Mi chiamo Marco, ho 38 anni.
E non ho amici.
Non nel senso retorico, tipo “non ho veri amici”.
Proprio nessuno.
Nessuno a cui scrivo se succede qualcosa.
Nessuno che mi inviti a un compleanno.
Nessuno che mi chieda “Come stai?” senza motivo.
All’università ero pieno di gente attorno.
Ridevano, uscivamo, facevamo tardi.
Poi ho iniziato a dire troppi no.
“Ho da fare.”
“Non mi va.”
“Ci sentiamo domani.”
E piano piano… ho smesso di esserci.
Oggi mi rendo conto che bastava rispondere a una chiamata in più.
Andare a un pranzo anche se non ne avevo voglia.
Mandare quel messaggio che pensavo di mandare “più tardi”.
Ma non l’ho fatto.
E ora che vorrei parlare con qualcuno…
non ho nessuno da chiamare.
Mi dicono: “Esci, conosci gente.”
Ma non è così facile quando ti porti dietro anni di silenzi.
Quando sei diventato bravo a essere invisibile.
L’altro giorno, al bar, il cameriere mi ha detto:
“Il solito?”
E io ho quasi pianto.
Perché da mesi era la prima frase che qualcuno mi diceva con un sorriso.
Non voglio fare pena.
Non voglio nemmeno lanciare messaggi motivazionali.
Voglio solo dire che la solitudine…
non arriva all’improvviso.
È una goccia al giorno.
Finché ti trovi vuoto.
E a chi legge, dico solo:
mandalo quel messaggio.
Fallo adesso.
Perché un giorno potresti accorgerti che era l’ultima occasione.
















