Coraline è sola in questa storia. Cammina sola mentre tira sull’asfalto nero un carretto cigolante, pieno di sogni e delusioni. Coraline ha le spalle curve e le lacrime agli occhi, non ce la fa più. Vorrebbe lasciare questa vita, ma le è troppo preziosa e non può andarsene così facilmente, non lo sopporterebbe. Nella sua testa rimbombano le urla di qualcuno che la trova. Il suo corpo distrutto, sfatto, sul fondale d’un fiume. Poi arrivano le botte e l’amore puro, devastante, enorme, della sua famiglia. Gli hanno dato tutto, ma lei non ha preso nulla. Un suono secco, qualcosa che cade. Sua madre che le lancia a terra i giocattoli perché sono in disordine. I mille pezzi per terra, le lacrime, il silenzio devastante. Coraline è sola nella sua stanza e non sa a cosa pensare. Coraline è in viaggio verso una terra lontana, sola, cerca di non scansarsi, come le hanno detto di fare, quando qualcuno allunga una mano. Corine ha paura. La mamma ha un nuovo livido sotto tutto quel trucco, ma nessuno lo nota, tranne lei. Coraline striscia con il suo carretto, sempre più piano, sull’asfalto bollente. Coraline urla, ma nessuno la sente. Coraline ha paura, perché quando qualcuno si gira nella sua direzione, vorrebbe scomparire. Coraline smette di uscire. Coraline smette di andare avanti, rimane lì, sul ciglio della strada, solo lei e il suo carretto fatto di sogni rovinati. Ci si rannicchia sotto, aspetta. Coraline ha nove anni e le campane suonano a morto, è forse colpa sua? Coraline ha dodici anni e si inginocchia a posare un fiore sulla lapide di qualcuno che già non ricorderebbe più, se non per il dolore della sua perdita. Coraline ha sedici anni quando papà le compra un pianoforte a coda per la nuova casa, così grande che non sente più le urla provenienti dalla cucina. Coraline vorrebbe cancellare il dolore di sua mamma come la musica del pianoforte fa con il silenzio. Coraline piange nel letto, di notte, terrorizzata. Coraline si odia. Coraline non esce perché le persone si girerebbero ad osservarla, quella strana creatura, e allora rimane sotto il suo carretto, insieme ai suoi demoni. Coraline urla, nella sua testa, contro se stessa. Il tempo scorre piano, e lei non ha tempo, Coraline non ha tempo, non ne ha mai avuto, non era mai abbastanza. Coraline non esce, le urlano di farlo, ma lei rimane immobile sul letto. Coraline non parla, ha smesso di sognare. Coraline non mangia, non c’è amore in lei. La sua mente urla, contro se stessa, la sua voce rimbomba tra le pareti del carretto. Coraline ha diciotto anni e tre barattoli di nutella, ormai vuoti, giacciono davanti a lei. Coraline striscia verso il bagno, un colpo di tosse, la gola brucia: sono i sensi di colpa, le lacrime salate. Coraline bestemmia, mentre l’ultima sigaretta si spegne sull’asfalto. Coraline è sola in questo viaggio. Coraline urla, ma nessuno la sente, abbandonata sul carretto, sua stessa tomba, il suo ventre materno, contenente i suoi più grandi sogni. Coraline un giorno uscirà da quell stanza, si rialzerà dall’asfalto, in piedi sul carretto, per spiccare il volo. Ma fino ad allora, tu essere umano immondo, vile accusatore, smetti di non vedere Coraline in ognuno dei tuoi compagni di viaggio, te stesso compreso.