è stato quando ti ho visto
ti ho guardato negli occhi
e non ci ho visto più l'amore
lì ho capito che stavo guarendo
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è stato quando ti ho visto
ti ho guardato negli occhi
e non ci ho visto più l'amore
lì ho capito che stavo guarendo

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Quando c'è il sole...il mondo delle gocce prende vita!
Il cielo, il mondo e i problemi ci cadono addosso mentre abbiamo gli occhi puntati sul cellulare.
Cogito Ergo Iperuranio
“Come stai?”
“Stanca. Di tutto, in maniera veramente eccessiva.
Si, è una stanchezza eccessiva. Un po’ serve, serve sempre. Ma quando è troppo poi ti rovina, inizia a mettere le radici. E le radici si sa, sono difficili da estirpare.
Sono stanca e vorrei con tutta me stessa non esserlo. Io quelli che fanno le guerre ad esempio non li capisco, perché le guerre non si fanno mai.
Però poi perché ce la facciamo noi? Io e te. La guerra. Proprio noi che dovremmo fare l’amore.
E in quei momenti (per quanto le guerre non vanno fatte MAI) so cosa vuol dire volere che l’altro sia uguale a te. La pensi come te. Soprattutto se l’altro è colui che ami. Soprattutto se un pensiero diverso, crea una guerra con colui che ami.
Perche, correggimi se sbaglio, l’ultima cosa che si vuole fare con colui che si ama, è la guerra.
Fanno male anche solo le piccole incomprensioni, i futili litigi, le discussioni di piccola taglia.
Figuriamoci la guerra. Quella è lunga, dura mesi e anche chi ne esce vivo ha probabilmente un arto in meno. Ferito. Dilaniato. Poi è vivo, con la riabilitazione prima o poi torna in piedi.
Ma la guerra ormai l’ha fatta. Non importa il verdetto.
E poi la guerra stanca. Mamma mia quanto stanca la guerra. Stare svegli anche quando si vorrebbe solo dormire. Stare attenti perché un solo rumore, o una sola parola detta male, potrebbe farti scoprire dall’avversario, e poi è un casino se scopre dove sei.
Stanca perché fino a ieri il tuo nemico era il tuo vicino di casa. E lo salutavi la mattina in maniera quasi religiosa. E oggi scopri che i suoi ideali vanno contro i tuoi. E lo scopri pure nella maniera peggiore possibile: vedendolo impugnare un fucile, proprio come te, ma con la canna che mira al tuo viso. Al tuo cuore.
Stanca perché ti toglie il sonno, il respiro, la ragione, la capacità di logica che non tutti hanno, ma chi ce l’ha se ne vede privato. Perché quando le armi poi iniziano a sparare, anche i colpi che non arrivano fanno paura. E la paura è la più stancante di tutte le emozioni. Non ti fa chiudere occhio. Ti fa perdere i battiti, la salute.
Io sono stanca. Stanca perché vorrei solo fare l’amore. Vorrei fare l’amore per tutte le volte che non lo abbiamo fatto, per tutte le volte che ho imaginato di sfiorarti, di danzare con te questo tango mentre il rumore dei proiettili rimbombava in sottofondo.
Voglio tornare a quando eravamo vicini. A quando ogni mattina, in modo devoto e diligente, io ti salutavo mentre tu raccoglievi il giornale dallo zerbino, e ricambiavi con adorazione quel saluto. Vorrei tornare a quando i nostri prati erano entrambi verdi, sempre pronti ad accogliere l’altro in una domenica soleggiata, mentre ora sono aridi e distrutti.
Vorrei poter cessare una guerra con lo schiocco delle dita. Vorrei poter riaprire gli occhi domani mattina, in modo calmo e non con la paura di un attacco imminente, trovarti sullo zerbino di casa, mentre raccogli il giornale, e salutarti come se non avessi mai smesso. E tu ricambieresti felicemente e in modo passionale, e io capirei che è stato tutto un brutto sogno. Un incubo. Uno di quelli che sembrano infiniti ma dal quale poi, inevitabilmente, ti sveglierai.”
rimembro quando
al calar della notte tiepida
il cielo ingrigito e tormentato
ci tenne compagnia
in notti solenni
e come amanti,
nascosti da occhi languidi,
ci tenemmo per mano
raccontandoci storie di cuore.
rimembro quando
in piena tempesta
con volti rigati
piagnemmo assieme al cielo
per sua compagnia
e per solitudine nostra.
aurorazumpano

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Non sei mica un cane!
<<Qual è una cosa che ti hanno detto e ti ha ferita?>> Chiese lui.
La ragazza sorrise nervosamente. << Una volta non stavo tanto bene, così dal nulla ho guardato mia mamma e le ho chiesto: "Mi fai due carezze?" lei seria mi guarda e mi risponde: "Non sei mica un cane!">>
Gli occhi un po' lucidi e con un sorriso tremolante la ragazza continuò. << Volevo... Solo un po' di affetto..."
Gli occhi adesso erano bagnati, la ragazza però sorrideva ancora.
<< Da quel giorno non ho più chiesto carezze e se le ricevo mi sposto, nella mia testa penso sempre: "Che sei? Un cane?"
La guardai e pensai che i ragazzi d'oggi non nascono freddi, ma lo diventano per colpa delle parole dette senza pensare alle conseguenze.
<<In realtà non ci sono rimasta poi così male, semplicemente non ero pronta...>> Una lacrima scese sulle guance della ragazza mentre quest'ultima riprese a ridere e cambiò discorso come se nulla fosse.
- Paola Zanei
Lame nella gola per strozzare ogni mia parola
@some-times-ihate-you
Una qualsiasi sera di dicembre, prima di andare a dormire, penserai a ciò che ti ha fatto stare bene: rivorrai indietro alcuni giorni, alcune voci e alcuni abbracci.
Una qualsiasi sera di dicembre capirai che a volte sprechiamo troppe energie a pensare a ciò che ci ha fatto stare male e che dovremmo combattere tutte le paure, anche quelle a cui non riusciamo a dare un nome.
Una qualsiasi sera di dicembre, come questa, penserai agli occhi di chi ha fatto sentire felice anche solo per un secondo. Ma, soprattutto, penserai a chi ti è ancora accanto nonostante tutto e capirai che la felicità non è truffa.
Una qualsiasi sera di dicembre ti addormenterai e ringrazierai te stessa per credere ancora nei tuoi sogni.