Non scegliamo a caso di chi infatuarci.
A volte sono solo gusti demmmmerda che si travestono in qualcosa di più romantico, finché il tutto dura.
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“Ci sono solo due tipi di persone
in questo mondo.
I realisti e i sognatori.
I realisti sanno dove stanno andando
e i sognatori ci sono già stati.”
— Robert Orben
-umi-no-onnanoko (@umi-no-onnanoko /26.04.21)
Tragicomico
Pubblicai un libro anni fa. Ero giovane e non restavo mai in uno stesso posto per più di una settimana. Conobbi tanta gente, ma davvero tanta, sbucava da ogni angolo. Non avete idea di quanta gente ci sia nel mondo. Nessun numero nessun miliardo ve lo faranno mai capire per davvero. E insomma, conobbi una miriade di vite diverse, alcune ridicolmente folli altre magnificamente ordinarie. Non sono uno di quelli che catalogano parole, aggettivi, descrizioni o poesie e compagnia bella. Il mio taccuino era la mia macchinetta fotografica. Facevo foto a chiunque mi raccontasse qualcosa: quelle storie erano la chiave di lettura necessaria per leggere il volto immortalato. In tutta onestà guardando una foto a caso non sarei capace di ricavarci nulla. Però se conosco il soggetto, ecco che intravedo tra le fossette il gelato alla fragola di cui va ghiotto, ecco sulla guancia il bacio che gli dava sempre il papà tornato da lavoro. E un po' più su sulla fronte mi pare proprio di intravedere una storia d'amore finita male.
Leggo le foto come una pagina di vita di inestimabile valore. Spesso mi facevo regalare dalla persona anche una scatto che sceglievano loro per un qualsiasi motivo: il loro gatto, la cameretta, il fiume dietro casa, il fratello. A lungo andare raccolsi abbastanza scatti per comporre una raccolta di fotobiografie ed ebbe anche un discreto successo. Il lettore (o meglio, lo spettatore) pagina dopo pagina si godeva un consorzio di umanità differenti. Andavo fiero di quel libro, mi sembrava un diario del mondo. Una volta andai alla conferenza di un grande fotografo che adoro dall'alba dei tempi ed ebbi la fortuna di parlarci faccia a faccia e regalargli il mio libro. Lui lo sfogliò e mi disse "E la tua fotobiografia?" Tac, mi cadde il mondo addosso. Quando gli dissi che non ne avevo mai fatta una per me mi restitutì il libro. Tac, mi cadde il mondo addosso. Da quel giorno lì non vissi più gli altri allo stesso modo. Ero tormentato da questa cosa. Ero arrabbiato marcio con lui, perchè aveva schifosamente ragione. Avevo dedicato tutta la mia vita agli altri e alle foto che raccontassero le loro storie, nulla di mio. Mi misi giù allora a fare la mia fotobiografia.
Da dove ho cominciato? Dalla persona più importante della mia vita, mia madre. Cercai ovunque una sua foto in ogni cassetto in ogni mensola in ogni album ma nulla. Cominciai anche a dubitare che fosse esistita davvero. Magari ero orfano e la mia mente aveva creato memorie con una persona mai esistita. Ero disperato, non avrebbe avuto senso omettere mia madre dalla mia storia sarebbe stata una menzogna bella e buona. Ero così disperato che andai alla ricerca del suo volto anche tra i negativi. E mi ritrovai di fronte un negativo mostruoso, quasi che sembrava un fotomontaggio. Era chiaramente un viso, e aveva parzialmente i tratti di mia madre ma, Gesù poteva essere? Ad un tratto ricordai. Io avevo 23 anni, mia madre aveva il cancro. Dall'ospedale mi chiamarono per dirmi che non aveva ripreso coscienza da una settimana e che avrei potuto portarla a casa nel frattempo, perchè era inguaribile. Decisi di portarla da mio fratello Carlos. Per due giorni lei se n'è stata sul divano. Carlos fumava uno spinello in camera sua, io uno in camera mia. A un certo punto mia madre si alzò e come nulla fosse andò in cucina a fare il caffè. Sentii dei rumori, apro la porta e vedo la sua figura esile, fragile, pallida che mi da le spalle e cammina. La prima cosa è il terrore, la seconda è "devo smettere di fumare". Eppure era così reale. Sudando freddo, col cuore a mille prendo in mano la macchina fotografica e mi dirigo in cucina senza quasi respirare. Sto nell'uscio della porta lei è lì nel lavandino a fare il caffè. Sto per scattare, quando lei si gira sospira e sorride un poco dice "Sei sempre il solito" io immobile, gola secca lei si avvicina alla finestra e cerca di sistemarsi quei quattro ciuffi bianchi che le sono stati risparmiati dalle chemio intensive -mia madre era una vanitosa cronica- cerca di mettersi in posa e ripete "sei sempre il solito" e senza pensarci troppo io scatto. E' una foto orribile, tremenda, mostruosa, lei è orribile, tremenda, mostruosa ma per me è bella, inestimabilmente bella. E' l'ultima foto che le fu scattata. Successivamente provai a pensare a cosa si riferisse con quel "Sei sempre il solito" e mi ricordai che per un curioso e buffo gioco di qualche burattinaio divino, ero stato sempre io a scattarle la sua prima foto -che era anche la prima foto in assoluto che io scattai- e sempre io a farle l'ultima.
Risiedeva tutto in quel "Sei sempre il solito". Da bambino avevo delle piccole parti come attore di telenovelas. Dover andare a farmi fare foto significava che avevo bisogno di curriculum da distribuire in giro. Brutto segno, il dovere andarsi a fare delle foto. Era avvilente per me. In più ogni volta mia madre era lì a dare direttive su direttive al fotografo su come fotografarmi. Allora mio padre per la festa della mamma, mi disse che le aveva comprato una macchinetta fotografica, così che a me avrebbe risparmiato l'agonia di andare dal fotografo a loro avrebbero risparmiato i soldi per non pagare il fotografo e mia madre si sarebbe finalmente messa nei panni di un vero fotografo. Mi presentai in cucina che lei stava tagliando delle patate nel lavandino, in grembiule e bigodini le dissi "Mamma ti abbiamo regalato una macchinetta" ma lei era scettica non le importava in realtà tagliava le patate e disse "è impossibile usarla" e io le dico "ma no guarda è semplice devi solo fare.." in quel momento lei si gira e urla forte "non ti azzardare a scattarmi una fo.." e tac, ho scattato la sua faccia aggressiva e il coltello nella mano. E' una foto orribile anche quella, povera mamma. Mio padre ne andava pazzo, lo faceva ridere fino al mal di testa ogni volta. L'ho dovuta ristampare più e più volte perchè lei si ostinava a farla in mille pezzi. Fanatica come nessuna, ma amorevole, dura, seria e zelante. La persona più importante della mia vita fotografata due volte e per due volte in modo spaventoso. Mamma, se mi senti sappi che ti ho dedicato la copertina del mio libro.
Eva Green portrait
https://www.facebook.com/AntoniettaArnoneArts/

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You are so real in my dreams.
Ritratto a matita, Flavia - portrait, handmade, pencil only B/W, 2017
-umi-no-onnanoko (@umi-no-onnanoko /26.04.21)