Le tre i. Una faccenda iconografica.
Icona, immagine, immortalità. Quanto un'immagine può essere iconografica, al punto tale da risultare eternamente giovane? E quanto la costruzione di un mito spinga, per sostenerla? Se pensiamo a Marcello la prima "immagine icona" evocativa è quella de la dolce vita. Se provassimo a chiudere gli occhi per ricostruire la sequenza nella nostra mente, quasi certamente, ci risulterebbe nitida, la sua "giovinezza glamour", ristretta in abiti e capelli impeccabili; quasi come se, paradossalmente, giovinezza fosse sinonimo canonico di "perfezione". Brutalmente attuale. È capitato anche a me, di associarlo immediatamente ad un volto giovane, sebbene abbia ben presente la sua dignitosissima metamorfosi. Credo che questo accada, perché quella stessa giovinezza in "uniforme glamour" sia stata un po' il suo tratto distintivo e, nonostante il talento, siamo spinti a ricercare costantemente la bellezza, ora più che mai. Per questo, nel caso di Marcello, immagine del "bell' italiano nel mondo" suo malgrado, gestire la faccenda poteva essere, forse un tantino più complicato; sebbene abbia anche furbescamente, provato a prevenire i tempi, interpretando personaggi più anziani, e aggravandone l'anzianità quando lui, "imperdonabilmente anziano" già lo era diventato per davvero. Eppure, nella nostra testa, complice il battesimarsi a mito, la sua "giovinezza-icona" resta inscalfibile, facendo di lui il "sempiterno bello, sensuale e latin lover" a cui, non si può proprio perdonare che il tempo passi. Doveva essere proprio frustrante starlo a spiegare. Eppure, la vecchiaia per lui, poteva essere solo un probabile impedimento psico-fisico ma non di immagine.













