Passato Ferragosto, mi sembra di uscire da un incubo.
Mi sembra che tutto lentamente migliori per me.
Natalia Ginzburg
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Passato Ferragosto, mi sembra di uscire da un incubo.
Mi sembra che tutto lentamente migliori per me.
Natalia Ginzburg

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Alla mia famiglia
Non so se esistano parole davvero capaci di contenere tutto quello che ho provato nel nostro ultimo abbraccio improvvisato. È stato inatteso, forse veloce agli occhi del tempo, ma infinito per tutto ciò che ha lasciato dentro di me. So solo che da quel momento porto nell’anima un’emozione così forte da farmi ancora tremare ogni volta che ci ripenso.
È stato un incontro arrivato all’improvviso, senza grandi attese, senza preparazioni. E forse proprio per questo mi ha travolta ancora di più. Perché certe cose, quando accadono senza essere annunciate, raggiungono direttamente il punto più fragile e più vero del cuore. E lì restano.
È stato qualcosa di semplice e, allo stesso tempo, di immensamente grande: così profondo da lasciarmi il cuore colmo e gli occhi lucidi.
Rivedervi è stato come respirare dopo aver trattenuto il fiato troppo a lungo.
Come tornare, anche solo per un attimo, in quel luogo invisibile dove tutto smette di fare paura e il cuore si sente finalmente riconosciuto.
Nei vostri occhi ho ritrovato casa.
Nei vostri abbracci ho ritrovato pace.
Nei vostri gesti ho ritrovato quell’amore silenzioso e immenso che non chiede nulla eppure dona tutto.
Ci penso ancora e sento stringermi il petto.
Perché in quei momenti così semplici, così veri, c’era dentro un mondo intero: la cura nei dettagli, la dolcezza delle mani, l’affetto sincero nei sorrisi, la premura racchiusa in ogni gesto spontaneo. C’era quel modo unico che solo voi avete di amare: senza condizioni, senza rumore, senza bisogno di grandi parole. Un amore che arriva piano, ma attraversa tutto. Un amore che ti vede davvero, anche quando non dici niente. Un amore che raccoglie i pezzi senza fartene sentire il peso, che protegge senza trattenere, che resta anche quando tutto il resto cambia.
Ed è proprio questo che mi ha fatto male e bene nello stesso istante.
Perché sentirmi così amata mi ha riempita di una felicità immensa, ma mi ha anche ricordato quanto possa pesare la distanza quando il legame è così profondo.
Ci sono abbracci che durano molto più del tempo in cui accadono. Il vostro è ancora qui, addosso a me. Nella pelle. Nel respiro. Nei pensieri più silenziosi.
È rimasto in quel nodo alla gola che arriva quando ripenso a quanto amore si possa ricevere in pochi istanti. È rimasto nelle lacrime trattenute, nella tenerezza che mi ha spiazzata, in quella sensazione così rara di essermi sentita completamente accolta, senza difese, senza filtri, semplicemente amata. In quella sensazione struggente e meravigliosa di essermi sentita, anche solo per un attimo, di nuovo intera.
Perché ci sono abbracci che non finiscono quando ci si lascia: restano sulla pelle, nel respiro, nei pensieri della notte. Restano in quel nodo in gola che arriva quando ripensi a quanto amore possa abitare un gesto semplice. Restano nel vuoto che lasciano subito dopo, sì, ma anche nella forza che sanno regalare. E il vostro amore questo fa: mi manca, mi spezza, ma allo stesso tempo mi tiene in piedi.
Mi manca tutto.
Mi manca la mia terra, mi manca la familiarità delle cose semplici, mi mancano i sapori che sanno di infanzia e di radici, mi manca quel calore che solo voi sapete dare.
Ma più di tutto, mi mancate voi.
Mi manca quel linguaggio dell’anima che esiste solo in famiglia, fatto di sguardi che comprendono prima ancora delle parole, di gesti piccoli capaci di curare ferite immense, di presenze che sanno farti sentire al sicuro anche solo standoti accanto.
Dopo quell’ultimo incontro ho sentito ancora più forte quanto voi siate la parte più vera di me.
Siete la mia origine, il mio rifugio, la mia forza quando vacillo.
Siete quel bene raro che il tempo non consuma e la distanza non cancella.
Siete la prova che l’amore più grande vive spesso nelle cose più semplici: una mano stretta, un abbraccio sincero, uno sguardo pieno di cura, una presenza capace di guarire anche il dolore più nascosto.
E allora oggi vi scrivo con il cuore aperto, con tutta la nostalgia e tutto l’amore che mi porto dentro, per dirvi che questo incontro improvvisato mi ha lasciato addosso qualcosa di indescrivibile.
Mi ha lasciato brividi.
Mi ha lasciato vuoto e pienezza insieme.
Mi ha lasciato il dolce dolore di chi sa di appartenere a un amore enorme, vero, irrinunciabile.
A voi, che siete la mia casa anche quando casa è lontana.
A voi, che riuscite ancora a sorprendermi con la purezza dei vostri gesti.
A voi, che con la vostra cura mi ricordate ogni volta che l’amore più bello è quello che resta semplice, ma arriva in profondità.
A voi, che siete la parte di me che nessuna distanza potrà mai portare via.
Vi porto dentro in ogni giorno difficile, in ogni nostalgia improvvisa, in ogni ricordo che sa di calore.
E se a volte tutto questo fa male, è solo perché ciò che ci unisce è immenso.
Più forte del tempo.
Più forte dei chilometri.
Più forte perfino delle parole.
Vi amo con tutta la profondità che ho nell’anima.
E il vostro amore, così puro, così incondizionato, così pieno di cura, continuerà a salvarmi il cuore, ogni volta.
Vi amo in un modo che non riuscirò mai a spiegare fino in fondo.
Ma ogni lacrima, ogni brivido, ogni battito più forte quando vi penso… parla per me.
IO E Il DOLORE
Il linfoma mi ha fatto conoscere il dolore protratto nel tempo che diventa sempre più forte.
Per dare nuovo lustro alla scoperta dell'acqua calda, vi confesso che il dolore fisico è una cosa orribile. Quando è davvero potente, quando non è sopportabile, prende il posto della tua umanità.
Non c'è spazio per altro. Il mondo circostante, le funzioni superiori dell'intelletto e l'empatia spariscono. Non puoi aggirarlo, non puoi elaborarlo filosoficamente. Esiste solo lui, un alieno che tesse una ragnatela nel corpo.
Non mi puoi parlare di piccoli inconvenienti o di un contrattempo, mentre il mio corpo urla di dolore. Non mi interessa. Non sono solidale. Non sono umano. Non ho dignità. Voglio solo una via d'uscita. Dammi la pillola giusta, salvami, sono disposto a tutto.
Qualche giorno fa ero così. Ero divorato da un dolore che partiva dall'addome e si irradiava in tutta la schiena. I farmaci prescritti inizialmente erano diventati inefficaci. Dopo una prima fase di amore, l'idillio si era spento.
Sono caduto in una voragine.
All'inizio ho perso la posizione eretta. Quando uscivo per svolgere incombenze non rimandabili (perché non potevo sempre contare sul tempestivo aiuto delle persone disposte a offrirmelo), camminavo lentamente con la schiena curva.
Non riuscivo a nascondere il dolore.
Una volta ho incrociato una madre con un bambino. E il bambino le ha chiesto: "Cos'ha quel signore?".
Una sera si è fermata un'auto mentre ero piegato in due sul marciapiede. Una donna si è affacciata e ha chiesto: "Ha bisogno di aiuto?". Io mi sono sollevato con fatica e ho risposto: "No, va tutto bene".
Nulla andava bene, ma quella donna non poteva aiutarmi. L'ho salutata con un sorriso forzato.
Non serviva un genio per interpretare la situazione. I sedativi avevano alzato bandiera bianca. Ci voleva una pozione ben diversa, qualcosa di più forte.
Una notte, quando ormai ero allo stremo delle forze, ho lasciato un messaggio alla segreteria telefonica del reparto di ematologia. Sapevo benissimo che nessuno mi avrebbe risposto nel cuore della notte, ma il dolore severo non ti fa pensare razionalmente: provoca un'implacabile irrequietezza che ti spinge a commettere azioni inutili. E quando prende il sopravvento, quasi tutte le azioni sono inutili: camminare, sedersi, sdraiarsi, contorcersi, ululare. Non c'è posizione al mondo capace di toglierti quel supplizio. Eppure non puoi stare fermo. Devi fare qualcosa.
Per fortuna la risposta è stata tempestiva: ho sentito uno squillo verso le otto e mezzo. Non ricordo le mie esatte parole durante la telefonata. Ma so che ero come un eroinomane in crisi d'astinenza, senza soldi e inginocchiato davanti al pusher. Ero quello che diceva: "Dammi qualcosa, fammi credito, ti pagherò la prossima volta".
Ho ottenuto quello che mi serviva: un cocktail di pillole. Un ematologo mi ha spedito le ricette con un'email.
Non menziono le sostanze prescritte, ma una è per certi versi famigerata. Le hanno dedicato docu-ficion e inchieste. È stata smerciata in modo indiscriminato negli Stati Uniti, persino per dolori di lieve entità, a partire dagli anni Novanta. Risultato: milioni di tossicodipendenti.
Si tratta di una catastrofe tuttora in corso che ha gli ingredienti del capitalismo selvaggio: case farmaceutiche spietate, ciniche campagne di marketing, medici compiacenti, corruzione, grandi profitti, malavita che fiuta il grande affare e ne approfitta per rilanciare un concorrente meno costoso: l'eroina.
L'hanno chiamata "crisi degli oppioidi".
In Italia, a quanto pare, c'è una tendenza opposta e altrettanto esecrabile. Tanti medici sono troppo esitanti quando si tratta di sedare il dolore grave con gli oppioidi. Forse da noi è radicata l'idea di una sofferenza mistica che ti spiana la strada per il Paradiso.
Certo è che non si può convivere col dolore lancinante. Quindi non datemi un megafono in questo momento, perché potrei salire sui tetti del mondo per urlare il mio diseducativo e barbarico: "Viva la droga".
Le pillole hanno funzionato fin da subito. Non scorderò mai il primo impatto. Dopo molte ore di tormento, ho trascorso un pomeriggio di beatitudine sul divano, immerso in una bolla che mi sembrava il Nirvana. Forse l'effetto delle medicine si è sommato al carico di endorfine che il mio corpo aveva prodotto per fronteggiare la tortura.
Ora riconosco me stesso. Posso leggere gli articoli di giornale e imprecare per le dichiarazioni di un esponente politico. Le azioni del governo mi fanno soffrire (perché ci sono dolori che le pillole non riescono ad affrontare) ma posso trasformare quella sofferenza in una riflessione o in una lotta. Il pensiero astratto è ricomparso. In qualche recesso della mia mente ho ritrovato l'empatia.
Sono di nuovo interessato ai piccoli inconvenienti e ai contrattempi sopportati dalle persone che mi circondano. Sono capace di esprimere una sincera solidarietà se hai fatto una coda troppo lunga all'ufficio postale.
In questa bolla di sedazione, posso attendere con serenità le imminenti terapie.
Sono di nuovo un essere umano.
[L'Ideota]
Stage Play Sollievo English Subtitles
The drama already had subtitles out there, so I made some for the stage play version of Sollievo! It continues the story from the drama so I hope those who enjoyed the series will check it out as well. Links and disclaimers here 🡇
「 Stream 」 Solliev0 (ENG SUBS) COMPLETE
Synopsis :
The story is set in a small Italian restaurant. Half-brothers Toma Amatsuki and Haruhi Amatsuki, Haruhi's childhood friend, Kotaro, and his friend, Sora, manage the restaurant, which is small but secretly popular but has a "secret menu" that solves the problems of customers who visit the restaurant.
In fact, the younger brother, Haruhi, is the heir to the large company Amatsuki Holdings, and according to his promise to his father, he has to inherit the family when he turns 30. As the deadline passes and his father's secretary, Kaede Kusumi, urges him to return to work, it becomes clear that his father is ill and has only a short time left to live. As if to coincide with his father's death, a mysterious man, Tsukasa Nitta, comes into contact with Toma, and Toma gradually changes from his previous role as an older brother. What is Toma's true purpose?
Casts:
Wada Takuma as Amatsuki Toma
Someya Toshiyuki as Amatsuki Haruhi
Hirono Ryota as Kujo Kotaro
Yokota Ryugi as Hojo Sora
Isaka Ikumi as Kuzumi Kaede
Taniguchi Masashi as Niita Tsukasa
Rules :
No uploading the episodes to any streaming sites.
Credits for the RAW episodes go to DramaClub
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This is only a one person project so please be patient.
I won't be releasing soft subs because the software that I use produces hard coded ones.
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If the streaming links gets deleted, I WON'T BE RE-UPLOADING IT.
Streaming links:
episode 1 -
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episode 2 -
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episode 3 -
Solace_03EN-v2.mp4
episode 4 -
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episode 5 -
Solace_05EN-v2..mp4
final episode -
Solace_06endEN-v2.mp4

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post doccia, post lavoro, post ognibrutturadiquestomondo + coccole del papi = 🫶🏻
“È la sera che dà sollievo agli spiriti divorati da un dolore selvaggio.”
— Charles Baudelaire
Rompe il silenzio l’usignolo e porta
sollievo ad un profondo turbamento
nel cuore della notte, ma distorta
esce dal sonno ogni percezione
e muta il beneficio in nocumento.