La Febbre Del Sabato Sera, ma non Quella Buona
Mi chiamo Milena e anche se in teoria avrei kose da fare per la patente, mi sono ammalata come Ermal, per cui mi è partita una cosina. Con un po’ di Rindrea di sottofondo e un ospite a sorpresa manco fossi Maria de Filippi, eccoci qua.
Ermal si è ammalato.
Ok e grazie al cazzo direte voi: con tutto lo sbollattamento subito da Febbraio, prima o poi il suo corpo doveva cedere.
Non che negli ultimi tempi non abbia dato prova di alcuni piccoli segnali: il polso infiammato, il cortisone, la voce fuori uso. Tutte cose che, però, era riuscito bene o male a superare con un po’ di salti mortali e fin troppi convinti “sto bene” che quasi nessuno si era bevuto.
Solo che questa volta, la grande differenza è che si è ammalato per bene.
Febbre a trentanove, mal di gola, tosse, indolenzimento, mal di testa, nausea. Insomma tutti i bellissimi sintomi che stanno a indicare un’influenza bella potente.
Indi per cui, è dovuto rimanersene a letto.
Ci ha provato fino all’ultimo, a non mancare. Ha preso più tachipirina di quanto fosse umanamente consigliabile, eppure il termometro è ostinatamente rimasto ad oscillare tra i numeri 38 e i 39.
Ha perfino chiamato l’autista che l’ha raggiunto sotto casa, ma quando alzandosi per cercare di rendersi presentabili si è ritrovato con le orecchie che fischiavano e ha rischiato di dare un poco gentile e delicato bacio al pavimento con la faccia, ha capito che sì, per una volta la risposta doveva essere “no, non ce la faccio a venire, mi dispiace”
Quindi, una volta che ha barcollato di nuovo verso il letto e si è rimesso dentro alle coperte tipo avocado nel sushi roll, ha chiamato, disdetto, scritto un tweet di scuse, e poi ha collassato.
Si risveglia soltanto quando sente delle voci nell’ingresso
Infastidito, si rigira nel letto, la testa che gli duole come non mai
I suoi neuroni ci mettono qualche secondo di troppo a collegare che non dovrebbero esserci delle voci nel suo ingresso, ma quando ci arrivano apre gli occhi lucidi, sforzandosi di tirarsi su nonostante tutte le sue articolazioni siano in full mood Albano urla AAAA per dieci minuti
Tendendo le orecchie doloranti e mezze tappate, riesce a sentire qualcuno parlare
“... detto che non lo so, ma non posso” “Solo per qualche ora, davvero”
Riconosce, nelle voci che sente a stento, quello che sembrerebbe il tono di Rinald.
“Rinald?” si sforza di chiamare, dubbioso, la voce che suona roca e impastata per il sonno e il dolore che la attraversa quando parla.
Le voci si fermano. Poco dopo, la porta si apre e sì, sbuca suo fratello. Suo fratello dietro al quale, timidamente, sbuca anche Andrea, che sembra voler fare di tutto per strizzarsi nello spazio occupato dalle sue spalle per non farsi vedere
Li osserva qualche istante, rintronato come non mai, prima di dire stupidamente “Che cosa ci fate in casa mia?”
I due si scambiano una lunga occhiata che ha la forma di un breve litigio interiore e poi Rinald fa un passo avanti, sospirando “Siamo passati per darti una mano. Ti abbiamo ritirato la posta e sistemato un po’ le cose che erano rimaste in giro. Io devo andare a lavoro adesso, ma Andrea rimarrà qui con te, ok?”
Ermal li guarda, più perplesso di prima
Non tanto per loro, ma perché nella sua mente ottenebrata dalla febbre sta comparendo il ricordo sfocato di Pastorino sulla porta della sua stanza che lo guarda in silenzio e quando si accorge che è sveglio proclama un “Ero passato a vedere come stai. Non entro per non ammalarmi. Buona guarigione, ciao”
“Ma per caso avete visto pastorino?” chiede
Rinald e Andrea si guardano come se non fossero del tutto sicuri che il suo cervello non sia stato fritto dalla febbre.
Nella testa di Ermal, i dettagli riaffiorano e compongono una visione piuttosto inquietante dato che se lo ricorda in penombra, quindi era probabilmente sera tarda. Deve essere mattino, ora.
“Che ore sono?” chiede infatti poi o, per meglio dire, gracchia, tossendo
“Le sette e mezzo” risponde Rinald, scrollando le spalle “Siamo venuti appena svegli”
Ermal non commenta la cosa. Lo sa che ormai i due passano più tempo insieme che da soli. E poi, non gli interessa di commentarla. Sta troppo male. Si sente la testa scoppiare mentre, con un sospiro, si riaccascia sul cuscino, recuperando un fazzoletto ormai freddo e inutilizzabile dal comodino per soffiarcisi il naso
Non commenta nemmeno che devono essere venuti la mattina a casa sua perché la sera erano impegnati a venire in altro modo. Lui vuole solo che gli venga una botta di sonno che lo faccia dormire fino a quando la febbre non scende
“Senti” dice Rinald guardandolo “Ti porto una tachipirina, ok? Poi tu riposi. Andrea magari ti fa un te o qualcosa da mangiare, va bene? E ci vediamo stasera”
Annuisce, perché non ha nient’altro da fare
I due si baciano per salutarsi. Un bacio rumoroso, che prende più tempo di quanto Ermal vorrebbe
Potrebbe vomitare
Ma non per loro, perché sta proprio male
Solo che così gli verrà pure il diabete cazzo e ci manca solo quella
Alla fine Rinald esce e Andrea rimane a guardarlo con un sorrisino imbarazzato, lo stesso da “what the actual fuck” che aveva a Lisbona quando stavano comprando il deodorante
Ermal si chiede quanto Rinald faccia una scelta giusta, ma altro non può fare
Effettivamente, Andrea gli porta una tachipirina. Gliela fa prendere, guarda l’orologio, e gli assicura che tornerà a dargliene un’altra tra qualche ora. Gli fa provare la febbre, ostinatamente fissa su 38.8, e gli chiede se se la sente di alzarsi
Ermal gli rivolge lo stesso sguardo che rivolgerebbe a qualcuno che gli ha chiesto se vuole andare sulla Luna a piedi nel weekend e lui desiste. Gli lascia quindi il bicchiere d’acqua e gli porta un nuovo pacchetto di fazzoletti, evitando accuratamente di toccare gli altri lasciati sul comodino e sul pavimento
Alla fine scappa in cucina e se ne ritorna con un tè che gli posa sul comodino, suggerendogli di berlo.
“Ci ho messo un po’ di zucchero, così ti ridà le forze” spiega, tormentandosi le mani
Il po’ di zucchero si rivela essere un quantitativo tale che dopo un sorso Ermal rischia di rimettere pure il pranzo pasquale di quando era un feto
Perciò, lo ringrazia con un sorriso che gli fa male alla faccia quanto all’anima e torna a sdraiarsi a letto.
Prende il telefono, ma ha un mal di testa talmente forte che dopo un “starò presto meglio, non preoccuparti” mandato a Fabrizio, deve mettere giù
Anche perché i commenti che ha intravisto sulla sua assenza gli hanno fatto di nuovo salire la voglia di rovesciare l’inesistente contenuto del suo stomaco sul pavimento
Leggere non se ne parla nemmeno. Per cui, sceglie di attendere che la tachipirina gli porti via un po’ di mal di testa per dormire, ancora
Si sente così debole e spossato che altro non può fare
“Ermal”
Viene riscosso dalla voce di Andrea che, sulla porta della stanza, si tiene in mano un piatto
“Ho pensato che potesse andarti di mangiare qualcosa” dice, entrando
L’occhiata sospettosa che rivolge al piatto, di solito scambiata per un gesto da persona schizzinosa, in quel caso è più che giustificata: nella fondina galleggia qualcosa che dovrebbe essere una sorta di minestrone, ma che somiglia più a una poltiglia dal colore malaticcio e dall’odore di morte liquida che gli causa un crampo allo stomaco
“Andrea” mormora piano “non credo che mi vada di mangiare”
“ma devi recuperare le forze, Ermal” insiste lui, avvicinandosi ancora. La consistenza della cosa è indubbiamente sospetta e Ermal si chiede cosa cazzo ci abbia messo. Al che, gli viene un gran dubbio
“Che cosa...è quella cosa?” chiede, sforzandosi per far uscire la voce, che comunque appare roca e nasale
“Emmm... tipo... una zuppa? Era l’unica cosa che avevi nel freezer di decente, cioè, hai il frigor vuoto e negli armadietti ho trovato solo cose che non vanno bene ora come ora... solo che non sono sicuro di averlo fatto nel modo giusto e... quando l’hai comprato”
“Buttalo” è la sola risposta che riesce a dargli “non ricordo quando l’ho preso, buttalo via” dice, storcendo il naso
Alla fine, Andrea si convince a portarlo via dato che lo vede che è sull’orlo dello sbocco
Ermal lo sente trafficare con il lavandino. Si chiede quanto resisterà in quel modo. Però la tachipirina deve aver fatto un po’ effetto, perché si sente un po’ meglio
Intendiamoci, un po’ meglio significa solo che convince Andrea ad aiutarlo ad alzarsi per fare pipì e poi si schianta sul divano, non per volontà sua, ma perché si sente sul punto di svenire e non crede di riuscire a raggiungere il letto
Il fatto è che rimane bloccato lì per tipo diverse ore, avvolto in un rotolo di coperte e costretto a guardare uomini e donne, programma che l’amico sembra molto entusiasta di vedere
Amico che si è messo il più lontano possibile da lui e gli passa i fazzoletti praticamente tirandoglieli
Stronzo.
Non che non capisca la sua paura di ammalarsi, ma non è mica un appestato.
Ermal ci prova, a fare conversazione. “Come va con Rinald?” chiede, la voce graffiante e bassa. Non vuole impicciarsi dei fatti loro, solo sapere. “Bene” gli risponde Andrea con un sorriso
Sembra felice della cosa. Non può che essere contento anche lui per loro, in fondo.
Il punto è che mentre dice “Sono contento per voi” arriva a malapena alla metà di contento che scoppia in un attacco di tosse da cui impiega cinque minuti a riprendersi e che gli fa passare la voglia di parlare
E vaffanculo, deve tornarsene a uomini e donne, programma che odia, ma fa niente
Alla fine, stanco e indolenzito peggio di prima, si fa aiutare per tornare a letto, zoppicando come un vecchietto, e ingolla di malavoglia un’altra tachipirina prima di tornare a rotolarsi nella lenzuola lamentandosi come una balena spiaggiata nella speranza che la guarigione sopraggiunga presto
Dal salotto, sente Andrea parlare al telefono con quello che suppone debba essere Rinald dato che lo chiama “amore”
sorride al pensiero, e si allunga a recuperare il telefono
Scarico
E allora vita, che cazzo vuoi.
Finisce che, poco dopo, si riaddormenta di nuovo, sperando che il ritorno di Rinald non significhi che si risveglierà con la casa in fiamme
Non che non creda nelle capacità del fratello, ma con Andrea vicino l’ha visto sbrodolarsi con l’acqua mentre parlava, quindi non è tanto sicuro che sia in pieno possesso delle sue facoltà mentali quando l’altro è lì
Quando si risveglia, la prima cosa che sente è una mano fresca e appena ruvida premuta sulla sua fronte calda
Si sente andare a fuoco e nonostante sia così caldo sta tremando
Eppure, le coperte gli sembrano più pesanti e non sente tanto freddo quanto la notte prima.
In casa, oltretutto, c’è un profumo caldo e piacevole, che non identifica ma che gli fa brontolare la pancia vuota ormai da troppe ore
Andrea ha provato, prima, a fargli ingollare qualche pavesino che si era portato dietro-e non sapeva perché e nemmeno voleva saperlo-ma masticare e mandare giù gli faceva dolere la gola troppo perché potesse sopportarlo e quindi si era arreso. Erano troppo secchi per lui.
Il profumo di cibo gli ricorda Fabrizio.
E’ abituato che, quando sta da lui, ad un certo punto ci sia sempre l’odore del cibo che proviene dalla cucina e questo gli fa muovere una sorta di moto di speranza nel petto
Forse è venuto per lui
Non rimane però nemmeno troppo deluso quando, aprendo gli occhi, si rende conto di aver sperato un po’ troppo, è vero, ma che comunque in cambio ha avuto “Dino”
Gracchia il suo nome con fatica, deglutendo poi con una smorfia. Ha la gola secca e riarsa e si sente la testa che scoppia
Dino è seduto accanto a lui, sul letto, e lo guarda con preoccupazione, anche se concentrato. Sul letto è comparsa una nuova coperta, i fazzoletti sono spariti.
E poi gli sorride appena, alzando le labbra e la barba
“Ho fatto il prima che ho potuto. Hai la febbre alta, comunque” gli annuncia, scuotendo appena la testa “Ti sto facendo un po’ di brodo caldo, va bene? E ho portato delle medicine decenti, non quelle che hai tu. Sempre che tu le abbia, certo. Quini tachipirine, spray per la gola, sciroppo per la tosse, la crema per il naso irritato e a proposito, ho buttato via lo schifo di fazzoletti che c’erano qui attorno, e insomma Ermal, perché non mi hai chiamato quando hai capito di stare così male?” sciorina, guardandolo
Ermal sospira, tirando su con il naso
“Non volevo disturbarti” gracchia, accettando il fazzoletto pulito che l’altro gli tende.
Dino alza gli occhi al cielo
“E io non voglio che tu muoia, quindi la prossima volta magari evita di far venire Andrea. Che, a proposito, sta dormendo sul divano in sala con tuo fratello. Cercava aiuto per disfarsi del cadavere?”
Un sorrisino si dipinge sulle labbra secche dell’altro
“Probabile” dice, prima di leccarsele e ridendo rocamente quando Dino gli passa del burrocacao
“Grazie” dice, tossendo, cosa che fa sbucare nelle mani altrui uno spray “Parli come una cornacchia. Tieni” dice, e poi notando quanto lentamente si muove sospira “Apri, faccio io”
“Non ho due anni” rimbecca, offeso, aprendo poi la bocca per lasciarlo fare
“Guarda che è amaro” dice Dino e già lui sta sentendo il sapore atroce della medicina in bocca e una smorfia gli piega il viso, cosa che fa ridere l’altro “Dai che ti fa bene, signor non ho due anni” dice, passandogli una mano tra i ricci “Sei tutto sudato. Ti devi cambiare” dice poi, alzandosi “Dove tieni i pigiami?”
“Il cassetto...non quello...sì. Quello lì in fondo” lo guida Ermal, ancora muovendo la bocca come un bimbo disgustato
Lascia che l’amico recuperi un pigiama pulito e glielo porti, sospirando quando deve tirarsi su, le giunture che cigolano e scricchiolano
“Aspetta” mormora l’altro, alzandosi e uscendo dalla stanza. Torna dopo qualche minuto con una salvietta umida, che gli tende “Sistemati un po’, così almeno ti metti a letto un po’ più fresco” dice, cosa che fa sorridere Ermal mentre lo aiuta a levare la maglia
“Grazie. Avrei dovuto sposarti io, a questo punto. San Dino”
Dino si limita a sorridere, scuotendo il capo “Non diciamo cazzate dai”
“Lo consideri il divorzio per me?” gracchia scherzosamente, passandosi la salvietta sul collo madido di sudore
“Ti piacerebbe” ride l’altro, aiutandolo poi a rivestirsi prima di fargli un cenno “Cambia lato del letto” dice, aiutandolo poi a spostarsi
“Meglio?” gli chiede quando lo guarda riadagiarsi sul cuscino fresco e pulito mentre gli tende dell’acqua fresca e una tachipirina
“Meglio” risponde lui, accettando le cose
“Vado a prenderti da mangiare, allora” sussurra Dino, passandogli di nuovo una mano tra i ricci
Sorride Ermal, annuendo appena
Ne hanno passate tante, lui e Dino, eppure l’altro è sempre rimasto
“Ah Ermal? Ti ho messo il telefono in carica. Ti converrà sentire Fabrizio, ti ha chiamato tipo nove volte” lo avverte l’altro prima di sparire accostandosi la porta dietro le spalle
Ermal sospira, allungandosi a prendere il telefono. Gli fa ancora male la testa, ma non abbastanza questa volta perché non riesca a premere il tasto della chiamata
Squilla a vuoto per qualche secondo prima che una voce preoccupata dall’altra parte risponda “Pronto Erma?”
In automatico, il sorriso gli si allarga sul viso.
“Bizio” gracchia piano
“Erma. M’hai fatto morì, non riuscivo a chiamarti” “Si scusa, lo so” bisbiglia, il tono preoccupato di fabrizio che gli fa male e gli scalda il cuore insieme “Mi si è scaricato il telefono e poi mi sono addormentato” spiega
“Ah. Capito. Che brutta voce che c’hai. Come stai ora?” gli chiede, la voce bassa e più tranquilla
“Meglio, dai. Cioè, no, sto ancora una merda ma è arrivato Dino quindi meglio. Almeno so che non morirò avvelenato per colpa del brodo di Andrea” ride, anche se la risata viene stroncata a metà da un colpo di tosse, cosa che fa sospirare Fabrizio
“Sta al caldo. E mangia. E prendi ‘e tachipirine, eh. E qualcosa pe a gola. Verrei a Milano, se potessi, ma sto co’ Anita che pure c’ha ‘a febbre” gli spiega, contrito, cosa che fa scuotere il capo a Ermal anche se non può vederlo
“Non fa niente. Spero che si riprenda presto anche lei. Dille che la saluto” mormora, schiarendosi la voce più che può e tirando però su con il naso.
“Comunque so contento che ci sta Dino” dice poi Fabrizio, il tono più dolce “Che almeno si prende cura di te. Per una volta lascia che ‘o facciano gli altri, per favore. Che te devi riprendere e se te sento di che dai fastidio guarda che mi arrabbio”
Di rimando Ermal ride appena “Per una volta, credo che farò così, grazie. Non ho chiamato Dino subito” ammette “Ma effettivamente mi serve che sia qui” dice, sospirando poi “Mi manchi” soffia “Ma ci vediamo presto, ok? Appena guarisco” gli promette, tossicchiando
“Ma certo. Mo vado che Anita sta a piagnere, scusa. Ci sentiamo dopo” mormora Fabrizio
“A dopo” sospira Ermal chiudendo la chiamata con un sospiro.
Salvo poi ridere quando sente che, dal salotto, Andrea deve essersi svegliato dato che sente un tonfo e poi un urlo
Probabilmente è caduto dal divano
E mentre si riaccomoda tra le coperte pensa che sì, può lasciare che gli altri si prendano cura di lui per una volta
Anche perché senza Dino, dubita che sarebbe sopravvissuto un altro giorno in balia di quei due che, fortunatamente, passano a salutarlo e poi decidono di andarsene, tenendosi la mano
Sono carini, insieme
Quando Dino si presenta in camera con una fondina piena di brodo caldo e profumato, Ermal giura che potrebbe piangere dalla gioia
Mentre lo mangia, con Dino seduto accanto a lui che gli da una mano a non sbrodolarsi come un bambino, si ricorda della cucina della nonna, dove aleggiava sempre un profumo caldo e avvolgente, che ti faceva brontolare la pancia e sognare di pane e dolci e tanti altri buoni piatti che cucinava
“Grazie” mormora quando finisce, lasciandosi ricadere a letto tra le coltri calde e morbide con un sospiro
Si sente già meglio, così
Alla fine si ritrova steso vicino a Dino, che ha scelto di sdraiarsi accanto a lui nel letto nonostante le proteste sul fatto che sarebbe finito ad ammalarsi a sua volta
Finisce che, come anni e anni prima, si ritrova accoccolato vicino a lui, uno sbadiglio che soffoca vicino al suo collo mentre sospira appena
“Ti voglio bene” mormora piano, nel silenzio della stanza
“Anche io ti voglio bene” replica l’altro, carezzandogli appena la schiena
Se ci ripensa, Ermal quasi non crede a quanta strada hanno fatto negli ultimi anni e di quante ne abbia fatta anche da solo, personalmente, negli ultimi tempi
Sa solo che è grato, grato di avere Dino, grato di avere Marco e Andrea e Pace e Emiliano e tutte le altre persone che gli sono accanto in quel momento
Grato di avere Fabrizio, che è come arrivato dal nulla e che si è guadagnato nel suo cuore uno spazio enorme, incontenibile, e che nella sua anima ha lasciato più di un’impronta indelebile
E mentre scivola nel sonno, seppur malato e stanco, si sente più sereno che mai.







