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Synology BeeDrive 2TB: il backup automatico che ti salva la vita (senza cloud) - Recensione
Ci sono gadget tecnologici che non ti aspetti di voler comprare, e poi ci sono quelli che dopo due settimane ti chiedi come hai fatto senza. Il Synology BeeDrive appartiene, per mia stessa sorpresa, alla seconda categoria. Scrivo "per mia stessa sorpresa" perché sulla carta è un prodotto che sembra superfluo: un SSD portatile con un software di backup integrato. Abbiamo già il cloud, abbiamo già gli hard disk esterni, esistono mille soluzioni per la protezione dei dati. Di cosa ha bisogno il mondo? Di un altro disco, sembrerebbe. Poi succede che passi una mattinata a cercare freneticamente una foto scattata tre anni fa in montagna — quella con la luce perfetta, quella che sai di avere da qualche parte ma non ricordi dove l'hai salvata — e in quel momento capisci il problema che Synology ha cercato di risolvere con questo dispositivo. Non è lo storage: quello lo abbiamo già tutti. È il ritrovare i file. Ecco il fulcro dell'intera proposta: la funzione AI chiamata Deep Search, che indicizza tutto localmente sul tuo computer e ti permette di cercare per contenuto, non per nome file. Scrivi "cane bianco in giardino" e trova la foto. Scrivi "contratto via Roma" e ti porta direttamente alla clausola del documento. Tutto offline. Tutto privato. Nessun abbonamento. Synology — che di solito vive nel mondo dei NAS per appassionati e professionisti — ha costruito qualcosa di più accessibile, pensato per chi non vuole un server domestico ma desidera i dati al sicuro e ritrovabili. Ho testato la versione da 2 TB per circa tre settimane. Ecco com'è andata davvero. È possibile acquistarlo su Amazon Italia e per chi vuole maggiori informazioni può consultare dnltrading. Unboxing La confezione rispecchia esattamente la filosofia di Synology: sobria, essenziale, priva di qualsiasi eccesso grafico. Una scatola in cartone grezzo con il nome del prodotto in rilievo, niente colori sgargianti, niente fotografie patinate. Aprendola si trova l'unità, un cavo USB-C / USB-C di buona qualità — la guaina ha una consistenza rinforzata, non plastica economica morbida — e un adattatore USB-C / USB-A per i computer più datati. Completa la dotazione una guida rapida che, a dire il vero, non serve quasi mai: il setup è sufficientemente intuitivo da fare in autonomia senza sfogliare nulla. La prima cosa che ho fatto — lo ammetto — è stata pesarlo in mano. Quarantatré grammi. Sul serio, meno delle chiavi di casa mia. L'ho appoggiato accanto all'iPhone per un confronto visivo: è quasi esattamente delle stesse dimensioni, quel formato quasi quadrato di 6,5 × 6,5 centimetri, spesso un centimetro e mezzo. Sta nel taschino dei jeans senza problemi, e non sto esagerando. La dotazione è sufficiente, non generosa. Chi si aspettava una custodia protettiva resterà deluso, e devo ammettere che per un dispositivo pensato per essere portato in giro, la mancanza di qualcosa che lo protegga da graffi e urti mi ha fatto storcere il naso. La superficie plastica tende ad attirare impronte e segni. Me ne sono accorto il secondo giorno, quando l'ho tirato fuori dalla borsa e presentava già un segno laterale di origine misteriosa. Niente di grave, sia chiaro, ma una semplice pochette in silicone nella confezione avrebbe fatto la differenza. Spesa irrisoria per il produttore, valore percepito decisamente più alto per chi acquista. Forse Synology ha preferito puntare sull'essenzialità totale della confezione, ma un accessorio protettivo opzionale venduto a parte sarebbe stato comunque apprezzato. Dentro la scatola c'è anche un foglietto che spiega la licenza Acronis True Image Essentials inclusa per tre anni, un dettaglio che ho scoperto solo dopo aver cercato bene tra i documenti ripiegati sotto l'unità. Design e costruzione Quadrato. Nero. Leggero. Questa è la triade che descrive il design di questa unità portatile, e non c'è molto altro da aggiungere — nel bene e nel male. La scocca è interamente in plastica nera con finitura opaca sul retro e leggermente lucida nella zona superiore dove campeggia il logo Synology in rilievo. Sotto le dita si sente solido, non floscio, ma è chiaro che dentro non c'è nulla di particolarmente massivo. Ha quel peso pluma tipico di un SSD NVMe M.2 racchiuso in un case minimale, perché è esattamente ciò che contiene. La sensazione tattile mi ha ricordato un portasapone da viaggio di buona marca: liscio, compatto, un po' anonimo. Il design non cerca di impressionare — vuole scomparire nella routine, e in quello riesce. Il LED di stato laterale — un puntino bianco vicino all'unico connettore USB-C — è discreto quanto basta. Si accende quando stai trasferendo dati, si spegne quando è inattivo. Niente lampeggi colorati, niente design ostentatamente tech. Synology ha scelto la via dell'invisibilità estetica, e per certi versi funziona: questo oggetto non dà nell'occhio, non cerca attenzione. Puoi lasciarlo collegato sulla scrivania e nessuno ci fa caso, si confonde tra cavi e post-it. Confrontandolo con il Samsung T7 Shield o con il WD My Passport SSD che utilizzo spesso per trasferire file pesanti, la forma quadrata è originale ma non particolarmente pratica per l'impugnatura. Gli SSD rettangolari si gestiscono meglio e si infilano più facilmente nelle tasche strette o negli scomparti delle borse. La forma a dischetto squadrato (con gli angoli arrotondati, per la precisione) risulta più ingombrante di quanto suggeriscano i millimetri, perché si orienta in modo strano nella tasca dei pantaloni. Ho sviluppato l'abitudine di portarlo nel taschino della giacca, dove sta meglio. Detto questo: quarantatré grammi. Non puoi lamentarti troppo di qualcosa di quarantatré grammi. Gli angoli arrotondati impediscono al dispositivo di graffiare le superfici su cui lo appoggi, e il connettore USB-C è rientrato quel tanto che basta per non sporgere pericolosamente. Nessuna certificazione IP per la resistenza ad acqua o polvere — un limite da tenere presente se pensate di portarlo in escursione o in ambienti umidi. Per l'uso che ne ho fatto io, prevalentemente scrivania e borsa, non ha mai dato problemi strutturali. Specifiche tecniche Specifica Valore Modello BDS70-2T Capacità disponibili 1 TB, 2 TB, 4 TB Interfaccia USB 3.2 Gen 2 (USB-C, 10 Gbps) Velocità lettura (dichiarata) 1.050 MB/s Velocità scrittura fino a 1.000 MB/s Filesystem exFAT (preformattato) Dimensioni 65 × 65 × 15 mm Peso 43 g Temperatura operativa 0 – 45 °C OS desktop supportati Windows 10 64-bit (1809+), Windows 11, macOS 12+ OS mobile supportati iOS 15+, Android 10+ Requisiti Deep Search (Mac) macOS 15+, Apple Silicon M1+, 16 GB RAM Requisiti Deep Search (Win) CPU i5 / Ryzen 5, NVIDIA RTX 2060+ (6 GB VRAM), 16 GB RAM Garanzia hardware 3 anni Software incluso Acronis True Image Essentials 3 anni, 1 computer Software / App companion Parliamo dell'app BeeDrive, che è il vero cuore pulsante del prodotto — più del disco fisico, più del form factor ultracompatto. BeeDrive for Desktop è disponibile direttamente sull'unità al momento dell'acquisto: basta collegare il dispositivo, aprirlo come disco esterno e avviare l'installer precaricato. Questo è un dettaglio intelligente che ho apprezzato fin da subito: niente da scaricare, niente da cercare sul sito del produttore, niente da configurare prima dell'uso. In meno di tre minuti ero operativo, con il software che girava nella barra di sistema e le prime cartelle selezionate per la protezione automatica. Su macOS con processore Apple Silicon, l'installazione richiede un passaggio aggiuntivo: bisogna abilitare manualmente le Kernel Extension nelle impostazioni di sicurezza, impostando la Security Policy su "Reduced Security". Non è complicato — Synology fornisce una guida passo passo — ma è un passaggio in più che potrebbe spiazzare chi non ha dimestichezza con le impostazioni avanzate del Mac. L'interfaccia è pulita, minimalista, nel tipico stile che gli utenti NAS Synology conoscono bene. La barra laterale espone le macrofunzioni principali: Backup del computer, Sincronizzazione file, Backup foto da SD card e drive esterni, Backup foto iCloud e, naturalmente, Deep Search. Non è un'interfaccia bellissima, devo essere onesto: graficamente è anonima, quasi austera, con toni di grigio e blu che ricordano un pannello di controllo aziendale più che un'app consumer. Ma funziona bene, è reattiva, non si blocca. Per un software di protezione dati questo conta molto più dell'estetica. Il backup è configurabile cartella per cartella: scegli cosa vuoi proteggere, clicchi avvia, e da quel momento l'app gira in background sincronizzando in tempo reale qualsiasi modifica. Non è un backup schedulato ogni ora o ogni notte — è continuo, quasi live. Se salvi un file alle 14:37, alle 14:37 è già sull'unità esterna. L'app gestisce anche il versioning: mantiene fino a cinque copie precedenti di ciascun file, configurabili nelle impostazioni avanzate dove puoi anche impostare esclusioni per estensione, dimensione massima e gestione dei file eliminati. La sezione mobile funziona via Wi-Fi attraverso un QR code generato dall'app al momento del pairing. Il telefono scannerizza, si connette, e inizia il backup automatico delle foto. Il dispositivo supporta il backup simultaneo da un massimo di cinque dispositivi mobili. Il tutto opera sulla rete locale a velocità elevata, ma funziona anche da remoto se il computer è acceso e connesso. Tre minuti di setup, poi gira da solo senza alcun intervento manuale. Ho configurato sia il mio iPhone sia un vecchio tablet Android: entrambi hanno iniziato a trasferire foto senza problemi. Deep Search ha la sua sezione dedicata, con una barra di ricerca che ricorda vagamente Spotlight su macOS. L'indicizzazione iniziale richiede tempo: nel mio caso, con circa 18.000 foto e qualche centinaio di documenti, ci sono volute quasi sei ore su un MacBook M3 Pro. Secondo i dati forniti da Synology, il sistema elabora tra le 30.000 e le 40.000 foto al giorno su un M3, e circa 100 documenti in venti-trenta minuti a seconda della complessità. Un'attesa da fare la notte, decisamente non il giovedì pomeriggio quando hai fretta di trovare quel file. Fortunatamente l'indicizzazione può essere schedulata per le ore notturne, una scelta saggia per chi lavora al computer durante il giorno e non vuole rallentamenti. L'app mobile per iOS e Android è funzionale ma non eccezionale: ti permette di consultare i file presenti sull'unità (con il computer acceso), di usare BeeDrop per il trasferimento rapido, di navigare le foto con una timeline per anno e mese, e di avviare il backup del rullino fotografico. Non dispone di Deep Search, almeno per il momento — un peccato, perché una ricerca semantica direttamente dallo smartphone sarebbe stata un'aggiunta notevole. Synology ha chiarito che l'ostacolo è tecnico: la ricerca AI richiede modelli locali che attualmente necessitano della potenza computazionale del computer collegato. Benchmark Ho eseguito AS SSD Benchmark sulla versione da 2 TB collegata via USB-C al PC, e i numeri sono stati più che soddisfacenti — anzi migliori di quanto mi aspettassi per un disco esterno in questa fascia. In lettura sequenziale il disco si è attestato a 1.058 MB/s, praticamente in linea con il dato dichiarato di 1.050 MB/s. In scrittura sequenziale ha fatto ancora meglio: 1.120 MB/s, superando le specifiche ufficiali. I numeri confermano che l'interfaccia USB 3.2 Gen 2 a 10 Gbps viene sfruttata quasi al massimo delle sue possibilità teoriche. Dove i risultati diventano meno brillanti — ma è nella natura di qualsiasi unità esterna su bus USB, non un difetto specifico di questo prodotto — è sulle operazioni casuali 4K: 36 MB/s in lettura e 71 MB/s in scrittura. Valori nella media per un disco collegato via USB, ma lontanissimi da quello che lo stesso flash farebbe su NVMe interno. Nei miei scenari di utilizzo reale non ho mai percepito questo limite: il dispositivo non è pensato per eseguire applicazioni o sistemi operativi, e i file di backup sono quasi sempre blocchi sequenziali di grandi dimensioni. I 4K a 64 thread migliorano sensibilmente la situazione — 194 MB/s in lettura e 175 MB/s in scrittura — il che conferma che il controller gestisce bene la parallelizzazione quando ci sono più operazioni contemporanee. Questo aspetto è rilevante nella fase di backup iniziale, dove l'app scrive migliaia di file in parallelo e la capacità del controller di gestire code multiple fa la differenza tra un processo fluido e uno che si impantana. I tempi di accesso sono eccellenti: 0,154 ms in lettura e 0,067 ms in scrittura. Per avere un riferimento, un HDD esterno classico sta spesso oltre i 15 ms — quasi cento volte di più. Su questi valori si percepisce una differenza tangibile nell'uso quotidiano: apertura dei file, navigazione tra cartelle, anteprima rapida delle immagini. Score complessivo AS SSD: 886. Per un disco collegato via USB è un risultato solido, in linea con i migliori portatili della categoria come il Samsung T7 e il SanDisk Extreme Pro Portable. Ma — e lo sottolineo — questi numeri contano relativamente per il caso d'uso principale. Il primo backup da 280 GB richiede comunque ore, perché il collo di bottiglia diventa la lettura dal disco sorgente e l'elaborazione dei file. Le sincronizzazioni incrementali quotidiane pesano pochi megabyte. La velocità qui è una caratteristica gradita, non il motivo per cui ha senso comprare questo prodotto. Test sul campo La prima settimana ho impiegato questa unità principalmente come sostituto del mio backup cloud. Posseggo una cartella "Documenti di lavoro" con tre anni di materiale — articoli, contratti, immagini, video brevi — che pesava in totale circa 280 GB. Ho avviato la copia protetta e sono andato a letto. La mattina dopo: completato, senza intoppi, senza file saltati, senza messaggi di errore. Il log dell'app confermava che ogni singolo elemento era stato processato. La ripresa automatica del backup quando si ricollega il dispositivo dopo averlo staccato funziona altrettanto bene: il software riprende esattamente dal punto in cui si era interrotto, senza riscansionare l'intero albero delle cartelle. Il secondo test ha riguardato BeeDrop, la funzione per trasferire file dallo smartphone all'unità in modalità wireless. Ero fuori casa con Dafne, la mia pastore svizzera bianca — stavamo facendo una passeggiata al parco sotto quel sole tiepido di fine inverno che a Roma regala giornate quasi primaverili. Avevo scattato una serie di foto che volevo avere subito sul computer per selezionarle e lavorarci. Ho aperto l'app, ho scelto BeeDrop, ho selezionato le foto. Trenta secondi dopo erano sul computer di casa, accessibili nella cartella dedicata non appena sono rientrato. Ammetto che la prima volta ho controllato due o tre volte che funzionasse davvero, perché sembrava troppo semplice per essere vero. La funzione è multipiattaforma — funziona tra Windows, Mac, iOS e Android — e questo la rende un'alternativa concreta ad AirDrop per chi vive in un ecosistema misto. Il terzo test — il più interessante — ha riguardato Deep Search. Avevo una foto specifica in mente: Anubi, il mio pastore belga nero, su uno sfondo di lavanda, scattata in estate. Non ricordavo dove l'avevo salvata, non ricordavo la data precisa, e sicuramente non l'avevo rinominata in modo sensato (era un IMG_qualcosa come tutte le altre). Ho scritto nella barra di ricerca: "cane nero su sfondo viola fiori". Due secondi di elaborazione, e la foto era lì. Corretta, al primo colpo. Ho sentito un piccolo brivido di soddisfazione, lo stesso che provi quando un trucco di magia riesce davvero. Ho testato anche la ricerca su documenti PDF. Avevo un contratto di locazione del 2021 — PDF multipagina, denso di clausole — e cercavo una sezione specifica sulla cauzione. Ho scritto "cauzione restituzione scadenza" e il motore mi ha portato direttamente alla sezione del documento, non solo al file. L'anteprima a destra mostrava esattamente il paragrafo rilevante, con le parole chiave evidenziate. Non dovevo nemmeno aprire il PDF e scorrere le pagine: il cursore era già sulla sezione giusta. Questa capacità mi ha colpito più di qualsiasi benchmark. Detto questo, ci sono state anche situazioni meno brillanti. Una sera ho cercato "tramonto Roma skyline" aspettandomi di trovare una foto specifica del luglio scorso. Il motore ha trovato foto di Roma e foto di tramonti, ma quella specifica non compariva nei primi risultati. Ho provato a riformulare la query con "cielo arancione tetti" e l'ho trovata, più in basso nella lista. Deep Search funziona per approssimazione semantica: i risultati meno rilevanti appaiono comunque, ordinati per pertinenza decrescente. La velocità di trasferimento reale? Su USB 3.2 Gen 2 da un MacBook M3 Pro ho misurato circa 830–870 MB/s in lettura durante copie di grandi file, leggermente sotto il gigabyte dichiarato ma nella norma per una connessione reale con overhead di sistema e gestione del filesystem exFAT. Per i backup incrementali quotidiani, sono numeri che non percepisci mai — il trasferimento di pochi megabyte in background è completamente invisibile, non si nota nemmeno un rallentamento del sistema. Approfondimenti Deep Search: quando la ricerca capisce quello che intendi Parliamo a fondo di questa funzione, perché è il motivo per cui ha senso guardare questo dispositivo con occhi diversi rispetto a un comune SSD portatile. Deep Search è un motore AI locale che gira direttamente sul computer — non sul cloud, non sui server di Synology, non su servizi terzi. I tuoi file non escono mai dal tuo hardware, non vengono caricati da nessuna parte, non vengono analizzati da nessun servizio esterno. Tutta l'elaborazione avviene sulla CPU o sulla GPU del tuo computer, utilizzando modelli AI installati insieme al software stesso. Il motore usa tecniche di visione artificiale per analizzare le immagini: capisce cosa c'è nella foto — oggetti, persone, animali, paesaggi — riconosce testo presente nelle immagini tramite OCR, e genera didascalie descrittive che vengono poi indicizzate. Per i documenti, analizza il contenuto testuale anche nei PDF scannerizzati, anche nelle presentazioni PowerPoint, anche nei fogli Excel. Le immagini incorporate nei documenti — diagrammi, screenshot, tabelle fotografate — vengono anch'esse processate e rese ricercabili. Quando cerchi, l'AI interpreta la tua query in linguaggio naturale e la confronta semanticamente con tutto l'indice, andando oltre la semplice corrispondenza esatta delle parole chiave. Nella pratica ho trovato che la ricerca di immagini funziona molto bene per soggetti chiari — animali, persone, paesaggi riconoscibili, oggetti domestici comuni — e meno bene per query astratte o molto specifiche. È abile nel trovare la macrocategoria, meno precisa nel disambiguare dentro alla macrocategoria quando le foto si assomigliano. Per i documenti, invece, rappresenta il punto di forza più solido del prodotto: un PDF di 40 pagine che sai di possedere ma di cui non ricordi il titolo? Descrivi il contenuto, e la ricerca trova il paragrafo esatto, portandoti direttamente alla pagina giusta nell'anteprima. C'è anche la ricerca cross-language, opzionale e disattivabile: scrivi in italiano, e il sistema trova documenti in inglese. Ho usato questa funzione un paio di volte e ha funzionato discretamente, senza particolari magie. Il formato supportato è ampio: immagini in JPG, PNG, HEIC, GIF, BMP, TIF e RAW; documenti in PDF, DOCX, PPTX, XLSX, CSV e TXT. Copre tutto quello che una persona normale accumula nel tempo sul computer. Backup automatico: la protezione che dimentichi di avere Il backup continuo è una di quelle cose che in teoria tutti vogliono attivare e in pratica nessuno fa, perché configurarlo sembra complicato e poi ci si dimentica. Questa soluzione fa esattamente quello che promette: la configuri una volta, e poi te ne scordi. Read the full article
Synology DS225+: il NAS con AI che mette al sicuro i tuoi dati - Recensione
C’era una volta il NAS. Quello che mettevi sotto la scrivania, ci buttavi dentro i backup e te ne dimenticavi per mesi. Magari ci collegavi Time Machine, oppure lo usavi come archivio foto per la famiglia. E poi, un giorno, ti accorgevi che poteva sostituire Dropbox, Google Drive, forse anche pezzi di Google Workspace. Ecco, la Synology DS225+ nasce proprio in quel punto lì, nell’intersezione tra il vecchio concetto di storage domestico e qualcosa di decisamente più ambizioso. Devo essere onesto: quando mi è arrivata in redazione, il mio primo pensiero è stato «ancora un refresh della DS224+?». Perché sì, parliamoci chiaro, dal punto di vista hardware siamo di fronte a un aggiornamento conservativo. Stesso processore Intel Celeron J4125, stessa base da 2 GB di RAM. La novità grossa, almeno sulla carta, è la porta 2.5GbE. Ma la vera sorpresa è arrivata dopo, quando ho iniziato a esplorare il lato software. Synology ha fatto un lavoro enorme sulla Office Suite con l’integrazione dell’intelligenza artificiale, e onestamente è lì che questo piccolo NAS a due baie guadagna senso nel 2025. A chi si rivolge? Professionisti che lavorano da casa, micro-team, liberi professionisti, chiunque sia stanco di pagare abbonamenti mensili a Google o Microsoft per avere documenti condivisi e posta elettronica. Ma anche a chi vuole semplicemente un backup serio senza affidarsi al cloud di qualcun altro. Il concetto è semplice: i tuoi dati, a casa tua, sotto il tuo controllo. Nel panorama del 2025, dove ogni servizio SaaS aumenta i prezzi e riduce lo spazio gratuito (Google Workspace per le scuole che taglia lo storage illimitato, Microsoft che rivede i piani Education), l’idea di avere un’infrastruttura propria torna a fare gola. Ma di questo parlo tra poco. Attualmente può essere acquistato su Amazon Italia e per chi vuole maggiori informazioni può consultare dnltrading. Unboxing e prime impressioni La scatola Synology è la solita: cartone spesso, interno in polistirolo sagomato, zero fronzoli estetici. Niente packaging premium da instagrammare, niente bigliettini di benvenuto o adesivi brandizzati come fanno certi brand. Dentro ci trovi il NAS, l’alimentatore esterno (compatto, per fortuna, non il solito mattone che pesa quanto il dispositivo), due cavi RJ-45, un sacchettino con le viti per i dischi da 2.5 pollici e la guida rapida. Fine. La dotazione è essenziale, ma non è che mi aspettassi chissà cosa. L’unità che ho in prova è arrivata con due dischi Synology HAT3300-2T da 2 TB (che mi sono stati inviati da Synology e quindi non inclusi), quindi ho potuto accenderla e partire quasi subito. Il primo impatto tattile è buono: la plastica è opaca, non si graffia facilmente, e il peso contenuto ti fa capire che è pensata per stare su una mensola o sotto un monitor senza dare fastidio. All’accensione niente ventole impazzite, niente LED accecanti. Il LED di stato fa un blu tenue che non disturba nemmeno di notte. Sobrio. Mi piace. Un appunto sull’alimentatore: è esterno, il che significa che se devi portare il NAS in un altro ufficio devi ricordarti anche quello. Avrei preferito un alimentatore integrato, ma capisco che su un dispositivo così compatto sarebbe stato complicato gestire la dissipazione termica. Mah, vabbè. Design e costruzione Se hai mai visto una DS224+, sai già com’è fatta. Il design è identico — e dico proprio identico, senza esagerare. Stessa scocca nera opaca, stessi slot per i dischi con il meccanismo a slitta senza viti per i 3.5 pollici (che funziona bene, non è il solito giochetto traballante che ti fa temere di spezzare qualcosa). L’unico modo per distinguerla è guardare l’etichetta sul fondo. Dimensioni compatte: 165 × 108 × 232,2 mm, circa come un libro grosso. Pesa poco più di un chilo senza dischi. Sul retro trovi la ventola da 92 mm, le due porte di rete (una 2.5GbE, una Gigabit — e qui bisogna fare attenzione a quale si usa, perché non sono intercambiabili), due USB 3.2 Gen 1 Type-A e il connettore di alimentazione. La porta USB-C che alcuni speravano di vedere? Assente, almeno come connettività generica. Il sistema di raffreddamento è silenzioso sul serio. In un ambiente tranquillo la senti appena, e durante l’ibernazione dei dischi è praticamente muta. Meno di 20 dB dichiarati, e nella mia esperienza mi sembrano credibili. L’ho tenuta accesa a fianco del monitor per due settimane e dopo il secondo giorno non ci facevo più caso. Dafne ci ha dormito vicino senza scomporsi, il che è la mia unità di misura personale per la silenziosità. Specifiche tecniche Specifica Valore Processore Intel Celeron J4125 quad-core, 2.0 GHz (burst 2.7 GHz) Architettura 64-bit, Gemini Lake Refresh (14 nm) RAM 2 GB DDR4 non-ECC (espandibile a 6 GB) Baie disco 2x 3.5” SATA / 2.5” SATA Capacità massima raw 40 TB (2x 20 TB) RAID supportati SHR, RAID 0, RAID 1, JBOD, Basic File system Btrfs, ext4 Rete 1x 2.5GbE RJ-45 + 1x 1GbE RJ-45 USB 2x USB 3.2 Gen 1 Type-A Crittografia hardware Sì (AES-NI) Consumo 16,98 W in uso / 6,08 W in ibernazione HDD Rumorosità < 20 dB(A) Dimensioni 165 × 108 × 232,2 mm Peso 1,30 kg (senza dischi) Sistema operativo DiskStation Manager (DSM) 7.3.2 Garanzia 3 anni (estendibile a 5) Hardware e componentistica Ok, parliamo dell’elefante nella stanza: il processore. È lo stesso J4125 che Synology usa dal 2020. Quad-core, architettura Gemini Lake Refresh a 14 nanometri, con un burst a 2.7 GHz che nella pratica vedi raramente. È datato? Sì, su questo non ci sono dubbi. Fa il suo lavoro? Anche. Per le operazioni tipiche di un NAS a due baie — backup, condivisione file, sincronizzazione — va più che bene. Se però inizi a caricarci sopra Docker, Surveillance Station, un server di posta e magari ci aggiungi pure le funzioni AI, le cose si complicano in fretta. Nei miei test, con MailPlus e Office attivi contemporaneamente, la CPU toccava il 60-70% senza fare nulla di particolarmente impegnativo. La RAM da 2 GB è il vero punto debole. Stavo per scrivere che è sufficiente, ma ripensandoci… no. Nel 2025, con DSM che diventa sempre più ricco di pacchetti e l’AI Console che richiede risorse, partire con 2 giga è un po’ tirato. Il mio consiglio spassionato: ordinate subito il modulo D4NS01-4G da 4 GB e portatela a 6. Costa una trentina di euro e cambia molto nella fluidità generale, soprattutto se avete intenzione di usare più pacchetti in contemporanea. La de-identification dell’AI Console richiede almeno 8 GB di RAM — che qui non si possono raggiungere dato il tetto massimo di 6 GB. Ci torno dopo, perché è un punto importante. La connettività 2.5GbE è la novità hardware più significativa, e devo dire che si sente. Nei miei test con i due dischi HAT3300 in configurazione SHR ho visto velocità di trasferimento reali intorno ai 280 MB/s in lettura sequenziale e 260 MB/s in scrittura, un bel salto rispetto al limite del Gigabit della generazione precedente. Con file grandi il vantaggio è evidente; con tanti file piccoli la differenza si assottiglia perché il collo di bottiglia diventa il processore. Serve ovviamente uno switch o un router compatibile 2.5GbE — il Deco BE25 che uso a casa lo supporta, quindi non ho dovuto cambiare nulla. Un dettaglio che non tutti sanno: solo una delle due porte è 2.5GbE. L’altra resta a 1 Gigabit. Puoi usarle in link aggregation o failover, ma non avrai 5 Gbps combinati. È un limite che su un modello entry-level ci può stare, ma vale la pena saperlo prima dell’acquisto. DSM e l’ecosistema software DiskStation Manager resta il vero asso nella manica di Synology, e lo dico senza troppi giri di parole: è il sistema operativo per NAS più maturo e completo sul mercato. Lo uso da anni su diversi modelli e ogni volta che provo un NAS di un’altra marca mi rendo conto di quanto DSM sia avanti. L’interfaccia web è reattiva, il Pannello di controllo è organizzato in modo logico (Condivisione file, Connettività, Sistema, Servizi — tutto dove te lo aspetti), e il Package Center ha un catalogo che fa impressione per varietà e qualità. La configurazione iniziale è questione di minuti. Colleghi il cavo di rete, vai su find.synology.com dal browser, segui la procedura guidata e in meno di dieci minuti hai DSM installato, lo Storage Pool creato e sei pronto a lavorare. Con i due dischi da 2 TB in SHR (Synology Hybrid RAID, che in pratica con due dischi equivale a un RAID 1) il sistema mi ha dato 1.8 TB utilizzabili — il resto se ne va in ridondanza e overhead del file system Btrfs. Ho scelto Btrfs per gli snapshot, la protezione dall’integrità dei dati e il multiversioning, e a distanza di due settimane posso dire che non me ne sono pentito. Quello che mi ha colpito, e che colpisce ogni volta, è la pulizia dell’esperienza. Non c’è quel senso di «software enterprise calato nel consumer» che a volte si percepisce con altri brand, dove sembra di stare dentro un pannello di controllo pensato per un datacenter. DSM è progettato per essere usato anche da chi non è un sysadmin, e si vede dai dettagli: le notifiche sono chiare, le procedure guidate spiegano cosa stanno facendo, i messaggi di errore sono comprensibili. Anche la gestione dello Storage Pool è trasparente: vedi a colpo d’occhio lo stato di salute dei dischi, il tipo di RAID, la capacità usata e quella libera, la pulizia dati (data scrubbing) programmabile. Tutto ordinato, tutto dove te lo aspetti. Test sul campo Ammetto che la parte di testing che mi ha preso più tempo non è stata quella classica — velocità di trasferimento, consumi, rumore — ma quella legata alla suite di produttività e alle funzioni AI. Perché è lì che il NAS cerca di differenziarsi, ed è lì che l’ho messo alla prova davvero. La prima settimana l’ho usato come NAS tradizionale: backup dei MacBook via Synology Drive Client, configurazione di Time Machine che ha funzionato come un orologio svizzero, test delle app mobile DS File e Synology Photos. Tutto liscio, tutto prevedibile nel senso buono. Dal terzo giorno ho cominciato a installare i pacchetti della suite Office. Synology Office, MailPlus Server, MailPlus Client, Synology Drive (che è il prerequisito per tutto il resto), Calendar, ChatPlus. L’installazione dei pacchetti dal Package Center è immediata: cerchi, clicchi, aspetti qualche secondo. In venti minuti avevo su tutta la suite. Ho creato qualche documento di prova, un foglio di calcolo per tenere traccia delle spese del mese, una presentazione basilare. L’editor di testo mi ha sorpreso: non è Google Docs, sia chiaro, e certi limiti li vedi — le opzioni di formattazione sono più ridotte, i template sono pochi, la gestione delle immagini inline è un po’ grezza. Ma per il 90% delle cose che faccio nel quotidiano — scrivere bozze di articoli, prendere appunti strutturati, condividere documenti con i colleghi — funziona. La collaborazione in tempo reale c’è e funziona bene con due-tre utenti simultanei, con i cursori colorati che si muovono, i commenti laterali, la cronologia delle versioni consultabile. Un test che mi interessava particolarmente era quello delle prestazioni di rete reali. Ho trasferito un archivio da 15 GB dal MacBook al NAS via 2.5GbE e il trasferimento si è completato in poco meno di un minuto, con velocità stabili intorno ai 275 MB/s. Provando lo stesso trasferimento sulla porta Gigabit, il tempo è quasi triplicato. La differenza è reale e percepibile nel quotidiano, soprattutto quando lavori con file pesanti come video o archivi fotografici RAW. Ho provato anche la sincronizzazione selettiva di Synology Drive con la cartella dei progetti: circa duemila file tra documenti, immagini e fogli di calcolo. La sincronizzazione iniziale ha richiesto poco più di un’ora, le successive erano istantanee perché il client monitora solo i cambiamenti. Buona, anche se il client desktop su macOS ogni tanto si prende qualche secondo di troppo per aggiornarsi. Ho testato anche Synology Photos, che ha sostituito il vecchio Moments. Per chi cerca un’alternativa a Google Foto senza abbonamenti, funziona bene: il riconoscimento facciale è accurato (ci mette un po’ a processare la libreria iniziale, questo sì, ma poi va spedito), la condivisione degli album è comoda, e l’app mobile è decente anche se non brillantissima nel design. Il backup automatico delle foto dallo smartphone funziona senza intoppi: l’ho lasciato andare per una settimana e ha caricato tutto senza perdere un colpo. Non sarà elegante come l’interfaccia di Apple Foto, ma fa quello che deve fare senza mandarti pubblicità e senza analizzare i tuoi scatti per addestrare modelli AI di qualcun altro. E nel 2025, questo ha un valore. Sul serio. Ho dedicato qualche giorno anche a testare Active Backup for Business, configurando il backup automatico di due notebook (un MacBook Pro e un ThinkPad con Linux). La procedura di setup è guidata e relativamente indolore, e la cosa bella è che non servono licenze aggiuntive. Backup incrementali, compressione, deduplicazione. Tutto incluso. Se pensi a quanto costa un servizio equivalente in cloud per due o tre macchine, l’investimento nel NAS si ripaga in un anno, forse meno. Una sera, verso le undici, dopo aver messo Dafne e Anubi a cuccia, ho deciso di configurare l’AI Console per curiosità. Ho aperto il Package Center, installato il pacchetto (disponibile nella sezione beta), e mi sono ritrovato davanti a un’interfaccia pulita che mi chiedeva di scegliere un provider AI. Ho inserito la mia chiave API OpenAI, selezionato GPT-5.2 come modello generativo (la lista dei modelli supportati include anche GPT-5, GPT-5-mini, GPT-4.1, GPT-4.1-mini e GPT-4o), e ho abilitato l’AI sia per MailPlus che per Synology Office. Tempo totale di configurazione: forse cinque minuti, inclusa la verifica della chiave. E la mattina dopo, quando ho aperto un documento in Office, c’era il pulsante dell’assistente AI. Lì. Nel mio NAS. Sul mio server privato. Che dire? Mica male. Approfondimenti Synology Office Suite: l’alternativa che non ti aspetti Facciamo un passo indietro. La suite di produttività di Synology esiste da dieci anni — il primo lancio risale al 2015 con Spreadsheet, poi ampliata con documenti e slide nel contesto di DSM 6.0. Ma solo negli ultimi due anni ha raggiunto una maturità tale da poter essere presa sul serio come alternativa a Google Workspace o Microsoft 365. E il bello è che non costa nulla. Zero abbonamenti, zero canoni mensili, zero costi per utente. Installi i pacchetti dal Package Center e sei operativo. Fino a quando il NAS resta acceso, la tua suite office funziona. Synology Office include documenti, fogli di calcolo e presentazioni, tutto utilizzabile via browser da qualsiasi dispositivo. L’interfaccia è pulita, non sovraccarica, e risponde bene anche su connessioni non rapidissime perché il rendering è lato server. La collaborazione in tempo reale funziona davvero: più utenti possono lavorare sullo stesso file contemporaneamente, con evidenziazione dei cursori, commenti nei margini, menzioni con la chiocciola e cronologia delle versioni. Il multiversioning protegge da errori e cancellazioni accidentali — puoi tornare indietro a qualsiasi versione precedente con un paio di clic. I fogli di calcolo hanno pivot table, formule avanzate (ne supportano centinaia) e importazione da file Excel. Non siamo al livello di Google Sheets per quanto riguarda le integrazioni con servizi esterni, ma per l’uso quotidiano di un piccolo team — budget, tracking, inventari, reportistica — ci siamo. Le presentazioni sono la parte più debole: funzionano, ma le opzioni di design sono limitate e non aspettarti effetti da Keynote o PowerPoint. Per un pitch o una riunione interna vanno bene; per una presentazione a un cliente importante, meglio esportare e rifinire altrove. Ora, la domanda vera è: può davvero sostituire Workspace? Per un team di cinque-sei persone che usa documenti e fogli di calcolo in modo standard, sì. Con l’aggiunta dell’AI, il gap si riduce ulteriormente. Per un’azienda con cinquanta dipendenti e workflow complessi, probabilmente no. Ma per quel target, Synology non è la scelta giusta comunque. AI Console: il cervello che scegli tu Ecco, questo è il pezzo forte. Arriviamo al dunque. La Synology AI Console è un pacchetto che si installa dal Package Center (al momento ancora in beta, ma già perfettamente funzionante nella mia esperienza) e che funge da ponte tra il NAS e i provider AI esterni. La cosa intelligente è che non sei vincolato a un solo fornitore: puoi collegare OpenAI, Azure OpenAI, Amazon Bedrock, Google AI Studio, Google Vertex AI, Baidu AI Cloud, oppure — dalla versione 1.2 — qualsiasi provider compatibile con le API OpenAI. Questo significa anche modelli self-hosted su un server locale, il che apre scenari interessanti per chi vuole tutto in casa. La configurazione è disarmante per quanto è semplice. Inserisci un nome per l’integrazione, scegli il provider dal menù a tendina, incolla la chiave API, seleziona il modello generativo dalla lista e premi «Verifica e Salva». Nel mio caso ho usato OpenAI con GPT-5.2 e in meno di un minuto ero operativo. Poi vai nelle impostazioni e assegni l’integrazione ai singoli pacchetti: abiliti l’AI per MailPlus, per Office, puoi escludere gruppi o utenti specifici. Il punto è questo: Synology non processa nulla. Non fa da intermediario, non conserva nulla, non tocca i tuoi dati. Le chiavi API restano memorizzate localmente sul NAS, le richieste partono direttamente dal dispositivo verso il provider scelto, senza transitare per alcun server di Synology. E l’AI entra in azione solo quando l’utente la invoca esplicitamente — niente analisi automatiche in background, niente invii silenziosi di dati. Per chi ha a cuore la privacy, e nel 2025 dovremmo averla a cuore tutti, è un approccio estremamente sensato. AI dentro Office: scrivere, correggere, tradurre Una volta configurata l’AI Console, aprire un documento in Synology Office e ritrovarsi con un assistente AI integrato è un’esperienza curiosa. Un po’ surreale, a dirla tutta: il tuo NAS sotto la scrivania che ti aiuta a scrivere. Ma funziona. Puoi chiedere all’AI di riscrivere un paragrafo, renderlo più formale o più colloquiale, accorciarlo, allungarlo, correggere la grammatica, generare un outline a partire da un’idea. Puoi tradurre l’intero documento in un’altra lingua con un singolo clic — e per chi lavora con clienti internazionali questo è un game changer. Nei fogli di calcolo la magia succede con le formule. Puoi descrivere a parole cosa vuoi ottenere e l’AI genera la formula corretta. «Calcola la media dei valori nella colonna B dove la colonna A contiene Roma» — e ti restituisce la AVERAGEIF o la SUMPRODUCT giusta. L’ho provata con formule progressivamente più complesse e il tasso di successo è stato sorprendentemente alto, almeno con GPT-5.2 come modello sottostante. Ma la funzione più interessante, quella che secondo me giustifica davvero l’integrazione AI, è la capacità di referenziare i file archiviati su Synology Drive. L’assistente può attingere ai documenti presenti sul tuo NAS per generare risposte contestualizzate. Se gli chiedi di preparare un riassunto di un progetto e hai i file relativi sul Drive, li usa come contesto per la risposta. Non è magia, è RAG fatto bene — Retrieval-Augmented Generation, per chi mastica il gergo — ma nel tuo cloud privato. Il fatto che i tuoi documenti non escano dal NAS (a parte il testo inviato al provider AI per l’elaborazione) è un vantaggio concreto rispetto a caricare tutto su ChatGPT. MailPlus e l’AI per la posta elettronica MailPlus è il client di posta integrato nel NAS, e con l’aggiornamento AI ha ricevuto parecchie funzioni nuove. Riassunto automatico dei thread lunghi (quelli da venti risposte dove perdi mezz’ora a scrollare per capire di cosa si parla), suggerimenti di follow-up intelligenti, risposte rapide contestuali generate con un clic. Read the full article
Synology DS225+: il NAS con AI che mette al sicuro i tuoi dati - Recensione
C’era una volta il NAS. Quello che mettevi sotto la scrivania, ci buttavi dentro i backup e te ne dimenticavi per mesi. Magari ci collegavi Time Machine, oppure lo usavi come archivio foto per la famiglia. E poi, un giorno, ti accorgevi che poteva sostituire Dropbox, Google Drive, forse anche pezzi di Google Workspace. Ecco, la Synology DS225+ nasce proprio in quel punto lì, nell’intersezione tra il vecchio concetto di storage domestico e qualcosa di decisamente più ambizioso. Devo essere onesto: quando mi è arrivata in redazione, il mio primo pensiero è stato «ancora un refresh della DS224+?». Perché sì, parliamoci chiaro, dal punto di vista hardware siamo di fronte a un aggiornamento conservativo. Stesso processore Intel Celeron J4125, stessa base da 2 GB di RAM. La novità grossa, almeno sulla carta, è la porta 2.5GbE. Ma la vera sorpresa è arrivata dopo, quando ho iniziato a esplorare il lato software. Synology ha fatto un lavoro enorme sulla Office Suite con l’integrazione dell’intelligenza artificiale, e onestamente è lì che questo piccolo NAS a due baie guadagna senso nel 2025. A chi si rivolge? Professionisti che lavorano da casa, micro-team, liberi professionisti, chiunque sia stanco di pagare abbonamenti mensili a Google o Microsoft per avere documenti condivisi e posta elettronica. Ma anche a chi vuole semplicemente un backup serio senza affidarsi al cloud di qualcun altro. Il concetto è semplice: i tuoi dati, a casa tua, sotto il tuo controllo. Nel panorama del 2025, dove ogni servizio SaaS aumenta i prezzi e riduce lo spazio gratuito (Google Workspace per le scuole che taglia lo storage illimitato, Microsoft che rivede i piani Education), l’idea di avere un’infrastruttura propria torna a fare gola. Ma di questo parlo tra poco. Attualmente può essere acquistato su Amazon Italia e per chi vuole maggiori informazioni può consultare dnltrading. Unboxing e prime impressioni La scatola Synology è la solita: cartone spesso, interno in polistirolo sagomato, zero fronzoli estetici. Niente packaging premium da instagrammare, niente bigliettini di benvenuto o adesivi brandizzati come fanno certi brand. Dentro ci trovi il NAS, l’alimentatore esterno (compatto, per fortuna, non il solito mattone che pesa quanto il dispositivo), due cavi RJ-45, un sacchettino con le viti per i dischi da 2.5 pollici e la guida rapida. Fine. La dotazione è essenziale, ma non è che mi aspettassi chissà cosa. L’unità che ho in prova è arrivata con due dischi Synology HAT3300-2T da 2 TB (che mi sono stati inviati da Synology e quindi non inclusi), quindi ho potuto accenderla e partire quasi subito. Il primo impatto tattile è buono: la plastica è opaca, non si graffia facilmente, e il peso contenuto ti fa capire che è pensata per stare su una mensola o sotto un monitor senza dare fastidio. All’accensione niente ventole impazzite, niente LED accecanti. Il LED di stato fa un blu tenue che non disturba nemmeno di notte. Sobrio. Mi piace. Un appunto sull’alimentatore: è esterno, il che significa che se devi portare il NAS in un altro ufficio devi ricordarti anche quello. Avrei preferito un alimentatore integrato, ma capisco che su un dispositivo così compatto sarebbe stato complicato gestire la dissipazione termica. Mah, vabbè. Design e costruzione Se hai mai visto una DS224+, sai già com’è fatta. Il design è identico — e dico proprio identico, senza esagerare. Stessa scocca nera opaca, stessi slot per i dischi con il meccanismo a slitta senza viti per i 3.5 pollici (che funziona bene, non è il solito giochetto traballante che ti fa temere di spezzare qualcosa). L’unico modo per distinguerla è guardare l’etichetta sul fondo. Dimensioni compatte: 165 × 108 × 232,2 mm, circa come un libro grosso. Pesa poco più di un chilo senza dischi. Sul retro trovi la ventola da 92 mm, le due porte di rete (una 2.5GbE, una Gigabit — e qui bisogna fare attenzione a quale si usa, perché non sono intercambiabili), due USB 3.2 Gen 1 Type-A e il connettore di alimentazione. La porta USB-C che alcuni speravano di vedere? Assente, almeno come connettività generica. Il sistema di raffreddamento è silenzioso sul serio. In un ambiente tranquillo la senti appena, e durante l’ibernazione dei dischi è praticamente muta. Meno di 20 dB dichiarati, e nella mia esperienza mi sembrano credibili. L’ho tenuta accesa a fianco del monitor per due settimane e dopo il secondo giorno non ci facevo più caso. Dafne ci ha dormito vicino senza scomporsi, il che è la mia unità di misura personale per la silenziosità. Specifiche tecniche Specifica Valore Processore Intel Celeron J4125 quad-core, 2.0 GHz (burst 2.7 GHz) Architettura 64-bit, Gemini Lake Refresh (14 nm) RAM 2 GB DDR4 non-ECC (espandibile a 6 GB) Baie disco 2x 3.5” SATA / 2.5” SATA Capacità massima raw 40 TB (2x 20 TB) RAID supportati SHR, RAID 0, RAID 1, JBOD, Basic File system Btrfs, ext4 Rete 1x 2.5GbE RJ-45 + 1x 1GbE RJ-45 USB 2x USB 3.2 Gen 1 Type-A Crittografia hardware Sì (AES-NI) Consumo 16,98 W in uso / 6,08 W in ibernazione HDD Rumorosità < 20 dB(A) Dimensioni 165 × 108 × 232,2 mm Peso 1,30 kg (senza dischi) Sistema operativo DiskStation Manager (DSM) 7.3.2 Garanzia 3 anni (estendibile a 5) Hardware e componentistica Ok, parliamo dell’elefante nella stanza: il processore. È lo stesso J4125 che Synology usa dal 2020. Quad-core, architettura Gemini Lake Refresh a 14 nanometri, con un burst a 2.7 GHz che nella pratica vedi raramente. È datato? Sì, su questo non ci sono dubbi. Fa il suo lavoro? Anche. Per le operazioni tipiche di un NAS a due baie — backup, condivisione file, sincronizzazione — va più che bene. Se però inizi a caricarci sopra Docker, Surveillance Station, un server di posta e magari ci aggiungi pure le funzioni AI, le cose si complicano in fretta. Nei miei test, con MailPlus e Office attivi contemporaneamente, la CPU toccava il 60-70% senza fare nulla di particolarmente impegnativo. La RAM da 2 GB è il vero punto debole. Stavo per scrivere che è sufficiente, ma ripensandoci… no. Nel 2025, con DSM che diventa sempre più ricco di pacchetti e l’AI Console che richiede risorse, partire con 2 giga è un po’ tirato. Il mio consiglio spassionato: ordinate subito il modulo D4NS01-4G da 4 GB e portatela a 6. Costa una trentina di euro e cambia molto nella fluidità generale, soprattutto se avete intenzione di usare più pacchetti in contemporanea. La de-identification dell’AI Console richiede almeno 8 GB di RAM — che qui non si possono raggiungere dato il tetto massimo di 6 GB. Ci torno dopo, perché è un punto importante. La connettività 2.5GbE è la novità hardware più significativa, e devo dire che si sente. Nei miei test con i due dischi HAT3300 in configurazione SHR ho visto velocità di trasferimento reali intorno ai 280 MB/s in lettura sequenziale e 260 MB/s in scrittura, un bel salto rispetto al limite del Gigabit della generazione precedente. Con file grandi il vantaggio è evidente; con tanti file piccoli la differenza si assottiglia perché il collo di bottiglia diventa il processore. Serve ovviamente uno switch o un router compatibile 2.5GbE — il Deco BE25 che uso a casa lo supporta, quindi non ho dovuto cambiare nulla. Un dettaglio che non tutti sanno: solo una delle due porte è 2.5GbE. L’altra resta a 1 Gigabit. Puoi usarle in link aggregation o failover, ma non avrai 5 Gbps combinati. È un limite che su un modello entry-level ci può stare, ma vale la pena saperlo prima dell’acquisto. DSM e l’ecosistema software DiskStation Manager resta il vero asso nella manica di Synology, e lo dico senza troppi giri di parole: è il sistema operativo per NAS più maturo e completo sul mercato. Lo uso da anni su diversi modelli e ogni volta che provo un NAS di un’altra marca mi rendo conto di quanto DSM sia avanti. L’interfaccia web è reattiva, il Pannello di controllo è organizzato in modo logico (Condivisione file, Connettività, Sistema, Servizi — tutto dove te lo aspetti), e il Package Center ha un catalogo che fa impressione per varietà e qualità. La configurazione iniziale è questione di minuti. Colleghi il cavo di rete, vai su find.synology.com dal browser, segui la procedura guidata e in meno di dieci minuti hai DSM installato, lo Storage Pool creato e sei pronto a lavorare. Con i due dischi da 2 TB in SHR (Synology Hybrid RAID, che in pratica con due dischi equivale a un RAID 1) il sistema mi ha dato 1.8 TB utilizzabili — il resto se ne va in ridondanza e overhead del file system Btrfs. Ho scelto Btrfs per gli snapshot, la protezione dall’integrità dei dati e il multiversioning, e a distanza di due settimane posso dire che non me ne sono pentito. Quello che mi ha colpito, e che colpisce ogni volta, è la pulizia dell’esperienza. Non c’è quel senso di «software enterprise calato nel consumer» che a volte si percepisce con altri brand, dove sembra di stare dentro un pannello di controllo pensato per un datacenter. DSM è progettato per essere usato anche da chi non è un sysadmin, e si vede dai dettagli: le notifiche sono chiare, le procedure guidate spiegano cosa stanno facendo, i messaggi di errore sono comprensibili. Anche la gestione dello Storage Pool è trasparente: vedi a colpo d’occhio lo stato di salute dei dischi, il tipo di RAID, la capacità usata e quella libera, la pulizia dati (data scrubbing) programmabile. Tutto ordinato, tutto dove te lo aspetti. Test sul campo Ammetto che la parte di testing che mi ha preso più tempo non è stata quella classica — velocità di trasferimento, consumi, rumore — ma quella legata alla suite di produttività e alle funzioni AI. Perché è lì che il NAS cerca di differenziarsi, ed è lì che l’ho messo alla prova davvero. La prima settimana l’ho usato come NAS tradizionale: backup dei MacBook via Synology Drive Client, configurazione di Time Machine che ha funzionato come un orologio svizzero, test delle app mobile DS File e Synology Photos. Tutto liscio, tutto prevedibile nel senso buono. Dal terzo giorno ho cominciato a installare i pacchetti della suite Office. Synology Office, MailPlus Server, MailPlus Client, Synology Drive (che è il prerequisito per tutto il resto), Calendar, ChatPlus. L’installazione dei pacchetti dal Package Center è immediata: cerchi, clicchi, aspetti qualche secondo. In venti minuti avevo su tutta la suite. Ho creato qualche documento di prova, un foglio di calcolo per tenere traccia delle spese del mese, una presentazione basilare. L’editor di testo mi ha sorpreso: non è Google Docs, sia chiaro, e certi limiti li vedi — le opzioni di formattazione sono più ridotte, i template sono pochi, la gestione delle immagini inline è un po’ grezza. Ma per il 90% delle cose che faccio nel quotidiano — scrivere bozze di articoli, prendere appunti strutturati, condividere documenti con i colleghi — funziona. La collaborazione in tempo reale c’è e funziona bene con due-tre utenti simultanei, con i cursori colorati che si muovono, i commenti laterali, la cronologia delle versioni consultabile. Un test che mi interessava particolarmente era quello delle prestazioni di rete reali. Ho trasferito un archivio da 15 GB dal MacBook al NAS via 2.5GbE e il trasferimento si è completato in poco meno di un minuto, con velocità stabili intorno ai 275 MB/s. Provando lo stesso trasferimento sulla porta Gigabit, il tempo è quasi triplicato. La differenza è reale e percepibile nel quotidiano, soprattutto quando lavori con file pesanti come video o archivi fotografici RAW. Ho provato anche la sincronizzazione selettiva di Synology Drive con la cartella dei progetti: circa duemila file tra documenti, immagini e fogli di calcolo. La sincronizzazione iniziale ha richiesto poco più di un’ora, le successive erano istantanee perché il client monitora solo i cambiamenti. Buona, anche se il client desktop su macOS ogni tanto si prende qualche secondo di troppo per aggiornarsi. Ho testato anche Synology Photos, che ha sostituito il vecchio Moments. Per chi cerca un’alternativa a Google Foto senza abbonamenti, funziona bene: il riconoscimento facciale è accurato (ci mette un po’ a processare la libreria iniziale, questo sì, ma poi va spedito), la condivisione degli album è comoda, e l’app mobile è decente anche se non brillantissima nel design. Il backup automatico delle foto dallo smartphone funziona senza intoppi: l’ho lasciato andare per una settimana e ha caricato tutto senza perdere un colpo. Non sarà elegante come l’interfaccia di Apple Foto, ma fa quello che deve fare senza mandarti pubblicità e senza analizzare i tuoi scatti per addestrare modelli AI di qualcun altro. E nel 2025, questo ha un valore. Sul serio. Ho dedicato qualche giorno anche a testare Active Backup for Business, configurando il backup automatico di due notebook (un MacBook Pro e un ThinkPad con Linux). La procedura di setup è guidata e relativamente indolore, e la cosa bella è che non servono licenze aggiuntive. Backup incrementali, compressione, deduplicazione. Tutto incluso. Se pensi a quanto costa un servizio equivalente in cloud per due o tre macchine, l’investimento nel NAS si ripaga in un anno, forse meno. Una sera, verso le undici, dopo aver messo Dafne e Anubi a cuccia, ho deciso di configurare l’AI Console per curiosità. Ho aperto il Package Center, installato il pacchetto (disponibile nella sezione beta), e mi sono ritrovato davanti a un’interfaccia pulita che mi chiedeva di scegliere un provider AI. Ho inserito la mia chiave API OpenAI, selezionato GPT-5.2 come modello generativo (la lista dei modelli supportati include anche GPT-5, GPT-5-mini, GPT-4.1, GPT-4.1-mini e GPT-4o), e ho abilitato l’AI sia per MailPlus che per Synology Office. Tempo totale di configurazione: forse cinque minuti, inclusa la verifica della chiave. E la mattina dopo, quando ho aperto un documento in Office, c’era il pulsante dell’assistente AI. Lì. Nel mio NAS. Sul mio server privato. Che dire? Mica male. Approfondimenti Synology Office Suite: l’alternativa che non ti aspetti Facciamo un passo indietro. La suite di produttività di Synology esiste da dieci anni — il primo lancio risale al 2015 con Spreadsheet, poi ampliata con documenti e slide nel contesto di DSM 6.0. Ma solo negli ultimi due anni ha raggiunto una maturità tale da poter essere presa sul serio come alternativa a Google Workspace o Microsoft 365. E il bello è che non costa nulla. Zero abbonamenti, zero canoni mensili, zero costi per utente. Installi i pacchetti dal Package Center e sei operativo. Fino a quando il NAS resta acceso, la tua suite office funziona. Synology Office include documenti, fogli di calcolo e presentazioni, tutto utilizzabile via browser da qualsiasi dispositivo. L’interfaccia è pulita, non sovraccarica, e risponde bene anche su connessioni non rapidissime perché il rendering è lato server. La collaborazione in tempo reale funziona davvero: più utenti possono lavorare sullo stesso file contemporaneamente, con evidenziazione dei cursori, commenti nei margini, menzioni con la chiocciola e cronologia delle versioni. Il multiversioning protegge da errori e cancellazioni accidentali — puoi tornare indietro a qualsiasi versione precedente con un paio di clic. I fogli di calcolo hanno pivot table, formule avanzate (ne supportano centinaia) e importazione da file Excel. Non siamo al livello di Google Sheets per quanto riguarda le integrazioni con servizi esterni, ma per l’uso quotidiano di un piccolo team — budget, tracking, inventari, reportistica — ci siamo. Le presentazioni sono la parte più debole: funzionano, ma le opzioni di design sono limitate e non aspettarti effetti da Keynote o PowerPoint. Per un pitch o una riunione interna vanno bene; per una presentazione a un cliente importante, meglio esportare e rifinire altrove. Ora, la domanda vera è: può davvero sostituire Workspace? Per un team di cinque-sei persone che usa documenti e fogli di calcolo in modo standard, sì. Con l’aggiunta dell’AI, il gap si riduce ulteriormente. Per un’azienda con cinquanta dipendenti e workflow complessi, probabilmente no. Ma per quel target, Synology non è la scelta giusta comunque. AI Console: il cervello che scegli tu Ecco, questo è il pezzo forte. Arriviamo al dunque. La Synology AI Console è un pacchetto che si installa dal Package Center (al momento ancora in beta, ma già perfettamente funzionante nella mia esperienza) e che funge da ponte tra il NAS e i provider AI esterni. La cosa intelligente è che non sei vincolato a un solo fornitore: puoi collegare OpenAI, Azure OpenAI, Amazon Bedrock, Google AI Studio, Google Vertex AI, Baidu AI Cloud, oppure — dalla versione 1.2 — qualsiasi provider compatibile con le API OpenAI. Questo significa anche modelli self-hosted su un server locale, il che apre scenari interessanti per chi vuole tutto in casa. La configurazione è disarmante per quanto è semplice. Inserisci un nome per l’integrazione, scegli il provider dal menù a tendina, incolla la chiave API, seleziona il modello generativo dalla lista e premi «Verifica e Salva». Nel mio caso ho usato OpenAI con GPT-5.2 e in meno di un minuto ero operativo. Poi vai nelle impostazioni e assegni l’integrazione ai singoli pacchetti: abiliti l’AI per MailPlus, per Office, puoi escludere gruppi o utenti specifici. Il punto è questo: Synology non processa nulla. Non fa da intermediario, non conserva nulla, non tocca i tuoi dati. Le chiavi API restano memorizzate localmente sul NAS, le richieste partono direttamente dal dispositivo verso il provider scelto, senza transitare per alcun server di Synology. E l’AI entra in azione solo quando l’utente la invoca esplicitamente — niente analisi automatiche in background, niente invii silenziosi di dati. Per chi ha a cuore la privacy, e nel 2025 dovremmo averla a cuore tutti, è un approccio estremamente sensato. AI dentro Office: scrivere, correggere, tradurre Una volta configurata l’AI Console, aprire un documento in Synology Office e ritrovarsi con un assistente AI integrato è un’esperienza curiosa. Un po’ surreale, a dirla tutta: il tuo NAS sotto la scrivania che ti aiuta a scrivere. Ma funziona. Puoi chiedere all’AI di riscrivere un paragrafo, renderlo più formale o più colloquiale, accorciarlo, allungarlo, correggere la grammatica, generare un outline a partire da un’idea. Puoi tradurre l’intero documento in un’altra lingua con un singolo clic — e per chi lavora con clienti internazionali questo è un game changer. Nei fogli di calcolo la magia succede con le formule. Puoi descrivere a parole cosa vuoi ottenere e l’AI genera la formula corretta. «Calcola la media dei valori nella colonna B dove la colonna A contiene Roma» — e ti restituisce la AVERAGEIF o la SUMPRODUCT giusta. L’ho provata con formule progressivamente più complesse e il tasso di successo è stato sorprendentemente alto, almeno con GPT-5.2 come modello sottostante. Ma la funzione più interessante, quella che secondo me giustifica davvero l’integrazione AI, è la capacità di referenziare i file archiviati su Synology Drive. L’assistente può attingere ai documenti presenti sul tuo NAS per generare risposte contestualizzate. Se gli chiedi di preparare un riassunto di un progetto e hai i file relativi sul Drive, li usa come contesto per la risposta. Non è magia, è RAG fatto bene — Retrieval-Augmented Generation, per chi mastica il gergo — ma nel tuo cloud privato. Il fatto che i tuoi documenti non escano dal NAS (a parte il testo inviato al provider AI per l’elaborazione) è un vantaggio concreto rispetto a caricare tutto su ChatGPT. MailPlus e l’AI per la posta elettronica MailPlus è il client di posta integrato nel NAS, e con l’aggiornamento AI ha ricevuto parecchie funzioni nuove. Riassunto automatico dei thread lunghi (quelli da venti risposte dove perdi mezz’ora a scrollare per capire di cosa si parla), suggerimenti di follow-up intelligenti, risposte rapide contestuali generate con un clic. Read the full article
Synology DS225+: il NAS con AI che mette al sicuro i tuoi dati - Recensione
C’era una volta il NAS. Quello che mettevi sotto la scrivania, ci buttavi dentro i backup e te ne dimenticavi per mesi. Magari ci collegavi Time Machine, oppure lo usavi come archivio foto per la famiglia. E poi, un giorno, ti accorgevi che poteva sostituire Dropbox, Google Drive, forse anche pezzi di Google Workspace. Ecco, la Synology DS225+ nasce proprio in quel punto lì, nell’intersezione tra il vecchio concetto di storage domestico e qualcosa di decisamente più ambizioso. Devo essere onesto: quando mi è arrivata in redazione, il mio primo pensiero è stato «ancora un refresh della DS224+?». Perché sì, parliamoci chiaro, dal punto di vista hardware siamo di fronte a un aggiornamento conservativo. Stesso processore Intel Celeron J4125, stessa base da 2 GB di RAM. La novità grossa, almeno sulla carta, è la porta 2.5GbE. Ma la vera sorpresa è arrivata dopo, quando ho iniziato a esplorare il lato software. Synology ha fatto un lavoro enorme sulla Office Suite con l’integrazione dell’intelligenza artificiale, e onestamente è lì che questo piccolo NAS a due baie guadagna senso nel 2025. A chi si rivolge? Professionisti che lavorano da casa, micro-team, liberi professionisti, chiunque sia stanco di pagare abbonamenti mensili a Google o Microsoft per avere documenti condivisi e posta elettronica. Ma anche a chi vuole semplicemente un backup serio senza affidarsi al cloud di qualcun altro. Il concetto è semplice: i tuoi dati, a casa tua, sotto il tuo controllo. Nel panorama del 2025, dove ogni servizio SaaS aumenta i prezzi e riduce lo spazio gratuito (Google Workspace per le scuole che taglia lo storage illimitato, Microsoft che rivede i piani Education), l’idea di avere un’infrastruttura propria torna a fare gola. Ma di questo parlo tra poco. Attualmente può essere acquistato su Amazon Italia e per chi vuole maggiori informazioni può consultare dnltrading. Unboxing e prime impressioni La scatola Synology è la solita: cartone spesso, interno in polistirolo sagomato, zero fronzoli estetici. Niente packaging premium da instagrammare, niente bigliettini di benvenuto o adesivi brandizzati come fanno certi brand. Dentro ci trovi il NAS, l’alimentatore esterno (compatto, per fortuna, non il solito mattone che pesa quanto il dispositivo), due cavi RJ-45, un sacchettino con le viti per i dischi da 2.5 pollici e la guida rapida. Fine. La dotazione è essenziale, ma non è che mi aspettassi chissà cosa. L’unità che ho in prova è arrivata con due dischi Synology HAT3300-2T da 2 TB (che mi sono stati inviati da Synology e quindi non inclusi), quindi ho potuto accenderla e partire quasi subito. Il primo impatto tattile è buono: la plastica è opaca, non si graffia facilmente, e il peso contenuto ti fa capire che è pensata per stare su una mensola o sotto un monitor senza dare fastidio. All’accensione niente ventole impazzite, niente LED accecanti. Il LED di stato fa un blu tenue che non disturba nemmeno di notte. Sobrio. Mi piace. Un appunto sull’alimentatore: è esterno, il che significa che se devi portare il NAS in un altro ufficio devi ricordarti anche quello. Avrei preferito un alimentatore integrato, ma capisco che su un dispositivo così compatto sarebbe stato complicato gestire la dissipazione termica. Mah, vabbè. Design e costruzione Se hai mai visto una DS224+, sai già com’è fatta. Il design è identico — e dico proprio identico, senza esagerare. Stessa scocca nera opaca, stessi slot per i dischi con il meccanismo a slitta senza viti per i 3.5 pollici (che funziona bene, non è il solito giochetto traballante che ti fa temere di spezzare qualcosa). L’unico modo per distinguerla è guardare l’etichetta sul fondo. Dimensioni compatte: 165 × 108 × 232,2 mm, circa come un libro grosso. Pesa poco più di un chilo senza dischi. Sul retro trovi la ventola da 92 mm, le due porte di rete (una 2.5GbE, una Gigabit — e qui bisogna fare attenzione a quale si usa, perché non sono intercambiabili), due USB 3.2 Gen 1 Type-A e il connettore di alimentazione. La porta USB-C che alcuni speravano di vedere? Assente, almeno come connettività generica. C’è il supporto per l’unità di espansione DX525 via USB-C, ma è un’altra cosa — e comunque quel connettore lavora a una velocità di 6 Gbps un po’ insolita che non corrisponde agli standard USB classici. Il sistema di raffreddamento è silenzioso sul serio. In un ambiente tranquillo la senti appena, e durante l’ibernazione dei dischi è praticamente muta. Meno di 20 dB dichiarati, e nella mia esperienza mi sembrano credibili. L’ho tenuta accesa a fianco del monitor per due settimane e dopo il secondo giorno non ci facevo più caso. Dafne ci ha dormito vicino senza scomporsi, il che è la mia unità di misura personale per la silenziosità. Specifiche tecniche Specifica Valore Processore Intel Celeron J4125 quad-core, 2.0 GHz (burst 2.7 GHz) Architettura 64-bit, Gemini Lake Refresh (14 nm) RAM 2 GB DDR4 non-ECC (espandibile a 6 GB) Baie disco 2x 3.5” SATA / 2.5” SATA Capacità massima raw 40 TB (2x 20 TB) RAID supportati SHR, RAID 0, RAID 1, JBOD, Basic File system Btrfs, ext4 Rete 1x 2.5GbE RJ-45 + 1x 1GbE RJ-45 USB 2x USB 3.2 Gen 1 Type-A Espansione 1x DX525 via USB-C (6 Gbps) Crittografia hardware Sì (AES-NI) Consumo 16,98 W in uso / 6,08 W in ibernazione HDD Rumorosità < 20 dB(A) Dimensioni 165 × 108 × 232,2 mm Peso 1,30 kg (senza dischi) Sistema operativo DiskStation Manager (DSM) 7.2+ Garanzia 3 anni (estendibile a 5) Hardware e componentistica Ok, parliamo dell’elefante nella stanza: il processore. È lo stesso J4125 che Synology usa dal 2020. Quad-core, architettura Gemini Lake Refresh a 14 nanometri, con un burst a 2.7 GHz che nella pratica vedi raramente. È datato? Sì, su questo non ci sono dubbi. Fa il suo lavoro? Anche. Per le operazioni tipiche di un NAS a due baie — backup, condivisione file, streaming diretto, sincronizzazione — va più che bene. Se però inizi a caricarci sopra Docker, Surveillance Station, un server di posta e magari ci aggiungi pure le funzioni AI, le cose si complicano in fretta. Nei miei test, con MailPlus e Office attivi contemporaneamente, la CPU toccava il 60-70% senza fare nulla di particolarmente impegnativo. La RAM da 2 GB è il vero punto debole. Stavo per scrivere che è sufficiente, ma ripensandoci… no. Nel 2025, con DSM che diventa sempre più ricco di pacchetti e l’AI Console che richiede risorse, partire con 2 giga è un po’ tirato. Il mio consiglio spassionato: ordinate subito il modulo D4NS01-4G da 4 GB e portatela a 6. Costa una trentina di euro e cambia molto nella fluidità generale, soprattutto se avete intenzione di usare più pacchetti in contemporanea. La de-identification dell’AI Console richiede almeno 8 GB di RAM — che qui non si possono raggiungere dato il tetto massimo di 6 GB. Ci torno dopo, perché è un punto importante. La connettività 2.5GbE è la novità hardware più significativa, e devo dire che si sente. Nei miei test con i due dischi HAT3300 in configurazione SHR ho visto velocità di trasferimento reali intorno ai 280 MB/s in lettura sequenziale e 260 MB/s in scrittura, un bel salto rispetto al limite del Gigabit della generazione precedente. Con file grandi il vantaggio è evidente; con tanti file piccoli la differenza si assottiglia perché il collo di bottiglia diventa il processore. Serve ovviamente uno switch o un router compatibile 2.5GbE — il Deco BE25 che uso a casa lo supporta, quindi non ho dovuto cambiare nulla. Un dettaglio che non tutti sanno: solo una delle due porte è 2.5GbE. L’altra resta a 1 Gigabit. Puoi usarle in link aggregation o failover, ma non avrai 5 Gbps combinati. È un limite che su un modello entry-level ci può stare, ma vale la pena saperlo prima dell’acquisto. DSM e l’ecosistema software DiskStation Manager resta il vero asso nella manica di Synology, e lo dico senza troppi giri di parole: è il sistema operativo per NAS più maturo e completo sul mercato. Lo uso da anni su diversi modelli e ogni volta che provo un NAS di un’altra marca mi rendo conto di quanto DSM sia avanti. L’interfaccia web è reattiva, il Pannello di controllo è organizzato in modo logico (Condivisione file, Connettività, Sistema, Servizi — tutto dove te lo aspetti), e il Package Center ha un catalogo che fa impressione per varietà e qualità. La configurazione iniziale è questione di minuti. Colleghi il cavo di rete, vai su find.synology.com dal browser, segui la procedura guidata e in meno di dieci minuti hai DSM installato, lo Storage Pool creato e sei pronto a lavorare. Con i due dischi da 2 TB in SHR (Synology Hybrid RAID, che in pratica con due dischi equivale a un RAID 1) il sistema mi ha dato 1.8 TB utilizzabili — il resto se ne va in ridondanza e overhead del file system Btrfs. Ho scelto Btrfs per gli snapshot, la protezione dall’integrità dei dati e il multiversioning, e a distanza di due settimane posso dire che non me ne sono pentito. Quello che mi ha colpito, e che colpisce ogni volta, è la pulizia dell’esperienza. Non c’è quel senso di «software enterprise calato nel consumer» che a volte si percepisce con altri brand, dove sembra di stare dentro un pannello di controllo pensato per un datacenter. DSM è progettato per essere usato anche da chi non è un sysadmin, e si vede dai dettagli: le notifiche sono chiare, le procedure guidate spiegano cosa stanno facendo, i messaggi di errore sono comprensibili. Anche la gestione dello Storage Pool è trasparente: vedi a colpo d’occhio lo stato di salute dei dischi, il tipo di RAID, la capacità usata e quella libera, la pulizia dati (data scrubbing) programmabile. Tutto ordinato, tutto dove te lo aspetti. Test sul campo Ammetto che la parte di testing che mi ha preso più tempo non è stata quella classica — velocità di trasferimento, consumi, rumore — ma quella legata alla suite di produttività e alle funzioni AI. Perché è lì che il NAS cerca di differenziarsi, ed è lì che l’ho messo alla prova davvero. La prima settimana l’ho usato come NAS tradizionale: backup dei MacBook via Synology Drive Client, streaming di qualche film con Video Station (il direct play funziona senza problemi, il transcoding hardware è un’altra storia che affronto dopo), configurazione di Time Machine che ha funzionato come un orologio svizzero, test delle app mobile DS File e Synology Photos. Tutto liscio, tutto prevedibile nel senso buono. Dal terzo giorno ho cominciato a installare i pacchetti della suite Office. Synology Office, MailPlus Server, MailPlus Client, Synology Drive (che è il prerequisito per tutto il resto), Calendar, ChatPlus. L’installazione dei pacchetti dal Package Center è immediata: cerchi, clicchi, aspetti qualche secondo. In venti minuti avevo su tutta la suite. Ho creato qualche documento di prova, un foglio di calcolo per tenere traccia delle spese del mese, una presentazione basilare. L’editor di testo mi ha sorpreso: non è Google Docs, sia chiaro, e certi limiti li vedi — le opzioni di formattazione sono più ridotte, i template sono pochi, la gestione delle immagini inline è un po’ grezza. Ma per il 90% delle cose che faccio nel quotidiano — scrivere bozze di articoli, prendere appunti strutturati, condividere documenti con i colleghi — funziona. La collaborazione in tempo reale c’è e funziona bene con due-tre utenti simultanei, con i cursori colorati che si muovono, i commenti laterali, la cronologia delle versioni consultabile. Un test che mi interessava particolarmente era quello delle prestazioni di rete reali. Ho trasferito un archivio da 15 GB dal MacBook al NAS via 2.5GbE e il trasferimento si è completato in poco meno di un minuto, con velocità stabili intorno ai 275 MB/s. Provando lo stesso trasferimento sulla porta Gigabit, il tempo è quasi triplicato. La differenza è reale e percepibile nel quotidiano, soprattutto quando lavori con file pesanti come video o archivi fotografici RAW. Ho provato anche la sincronizzazione selettiva di Synology Drive con la cartella dei progetti: circa duemila file tra documenti, immagini e fogli di calcolo. La sincronizzazione iniziale ha richiesto poco più di un’ora, le successive erano istantanee perché il client monitora solo i cambiamenti. Buona, anche se il client desktop su macOS ogni tanto si prende qualche secondo di troppo per aggiornarsi. Ho testato anche Synology Photos, che ha sostituito il vecchio Moments. Per chi cerca un’alternativa a Google Foto senza abbonamenti, funziona bene: il riconoscimento facciale è accurato (ci mette un po’ a processare la libreria iniziale, questo sì, ma poi va spedito), la condivisione degli album è comoda, e l’app mobile è decente anche se non brillantissima nel design. Il backup automatico delle foto dallo smartphone funziona senza intoppi: l’ho lasciato andare per una settimana e ha caricato tutto senza perdere un colpo. Non sarà elegante come l’interfaccia di Apple Foto, ma fa quello che deve fare senza mandarti pubblicità e senza analizzare i tuoi scatti per addestrare modelli AI di qualcun altro. E nel 2025, questo ha un valore. Sul serio. Ho dedicato qualche giorno anche a testare Active Backup for Business, configurando il backup automatico di due notebook (un MacBook Pro e un ThinkPad con Linux). La procedura di setup è guidata e relativamente indolore, e la cosa bella è che non servono licenze aggiuntive. Backup incrementali, compressione, deduplicazione. Tutto incluso. Se pensi a quanto costa un servizio equivalente in cloud per due o tre macchine, l’investimento nel NAS si ripaga in un anno, forse meno. Una sera, verso le undici, dopo aver messo Dafne e Anubi a cuccia, ho deciso di configurare l’AI Console per curiosità. Ho aperto il Package Center, installato il pacchetto (disponibile nella sezione beta), e mi sono ritrovato davanti a un’interfaccia pulita che mi chiedeva di scegliere un provider AI. Ho inserito la mia chiave API OpenAI, selezionato GPT-5.2 come modello generativo (la lista dei modelli supportati include anche GPT-5, GPT-5-mini, GPT-4.1, GPT-4.1-mini e GPT-4o), e ho abilitato l’AI sia per MailPlus che per Synology Office. Tempo totale di configurazione: forse cinque minuti, inclusa la verifica della chiave. E la mattina dopo, quando ho aperto un documento in Office, c’era il pulsante dell’assistente AI. Lì. Nel mio NAS. Sul mio server privato. Che dire? Mica male. Approfondimenti Synology Office Suite: l’alternativa che non ti aspetti Facciamo un passo indietro. La suite di produttività di Synology esiste da dieci anni — il primo lancio risale al 2015 con Spreadsheet, poi ampliata con documenti e slide nel contesto di DSM 6.0. Ma solo negli ultimi due anni ha raggiunto una maturità tale da poter essere presa sul serio come alternativa a Google Workspace o Microsoft 365. E il bello è che non costa nulla. Zero abbonamenti, zero canoni mensili, zero costi per utente. Installi i pacchetti dal Package Center e sei operativo. Fino a quando il NAS resta acceso, la tua suite office funziona. Synology Office include documenti, fogli di calcolo e presentazioni, tutto utilizzabile via browser da qualsiasi dispositivo. L’interfaccia è pulita, non sovraccarica, e risponde bene anche su connessioni non rapidissime perché il rendering è lato server. La collaborazione in tempo reale funziona davvero: più utenti possono lavorare sullo stesso file contemporaneamente, con evidenziazione dei cursori, commenti nei margini, menzioni con la chiocciola e cronologia delle versioni. Il multiversioning protegge da errori e cancellazioni accidentali — puoi tornare indietro a qualsiasi versione precedente con un paio di clic. I fogli di calcolo hanno pivot table, formule avanzate (ne supportano centinaia) e importazione da file Excel. Non siamo al livello di Google Sheets per quanto riguarda le integrazioni con servizi esterni, ma per l’uso quotidiano di un piccolo team — budget, tracking, inventari, reportistica — ci siamo. Le presentazioni sono la parte più debole: funzionano, ma le opzioni di design sono limitate e non aspettarti effetti da Keynote o PowerPoint. Per un pitch o una riunione interna vanno bene; per una presentazione a un cliente importante, meglio esportare e rifinire altrove. Ora, la domanda vera è: può davvero sostituire Workspace? Per un team di cinque-sei persone che usa documenti e fogli di calcolo in modo standard, sì. Con l’aggiunta dell’AI, il gap si riduce ulteriormente. Per un’azienda con cinquanta dipendenti e workflow complessi, probabilmente no. Ma per quel target, Synology non è la scelta giusta comunque. AI Console: il cervello che scegli tu Ecco, questo è il pezzo forte. Arriviamo al dunque. La Synology AI Console è un pacchetto che si installa dal Package Center (al momento ancora in beta, ma già perfettamente funzionante nella mia esperienza) e che funge da ponte tra il NAS e i provider AI esterni. La cosa intelligente è che non sei vincolato a un solo fornitore: puoi collegare OpenAI, Azure OpenAI, Amazon Bedrock, Google AI Studio, Google Vertex AI, Baidu AI Cloud, oppure — dalla versione 1.2 — qualsiasi provider compatibile con le API OpenAI. Questo significa anche modelli self-hosted su un server locale, il che apre scenari interessanti per chi vuole tutto in casa. La configurazione è disarmante per quanto è semplice. Inserisci un nome per l’integrazione, scegli il provider dal menù a tendina, incolla la chiave API, seleziona il modello generativo dalla lista e premi «Verifica e Salva». Nel mio caso ho usato OpenAI con GPT-5.2 e in meno di un minuto ero operativo. Poi vai nelle impostazioni e assegni l’integrazione ai singoli pacchetti: abiliti l’AI per MailPlus, per Office, puoi escludere gruppi o utenti specifici. Il punto è questo: Synology non processa nulla. Non fa da intermediario, non conserva nulla, non tocca i tuoi dati. Le chiavi API restano memorizzate localmente sul NAS, le richieste partono direttamente dal dispositivo verso il provider scelto, senza transitare per alcun server di Synology. E l’AI entra in azione solo quando l’utente la invoca esplicitamente — niente analisi automatiche in background, niente invii silenziosi di dati. Per chi ha a cuore la privacy, e nel 2025 dovremmo averla a cuore tutti, è un approccio estremamente sensato. AI dentro Office: scrivere, correggere, tradurre Una volta configurata l’AI Console, aprire un documento in Synology Office e ritrovarsi con un assistente AI integrato è un’esperienza curiosa. Un po’ surreale, a dirla tutta: il tuo NAS sotto la scrivania che ti aiuta a scrivere. Ma funziona. Puoi chiedere all’AI di riscrivere un paragrafo, renderlo più formale o più colloquiale, accorciarlo, allungarlo, correggere la grammatica, generare un outline a partire da un’idea. Puoi tradurre l’intero documento in un’altra lingua con un singolo clic — e per chi lavora con clienti internazionali questo è un game changer. Nei fogli di calcolo la magia succede con le formule. Puoi descrivere a parole cosa vuoi ottenere e l’AI genera la formula corretta. «Calcola la media dei valori nella colonna B dove la colonna A contiene Roma» — e ti restituisce la AVERAGEIF o la SUMPRODUCT giusta. L’ho provata con formule progressivamente più complesse e il tasso di successo è stato sorprendentemente alto, almeno con GPT-5.2 come modello sottostante. Ma la funzione più interessante, quella che secondo me giustifica davvero l’integrazione AI, è la capacità di referenziare i file archiviati su Synology Drive. L’assistente può attingere ai documenti presenti sul tuo NAS per generare risposte contestualizzate. Se gli chiedi di preparare un riassunto di un progetto e hai i file relativi sul Drive, li usa come contesto per la risposta. Non è magia, è RAG fatto bene — Retrieval-Augmented Generation, per chi mastica il gergo — ma nel tuo cloud privato. Il fatto che i tuoi documenti non escano dal NAS (a parte il testo inviato al provider AI per l’elaborazione) è un vantaggio concreto rispetto a caricare tutto su ChatGPT. Read the full article

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Synology BeeStation Plus 8TB, Solusi Cloud Pribadi Tanpa Ribet
PUNGGAWATECH, Di era serba digital, kebutuhan akan penyimpanan data yang aman dan fleksibel semakin meningkat. Banyak pengguna mengandalkan layanan seperti Google Drive atau iCloud, namun keterbatasan kapasitas dan biaya langganan sering menjadi kendala. Di sinilah Synology BeeStation Plus hadir sebagai alternatif menarik: sebuah perangkat cloud pribadi dengan kapasitas besar dan penggunaan yang…
World Backup Day 2026: perché il 31 marzo dovrebbe farvi riflettere (e come Synology può salvarvi)
Vi racconto una cosa che mi è successa qualche settimana fa. Stavo lavorando a un progetto piuttosto corposo — una di quelle cose che ti porti avanti per giorni, tra file sparsi sul desktop, cartelle rinominate tre volte e quella sensazione costante di "va beh, tanto lo salvo dopo". Poi, un bel pomeriggio, il disco del mio portatile ha deciso che era il momento di prendersi una pausa. Definitiva. Nessun preavviso, nessun rumorino strano, niente di niente. Schermo nero e via. Per fortuna — e sottolineo per fortuna — avevo un backup recente su un NAS Synology. Non perché io sia particolarmente previdente, ma perché a forza di fare recensioni di questi prodotti ho finito per usarli davvero, che è poi il miglior complimento che si possa fare a un dispositivo tech. Ma la domanda è: quanti di voi possono dire lo stesso? Quanti hanno davvero un sistema di backup funzionante, aggiornato, che non sia "quella cartella su Google Drive che non sincronizzo da sei mesi"? Ecco, se la risposta vi mette un po' a disagio, sappiate che non siete soli. E che il 31 marzo — ovvero il World Backup Day — è nato esattamente per ricordarcelo. Che cos'è il World Backup Day e perché esiste ancora nel 2026 Il World Backup Day è un'iniziativa che si celebra ogni anno il 31 marzo, il giorno prima del primo aprile. La coincidenza non è casuale: l'idea di fondo è che chi non fa il backup rischia di ritrovarsi nella situazione perfetta per un pesce d'aprile cosmico, solo che non c'è niente da ridere quando perdi le foto di famiglia, i documenti di lavoro o l'archivio di un intero progetto. Nato nel 2011 come campagna di sensibilizzazione online, il World Backup Day ha assunto negli anni un significato sempre più concreto. Le statistiche parlano chiaro: secondo vari report di settore, circa il 30% degli utenti non ha mai fatto un backup in vita sua, e tra quelli che lo fanno, una buona fetta si affida a metodi improvvisati — chiavette USB dimenticate nei cassetti, hard disk esterni che non vengono collegati da mesi, o servizi cloud gratuiti con limiti di spazio ridicoli. Nel frattempo i dati che produciamo crescono a ritmo esponenziale. Tra foto in alta risoluzione, video 4K, documenti di lavoro, progetti creativi, database e tutto il resto, la quantità di informazioni che ciascuno di noi genera quotidianamente è impressionante. E il punto non è solo la quantità, ma il valore: perdere un hard disk pieno di film scaricati è una seccatura, ma perdere l'archivio fotografico dei propri figli o i file di un cliente è un disastro. Il backup non è un optional: è un'assicurazione sui vostri dati C'è un concetto che nel mondo dell'informatica si chiama regola del 3-2-1, e che chiunque dovrebbe conoscere. In sintesi: bisognerebbe avere almeno tre copie dei propri dati, su due supporti diversi, di cui uno offsite (cioè fisicamente in un altro luogo). Sembra complicato? In realtà, con gli strumenti giusti, è molto più semplice di quanto pensiate. Ed è qui che entra in gioco Synology, un nome che chi ci segue conosce bene. Ne abbiamo parlato molte volte su TecnoAndroid, e di recente abbiamo avuto modo di testare a fondo sia il Synology DS225 — un NAS con funzionalità AI che abbiamo analizzato nella nostra recensione dedicata (la trovate su tecnoandroid.it) — sia il Synology BeeDrive da 2TB, quel piccolo dispositivo che vi permette di fare backup automatici senza passare dal cloud, e che ci ha convinto parecchio durante il nostro test. Ma Synology non è solo hardware. Anzi, il vero punto di forza dell'ecosistema Synology sta nel software, che è probabilmente la parte più sottovalutata dell'intera proposta. Parliamo di soluzioni come Active Backup for Business, Hyper Backup e C2 Backup — tre strumenti che, messi insieme, coprono praticamente ogni scenario di backup che possiate immaginare. Active Backup for Business: il backup centralizzato per chi lavora sul serio Partiamo da Active Backup for Business, o ABB per gli amici. Si tratta di una soluzione di backup centralizzata che permette di proteggere PC, server fisici, macchine virtuali e persino account Microsoft 365 e Google Workspace, il tutto gestito da un'unica console. Il bello? È inclusa gratuitamente con qualsiasi NAS Synology compatibile. Nessun costo di licenza aggiuntivo, nessun abbonamento nascosto. Per chi gestisce un ufficio — anche piccolo, anche di tre o quattro persone — ABB è una di quelle cose che ti cambiano la vita. Immaginate di avere tutti i backup dei PC aziendali che confluiscono automaticamente sul NAS, con deduplicazione globale dei dati (cioè i file identici vengono salvati una sola volta, risparmiando spazio), programmazione flessibile e la possibilità di ripristinare un'intera macchina in caso di guasto. Niente più "scusa, ho perso quel file" o "il mio portatile è morto e c'era tutto dentro". La cosa che mi ha colpito di più, usandolo nel quotidiano, è la trasparenza. Una volta configurato, ABB lavora in silenzio. Non ti chiede attenzione, non ti manda notifiche ogni cinque minuti. Fa il suo lavoro e basta. E quando ne hai bisogno — perché prima o poi ne avrai bisogno — è lì, pronto. Hyper Backup: versatile, affidabile, e con un occhio al futuro Se ABB è pensato per gli ambienti professionali, Hyper Backup è lo strumento di backup nativo dei NAS Synology che si rivolge a un pubblico più ampio. Funziona direttamente sul DiskStation Manager (DSM), il sistema operativo dei NAS Synology, e permette di creare backup incrementali delle cartelle condivise, dei pacchetti installati e delle configurazioni di sistema. La versatilità di Hyper Backup sta nelle destinazioni supportate: potete fare il backup su un altro NAS Synology, su un disco USB esterno collegato al NAS, oppure direttamente su servizi cloud come Synology C2 Storage, Amazon S3, Microsoft Azure e altri. Questo significa che potete implementare la regola del 3-2-1 di cui parlavamo prima senza dover comprare infrastrutture costose o impazzire con configurazioni da ingegnere di rete. Un aspetto che apprezzo particolarmente è la funzione di versionamento: Hyper Backup conserva più versioni dei vostri file nel tempo, permettendovi di tornare indietro a un punto specifico. Vi è mai capitato di sovrascrivere un documento importante per errore? Con il versionamento potete recuperare la versione precedente senza drammi. È una di quelle funzionalità che non sai quanto ti serve finché non ti serve, e a quel punto ringrazi di averla. C2 Backup: quando il cloud lo fa chi sa fare il cloud Synology C2 Backup è la proposta cloud dell'azienda, e rappresenta il tassello che completa il puzzle. Si tratta di un servizio che permette di fare il backup diretto di PC Windows e server su cloud, senza bisogno di avere un NAS fisico. Per chi non vuole o non può gestire un dispositivo locale, C2 Backup offre un'alternativa solida e competitiva. Quello che distingue C2 Backup da altri servizi cloud è la filosofia Synology: niente pubblicità, niente raccolta dati invasiva, data center in Europa (per gli utenti europei), crittografia end-to-end e un'interfaccia che non vi farà venire il mal di testa. I piani tariffari sono ragionevoli e scalabili, e l'integrazione con gli altri servizi Synology C2 — come C2 Storage e C2 Identity — permette di costruire un ecosistema cloud completo. Personalmente lo uso come destinazione secondaria per i backup più critici: i file di lavoro vanno sul NAS con Hyper Backup, e una copia ulteriore finisce su C2. Ridondanza? Forse. Paranoia? Un po'. Ma quando il mio disco è andato in malora qualche settimana fa, ero piuttosto contento di essere paranoico. La promozione DNLTrading per il World Backup Day: un'occasione concreta E arriviamo alla parte che, lo ammetto, mi ha fatto venire voglia di scrivere questo articolo proprio adesso. In occasione del World Backup Day 2026, è attiva una promozione speciale su DNLTrading dedicata ad alcuni dei prodotti Synology più interessanti per chi vuole iniziare — o potenziare — la propria strategia di backup. I modelli coinvolti nella promo sono il DS423, il DS124 e la BeeStation Plus. Il DS423 è un NAS a quattro baie pensato per utenti avanzati e piccoli uffici, con prestazioni hardware di tutto rispetto. Il DS124 è invece la porta d'ingresso ideale nel mondo Synology: un NAS a singola baia, compatto e silenzioso, perfetto per il backup domestico o di un freelance. La BeeStation Plus, infine, è la soluzione più plug-and-play del lotto — la collegate, la accendete, e in pochi minuti avete un sistema di backup personale funzionante, senza bisogno di essere esperti. La promozione è valida dal 23 marzo al 9 aprile 2026 ed è soggetta a disponibilità. Se state pensando di fare il grande passo — o se il World Backup Day vi ha finalmente convinto che forse è il caso di proteggere i vostri dati — potete trovare tutti i dettagli e acquistare direttamente al seguente link: https://sy.to/sngsk. Non aspettate che sia troppo tardi Lo so, lo so. "Fare il backup" è una di quelle cose che stanno nella stessa categoria di "andare dal dentista" e "fare la dichiarazione dei redditi": sapete che dovreste farlo, sapete che è importante, ma continuate a rimandare perché oggi va tutto bene e domani è un altro giorno. Il problema è che i disastri informatici non mandano preavviso. Un ransomware, un guasto hardware, un furto, un caffè rovesciato sulla tastiera al momento sbagliato — le possibilità sono infinite e, statisticamente, prima o poi capita a tutti. Il World Backup Day non è solo una ricorrenza da geek: è un invito concreto a prendersi cinque minuti per riflettere su quanto valgono i vostri dati e su cosa fareste se li perdeste domani mattina. L'ecosistema Synology — tra NAS, software e servizi cloud — offre tutto quello che serve per costruire una strategia di backup seria, scalabile e alla portata di chiunque. Che siate un professionista con un ufficio da proteggere, un appassionato di fotografia con terabyte di RAW da conservare, o semplicemente qualcuno che non vuole perdere i ricordi di una vita, c'è una soluzione Synology che fa al caso vostro. E se la promozione su DNLTrading vi ha incuriosito, il consiglio è di non aspettare troppo: le offerte legate al World Backup Day durano fino al 9 aprile, ma la disponibilità potrebbe non durare altrettanto. Il link, lo ripeto, è sy.to/sngsk — salvatevelo, che tanto fare un bookmark è già un piccolo passo verso il backup. Read the full article
World Backup Day 2026: perché il 31 marzo dovrebbe farvi riflettere (e come Synology può salvarvi)
Vi racconto una cosa che mi è successa qualche settimana fa. Stavo lavorando a un progetto piuttosto corposo — una di quelle cose che ti porti avanti per giorni, tra file sparsi sul desktop, cartelle rinominate tre volte e quella sensazione costante di "va beh, tanto lo salvo dopo". Poi, un bel pomeriggio, il disco del mio portatile ha deciso che era il momento di prendersi una pausa. Definitiva. Nessun preavviso, nessun rumorino strano, niente di niente. Schermo nero e via. Per fortuna — e sottolineo per fortuna — avevo un backup recente su un NAS Synology. Non perché io sia particolarmente previdente, ma perché a forza di fare recensioni di questi prodotti ho finito per usarli davvero, che è poi il miglior complimento che si possa fare a un dispositivo tech. Ma la domanda è: quanti di voi possono dire lo stesso? Quanti hanno davvero un sistema di backup funzionante, aggiornato, che non sia "quella cartella su Google Drive che non sincronizzo da sei mesi"? Ecco, se la risposta vi mette un po' a disagio, sappiate che non siete soli. E che il 31 marzo — ovvero il World Backup Day — è nato esattamente per ricordarcelo. Che cos'è il World Backup Day e perché esiste ancora nel 2026 Il World Backup Day è un'iniziativa che si celebra ogni anno il 31 marzo, il giorno prima del primo aprile. La coincidenza non è casuale: l'idea di fondo è che chi non fa il backup rischia di ritrovarsi nella situazione perfetta per un pesce d'aprile cosmico, solo che non c'è niente da ridere quando perdi le foto di famiglia, i documenti di lavoro o l'archivio di un intero progetto. Nato nel 2011 come campagna di sensibilizzazione online, il World Backup Day ha assunto negli anni un significato sempre più concreto. Le statistiche parlano chiaro: secondo vari report di settore, circa il 30% degli utenti non ha mai fatto un backup in vita sua, e tra quelli che lo fanno, una buona fetta si affida a metodi improvvisati — chiavette USB dimenticate nei cassetti, hard disk esterni che non vengono collegati da mesi, o servizi cloud gratuiti con limiti di spazio ridicoli. Nel frattempo i dati che produciamo crescono a ritmo esponenziale. Tra foto in alta risoluzione, video 4K, documenti di lavoro, progetti creativi, database e tutto il resto, la quantità di informazioni che ciascuno di noi genera quotidianamente è impressionante. E il punto non è solo la quantità, ma il valore: perdere un hard disk pieno di film scaricati è una seccatura, ma perdere l'archivio fotografico dei propri figli o i file di un cliente è un disastro. Il backup non è un optional: è un'assicurazione sui vostri dati C'è un concetto che nel mondo dell'informatica si chiama regola del 3-2-1, e che chiunque dovrebbe conoscere. In sintesi: bisognerebbe avere almeno tre copie dei propri dati, su due supporti diversi, di cui uno offsite (cioè fisicamente in un altro luogo). Sembra complicato? In realtà, con gli strumenti giusti, è molto più semplice di quanto pensiate. Ed è qui che entra in gioco Synology, un nome che chi ci segue conosce bene. Ne abbiamo parlato molte volte su TecnoAndroid, e di recente abbiamo avuto modo di testare a fondo sia il Synology DS225 — un NAS con funzionalità AI che abbiamo analizzato nella nostra recensione dedicata (la trovate su tecnoandroid.it) — sia il Synology BeeDrive da 2TB, quel piccolo dispositivo che vi permette di fare backup automatici senza passare dal cloud, e che ci ha convinto parecchio durante il nostro test. Ma Synology non è solo hardware. Anzi, il vero punto di forza dell'ecosistema Synology sta nel software, che è probabilmente la parte più sottovalutata dell'intera proposta. Parliamo di soluzioni come Active Backup for Business, Hyper Backup e C2 Backup — tre strumenti che, messi insieme, coprono praticamente ogni scenario di backup che possiate immaginare. Active Backup for Business: il backup centralizzato per chi lavora sul serio Partiamo da Active Backup for Business, o ABB per gli amici. Si tratta di una soluzione di backup centralizzata che permette di proteggere PC, server fisici, macchine virtuali e persino account Microsoft 365 e Google Workspace, il tutto gestito da un'unica console. Il bello? È inclusa gratuitamente con qualsiasi NAS Synology compatibile. Nessun costo di licenza aggiuntivo, nessun abbonamento nascosto. Per chi gestisce un ufficio — anche piccolo, anche di tre o quattro persone — ABB è una di quelle cose che ti cambiano la vita. Immaginate di avere tutti i backup dei PC aziendali che confluiscono automaticamente sul NAS, con deduplicazione globale dei dati (cioè i file identici vengono salvati una sola volta, risparmiando spazio), programmazione flessibile e la possibilità di ripristinare un'intera macchina in caso di guasto. Niente più "scusa, ho perso quel file" o "il mio portatile è morto e c'era tutto dentro". La cosa che mi ha colpito di più, usandolo nel quotidiano, è la trasparenza. Una volta configurato, ABB lavora in silenzio. Non ti chiede attenzione, non ti manda notifiche ogni cinque minuti. Fa il suo lavoro e basta. E quando ne hai bisogno — perché prima o poi ne avrai bisogno — è lì, pronto. Hyper Backup: versatile, affidabile, e con un occhio al futuro Se ABB è pensato per gli ambienti professionali, Hyper Backup è lo strumento di backup nativo dei NAS Synology che si rivolge a un pubblico più ampio. Funziona direttamente sul DiskStation Manager (DSM), il sistema operativo dei NAS Synology, e permette di creare backup incrementali delle cartelle condivise, dei pacchetti installati e delle configurazioni di sistema. La versatilità di Hyper Backup sta nelle destinazioni supportate: potete fare il backup su un altro NAS Synology, su un disco USB esterno collegato al NAS, oppure direttamente su servizi cloud come Synology C2 Storage, Amazon S3, Microsoft Azure e altri. Questo significa che potete implementare la regola del 3-2-1 di cui parlavamo prima senza dover comprare infrastrutture costose o impazzire con configurazioni da ingegnere di rete. Un aspetto che apprezzo particolarmente è la funzione di versionamento: Hyper Backup conserva più versioni dei vostri file nel tempo, permettendovi di tornare indietro a un punto specifico. Vi è mai capitato di sovrascrivere un documento importante per errore? Con il versionamento potete recuperare la versione precedente senza drammi. È una di quelle funzionalità che non sai quanto ti serve finché non ti serve, e a quel punto ringrazi di averla. C2 Backup: quando il cloud lo fa chi sa fare il cloud Synology C2 Backup è la proposta cloud dell'azienda, e rappresenta il tassello che completa il puzzle. Si tratta di un servizio che permette di fare il backup diretto di PC Windows e server su cloud, senza bisogno di avere un NAS fisico. Per chi non vuole o non può gestire un dispositivo locale, C2 Backup offre un'alternativa solida e competitiva. Quello che distingue C2 Backup da altri servizi cloud è la filosofia Synology: niente pubblicità, niente raccolta dati invasiva, data center in Europa (per gli utenti europei), crittografia end-to-end e un'interfaccia che non vi farà venire il mal di testa. I piani tariffari sono ragionevoli e scalabili, e l'integrazione con gli altri servizi Synology C2 — come C2 Storage e C2 Identity — permette di costruire un ecosistema cloud completo. Personalmente lo uso come destinazione secondaria per i backup più critici: i file di lavoro vanno sul NAS con Hyper Backup, e una copia ulteriore finisce su C2. Ridondanza? Forse. Paranoia? Un po'. Ma quando il mio disco è andato in malora qualche settimana fa, ero piuttosto contento di essere paranoico. La promozione DNLTrading per il World Backup Day: un'occasione concreta E arriviamo alla parte che, lo ammetto, mi ha fatto venire voglia di scrivere questo articolo proprio adesso. In occasione del World Backup Day 2026, è attiva una promozione speciale su DNLTrading dedicata ad alcuni dei prodotti Synology più interessanti per chi vuole iniziare — o potenziare — la propria strategia di backup. I modelli coinvolti nella promo sono il DS423, il DS124 e la BeeStation Plus. Il DS423 è un NAS a quattro baie pensato per utenti avanzati e piccoli uffici, con prestazioni hardware di tutto rispetto. Il DS124 è invece la porta d'ingresso ideale nel mondo Synology: un NAS a singola baia, compatto e silenzioso, perfetto per il backup domestico o di un freelance. La BeeStation Plus, infine, è la soluzione più plug-and-play del lotto — la collegate, la accendete, e in pochi minuti avete un sistema di backup personale funzionante, senza bisogno di essere esperti. La promozione è valida dal 23 marzo al 9 aprile 2026 ed è soggetta a disponibilità. Se state pensando di fare il grande passo — o se il World Backup Day vi ha finalmente convinto che forse è il caso di proteggere i vostri dati — potete trovare tutti i dettagli e acquistare direttamente al seguente link: https://sy.to/sngsk. Cosa abbiamo testato su TecnoAndroid: DS225 e BeeDrive Come dicevo, su TecnoAndroid abbiamo avuto modo di mettere le mani su diversi prodotti Synology nell'ultimo periodo. Il Synology DS225 ci ha impressionato per l'integrazione delle funzionalità AI nel DSM — il riconoscimento facciale nelle foto, la ricerca intelligente nei documenti, tutto elaborato localmente senza mandare nulla nel cloud. Se siete curiosi, la recensione completa è disponibile sul nostro sito all'indirizzo tecnoandroid.it/2026/03/23/synology-ds225-il-nas-con-ai-che-mette-al-sicuro-i-tuoi-dati-recensione-1843283/. Il BeeDrive da 2TB, invece, ci ha sorpreso per la sua semplicità. È un SSD portatile che, collegato al PC, esegue backup automatici in tempo reale — senza abbonamenti cloud, senza configurazioni complesse, senza stress. L'abbiamo recensito approfonditamente e potete leggere le nostre impressioni su tecnoandroid.it/2026/03/19/synology-beedrive-2tb-il-backup-automatico-che-ti-salva-la-vita-senza-cloud-recensione-1821172/. Spoiler: ci è piaciuto parecchio. Non aspettate che sia troppo tardi Lo so, lo so. "Fare il backup" è una di quelle cose che stanno nella stessa categoria di "andare dal dentista" e "fare la dichiarazione dei redditi": sapete che dovreste farlo, sapete che è importante, ma continuate a rimandare perché oggi va tutto bene e domani è un altro giorno. Il problema è che i disastri informatici non mandano preavviso. Un ransomware, un guasto hardware, un furto, un caffè rovesciato sulla tastiera al momento sbagliato — le possibilità sono infinite e, statisticamente, prima o poi capita a tutti. Il World Backup Day non è solo una ricorrenza da geek: è un invito concreto a prendersi cinque minuti per riflettere su quanto valgono i vostri dati e su cosa fareste se li perdeste domani mattina. L'ecosistema Synology — tra NAS, software e servizi cloud — offre tutto quello che serve per costruire una strategia di backup seria, scalabile e alla portata di chiunque. Che siate un professionista con un ufficio da proteggere, un appassionato di fotografia con terabyte di RAW da conservare, o semplicemente qualcuno che non vuole perdere i ricordi di una vita, c'è una soluzione Synology che fa al caso vostro. E se la promozione su DNLTrading vi ha incuriosito, il consiglio è di non aspettare troppo: le offerte legate al World Backup Day durano fino al 9 aprile, ma la disponibilità potrebbe non durare altrettanto. Il link, lo ripeto, è sy.to/sngsk — salvatevelo, che tanto fare un bookmark è già un piccolo passo verso il backup. Read the full article