Vetro di passaggio
Mi sono fermata tante volte qui,
davanti a questa vetrina,
come se il vetro sapesse riconoscermi.
Da fuori tutto scorre:
passi veloci, voci appoggiate allโaria,
ombre che arrivano e subito si sciolgono.
Il vetro le prende appena,
le tiene un istante โ
poi le lascia andare.
Anchโio sono passata cosรฌ,
almeno mille e mille volte.
Eppure qualcosa di me
qui รจ rimasto.
Non il volto preciso,
non il gesto intero,
ma un riflesso lieve,
una traccia che non sa spiegarsi.
Mi vedo ancora bambina
a sfiorare il vetro con le dita,
dopo averci alitato sopra.
Mi vedo crescere, cambiare passo,
pelle, mi vedo guardarmi,
allontanarmi senza mai davvero uscire da ciรฒ che sono.
Ogni etร ha lasciato un segno sottile,
unโeco trasparente
che il vetro trattiene senza stringere.
Anni, stagioni, attimi
sono passati davanti a questa superficie,
come luce che non si ferma.
Eppure qui โ
in questo fragile confine โ
io restano appoggiata.
Non sono piรน quella che ero,
ma qualcosa di lei
continua a guardarmi da qui.
Il vetro non trattiene il tempo,
non lo salva,
non lo ferma davvero.
Lo sfiora.
Lo ricorda appena.
E in quel poco
ci sono ancora io.














