Non saprei descrivere la nostra sorta di strana amicizia-relazione perché siamo entrambi due corpi pieni di vene contorte e pensieri impressi di sangue, complicati da capire e misteriosi l’uno con l’altra. Mi piaceva raccontarti di tutti i miei segreti ma il tuo interesse al momento era fantasticare su un colore di capelli a cui non sei mai arrivato. Litigavamo spesso, nell’ultimo periodo, per cose veramente stupide, mi dispiace dirtelo ma certe tue opinioni sono così insensate che mi viene ovvio controbattere. Questa però non era una motivazione per dirci “lasciamoci perdere” che è il contrario del “lasciamoci andare” che durante maggio mi avevi detto forte e chiaro. Non c’è stato solo sesso e gentilezza. Siamo volteggiati in un cielo di stelle ogni notte, tenendoci la mano, con le labbra attaccate ed il peso delle cose brutte che affondava nel terreno, che non toccavamo più. Un po’ come la donna cannone, ma eravamo in due a venire sparati verso il niente. Quando parlavo di te alle mie amiche o alla gente che avevo attorno nessuno sembrava particolamente esaltato, non sapevano della tua faccia o delle tue parole, per questo passavi come uno dei miei soliti. Lo so, sono un’affamata di uomini assurda, ma averti conosciuto non è stato per noia, è veramente stato un caso. Il destino ha voluto che ci aiutassimo a vicenda, ma i risultati hai visto anche tu quali sono stati. Io mi sono innamorata e non volevo solo il tuo membro, te cercavi di ignorare quello strano sentimento che provavi per me, fallendo. Dicevamo di amare altre persone ma eravamo dei grandissimi bugiardi. Di lei te ne fregava poco e niente perché io ti facevo provare sensazioni il doppio migliori e insomma, ero fantastica. Perfetta. Divertente. Intelligente. Chissà che avevo in testa quando ci siamo parlati per la prima volta. Avrei dovuto studiare ma te eri più preso dal mangiare quei pezzi di pollo mezzo secco accanto a me, ridevamo a cose stupide e mettevi su canzoni che mi piacevano. Cose che fanno tutti alla fine. Se fossimo rimasti a quella fase allora sarebbe andato tutto bene, hai deciso te di fare il grande passo, o come dico io, il grande morso. Quello che ti strappa la carne e ti fa male anche se non te ne accorgi, come droga nel caso mentre i tuoi genitori si chiedono dove sei. Fai due cose contemporaneamente e non sai quale sia la bella e quale la brutta. Una sera ho scritto al tuo amico, non rispondevi da ore. Pensavo fossi arrabbiato con me. Ma non eri arrabbiato. Non eri nemmeno felice. Eri in coma. Rivivo quel giorno come il primo di giugno, gli errori che mi urlano in faccia ed una perdita improvvisa che spezza il cuore così come il fiato. Eri lí per lí a lasciarmi per sempre, da sola nel mio cielo nero, con ancora tante questioni da risolvere. Senza nemmeno un addio perché due sere prima avevamo litigato come dei matti, giuro, ti odiavo. Piangevo perché mi facevi stare male, ma quella sera piangevo perché te galleggiavi in un altro universo. Poi però la medaglia si e girata e ha rivelato che stavi bene, forse sano e salvo. Ma allo stesso tempo tutti i tuoi sentimenti sembravano spariti come il basso in quella canzone, o peggio, come la felicità dei miei genitori. Sei svanito. Sei diventato freddo. Potevo anche morire ai tuoi piedi e ci saresti comunque passato sopra, qualcosa dovrà averti convinto che se quella sera ne hai presa una di troppo era stata tutta colpa mia. Che bastarda. Ti ho spezzato il cuore perché sono andata a letto con un altro. Come se contasse qualcosa. Sei tu che mi hai detto di essere libera, perché tanto non ci vedavamo ormai, lontani e con le menti dissolte. Tu in mezzo alle pastiglie ed io ai pianti, è finita così. Ora ti sei fidanzato con una persona che non mi sarei mai aspettata, odiavi chi è troppo normale, ma appunto parlo al passato. Sei cambiato tanto tanto. Ed io pure, ma in peggio. Non penso di avere più veramente bisogno del tuo aiuto per superare i miei problemi perché sono sempre io a cacciarmici dentro. Amala come avresti voluto amare me. Ti faccio un saluto.