Fuori il cielo è un muro di gesso, la pioggia scrive parole sul vetro.
Ho le dita sospese sul legno scuro, cerco un accordo che sia meno duro.
Ogni tasto bianco è un ricordo che sbiadisce, ogni tasto nero è un dolore che fiorisce.
Traduco in note questo vuoto nel petto, mentre il mondo fuori sembra perfetto nella sua tempesta.
E suono la mia tristezza sui tasti d'avorio, questa malinconia è il mio solo territorio.
La pioggia accompagna col suo ritmo lento, mentre io do una voce a quello che sento.
Un'eco profonda, un brivido scuro, un pianto di note contro questo muro.
Le stringhe d'acciaio vibrano piano, come le vene di questa mia mano.
C'è un accordo minore che non vuole guarire, che racconta tutto ciò che non so dire.
L'acqua riga le strade e cancella i colori, mentre la mia musica cura i dolori interiori.
Un respiro sospeso tra il sol e il do, tutto il passato che non scorderò.
Senti le gocce? Cadono a tempo, col mio rimpianto, col mio tormento.
Il pianoforte è l'unico che sa ascoltare questa tempesta che non vuole passare.
E suono la mia tristezza sui tasti d'avorio, questa malinconia è il mio solo territorio.
La pioggia accompagna col suo ritmo lento, mentre io do una voce a quello che sento.
Un'eco profonda, un brivido scuro, un pianto di note contro questo muro.















