Il mostro della scolastica
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Il mostro della scolastica

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San Tommaso 750 anni dopo: fondamento sicuro del Magistero
Il 7 marzo 1274 moriva il Dottore Angelico, che la Chiesa ha ripetutamente proposto a modello non solo per la sua vita santa, ma anche per i suoi insegnamenti. Un approfondimento tratto dal numero in corso della “Bussola mensile”. Continue reading San Tommaso 750 anni dopo: fondamento sicuro del Magistero
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Ite ad Thomam!
Tre ricorrenze in tre anni successivi hanno coronato il Maestro d’Aquino riportando l’attenzione sul suo pensiero, troppo a lungo caduto nell’oblio: i 700 anni dalla canonizzazione ad Avignone, voluta da Giovanni XXII (1323-2023), ricorrenza appena trascorsa; il 750° anniversario della morte, avvenuta nell’abbazia cistercense di Fossanova il 7 marzo 1274, celebrato quest’anno; l’ottavo centenario…
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La lode e il canto a Dio, spiegati da san Tommaso
Ricorre oggi il settimo centenario della canonizzazione di Tommaso d’Aquino. Il quale nel suo capolavoro, la Summa Theologiæ, dedicò due articoli alla musica in rapporto a Dio, rispondendo a obiezioni comuni. Continue reading Untitled
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It's a while since I wanted to post something further about these works. I had a full period which I am happy of and I completely forgot about socials! I might say I'm glad I forgot it 😁😁 In a certain way it seems life is getting started again for me, is that for you too? I hope you're not struggling for anything now.

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I explored a new illo branch and with great satisfaction (I talk to illustrators above all) I found out how adaptable is what we can do 💜
Lately I tested myself, I drew different stuff according to my usual. I explored a new illustration branch. I went beyond limits and uncertainties. And I'm happy. 💜
Illich Ivan, Nella Vigna del Testo. Per una etologia della lettura
Nella vigna del testo è un saggio che offre uno sguardo approfondito sulle tecniche di lettura del tardomedioevo, mettendole a confronto con il modo di leggere successivo. Getta luce sull'istruzione, sulla formazione e sull'educazione dei monaci del XII secolo. Infine consegna degli spunti di riflessione sugli attuali cambiamenti portati dalle nuove tecnologie informatiche al mondo della lettura e della scrittura.
Il libro di Illich è una fenomenologia storica della lettura svolta attraverso il commento ad un testo del XII secolo, il Didascalicon di Ugo di San Vittore. Illich esamina la transizione dalla lettura monastica a quella scolastica: la trasformazione della pagina scritta da partitura per pii borbottanti a testo ad uso di pensatori logici. L'autore individua il XII secolo come l'inizio dell'epoca del libro, mentre considera il tempo presente come la sua fine a causa delle nuove tecnologie che stanno soppiantando la carta stampata nella trasmissione di sapere. Fin dalla prima pagina Illich dimostra una grandissima erudizione, testimoniata dall'imponente sistema di note. Per prima cosa sottolinea come il titolo, inteso come quell'etichetta con cui si chiamano i libri, non esisteva nel medioevo: gli scritti prendevano il nome dalle loro parole iniziali. L'incipit del Didascalicon è “Di tutte le cose da ricercare la prima è la sapienza, in cui consiste la forma del bene perfetto”. Si tratta di una frase che colloca il libro di Ugo di San Vittore entro la tradizione didascalica, che affonda le proprie radici nella paideia e che accoglie l'eredità di Varrone e Quintiliano. Secondo tale tradizione compito del pedagogo è aiutare gli allievi a cogliere il bene, il quale a sua volta condurrà alla sapienza. Il termine sapienza va qui inteso secondo il contesto dei monasteri agostiniani, ossia come la seconda persona della Trinità, Cristo. Nel pensiero di Ugo è necessario che l'umanità decaduta si ricongiunga con la sapienza. Interessante come Ugo richiami Socrate affermando “la sapienza illumina l'uomo perché egli possa conoscere se stesso”. Il concetto di “se stesso” in senso di io moderno, fa notare Illich, era un concetto emergente in quell'epoca. I secoli XI e XII furono un periodo di rinnovamento sociale grazie all'aumento della popolazione cittadina, al fiorire delle università, alle crociate e alla ripresa del commercio. L'identità era meno rigidamente determinata dall'ordine feudale caratterizzante l'alto medioevo. Quindi Ugo sta proponendo qualcosa di nuovo: un modo di formare se stessi attraverso la lettura e l'esercizio di quelle virtù senza cui non si raggiunge la sapienza ma solo l'accumulo di conoscenze. Il lettore deve procedere con ordine, la sapienza viene raggiunta ordinando le letture e le conoscenze in funzione della salvezza. Tutte le cose, per Ugo, acquistano il loro significato dal posto che occupano nella storia dalla creazione alla salvezza. Dunque le sette arti liberali hanno valore perché sono propedeutiche alla comprensione della Sacra Scrittura. Il senso mistico si può cogliere solo dopo aver ben stabilito il senso letterale, motivo per cui Ugo raccomanda ai giovani di imparare a memoria prima le arti liberali e poi la Sacra Scrittura. Solo una volta completati questi passaggi è possibile l'interpretazione allegorica e tropologica che conduce alla sapienza. Al fine di interiorizzare le proprie letture Ugo riprende la tecnica di memorizzazione dai retori greci e romani: la costruzione del palazzo della memoria. Tuttavia ne modifica l'impostazione, ribattezzando il metodo “Arca di Noè”. Lo scopo è creare un arca interiore in cui accogliere e ordinare le conoscenze utili alla salvezza. La proposta è molto originale in quanto, fin dai tempi dei Padri della Chiesa, la memoria era per i cristiani innanzitutto un rito liturgico, la lettura era una commemorazione rituale. Ugo invece, consegnando la mnemotecnica a dei monaci abituati a borbottare le Scritture, propugna la lettura come cambiamento interiore. Illich sottolinea l'importanza del passaggio e fa notare che Ugo scrive nello stesso periodo in cui vengono adottati le spaziature tra le parole e l'indice. Si tratta di una rivoluzione nella lettura, secondo Illich importante quanto il passaggio da una cultura orale ad una scritta. La lettura che Ugo insegna è un'attività monastica. Prima si memorizza la Scrittura, dopo si interpretano le allegorie attraverso l'analogia, infine si giunge all'anagogia, l'immedesimazione. Il momento analogico è cogitatio, l'immedesimazione è meditatio. La meditazione del monaco medievale è un'intensa lettura, che viene fatta o in gruppo a voce alta da un lettore, oppure da soli mormorando le parole e ascoltando la propria voce. In ogni caso il modo di leggere è diversissimo da quello del lettore moderno, che vede le parole piuttosto che ascoltarsi mentre le legge. Una metafora molto usata per descrivere i monaci era “ruminanti”, infatti in ogni momento della giornata mormoravano i versi mandati a memoria. Questo modo di leggere deriva dal mondo ebraico dell'Antico Testamento, in cui il libro è paragonato al cibo. Illich afferma che ancora oggi nelle scuole ebraiche e in quelle coraniche gli allievi declamano cantilenando i versetti, mentre leggono muovono il corpo dondolando il tronco avanti e indietro. Si assiste ad un collegamento tra parola e gesto. Il tipo di lettura meditativa porta alla quiete dell'anima. Ugo sconsiglia altri tipi di lettura che non siano rivolti al raggiungimento della sapienza. Nel contesto monastico la differenza tra preghiera e lettura veniva a cadere. Sette volte al giorno la comunità monastica si riuniva per la preghiera, quindi le Scritture venivano recitate secondo le regole del canto fermo. La recitazione differisce dal parlato sia negli accenti sia nelle intonazioni; ogni libro aveva il proprio tono, tanto che era possibile capire dalla sola cadenza se si stesse leggendo l'Antico Testamento piuttosto che le Epistole. All'orecchio moderno la lettura dei monaci sarebbe sembrata uno strano tipo di canto. Altro elemento caratteristico è che la lingua scritta fosse il latino, quindi non la lingua parlata quotidianamente: accadeva spesso ai monaci meno colti di non capire cosa stessero intonando, invece per i maggiormente preparati lettura voleva dire traduzione. Analogo discorso vale per i simboli dell'alfabeto, indecifrabili al di fuori della tradizione cui appartenevano. Illich mette in risalto come per Ugo la lettura fosse un'attività non tecnica ma morale. Essa era al sevizio della realizzazione personale, pertanto veniva considerata un dovere per tutti, sia laici sia regolari. Nessuno prima di Ugo aveva formulato in questi termini la dottrina di un dovere universale di apprendere. Egli si rivolge non ai monaci ma alla popolazione in generale, agli abitanti di una città medievale in espansione, nella quale il dovere del canonico regolare è di insegnare. Qui si trova un punto di innovazione nel pensiero monastico. Ugo si trova sullo spartiacque tra la lettura monastica e la lettura scolastica, con lui inizia quel processo che porterà nel giro di un secolo ad un radicale cambiamento nell'occupazione professionale degli eruditi. Si tenga presente che San Vittore era un monastero Agostiniano insediato in un sobborgo di Parigi, non un centro di campagna la cui vita era scandita dal lavoro nei campi. Quando la città si espanse trovò nei chierici le uniche persone alfabetizzate, e quindi in grado di organizzare le leggi, l'amministrazione e via dicendo. In seguito a tali cambiamenti cambiò il modo di leggere e di scrivere. Si cominciò ad inserire degli spazi tra le parole, in modo che fosse facile copiare un testo; precedentemente si copiavano serie ininterrotte di lettere e veniva utile leggerle ad alta voce per poi trascriverle sfruttando la memoria uditiva. Con il diffondersi della nuova tecnica gli scriptoria divennero silenziosi. Analogamente si iniziò ad adottare la scrittura corsiva, meno elegante ma più rapida. Cambiò anche il supporto, dalla pergamena si passò alla pratica ed economica carta. In breve, un secolo dopo di Ugo, Tommaso arrivava a lezione con degli appunti annotati alla svelta e in silenzio su fogli di carta: la lettura era giunta nell'epoca scolastica. Durante il XII secolo furono adottate delle tecniche estremamente innovative: oltre alla carta, che permise il passaggio dal codice “opera d'arte” al libro portatile, importanti furono la disposizione per ordine alfabetico delle parole-chiave e l'indice per argomenti. Queste nuove tecniche divennero la base di un ruolo sociale del tutto differente per le persone alfabetizzate. Le generazioni precedenti a quella di Ugo consideravano il libro una registrazione della parola o del dettato dell'autore. Dopo Ugo, esso diviene sempre più un repertorio del pensiero dell'autore. Mentre Ugo ascoltava il libro, dopo di lui i segni divennero simboli visivi di concetti. Il libro non fu più considerato come una “vigna”, ma come un “magazzino”. Non era più necessario cominciare a leggere dall'inizio, in quanto il flusso dell'esposizione era stato ritagliato in paragrafi. Nasce un nuovo tipo di lettore, che in qualche anno di studio vuole acquistare la conoscenza di molti più autori di quanti un monaco dedito alla meditazione avrebbe mai potuto studiarne. Quei nuovi strumenti di consultazione rimasero immutati fino all'epoca del computer. Gli strumenti maggiormente rivoluzionari furono i dispositivi di ricerca basati sull'alfabetizzazione, gli elenchi in ordine alfabetico, tanto ovvi ai nostri occhi, furono introdotti in quel periodo. All'epoca della giovinezza di Ugo i libri erano venerabili scritture di Profeti o Padri della Chiesa, oppure commenti di esse. Venivano scritti attraverso glosse interpolate nel testo che accrescevano l'opera di un autore antico. Pietro Lombardo, dieci anni dopo la morte di Ugo, introduce una primitiva forma di virgolette per indicare le citazioni, e in margine di pagina dà i riferimenti della fonte da cui sono tratte. Egli compila le sue Sententiae in modo che chi cerca non debba cercare in molti volumi, ma possa trovare facilmente quel che gli interessa. Il contrario delle raccomandazioni di Ugo ad essere pazienti e memorizzare ogni cosa. Ai primi del XIII secolo sono aggiunte delle parole all'inizio di ogni capitolo volte a riassumerne il contenuto, nasce così il titolo. In questo contesto sorge il concetto di autore, ossia chi scrive cose da se stesso riportando il materiale altrui a conferma. Concetto ben distinto dal compilatore e dal commentatore. In breve l'autore non si limita a commentare un testo antico, ma attinge da un sapere precedente disponendone secondo i propri schemi. A conclusione del suo saggio Illich propone la nozione di “testo libresco”, con cui indica ogni testo che, pur essendosi affrancato dal libro, è comunque sempre divulgato in forma di libro. Questo “testo libresco” fu l'oggetto che iniziò ad essere stampato nella seconda metà del quattrocento, esso fu il principale mezzo di diffusione della conoscenza nella cultura occidentale. Illich lascia i lettori con la consapevolezza di un progresso che inizia con l'invenzione della scrittura, poi dell'alfabeto, che prosegue con l'introduzione dei simboli vocalici, avvenuta nel IIX secolo A.C. in Grecia, e che passa per il tardo medioevo con l'invenzione del testo come oggetto svincolato dal libro e con l'invenzione della stampa, per giungere alla fine del XX secolo con l'introduzione del testo elettronico, l’ipertesto, fino al multimediale.