Quella che è in corso è una guerra politico-culturale, che da interna alla classe dominante in una logica di circolazione delle élite si sta adesso allargando a tutta la società. Bibbiano è stata la prima grande, esplicita offensiva di questa guerra culturale. Il primo caso in cui abbiamo visto tutta quell’energia sociale costruita in anni di post sui cani, post contro gli immigrati, post con foto di cibo, post su Milan per costruire una comunità coesa… finalmente rilasciata in una precisa direzione politica. Una parte consistente dell’opinione pubblica italiana, trasformata in una comunità separata dalla comunità italiana, lanciata contro i rappresentanti di chi di quella comunità separata non fa parte; un’accusa terrificante quanto falsa da trasformare in versione ufficiale. In questo senso Bibbiano non è solo un fatto di cronaca o una polemica, ma l’equivalente di un raid squadrista delle camicie nere contro una casa del popolo.
In un pugno di anni abbiamo visto cadere una dopo l’altra tutte le regole non scritte della convivenza democratica, abbiamo visto tutti i valori che prima erano comunemente accettati e che insieme contribuivano a creare una morale condivisa unificante per la nostra società venire rovesciati e trasvalutati. Quindi è normale chiedersi come si può fare per ritornare alla situazione di partenza, quella in cui le diversità di vedute e di orientamenti in seno alla società e all’opinione pubblica erano considerate come diversità e non come «altro», come un «tradimento» o come «anti-italianità».