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Segway Xyber Electric Bike 25% Off: Power, Performance, and Big Savings
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Segway Announces 1 Million Units Sold of its Ninebot E2 Series Electric Kick-Scooters Worldwide http://dlvr.it/TS9FvT
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Navimow i220 LiDAR: il robot tagliaerba che ti fa dimenticare di avere un giardino Recensione
Sarò onesto: l'idea di un robot tagliaerba mi ha sempre affascinato e spaventato in egual misura. Affascinato perché, diciamocelo, chi ha un giardino a Roma sa cosa vuol dire combattere con l'erba tra aprile e ottobre cresce che sembra animata da spirito proprio. Spaventato perché i primi modelli che ho visto anni fa erano poco più che Roomba impazziti che rimbalzavano contro le siepi. Ma i tempi cambiano, e cambiano in fretta. Il Navimow i220 LiDAR è il modello di punta della serie i2 di Segway, quella pensata per prati fino a 2.000 metri quadrati. Il mio giardino ne misura circa mille, quindi siamo ben dentro il range operativo. La particolarità ? Niente cavo perimetrale, niente antenna RTK da piazzare in giardino, niente installazione complicata. Si tira fuori dalla scatola, si appoggia sul prato, si preme un bottone e lui parte. Almeno, questa è la promessa. E la promessa, devo dire, è stata sostanzialmente mantenuta. Ma con qualche sfumatura, qualche sorpresa e un paio di momenti in cui ho dovuto fare un respiro profondo. Perché un prodotto da 1.599 euro merita di essere raccontato senza sconti, nel bene e nel poco male. Attualmente è disponibile su Amazon Italia. Unboxing e prime impressioni La scatola è grande. Più grande di quanto mi aspettassi, a dire il vero. Pesa parecchio e il corriere mi ha guardato con quell'espressione tipo "cosa ti sei comprato stavolta". Dentro c'è il robot, la stazione di ricarica con il suo cavo di alimentazione, un set di lame di ricambio, la guida rapida e poco altro. Niente antenna, niente picchetti, niente chilometri di cavo. E questa assenza, paradossalmente, è la cosa più eloquente di tutte. Il robot stesso fa una prima impressione solida. Grigio scuro, linee abbastanza pulite, non brutto da vedere anche se l'estetica in un tagliaerba conta fino a un certo punto. Quello che colpisce è la sensazione di robustezza: la plastica è spessa, le ruote hanno un battistrada aggressivo, e il modulo LiDAR sulla parte superiore ha un che di futuristico senza essere pacchiano. Ho preso in mano il disco con le sei lame e devo dire che mi ha rassicurato: è robusto, ben costruito, con lame in acciaio che ispirano fiducia. La stazione di ricarica è essenziale, quasi minimalista. Due contatti metallici a terra, un cavo da collegare alla presa, e basta. L'ho posizionata in un angolo del giardino vicino alla presa esterna, su una superficie piana. Tempo impiegato: tre minuti. Forse meno. Design e costruzione Ecco, parliamo di come è fatto questo aggeggio. Le dimensioni sono circa 63,5 per 44,5 centimetri, con un'altezza di quasi 29 non è piccolissimo, ma nemmeno un carrarmato. Pesa abbastanza, e lo senti quando lo sollevi per spostarlo manualmente. Le tre ruote sì, tre, non quattro gli danno un aspetto un po' da triciclo hi-tech: due motrici posteriori e una direzionale anteriore. La scelta delle tre ruote non è casuale. Permette al robot di fare inversioni a U strette senza rovinare il prato, e in effetti durante l'uso ho notato che le manovre sono piuttosto delicate, senza quei segni circolari che alcuni robot a quattro ruote lasciano sull'erba bagnata. Il controllo elettronico di stabilità l'ESC, per capirci gestisce la potenza delle singole ruote in modo indipendente, e su un giardino che ha qualche pendenza come il mio, la differenza si sente. Il guscio superiore ospita il modulo LiDAR a stato solido e la videocamera frontale. Il LiDAR, a differenza di quelli meccanici con parti rotanti, non ha componenti mobili. E questo è un punto che mi ha convinto fin da subito: meno parti che si muovono, meno cose che si rompono. Dafne, la mia pastore svizzero, ha provato a sniffarlo il primo giorno e il robot l'ha rilevata e si è fermato a distanza di sicurezza. Un punto a favore, decisamente. La certificazione IP66 non è un dettaglio da poco per un oggetto che vive all'aperto tutto l'anno. Pioggia, polvere, terra, erba bagnata tutto ciò che un giardino romano può offrire tra marzo e novembre. Ho lasciato il robot sulla stazione di ricarica durante un temporale senza il garage opzionale. Zero problemi. Certo, il garage da 199 euro sarebbe l'ideale per chi vuole una protezione in più, e Segway lo include in omaggio per chi acquista in fase di lancio un bel gesto. Specifiche tecniche Specifica Valore Area consigliata Fino a 2.000 m² Navigazione LiDAR a stato solido + Visione AI Batteria 10 Ah (litio) Autonomia di taglio 210 minuti Area per singola carica 560 m² Tempo di ricarica 120 minuti Motore di taglio 100 W (picco) Sistema di taglio Disco a 6 lame Altezza di taglio 20–70 mm (regolabile) Pendenza massima 45% (24°) Rumorosità 59 dB(A) Protezione IP66 Temperature operative Da −20 °C a +50 °C Dimensioni 635,2 × 445 × 287,5 mm Connettività Wi-Fi, Bluetooth, 4G Compatibilità vocale Alexa, Google Home Antifurto GPS, Geo-Fence, Apple Dov'è Sensore pioggia Sì Zone di taglio Fino a 20 Larghezza minima passaggio 70 cm Prezzo di listino 1.599 €  Componentistica e tecnologia di navigazione Il cuore di questo robot è il sistema EFLS LiDAR, una combinazione di sensore laser a stato solido e telecamera con visione artificiale. Il LiDAR esegue circa 200.000 scansioni al secondo un numero che sulla carta sembra eccessivo, ma nella pratica si traduce in una mappa tridimensionale del giardino incredibilmente dettagliata. Ogni albero, ogni muretto, ogni sedia dimenticata fuori viene catalogata e memorizzata. La tecnologia è derivata dai sistemi di guida autonoma delle automobili, e si nota. Il robot non si limita a "sentire" gli ostacoli quando ci è già quasi addosso: li prevede, li classifica, li aggira con un anticipo che a volte mi ha sorpreso. Ma di questo parliamo meglio nella sezione dedicata agli ostacoli. Il motore di taglio arriva a 100 watt di picco, con un disco a sei lame che ruota a velocità variabile in base alla densità dell'erba. Questo è un dettaglio sottile ma intelligente: su erba corta e già mantenuta non serve la stessa potenza di un prato lasciato crescere per due settimane. Il risultato è un taglio netto, senza quell'effetto "strappato" che ho visto su altri robot più economici. Le ruote fuoristrada meritano un discorso a parte. Il battistrada è profondo e aggressivo, pensato per garantire aderenza anche su erba bagnata e a Roma, tra i temporali estivi e la rugiada mattutina, l'erba bagnata non è un'eventualità rara. L'ESC lavora in tempo reale sulla distribuzione di potenza, e su una pendenza che avrò nel giardino non enorme, forse un 15-20% il robot sale e scende senza incertezze. L'app Navimow: croce e delizia Ok, parliamo dell'app. Perché qui c'è il bello e c'è il meno bello, e sarebbe disonesto raccontare solo una parte. L'applicazione Navimow disponibile per iOS e Android è il centro di controllo di tutto. Dalla mappatura iniziale alla programmazione settimanale, dalla regolazione dell'altezza di taglio alla gestione delle zone vietate. L'interfaccia è pulita, abbastanza intuitiva. La prima volta che l'ho aperta mi ha guidato passo passo nella configurazione: accoppiamento Bluetooth, connessione Wi-Fi, attivazione del modulo 4G. Tutto liscio, devo dire, anche se il passaggio del 4G richiede qualche minuto di attesa mentre il sistema si collega alla rete. A proposito: il primo anno di servizio dati 4G è incluso, poi si rinnova a 29,99 euro l'anno un costo ragionevole, direi. La funzione GeoSketch è quella che mi ha impressionato di più. Dopo la mappatura automatica, nell'app compare una mappa fotorealistica del giardino non un diagramma stilizzato, proprio una rappresentazione visiva con i colori reali degli elementi rilevati. Puoi toccare, trascinare, ridefinire i confini, creare zone di taglio separate, impostare aree vietate intorno alle aiuole o alla cuccia di Anubi. Fino a 20 zone diverse, ognuna con la propria altezza di taglio. Questo è davvero comodo. E il meno bello? Un paio di volte l'app ha perso la connessione con il robot durante il taglio, mostrandomi uno stato "offline" che in realtà non corrispondeva alla realtà il robot stava tagliando tranquillamente, era l'app che si era disconnessa. Niente di grave, bastava chiuderla e riaprirla, ma dà un po' fastidio. Magari un aggiornamento futuro sistema la cosa. Autonomia e ricarica Qui i numeri parlano chiaro: 10 Ah di batteria, 210 minuti di taglio dichiarati, 560 metri quadrati coperti per singola carica. Sul mio giardino di circa mille metri quadrati, questo si traduce in circa due cicli di taglio e ritorno alla base per la ricarica. In pratica, il robot esce, taglia metà giardino o poco più torna a ricaricarsi per un paio d'ore, e poi riparte per completare il lavoro. Il quinto giorno di test l'ho lasciato lavorare da solo, partenza programmata alle 7 di mattina. Alle 7:15 era già fuori a tagliare. Verso le 10 l'ho sentito rientrare alla base silenzioso, per quanto possa esserlo un aggeggio con le ruote sull'erba. Alle 12:30 circa è ripartito e ha finito il giardino intero intorno alle 14. Quindi, per un prato come il mio, servono grosso modo sei-sette ore tra taglio e ricarica. Non velocissimo, ma completamente autonomo. La ricarica completa richiede 120 minuti. Onestamente? Per un uso settimanale programmato, non è un problema. Imposti il calendario nell'app, scegli i giorni, e il robot fa tutto da solo. Anche di notte, volendo, grazie al LiDAR che non ha bisogno di luce. Ma su questo ho qualche riserva che spiego più avanti. Una cosa che ho apprezzato è il sistema di ricarica e ripresa automatica. Il robot sa esattamente dove ha interrotto il taglio, e quando riparte non ripassa zone già tagliate. Questo ottimizza i tempi e riduce l'usura delle lame su erba già corta un dettaglio che magari passa inosservato, ma che sulla durata fa la differenza. Ricordate il discorso sulla manutenzione minima? Ecco, inizia anche da qui. Un confronto che mi viene naturale: il mio vecchio tosaerba a batteria un Bosch, buon prodotto mi richiedeva circa un'ora e mezza di lavoro fisico per coprire il giardino. Più lo svuotamento del cesto, più il tempo di preparazione. Qui parliamo di zero minuti di lavoro da parte mia, a fronte di un tempo totale più lungo per il robot. Ma io quel tempo lo passo a fare altro. È un cambio di paradigma, non solo di attrezzo. Test sul campo Arriviamo al dunque: come taglia, davvero, questo robot? Ho passato tre settimane a osservarlo, testarlo in condizioni diverse, cambiare impostazioni, e posso dire che l'esperienza è stata complessivamente molto positiva con qualche asterisco. Il primo taglio, quello dopo la mappatura iniziale, è stato il più lungo. Il robot ha fatto prima un giro completo dei bordi, poi ha iniziato a tagliare a linee parallele, procedendo in modo metodico. Il risultato? Onestamente, meglio di quanto mi aspettassi. L'erba era alta circa 8-9 centimetri l'avevo lasciata crescere apposta per metterlo alla prova e dopo il passaggio era uniforme a 4 centimetri. Nessuna striscia mancata, nessuna zona saltata. Il secondo test l'ho fatto dopo una settimana di piogge. L'erba era bagnata, un po' scivolosa, e in alcune zone il terreno era morbido. Ammetto che ero scettico: l'erba bagnata è il nemico giurato di qualsiasi lama. Ma il robot se l'è cavata bene. Ha rallentato leggermente il passo l'ho notato confrontando con il taglio precedente e il taglio era un filo meno netto, ma parliamo di differenze minime. Nessuno scivolamento, nessuna zolla strappata. Una sera, per curiosità , l'ho fatto partire alle 21:30. Buio pesto, solo le luci del giardino accese. Il LiDAR non ha bisogno di luce per orientarsi, e in effetti il robot ha tagliato senza esitazioni, seguendo lo stesso pattern del giorno. La videocamera, ovviamente, di notte serve a poco per il riconoscimento visivo, ma il laser copre egregiamente. Però ecco la riserva di notte il rumore, per quanto contenuto a 59 decibel, si percepisce molto di più. Non lo consiglierei in un contesto condominiale dopo le 22. La terza settimana ho provato a mettere ostacoli imprevisti: un secchio rovesciato, la ciotola dell'acqua dei cani, un pallone da calcio, un paio di scarpe da giardinaggio dimenticate fuori. Il robot ha aggirato tutto. Tutto. Il secchio l'ha rilevato da oltre un metro di distanza e ha corretto la rotta con una curva morbida. Il pallone idem. Le scarpe che erano basse, forse 15 centimetri le ha individuate con qualche centimetro in meno di anticipo, ma le ha evitate comunque. Devo dire che su questo aspetto il prodotto è davvero impressionante. Un test che non avevo programmato ma che è successo da solo: il sensore pioggia. Un giovedì pomeriggio il robot stava tagliando tranquillo quando è arrivato un acquazzone improvviso di quelli romani, violenti e brevi. Nel giro di trenta secondi il tagliaerba ha interrotto il ciclo e si è diretto verso la stazione di ricarica. Ordinato, senza panico, seguendo il percorso più diretto. L'ho controllato dall'app: stato "In pausa pioggia rilevata". Quando ha smesso di piovere, dopo circa quaranta minuti, è ripartito dal punto esatto in cui si era fermato. Niente male. Ho provato anche la funzione di controllo vocale tramite Alexa ho un Echo in casa. "Alexa, dì a Navimow di iniziare a tagliare." E il robot parte. Semplice, funziona. Non è che la usi tutti i giorni, onestamente, perché con la programmazione automatica non serve. Ma quando hai ospiti e vuoi far vedere quanto sei tecnologico... ecco, fa la sua scena. Mia moglie ha alzato gli occhi al cielo, per la cronaca. Quello che non ho potuto testare con precisione, e voglio essere trasparente, è il comportamento sul lungo periodo. Tre settimane sono sufficienti per valutare il taglio, l'app, la navigazione, ma non bastano per dire come reggeranno le lame dopo sei mesi di uso intensivo, o come si comporterà la batteria dopo due estati piene. Su questo punto devo fidarmi delle specifiche del produttore e delle esperienze della community, che per ora sono positive ma ancora limitate il prodotto è fresco di lancio. Approfondimenti Qualità del taglio La domanda vera è: taglia bene? E la risposta è sì, ma con una precisazione importante. Il taglio è netto e uniforme quando il robot lavora regolarmente cioè almeno due volte a settimana su un prato che non cresce in modo esplosivo. Se lo lasci fermo per dieci giorni e l'erba supera i 10-12 centimetri, il risultato è meno pulito. Non perché le lame non ce la facciano il motore da 100 watt e le sei lame gestiscono anche erba fitta ma perché il robot deve fare più passaggi e il mulching dell'erba tagliata risulta meno omogeneo. Stavo per scrivere che il taglio è pari a quello di un tosaerba tradizionale a lama rotante. Ma ripensandoci, non è esattamente così. È diverso. Il robot taglia piccole quantità ogni volta, frequentemente, e questo approccio produce un prato che sembra come dire più curato. Più vellutato, quasi. L'erba tagliata rimane sul terreno come fertilizzante naturale, e dopo tre settimane il prato ha effettivamente un aspetto migliore di prima. Non me l'aspettavo. La modalità bordo funziona bene lungo i muri e le recinzioni, arrivando ragionevolmente vicino ai confini. Non fino all'ultimo centimetro, sia chiaro restano circa 5-7 centimetri di erba non tagliata lungo il bordo estremo. Niente che un tagliabordi manuale non risolva in cinque minuti, ma è giusto segnalarlo. Un aspetto che mi ha positivamente sorpreso è il comportamento su erbe diverse. Il mio giardino non è un monotipo perfetto c'è gramigna nella zona principale, un po' di dicondra sotto gli ulivi, e dell'erba più grossa e fibrosa nell'angolo in fondo. Il disco a sei lame gestisce tutte queste varietà senza problemi evidenti, anche se sull'erba più fibrosa il motore lavora con un suono leggermente diverso più impegnato, diciamo. La velocità di rotazione adattiva probabilmente interviene in questi casi, aumentando i giri quando la resistenza cresce. E la cosa che noti, alla fine della fiera, è che il prato risulta uniforme indipendentemente dal tipo d'erba. Che non è poco. Rilevazione degli ostacoli: il pezzo forte Ecco, questo. Questo è il punto in cui il robot mi ha davvero conquistato. La combinazione LiDAR e visione artificiale crea un sistema di rilevamento che, nei miei test, ha identificato praticamente ogni cosa. Il produttore dichiara il riconoscimento di oltre 200 tipi di ostacoli con precisione al centimetro, e nella mia esperienza questi numeri non sono esagerati. La cosa che mi ha colpito di più è la gestione degli ostacoli dinamici. Anubi il mio pastore belga nero, 35 chili di entusiasmo imprevedibile è corso verso il robot durante il taglio almeno tre volte. Ogni volta il tagliaerba si è fermato dolcemente, ha aspettato che il cane si allontanasse, e ha ripreso il lavoro. Nessun tentativo di aggirarlo mentre si muoveva, nessuna manovra brusca. Solo una pausa educata e poi via. Anche gli ostacoli aerei vengono rilevati: il filo del bucato, per esempio, o il telo ombreggiante del patio. La percezione 3D del LiDAR "vede" anche verso l'alto, e il robot sa quando può passare sotto qualcosa e quando no. Mi è capitato di vederlo rallentare sotto il filo del bucato, valutare l'altezza, e passare tranquillamente. Sotto la sdraio, invece, ha giustamente deciso di non infilarsi. Un test involontario che mi ha convinto più di tutti gli altri: un riccio. Lo so, suona strano. Ma nel mio giardino ogni tanto la sera passa un riccio Roma è piena di fauna urbana, chi ci vive lo sa. Stavo facendo girare il robot in tarda serata e a un certo punto l'ho visto rallentare bruscamente, fermarsi, e poi deviare con una curva larghissima. Sono andato a controllare: il riccio era lì, rannicchiato nell'erba, completamente ignaro del pericolo scampato. Il produttore dichiara il riconoscimento di oltre 20 tipi di animali, e a quanto pare il riccio è nella lista. Questo è il genere di cose che ti fa pensare: ok, i soldi li ha meritati. Dove il sistema mostra i suoi limiti perché sarebbe scorretto non dirlo è con oggetti molto piatti e a filo del terreno. Un tubo da giardino disteso sull'erba, per esempio, non è stato rilevato al primo passaggio. Il robot ci è passato sopra senza danni particolari, ma il tubo si è impigliato per un momento nel disco prima che il tagliaerba lo superasse. Alla seconda occasione, curiosamente, ha deviato. Come se avesse memorizzato l'ostacolo. Non sono sicuro se sia davvero così o se fosse una coincidenza, ma il dubbio è legittimo. L'app nel dettaglio: mappatura e personalizzazione La mappatura automatica merita un approfondimento. Il processo funziona così: posizioni il robot sul prato, premi "Avvia mappatura" dall'app, e il robot parte in ricognizione. Fa il giro completo del perimetro, scansionando tutto con il LiDAR e registrando riferimenti visivi con la telecamera. Ci ha messo circa 25 minuti per il mio giardino da mille metri quadrati non poco, ma lo fai una volta sola. Quello che succede dopo è la parte interessante. Nell'app compare la mappa con una fedeltà che mi ha stupito: i contorni degli alberi, la forma delle aiuole, persino il profilo del muretto divisorio con il vicino. Puoi modificare tutto con gesture intuitive pinch per zoomare, drag per spostare i confini, tap per creare zone. Ho creato cinque zone: il prato principale, la zona sotto gli ulivi, il corridoio laterale, l'area davanti al cancello, e una zona vietata intorno alle ortensie di mia moglie. Ogni zona può avere la sua altezza di taglio personalizzata. Sotto gli ulivi tengo l'erba più alta, a 6 centimetri, perché il terreno è più secco e l'erba protegge le radici. Nel prato principale scendo a 3,5 centimetri per quell'effetto tappeto inglese che lo ammetto mi piace un sacco. E il corridoio laterale, stretto circa un metro, il robot lo percorre senza problemi grazie alla larghezza minima di passaggio di 70 centimetri. La programmazione settimanale è un altro punto di forza. Dall'app puoi creare un calendario dettagliato: quali giorni, a che ora, quali zone. Read the full article
Navimow i220 LiDAR: il robot tagliaerba che ti fa dimenticare di avere un giardino - Recensione
Sarò onesto: l'idea di un robot tagliaerba mi ha sempre affascinato e spaventato in egual misura. Affascinato perché, diciamocelo, chi ha un giardino a Roma sa cosa vuol dire combattere con l'erba tra aprile e ottobre — cresce che sembra animata da spirito proprio. Spaventato perché i primi modelli che ho visto anni fa erano poco più che Roomba impazziti che rimbalzavano contro le siepi. Ma i tempi cambiano, e cambiano in fretta. Il Navimow i220 LiDAR è il modello di punta della serie i2 di Segway, quella pensata per prati fino a 2.000 metri quadrati. Il mio giardino ne misura circa mille, quindi siamo ben dentro il range operativo. La particolarità ? Niente cavo perimetrale, niente antenna RTK da piazzare in giardino, niente installazione complicata. Si tira fuori dalla scatola, si appoggia sul prato, si preme un bottone e lui parte. Almeno, questa è la promessa. E la promessa, devo dire, è stata sostanzialmente mantenuta. Ma con qualche sfumatura, qualche sorpresa e un paio di momenti in cui ho dovuto fare un respiro profondo. Perché un prodotto da 1.599 euro merita di essere raccontato senza sconti, nel bene e nel — poco — male. Attualmente è disponibile su Amazon Italia. Unboxing e prime impressioni La scatola è grande. Più grande di quanto mi aspettassi, a dire il vero. Pesa parecchio e il corriere mi ha guardato con quell'espressione tipo "cosa ti sei comprato stavolta". Dentro c'è il robot, la stazione di ricarica con il suo cavo di alimentazione, un set di lame di ricambio, la guida rapida e poco altro. Niente antenna, niente picchetti, niente chilometri di cavo. E questa assenza, paradossalmente, è la cosa più eloquente di tutte. Il robot stesso fa una prima impressione solida. Grigio scuro, linee abbastanza pulite, non brutto da vedere — anche se l'estetica in un tagliaerba conta fino a un certo punto. Quello che colpisce è la sensazione di robustezza: la plastica è spessa, le ruote hanno un battistrada aggressivo, e il modulo LiDAR sulla parte superiore ha un che di futuristico senza essere pacchiano. Ho preso in mano il disco con le sei lame e devo dire che mi ha rassicurato: è robusto, ben costruito, con lame in acciaio che ispirano fiducia. La stazione di ricarica è essenziale, quasi minimalista. Due contatti metallici a terra, un cavo da collegare alla presa, e basta. L'ho posizionata in un angolo del giardino vicino alla presa esterna, su una superficie piana. Tempo impiegato: tre minuti. Forse meno. Design e costruzione Ecco, parliamo di come è fatto questo aggeggio. Le dimensioni sono circa 63,5 per 44,5 centimetri, con un'altezza di quasi 29 — non è piccolissimo, ma nemmeno un carrarmato. Pesa abbastanza, e lo senti quando lo sollevi per spostarlo manualmente. Le tre ruote — sì, tre, non quattro — gli danno un aspetto un po' da triciclo hi-tech: due motrici posteriori e una direzionale anteriore. La scelta delle tre ruote non è casuale. Permette al robot di fare inversioni a U strette senza rovinare il prato, e in effetti durante l'uso ho notato che le manovre sono piuttosto delicate, senza quei segni circolari che alcuni robot a quattro ruote lasciano sull'erba bagnata. Il controllo elettronico di stabilità — l'ESC, per capirci — gestisce la potenza delle singole ruote in modo indipendente, e su un giardino che ha qualche pendenza come il mio, la differenza si sente. Il guscio superiore ospita il modulo LiDAR a stato solido e la videocamera frontale. Il LiDAR, a differenza di quelli meccanici con parti rotanti, non ha componenti mobili. E questo è un punto che mi ha convinto fin da subito: meno parti che si muovono, meno cose che si rompono. Dafne, la mia pastore svizzero, ha provato a sniffarlo il primo giorno e il robot l'ha rilevata e si è fermato a distanza di sicurezza. Un punto a favore, decisamente. La certificazione IP66 non è un dettaglio da poco per un oggetto che vive all'aperto tutto l'anno. Pioggia, polvere, terra, erba bagnata — tutto ciò che un giardino romano può offrire tra marzo e novembre. Ho lasciato il robot sulla stazione di ricarica durante un temporale senza il garage opzionale. Zero problemi. Certo, il garage da 199 euro sarebbe l'ideale per chi vuole una protezione in più, e Segway lo include in omaggio per chi acquista in fase di lancio — un bel gesto. Specifiche tecniche Specifica Valore Area consigliata Fino a 2.000 m² Navigazione LiDAR a stato solido + Visione AI Batteria 10 Ah (litio) Autonomia di taglio 210 minuti Area per singola carica 560 m² Tempo di ricarica 120 minuti Motore di taglio 100 W (picco) Sistema di taglio Disco a 6 lame Altezza di taglio 20–70 mm (regolabile) Pendenza massima 45% (24°) Rumorosità 59 dB(A) Protezione IP66 Temperature operative Da −20 °C a +50 °C Dimensioni 635,2 × 445 × 287,5 mm Connettività Wi-Fi, Bluetooth, 4G Compatibilità vocale Alexa, Google Home Antifurto GPS, Geo-Fence, Apple Dov'è Sensore pioggia Sì Zone di taglio Fino a 20 Larghezza minima passaggio 70 cm Prezzo di listino 1.599 €  Componentistica e tecnologia di navigazione Il cuore di questo robot è il sistema EFLS LiDAR, una combinazione di sensore laser a stato solido e telecamera con visione artificiale. Il LiDAR esegue circa 200.000 scansioni al secondo — un numero che sulla carta sembra eccessivo, ma nella pratica si traduce in una mappa tridimensionale del giardino incredibilmente dettagliata. Ogni albero, ogni muretto, ogni sedia dimenticata fuori viene catalogata e memorizzata. La tecnologia è derivata dai sistemi di guida autonoma delle automobili, e si nota. Il robot non si limita a "sentire" gli ostacoli quando ci è già quasi addosso: li prevede, li classifica, li aggira con un anticipo che a volte mi ha sorpreso. Ma di questo parliamo meglio nella sezione dedicata agli ostacoli. Il motore di taglio arriva a 100 watt di picco, con un disco a sei lame che ruota a velocità variabile in base alla densità dell'erba. Questo è un dettaglio sottile ma intelligente: su erba corta e già mantenuta non serve la stessa potenza di un prato lasciato crescere per due settimane. Il risultato è un taglio netto, senza quell'effetto "strappato" che ho visto su altri robot più economici. Le ruote fuoristrada meritano un discorso a parte. Il battistrada è profondo e aggressivo, pensato per garantire aderenza anche su erba bagnata — e a Roma, tra i temporali estivi e la rugiada mattutina, l'erba bagnata non è un'eventualità rara. L'ESC lavora in tempo reale sulla distribuzione di potenza, e su una pendenza che avrò nel giardino — non enorme, forse un 15-20% — il robot sale e scende senza incertezze. L'app Navimow: croce e delizia Ok, parliamo dell'app. Perché qui c'è il bello e c'è il meno bello, e sarebbe disonesto raccontare solo una parte. L'applicazione Navimow — disponibile per iOS e Android — è il centro di controllo di tutto. Dalla mappatura iniziale alla programmazione settimanale, dalla regolazione dell'altezza di taglio alla gestione delle zone vietate. L'interfaccia è pulita, abbastanza intuitiva. La prima volta che l'ho aperta mi ha guidato passo passo nella configurazione: accoppiamento Bluetooth, connessione Wi-Fi, attivazione del modulo 4G. Tutto liscio, devo dire, anche se il passaggio del 4G richiede qualche minuto di attesa mentre il sistema si collega alla rete. A proposito: il primo anno di servizio dati 4G è incluso, poi si rinnova a 29,99 euro l'anno — un costo ragionevole, direi. La funzione GeoSketch è quella che mi ha impressionato di più. Dopo la mappatura automatica, nell'app compare una mappa fotorealistica del giardino — non un diagramma stilizzato, proprio una rappresentazione visiva con i colori reali degli elementi rilevati. Puoi toccare, trascinare, ridefinire i confini, creare zone di taglio separate, impostare aree vietate intorno alle aiuole o alla cuccia di Anubi. Fino a 20 zone diverse, ognuna con la propria altezza di taglio. Questo è davvero comodo. E il meno bello? Un paio di volte l'app ha perso la connessione con il robot durante il taglio, mostrandomi uno stato "offline" che in realtà non corrispondeva alla realtà — il robot stava tagliando tranquillamente, era l'app che si era disconnessa. Niente di grave, bastava chiuderla e riaprirla, ma dà un po' fastidio. Magari un aggiornamento futuro sistema la cosa. Autonomia e ricarica Qui i numeri parlano chiaro: 10 Ah di batteria, 210 minuti di taglio dichiarati, 560 metri quadrati coperti per singola carica. Sul mio giardino di circa mille metri quadrati, questo si traduce in circa due cicli di taglio e ritorno alla base per la ricarica. In pratica, il robot esce, taglia metà giardino — o poco più — torna a ricaricarsi per un paio d'ore, e poi riparte per completare il lavoro. Il quinto giorno di test l'ho lasciato lavorare da solo, partenza programmata alle 7 di mattina. Alle 7:15 era già fuori a tagliare. Verso le 10 l'ho sentito rientrare alla base — silenzioso, per quanto possa esserlo un aggeggio con le ruote sull'erba. Alle 12:30 circa è ripartito e ha finito il giardino intero intorno alle 14. Quindi, per un prato come il mio, servono grosso modo sei-sette ore tra taglio e ricarica. Non velocissimo, ma completamente autonomo. La ricarica completa richiede 120 minuti. Onestamente? Per un uso settimanale programmato, non è un problema. Imposti il calendario nell'app, scegli i giorni, e il robot fa tutto da solo. Anche di notte, volendo, grazie al LiDAR che non ha bisogno di luce. Ma su questo ho qualche riserva che spiego più avanti. Una cosa che ho apprezzato è il sistema di ricarica e ripresa automatica. Il robot sa esattamente dove ha interrotto il taglio, e quando riparte non ripassa zone già tagliate. Questo ottimizza i tempi e riduce l'usura delle lame su erba già corta — un dettaglio che magari passa inosservato, ma che sulla durata fa la differenza. Ricordate il discorso sulla manutenzione minima? Ecco, inizia anche da qui. Un confronto che mi viene naturale: il mio vecchio tosaerba a batteria — un Bosch, buon prodotto — mi richiedeva circa un'ora e mezza di lavoro fisico per coprire il giardino. Più lo svuotamento del cesto, più il tempo di preparazione. Qui parliamo di zero minuti di lavoro da parte mia, a fronte di un tempo totale più lungo per il robot. Ma io quel tempo lo passo a fare altro. È un cambio di paradigma, non solo di attrezzo. Test sul campo Arriviamo al dunque: come taglia, davvero, questo robot? Ho passato tre settimane a osservarlo, testarlo in condizioni diverse, cambiare impostazioni, e posso dire che l'esperienza è stata complessivamente molto positiva — con qualche asterisco. Il primo taglio, quello dopo la mappatura iniziale, è stato il più lungo. Il robot ha fatto prima un giro completo dei bordi, poi ha iniziato a tagliare a linee parallele, procedendo in modo metodico. Il risultato? Onestamente, meglio di quanto mi aspettassi. L'erba era alta circa 8-9 centimetri — l'avevo lasciata crescere apposta per metterlo alla prova — e dopo il passaggio era uniforme a 4 centimetri. Nessuna striscia mancata, nessuna zona saltata. Il secondo test l'ho fatto dopo una settimana di piogge. L'erba era bagnata, un po' scivolosa, e in alcune zone il terreno era morbido. Ammetto che ero scettico: l'erba bagnata è il nemico giurato di qualsiasi lama. Ma il robot se l'è cavata bene. Ha rallentato leggermente il passo — l'ho notato confrontando con il taglio precedente — e il taglio era un filo meno netto, ma parliamo di differenze minime. Nessuno scivolamento, nessuna zolla strappata. Una sera, per curiosità , l'ho fatto partire alle 21:30. Buio pesto, solo le luci del giardino accese. Il LiDAR non ha bisogno di luce per orientarsi, e in effetti il robot ha tagliato senza esitazioni, seguendo lo stesso pattern del giorno. La videocamera, ovviamente, di notte serve a poco per il riconoscimento visivo, ma il laser copre egregiamente. Però — ecco la riserva — di notte il rumore, per quanto contenuto a 59 decibel, si percepisce molto di più. Non lo consiglierei in un contesto condominiale dopo le 22. La terza settimana ho provato a mettere ostacoli imprevisti: un secchio rovesciato, la ciotola dell'acqua dei cani, un pallone da calcio, un paio di scarpe da giardinaggio dimenticate fuori. Il robot ha aggirato tutto. Tutto. Il secchio l'ha rilevato da oltre un metro di distanza e ha corretto la rotta con una curva morbida. Il pallone idem. Le scarpe — che erano basse, forse 15 centimetri — le ha individuate con qualche centimetro in meno di anticipo, ma le ha evitate comunque. Devo dire che su questo aspetto il prodotto è davvero impressionante. Un test che non avevo programmato ma che è successo da solo: il sensore pioggia. Un giovedì pomeriggio il robot stava tagliando tranquillo quando è arrivato un acquazzone improvviso — di quelli romani, violenti e brevi. Nel giro di trenta secondi il tagliaerba ha interrotto il ciclo e si è diretto verso la stazione di ricarica. Ordinato, senza panico, seguendo il percorso più diretto. L'ho controllato dall'app: stato "In pausa — pioggia rilevata". Quando ha smesso di piovere, dopo circa quaranta minuti, è ripartito dal punto esatto in cui si era fermato. Niente male. Ho provato anche la funzione di controllo vocale tramite Alexa — ho un Echo in casa. "Alexa, dì a Navimow di iniziare a tagliare." E il robot parte. Semplice, funziona. Non è che la usi tutti i giorni, onestamente, perché con la programmazione automatica non serve. Ma quando hai ospiti e vuoi far vedere quanto sei tecnologico... ecco, fa la sua scena. Mia moglie ha alzato gli occhi al cielo, per la cronaca. Quello che non ho potuto testare con precisione, e voglio essere trasparente, è il comportamento sul lungo periodo. Tre settimane sono sufficienti per valutare il taglio, l'app, la navigazione, ma non bastano per dire come reggeranno le lame dopo sei mesi di uso intensivo, o come si comporterà la batteria dopo due estati piene. Su questo punto devo fidarmi delle specifiche del produttore e delle esperienze della community, che per ora sono positive ma ancora limitate — il prodotto è fresco di lancio. Approfondimenti Qualità del taglio La domanda vera è: taglia bene? E la risposta è sì, ma con una precisazione importante. Il taglio è netto e uniforme quando il robot lavora regolarmente — cioè almeno due volte a settimana su un prato che non cresce in modo esplosivo. Se lo lasci fermo per dieci giorni e l'erba supera i 10-12 centimetri, il risultato è meno pulito. Non perché le lame non ce la facciano — il motore da 100 watt e le sei lame gestiscono anche erba fitta — ma perché il robot deve fare più passaggi e il mulching dell'erba tagliata risulta meno omogeneo. Stavo per scrivere che il taglio è pari a quello di un tosaerba tradizionale a lama rotante. Ma ripensandoci, non è esattamente così. È diverso. Il robot taglia piccole quantità ogni volta, frequentemente, e questo approccio produce un prato che sembra — come dire — più curato. Più vellutato, quasi. L'erba tagliata rimane sul terreno come fertilizzante naturale, e dopo tre settimane il prato ha effettivamente un aspetto migliore di prima. Non me l'aspettavo. La modalità bordo funziona bene lungo i muri e le recinzioni, arrivando ragionevolmente vicino ai confini. Non fino all'ultimo centimetro, sia chiaro — restano circa 5-7 centimetri di erba non tagliata lungo il bordo estremo. Niente che un tagliabordi manuale non risolva in cinque minuti, ma è giusto segnalarlo. Un aspetto che mi ha positivamente sorpreso è il comportamento su erbe diverse. Il mio giardino non è un monotipo perfetto — c'è gramigna nella zona principale, un po' di dicondra sotto gli ulivi, e dell'erba più grossa e fibrosa nell'angolo in fondo. Il disco a sei lame gestisce tutte queste varietà senza problemi evidenti, anche se sull'erba più fibrosa il motore lavora con un suono leggermente diverso — più impegnato, diciamo. La velocità di rotazione adattiva probabilmente interviene in questi casi, aumentando i giri quando la resistenza cresce. E la cosa che noti, alla fine della fiera, è che il prato risulta uniforme indipendentemente dal tipo d'erba. Che non è poco. Rilevazione degli ostacoli: il pezzo forte Ecco, questo. Questo è il punto in cui il robot mi ha davvero conquistato. La combinazione LiDAR e visione artificiale crea un sistema di rilevamento che, nei miei test, ha identificato praticamente ogni cosa. Il produttore dichiara il riconoscimento di oltre 200 tipi di ostacoli con precisione al centimetro, e nella mia esperienza questi numeri non sono esagerati. La cosa che mi ha colpito di più è la gestione degli ostacoli dinamici. Anubi — il mio pastore belga nero, 35 chili di entusiasmo imprevedibile — è corso verso il robot durante il taglio almeno tre volte. Ogni volta il tagliaerba si è fermato dolcemente, ha aspettato che il cane si allontanasse, e ha ripreso il lavoro. Nessun tentativo di aggirarlo mentre si muoveva, nessuna manovra brusca. Solo una pausa educata e poi via. Anche gli ostacoli aerei vengono rilevati: il filo del bucato, per esempio, o il telo ombreggiante del patio. La percezione 3D del LiDAR "vede" anche verso l'alto, e il robot sa quando può passare sotto qualcosa e quando no. Mi è capitato di vederlo rallentare sotto il filo del bucato, valutare l'altezza, e passare tranquillamente. Sotto la sdraio, invece, ha giustamente deciso di non infilarsi. Un test involontario che mi ha convinto più di tutti gli altri: un riccio. Lo so, suona strano. Ma nel mio giardino ogni tanto la sera passa un riccio — Roma è piena di fauna urbana, chi ci vive lo sa. Stavo facendo girare il robot in tarda serata e a un certo punto l'ho visto rallentare bruscamente, fermarsi, e poi deviare con una curva larghissima. Sono andato a controllare: il riccio era lì, rannicchiato nell'erba, completamente ignaro del pericolo scampato. Il produttore dichiara il riconoscimento di oltre 20 tipi di animali, e a quanto pare il riccio è nella lista. Questo è il genere di cose che ti fa pensare: ok, i soldi li ha meritati. Dove il sistema mostra i suoi limiti — perché sarebbe scorretto non dirlo — è con oggetti molto piatti e a filo del terreno. Un tubo da giardino disteso sull'erba, per esempio, non è stato rilevato al primo passaggio. Il robot ci è passato sopra senza danni particolari, ma il tubo si è impigliato per un momento nel disco prima che il tagliaerba lo superasse. Alla seconda occasione, curiosamente, ha deviato. Come se avesse memorizzato l'ostacolo. Non sono sicuro se sia davvero così o se fosse una coincidenza, ma il dubbio è legittimo. L'app nel dettaglio: mappatura e personalizzazione La mappatura automatica merita un approfondimento. Il processo funziona così: posizioni il robot sul prato, premi "Avvia mappatura" dall'app, e il robot parte in ricognizione. Fa il giro completo del perimetro, scansionando tutto con il LiDAR e registrando riferimenti visivi con la telecamera. Ci ha messo circa 25 minuti per il mio giardino da mille metri quadrati — non poco, ma lo fai una volta sola. Quello che succede dopo è la parte interessante. Nell'app compare la mappa con una fedeltà che mi ha stupito: i contorni degli alberi, la forma delle aiuole, persino il profilo del muretto divisorio con il vicino. Puoi modificare tutto con gesture intuitive — pinch per zoomare, drag per spostare i confini, tap per creare zone. Ho creato cinque zone: il prato principale, la zona sotto gli ulivi, il corridoio laterale, l'area davanti al cancello, e una zona vietata intorno alle ortensie di mia moglie. Ogni zona può avere la sua altezza di taglio personalizzata. Sotto gli ulivi tengo l'erba più alta, a 6 centimetri, perché il terreno è più secco e l'erba protegge le radici. Nel prato principale scendo a 3,5 centimetri per quell'effetto tappeto inglese che — lo ammetto — mi piace un sacco. E il corridoio laterale, stretto circa un metro, il robot lo percorre senza problemi grazie alla larghezza minima di passaggio di 70 centimetri. Read the full article
Navimow i220 LiDAR: il robot tagliaerba che ti fa dimenticare di avere un giardino - Recensione
Sarò onesto: l'idea di un robot tagliaerba mi ha sempre affascinato e spaventato in egual misura. Affascinato perché, diciamocelo, chi ha un giardino a Roma sa cosa vuol dire combattere con l'erba tra aprile e ottobre — cresce che sembra animata da spirito proprio. Spaventato perché i primi modelli che ho visto anni fa erano poco più che Roomba impazziti che rimbalzavano contro le siepi. Ma i tempi cambiano, e cambiano in fretta. Il Navimow i220 LiDAR è il modello di punta della serie i2 di Segway, quella pensata per prati fino a 2.000 metri quadrati. Il mio giardino ne misura circa mille, quindi siamo ben dentro il range operativo. La particolarità ? Niente cavo perimetrale, niente antenna RTK da piazzare in giardino, niente installazione complicata. Si tira fuori dalla scatola, si appoggia sul prato, si preme un bottone e lui parte. Almeno, questa è la promessa. E la promessa, devo dire, è stata sostanzialmente mantenuta. Ma con qualche sfumatura, qualche sorpresa e un paio di momenti in cui ho dovuto fare un respiro profondo. Perché un prodotto da 1.599 euro merita di essere raccontato senza sconti, nel bene e nel — poco — male. Attualmente è disponibile su Amazon Italia. Unboxing e prime impressioni La scatola è grande. Più grande di quanto mi aspettassi, a dire il vero. Pesa parecchio e il corriere mi ha guardato con quell'espressione tipo "cosa ti sei comprato stavolta". Dentro c'è il robot, la stazione di ricarica con il suo cavo di alimentazione, un set di lame di ricambio, la guida rapida e poco altro. Niente antenna, niente picchetti, niente chilometri di cavo. E questa assenza, paradossalmente, è la cosa più eloquente di tutte. Il robot stesso fa una prima impressione solida. Grigio scuro, linee abbastanza pulite, non brutto da vedere — anche se l'estetica in un tagliaerba conta fino a un certo punto. Quello che colpisce è la sensazione di robustezza: la plastica è spessa, le ruote hanno un battistrada aggressivo, e il modulo LiDAR sulla parte superiore ha un che di futuristico senza essere pacchiano. Ho preso in mano il disco con le sei lame e devo dire che mi ha rassicurato: è robusto, ben costruito, con lame in acciaio che ispirano fiducia. La stazione di ricarica è essenziale, quasi minimalista. Due contatti metallici a terra, un cavo da collegare alla presa, e basta. L'ho posizionata in un angolo del giardino vicino alla presa esterna, su una superficie piana. Tempo impiegato: tre minuti. Forse meno. Design e costruzione Ecco, parliamo di come è fatto questo aggeggio. Le dimensioni sono circa 63,5 per 44,5 centimetri, con un'altezza di quasi 29 — non è piccolissimo, ma nemmeno un carrarmato. Pesa abbastanza, e lo senti quando lo sollevi per spostarlo manualmente. Le tre ruote — sì, tre, non quattro — gli danno un aspetto un po' da triciclo hi-tech: due motrici posteriori e una direzionale anteriore. La scelta delle tre ruote non è casuale. Permette al robot di fare inversioni a U strette senza rovinare il prato, e in effetti durante l'uso ho notato che le manovre sono piuttosto delicate, senza quei segni circolari che alcuni robot a quattro ruote lasciano sull'erba bagnata. Il controllo elettronico di stabilità — l'ESC, per capirci — gestisce la potenza delle singole ruote in modo indipendente, e su un giardino che ha qualche pendenza come il mio, la differenza si sente. Il guscio superiore ospita il modulo LiDAR a stato solido e la videocamera frontale. Il LiDAR, a differenza di quelli meccanici con parti rotanti, non ha componenti mobili. E questo è un punto che mi ha convinto fin da subito: meno parti che si muovono, meno cose che si rompono. Dafne, la mia pastore svizzero, ha provato a sniffarlo il primo giorno e il robot l'ha rilevata e si è fermato a distanza di sicurezza. Un punto a favore, decisamente. La certificazione IP66 non è un dettaglio da poco per un oggetto che vive all'aperto tutto l'anno. Pioggia, polvere, terra, erba bagnata — tutto ciò che un giardino romano può offrire tra marzo e novembre. Ho lasciato il robot sulla stazione di ricarica durante un temporale senza il garage opzionale. Zero problemi. Certo, il garage da 199 euro sarebbe l'ideale per chi vuole una protezione in più, e Segway lo include in omaggio per chi acquista in fase di lancio — un bel gesto. Specifiche tecniche Specifica Valore Area consigliata Fino a 2.000 m² Navigazione LiDAR a stato solido + Visione AI Batteria 10 Ah (litio) Autonomia di taglio 210 minuti Area per singola carica 560 m² Tempo di ricarica 120 minuti Motore di taglio 100 W (picco) Sistema di taglio Disco a 6 lame Altezza di taglio 20–70 mm (regolabile) Pendenza massima 45% (24°) Rumorosità 59 dB(A) Protezione IP66 Temperature operative Da −20 °C a +50 °C Dimensioni 635,2 × 445 × 287,5 mm Connettività Wi-Fi, Bluetooth, 4G Compatibilità vocale Alexa, Google Home Antifurto GPS, Geo-Fence, Apple Dov'è Sensore pioggia Sì Zone di taglio Fino a 20 Larghezza minima passaggio 70 cm Prezzo di listino 1.599 €  Componentistica e tecnologia di navigazione Il cuore di questo robot è il sistema EFLS LiDAR, una combinazione di sensore laser a stato solido e telecamera con visione artificiale. Il LiDAR esegue circa 200.000 scansioni al secondo — un numero che sulla carta sembra eccessivo, ma nella pratica si traduce in una mappa tridimensionale del giardino incredibilmente dettagliata. Ogni albero, ogni muretto, ogni sedia dimenticata fuori viene catalogata e memorizzata. La tecnologia è derivata dai sistemi di guida autonoma delle automobili, e si nota. Il robot non si limita a "sentire" gli ostacoli quando ci è già quasi addosso: li prevede, li classifica, li aggira con un anticipo che a volte mi ha sorpreso. Ma di questo parliamo meglio nella sezione dedicata agli ostacoli. Il motore di taglio arriva a 100 watt di picco, con un disco a sei lame che ruota a velocità variabile in base alla densità dell'erba. Questo è un dettaglio sottile ma intelligente: su erba corta e già mantenuta non serve la stessa potenza di un prato lasciato crescere per due settimane. Il risultato è un taglio netto, senza quell'effetto "strappato" che ho visto su altri robot più economici. Le ruote fuoristrada meritano un discorso a parte. Il battistrada è profondo e aggressivo, pensato per garantire aderenza anche su erba bagnata — e a Roma, tra i temporali estivi e la rugiada mattutina, l'erba bagnata non è un'eventualità rara. L'ESC lavora in tempo reale sulla distribuzione di potenza, e su una pendenza che avrò nel giardino — non enorme, forse un 15-20% — il robot sale e scende senza incertezze. L'app Navimow: croce e delizia Ok, parliamo dell'app. Perché qui c'è il bello e c'è il meno bello, e sarebbe disonesto raccontare solo una parte. L'applicazione Navimow — disponibile per iOS e Android — è il centro di controllo di tutto. Dalla mappatura iniziale alla programmazione settimanale, dalla regolazione dell'altezza di taglio alla gestione delle zone vietate. L'interfaccia è pulita, abbastanza intuitiva. La prima volta che l'ho aperta mi ha guidato passo passo nella configurazione: accoppiamento Bluetooth, connessione Wi-Fi, attivazione del modulo 4G. Tutto liscio, devo dire, anche se il passaggio del 4G richiede qualche minuto di attesa mentre il sistema si collega alla rete. A proposito: il primo anno di servizio dati 4G è incluso, poi si rinnova a 29,99 euro l'anno — un costo ragionevole, direi. La funzione GeoSketch è quella che mi ha impressionato di più. Dopo la mappatura automatica, nell'app compare una mappa fotorealistica del giardino — non un diagramma stilizzato, proprio una rappresentazione visiva con i colori reali degli elementi rilevati. Puoi toccare, trascinare, ridefinire i confini, creare zone di taglio separate, impostare aree vietate intorno alle aiuole o alla cuccia di Anubi. Fino a 20 zone diverse, ognuna con la propria altezza di taglio. Questo è davvero comodo. E il meno bello? Un paio di volte l'app ha perso la connessione con il robot durante il taglio, mostrandomi uno stato "offline" che in realtà non corrispondeva alla realtà — il robot stava tagliando tranquillamente, era l'app che si era disconnessa. Niente di grave, bastava chiuderla e riaprirla, ma dà un po' fastidio. Magari un aggiornamento futuro sistema la cosa. Autonomia e ricarica Qui i numeri parlano chiaro: 10 Ah di batteria, 210 minuti di taglio dichiarati, 560 metri quadrati coperti per singola carica. Sul mio giardino di circa mille metri quadrati, questo si traduce in circa due cicli di taglio e ritorno alla base per la ricarica. In pratica, il robot esce, taglia metà giardino — o poco più — torna a ricaricarsi per un paio d'ore, e poi riparte per completare il lavoro. Il quinto giorno di test l'ho lasciato lavorare da solo, partenza programmata alle 7 di mattina. Alle 7:15 era già fuori a tagliare. Verso le 10 l'ho sentito rientrare alla base — silenzioso, per quanto possa esserlo un aggeggio con le ruote sull'erba. Alle 12:30 circa è ripartito e ha finito il giardino intero intorno alle 14. Quindi, per un prato come il mio, servono grosso modo sei-sette ore tra taglio e ricarica. Non velocissimo, ma completamente autonomo. La ricarica completa richiede 120 minuti. Onestamente? Per un uso settimanale programmato, non è un problema. Imposti il calendario nell'app, scegli i giorni, e il robot fa tutto da solo. Anche di notte, volendo, grazie al LiDAR che non ha bisogno di luce. Ma su questo ho qualche riserva che spiego più avanti. Una cosa che ho apprezzato è il sistema di ricarica e ripresa automatica. Il robot sa esattamente dove ha interrotto il taglio, e quando riparte non ripassa zone già tagliate. Questo ottimizza i tempi e riduce l'usura delle lame su erba già corta — un dettaglio che magari passa inosservato, ma che sulla durata fa la differenza. Ricordate il discorso sulla manutenzione minima? Ecco, inizia anche da qui. Un confronto che mi viene naturale: il mio vecchio tosaerba a batteria — un Bosch, buon prodotto — mi richiedeva circa un'ora e mezza di lavoro fisico per coprire il giardino. Più lo svuotamento del cesto, più il tempo di preparazione. Qui parliamo di zero minuti di lavoro da parte mia, a fronte di un tempo totale più lungo per il robot. Ma io quel tempo lo passo a fare altro. È un cambio di paradigma, non solo di attrezzo. Test sul campo Arriviamo al dunque: come taglia, davvero, questo robot? Ho passato tre settimane a osservarlo, testarlo in condizioni diverse, cambiare impostazioni, e posso dire che l'esperienza è stata complessivamente molto positiva — con qualche asterisco. Il primo taglio, quello dopo la mappatura iniziale, è stato il più lungo. Il robot ha fatto prima un giro completo dei bordi, poi ha iniziato a tagliare a linee parallele, procedendo in modo metodico. Il risultato? Onestamente, meglio di quanto mi aspettassi. L'erba era alta circa 8-9 centimetri — l'avevo lasciata crescere apposta per metterlo alla prova — e dopo il passaggio era uniforme a 4 centimetri. Nessuna striscia mancata, nessuna zona saltata. Il secondo test l'ho fatto dopo una settimana di piogge. L'erba era bagnata, un po' scivolosa, e in alcune zone il terreno era morbido. Ammetto che ero scettico: l'erba bagnata è il nemico giurato di qualsiasi lama. Ma il robot se l'è cavata bene. Ha rallentato leggermente il passo — l'ho notato confrontando con il taglio precedente — e il taglio era un filo meno netto, ma parliamo di differenze minime. Nessuno scivolamento, nessuna zolla strappata. Una sera, per curiosità , l'ho fatto partire alle 21:30. Buio pesto, solo le luci del giardino accese. Il LiDAR non ha bisogno di luce per orientarsi, e in effetti il robot ha tagliato senza esitazioni, seguendo lo stesso pattern del giorno. La videocamera, ovviamente, di notte serve a poco per il riconoscimento visivo, ma il laser copre egregiamente. Però — ecco la riserva — di notte il rumore, per quanto contenuto a 59 decibel, si percepisce molto di più. Non lo consiglierei in un contesto condominiale dopo le 22. La terza settimana ho provato a mettere ostacoli imprevisti: un secchio rovesciato, la ciotola dell'acqua dei cani, un pallone da calcio, un paio di scarpe da giardinaggio dimenticate fuori. Il robot ha aggirato tutto. Tutto. Il secchio l'ha rilevato da oltre un metro di distanza e ha corretto la rotta con una curva morbida. Il pallone idem. Le scarpe — che erano basse, forse 15 centimetri — le ha individuate con qualche centimetro in meno di anticipo, ma le ha evitate comunque. Devo dire che su questo aspetto il prodotto è davvero impressionante. Un test che non avevo programmato ma che è successo da solo: il sensore pioggia. Un giovedì pomeriggio il robot stava tagliando tranquillo quando è arrivato un acquazzone improvviso — di quelli romani, violenti e brevi. Nel giro di trenta secondi il tagliaerba ha interrotto il ciclo e si è diretto verso la stazione di ricarica. Ordinato, senza panico, seguendo il percorso più diretto. L'ho controllato dall'app: stato "In pausa — pioggia rilevata". Quando ha smesso di piovere, dopo circa quaranta minuti, è ripartito dal punto esatto in cui si era fermato. Niente male. Ho provato anche la funzione di controllo vocale tramite Alexa — ho un Echo in casa. "Alexa, dì a Navimow di iniziare a tagliare." E il robot parte. Semplice, funziona. Non è che la usi tutti i giorni, onestamente, perché con la programmazione automatica non serve. Ma quando hai ospiti e vuoi far vedere quanto sei tecnologico... ecco, fa la sua scena. Mia moglie ha alzato gli occhi al cielo, per la cronaca. Quello che non ho potuto testare con precisione, e voglio essere trasparente, è il comportamento sul lungo periodo. Tre settimane sono sufficienti per valutare il taglio, l'app, la navigazione, ma non bastano per dire come reggeranno le lame dopo sei mesi di uso intensivo, o come si comporterà la batteria dopo due estati piene. Su questo punto devo fidarmi delle specifiche del produttore e delle esperienze della community, che per ora sono positive ma ancora limitate — il prodotto è fresco di lancio. Approfondimenti Qualità del taglio La domanda vera è: taglia bene? E la risposta è sì, ma con una precisazione importante. Il taglio è netto e uniforme quando il robot lavora regolarmente — cioè almeno due volte a settimana su un prato che non cresce in modo esplosivo. Se lo lasci fermo per dieci giorni e l'erba supera i 10-12 centimetri, il risultato è meno pulito. Non perché le lame non ce la facciano — il motore da 100 watt e le sei lame gestiscono anche erba fitta — ma perché il robot deve fare più passaggi e il mulching dell'erba tagliata risulta meno omogeneo. Stavo per scrivere che il taglio è pari a quello di un tosaerba tradizionale a lama rotante. Ma ripensandoci, non è esattamente così. È diverso. Il robot taglia piccole quantità ogni volta, frequentemente, e questo approccio produce un prato che sembra — come dire — più curato. Più vellutato, quasi. L'erba tagliata rimane sul terreno come fertilizzante naturale, e dopo tre settimane il prato ha effettivamente un aspetto migliore di prima. Non me l'aspettavo. La modalità bordo funziona bene lungo i muri e le recinzioni, arrivando ragionevolmente vicino ai confini. Non fino all'ultimo centimetro, sia chiaro — restano circa 5-7 centimetri di erba non tagliata lungo il bordo estremo. Niente che un tagliabordi manuale non risolva in cinque minuti, ma è giusto segnalarlo. Un aspetto che mi ha positivamente sorpreso è il comportamento su erbe diverse. Il mio giardino non è un monotipo perfetto — c'è gramigna nella zona principale, un po' di dicondra sotto gli ulivi, e dell'erba più grossa e fibrosa nell'angolo in fondo. Il disco a sei lame gestisce tutte queste varietà senza problemi evidenti, anche se sull'erba più fibrosa il motore lavora con un suono leggermente diverso — più impegnato, diciamo. La velocità di rotazione adattiva probabilmente interviene in questi casi, aumentando i giri quando la resistenza cresce. E la cosa che noti, alla fine della fiera, è che il prato risulta uniforme indipendentemente dal tipo d'erba. Che non è poco. Rilevazione degli ostacoli: il pezzo forte Ecco, questo. Questo è il punto in cui il robot mi ha davvero conquistato. La combinazione LiDAR e visione artificiale crea un sistema di rilevamento che, nei miei test, ha identificato praticamente ogni cosa. Il produttore dichiara il riconoscimento di oltre 200 tipi di ostacoli con precisione al centimetro, e nella mia esperienza questi numeri non sono esagerati. La cosa che mi ha colpito di più è la gestione degli ostacoli dinamici. Anubi — il mio pastore belga nero, 35 chili di entusiasmo imprevedibile — è corso verso il robot durante il taglio almeno tre volte. Ogni volta il tagliaerba si è fermato dolcemente, ha aspettato che il cane si allontanasse, e ha ripreso il lavoro. Nessun tentativo di aggirarlo mentre si muoveva, nessuna manovra brusca. Solo una pausa educata e poi via. Anche gli ostacoli aerei vengono rilevati: il filo del bucato, per esempio, o il telo ombreggiante del patio. La percezione 3D del LiDAR "vede" anche verso l'alto, e il robot sa quando può passare sotto qualcosa e quando no. Mi è capitato di vederlo rallentare sotto il filo del bucato, valutare l'altezza, e passare tranquillamente. Sotto la sdraio, invece, ha giustamente deciso di non infilarsi. Un test involontario che mi ha convinto più di tutti gli altri: un riccio. Lo so, suona strano. Ma nel mio giardino ogni tanto la sera passa un riccio — Roma è piena di fauna urbana, chi ci vive lo sa. Stavo facendo girare il robot in tarda serata e a un certo punto l'ho visto rallentare bruscamente, fermarsi, e poi deviare con una curva larghissima. Sono andato a controllare: il riccio era lì, rannicchiato nell'erba, completamente ignaro del pericolo scampato. Il produttore dichiara il riconoscimento di oltre 20 tipi di animali, e a quanto pare il riccio è nella lista. Questo è il genere di cose che ti fa pensare: ok, i soldi li ha meritati. Dove il sistema mostra i suoi limiti — perché sarebbe scorretto non dirlo — è con oggetti molto piatti e a filo del terreno. Un tubo da giardino disteso sull'erba, per esempio, non è stato rilevato al primo passaggio. Il robot ci è passato sopra senza danni particolari, ma il tubo si è impigliato per un momento nel disco prima che il tagliaerba lo superasse. Alla seconda occasione, curiosamente, ha deviato. Come se avesse memorizzato l'ostacolo. Non sono sicuro se sia davvero così o se fosse una coincidenza, ma il dubbio è legittimo. L'app nel dettaglio: mappatura e personalizzazione La mappatura automatica merita un approfondimento. Il processo funziona così: posizioni il robot sul prato, premi "Avvia mappatura" dall'app, e il robot parte in ricognizione. Fa il giro completo del perimetro, scansionando tutto con il LiDAR e registrando riferimenti visivi con la telecamera. Ci ha messo circa 25 minuti per il mio giardino da mille metri quadrati — non poco, ma lo fai una volta sola. Quello che succede dopo è la parte interessante. Nell'app compare la mappa con una fedeltà che mi ha stupito: i contorni degli alberi, la forma delle aiuole, persino il profilo del muretto divisorio con il vicino. Puoi modificare tutto con gesture intuitive — pinch per zoomare, drag per spostare i confini, tap per creare zone. Ho creato cinque zone: il prato principale, la zona sotto gli ulivi, il corridoio laterale, l'area davanti al cancello, e una zona vietata intorno alle ortensie di mia moglie. Ogni zona può avere la sua altezza di taglio personalizzata. Sotto gli ulivi tengo l'erba più alta, a 6 centimetri, perché il terreno è più secco e l'erba protegge le radici. Nel prato principale scendo a 3,5 centimetri per quell'effetto tappeto inglese che — lo ammetto — mi piace un sacco. E il corridoio laterale, stretto circa un metro, il robot lo percorre senza problemi grazie alla larghezza minima di passaggio di 70 centimetri. Read the full article