Mi ero preparato un weekend di totale relax con libro e taccuino sui prati all'ombra accanto al mare, dopo un venerdì con ciò che resta della mia famiglia che mi ha lasciato le consuete scorie tossiche sulla pelle.
Venerdì sera sono tornato a casa pieno di brutti pensieri e brutte emozioni, la notte sono stato male e sabato mattina mi sono svegliato con la febbre a 38 e mezzo. Vivere da solo e non poter contare su nessuno mi fa prevenire ogni possibile guaio, quindi non mi mancano mai farmaci e il necessario per affrontare cose simili. Sapevo che era una febbre "di anima" più che batterica, come quando ti sbocciano le afte o le dermatiti per stress e non per agenti esterni.
Ho passato 48 ore sul divano, con la tuta felpata e la copertina perché avevo i brividi, e mano a mano che stavo meglio mi sono sparato le ultime due stagioni di Bojack Horseman di seguito, no stop. Ho finito l'ultima puntata ieri alle 23, e intanto mi ero fatto la doccia, la febbre era scesa molto, avevo cenato per bene e stanotte ho dormito regolare e stamattina sto lavorando regolare.
Si torna sempre a quello, il mio tallone d'Achille: essere compreso, essere sentito. Ho pianto dopo l'ultima puntata di Bojack, come mi è capitato con alcune pagine di Fitzgerald, di Camus, di Dostoevskij, della Cvetaeva. Ho pianto non solo perché è stato un percorso catartico, non solo perché avrei voluto che Bojack non finisse mai, ma perché sono stato assalito da una malinconia futura, dalla consapevolezza che nessuno mi sentirà mai davvero a fondo, mi sono messo a nudo ed è andato nel peggiore dei modi, credevo di essere sentito e invece ero solo usato, credevo ai "sei importante" e invece la verità era "sei utile", credevo ai "sei l'unico" e invece la verità era "sei l'unico che accetta di farlo".
Essere sentito davvero e fare solo un pezzo di strada insieme (perché si cambia, si evolve, si segue un ritmo personale che è solo nostro) per poi salutarsi con affetto, stima, gratitudine, mi andrebbe benissimo.
Essere usato, scoprire che non c'era nulla e che sei stato svuotato di energia, tempo, fiducia... per questo non conosco altro rimedio che il "vieni qua, lasciati abbracciare, sono qui". E su un divano dopo un weekend di febbre e solitudine, quel silenzio e quella mancanza mi ha spaccato il cuore.
Poi si caccia un sospiro, si respira, e si va avanti.













