Compiono tanti torti e fanno finta di nulla.
Fai un torto tu, se lo ricordano bene.
Che poi, cercando obiettività e sincera valutazione, i miei torti sono dei tortini.
Piccole porzioni, che io ho sempre portato sulla gobba con la schiena dritta e lo sguardo in avanti.
Perché fare del male, ma male davvero, non ne sono capace. Subirlo invece, ci sono portato.
Mantieni una dignità e vai avanti, come camminare tra rovi e intrecci di rami che ostacolano il passo. A volte, proprio quando la strada è in salita e i rovi ti strappano anche la pelle, cerchi di essere brillante e di non dare sfogo a quello che provi davvero.
Riesci a dimensionare tutto, le ingiustizie, gli affronti, le sottrazioni indebite, trovando conforto nei sorrisi e nell'appoggio di chi, prima di te, ci è passato. Dagli sguardi e dalle parole di figli che, nonostante tutto, ti vedono come un faro.
Poi i figli crescono. Comprendono certe dinamiche, cominciano a subire gli stati d'ansia che condivido con la mia vita. Vedo nei loro occhi che mi capiscono, che si chiedono se toccherà anche a loro subire quello che ho subito io. E la testa sugli esami diventa un imperativo, per crescere.
Ho perdonato, evitato gli scontri, allontanato senza troppe discussioni chi si approfittava di me. Confesso, qualche volta, in piccole parti, che per disperazione mi sono approfittato anch'io (ma con la promessa di rimediare). E quando mi sono presentato per rimediare ho trovato muri, invece di finestre con cui chiarirsi e ridare.
Oggi guardo gli occhi dei miei figli, che stanno dando peso a persone che li stanno "usando" come valvola di scarico, non più solo il padre, ma anche loro stessi. Così si chiudono nel mutismo.
Ed è a questo punto che in me scatta qualcosa da padre, che non sopporta certe ingerenze nella mia vita. E divento un leone, che scatena la sua rabbia per difendere, per raggiungere traguardi, per vendere cara la pelle.
Ma non questa sera. Questa sera vincono le gocce che mi stanno portando via, in un altro mondo, meno malefico, dove spero nello sguardo felice dei miei figli.
Scusate lo sconforto.













