prenditi cura della tua solitudine

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prenditi cura della tua solitudine

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Con el tiempo entendí que tal vez nunca te amé.
Amé la idea de lo que podías llegar a ser. Me aferré a la esperanza de que cambiarías, de que un día todo tendría sentido y de que, al elegirte, estaba saliendo de una zona de confort para encontrar algo mejor.
Pero confundí la incertidumbre con emoción y el potencial con la realidad.
Mientras esperaba a la persona que imaginé, ignoré a la persona que realmente eras.
Y ahí estuvo mi error.
No me enamoré de ti, me enamoré de una posibilidad que nunca existió. De una versión tuya que inventé para justificar cada herida, cada decepción y cada oportunidad que seguía dándote.
Al final comprendí que no estaba luchando por nuestro amor, sino por una ilusión.
Y cuando esa ilusión se rompió, también entendí que había perdido a alguien que sí era real, alguien que me elegía incluso cuando era difícil, que dejaba el orgullo a un lado por nosotros, que nunca me hizo sentir que tenía que ganarme su amor, que sí me amaba, por alguien que solo existía en mi imaginario.
Me equivoqué.
Y creo que ese será siempre mi mayor dolor: no haberte perdido a ti, sino haber perdido a alguien que sí valía la pena por perseguir a alguien que nunca la valió.
Esa será mi gran lección. Entender que el amor no puede construirse sobre la ambición, sino sobre la realidad de quien decide amarte y cuidarte cada día.
No puedo cambiar las decisiones que tomé, pero sí cargar con ellas y aprender de ellas.
Porque hay errores que no se olvidan; se convierten en cicatrices que te recuerdan, cada vez que las miras, que nunca debes volver a perder un amor verdadero por una ilusión.
Y esa será, para siempre, la lección más dolorosa de mi vida.
11angeles-suicidas11
Impara a chiederti: sono nel posto giusto dove vorrei essere?
sapevo che a seguito della fine della terapia con la psicologa sarebbe arrivato un momento di abbattimento emotivo, un momento in cui avrei capito di essere rimasto solo anche dall’ultimo sostegno, non sapevo quando sarebbe arrivato questo momento ma non mi aspettavo che arrivasse così presto. dopo neanche una settimana dall’ultima seduta ho fatto un sogno assurdo, chissà cosa ne avrebbe detto la dottoressa: dovevo andare alla sua penultima seduta ma il suo studio era al piano terra di un palazzo nel mio quartiere d’infanzia, quando iniziamo la seduta arriva una strana famiglia dal cortile interno, prima ci sbircia, poi ci disturba, la finestra ha le grate ma loro riescono comunque a entrare nello studio e rubarmi il cellulare, lo riprendo, poi insieme con la psicologa scappiamo via tra i corridoi di questo palazzo infinito, andiamo verso l’alto mentre cerchiamo di contattare le forse dell’ordine, io però non riesco a digitare bene i numeri, c’è un collega della dottoressa ma quella famiglia vuole noi, mentre andiamo sempre più in alto ogni tanto ci affacciamo alle finestre e vediamo che quella famiglia sta facendo progressi e sta sfondando la finestra per entrare nell’edificio, vogliono noi, sembrano cattivi, finalmente riusciamo a contattare la polizia, ci riesce la psicologa, ma la famiglia di pazzi non c’è più, il collega della dottoressa dice piano, ora potete recuperare la seduta. in questi giorni mi sento un guscio vuoto, trovo curioso e divertente che la cosa sia uscita fuori anche dalle mie pubblicazioni qui sopra, nell’ultima settimana ho pubblicato poco e cose superficiali che non parlano di me, la trovo una cosa molto buffa. volevo immortalare questo sogno. ieri invece al lavoro ho capito che io questo lavoro non voglio più farlo
La psicologa mi ha detto che la prossima volta dovrò disegnare come immagino il mio essere strana. Esercizio a cui sto pensando da due giorni senza soluzione. Come rappresenterei la mia stranezza? Finora, l'ho percepita come pura astrazione, qualcosa che sta nella mia testa.
Chiunque abbia delle idee, mi suggerisca qualcosa... grazie :)

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“Una cosa che mi ha detto la mia psicologa e mi è rimasta impressa, siete tre fratelli, tutti e tre sicuramente condividete un trauma e ognuno ha reagito differentemente, tu però, al contrario loro, hai preso il tuo trauma, lo hai messo da parte, perché avevi capito che era troppo difficile da affrontare, nel frattempo ti sei costruita da sola con tantissime difficoltà facendo un grandissimo lavoro nonostante tutto, ma ad oggi è lì dietro la porta che bussa ancora per dirti che lui è ancora lì ed è arrivato il momento di iniziare ad “aprire” qualche porta”
-Web
Sto andando dalla psicologa per colpa di un ragazzo che mi ha fatto star male.
Secondo voi è giusto?
Chatgpt mi aiuta a capire alcune dinamiche meglio della mia psicologa.