti di passaggio, quando il giorno si risveglia tra la notte e l’alba. Aveva il dono di percepire la natura di fronte al primo raggio di sole, quando i sogni ammutoliscono alla luce dell’aurora e si accompagnano alla voce dei merli.