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Bad weather: snow even at low altitudes and inconvenience in Sardinia
Bad weather: snow even at low altitudes and inconvenience in Sardinia
(ANSA) – NUORO, 29 NOV – The first snowflakes fell yesterday afternoon, but this morning the villages of Nuorese and Ogliastra woke up white, from Fonni to Tonara to Desulo, from Villagrande to Perdasdefogu, from Gavoi and Ollolai up to Nuoro city. But the white flakes have also been seen in other towns of the Barbagia di Seulo, such as in Esterzili, where a snowstorm is now in progress. The peak…
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Maria Lai e l'abbraccio col nastro lungo 27 km, la disegnatrice e scultrice sarda che ha ispirato lo stilista Antonio Marras. / Il Bullone - OrianaG
Pubblicato su Il Bullone n° 28, settembre 2018.
C'è un posto magico, che chi pensa alla Sardegna di solito non conosce. La verità è che forse quasi nessuno di chi crede di conoscere la Sardegna, la conosce davvero. Della Sardegna devi innamorarti con la fiducia gratuita di quando da piccolo ti dicevano: "Chiudi gli occhi e apri la bocca." Devi assaggiarla con gli occhi e respirarla col cuore. La Sardegna è una terra difficile, abitata da gente semplice e insieme complicata. È un'isola senza pescatori, di guerrieri impauriti dal mare. Essere donna o essere uomo fa la differenza, ma, uomo o donna che tu sia, se ti conquisti la fiducia dell'isola e dei suoi abitanti, l'avrai per sempre. Così come la perderai per sempre, se la tradisci.
L'isola nel 1919 dà i natali a Maria Lai. Donna, disegnatrice e scultrice. Ma sono etichette che non bastano a contenere tutto il mondo magico di Maria. Lo capisci dallo sguardo con cui te ne parla chi l'ha conosciuta. Negli occhi persi e concentrati di Antonio Marras (intervistato dal Bullone poco prima del Salone del Mobile nel suo show-room a Milano), che grazie a lei ha preso fiducia nei propri "scarabocchi". O nello sguardo orgoglioso di Claudia, guida alla Stazione dell'Arte (museo da Maria stessa voluto a Ulàssai, suo paese di nascita), che di Maria conosce ogni dettaglio, e ne racconta con tanta precisione scientifica, quanto amore e stima senza fine.
Maria Lai va via dall'isola la prima volta nel 1939, per frequentare il liceo artistico a Roma. Già da bambina insegnanti, parenti e paesani si accorgono del fascino che disegno e parola hanno su di lei. Finito il liceo, si sposta a Verona, poi all'Accademia di Belle Arti a Venezia. Ma è donna, e nel mondo dell'arte è ancora strano. Alla proposta di una galleria di Roma di esporre i suoi disegni, a patto di usare uno pseudonimo maschile "perché sul mercato è più facile vendere", straccia i disegni e li dimentica in soffitta. Poi trasforma, scolpendoli, sassi in pagnotte. Gli affianca libri scolpiti, con i quali apparecchia tavole perché "quando un libro è vivo, bisogna mangiarselo". Torna in Sardegna nel 1945, con delle scialuppe di salvataggio da Napoli a Cagliari. Resta fino al 1954, poi torna a Roma. Abita vicino a Giuseppe Dessì, scrittore, che ama guardarla lavorare e le fa riscoprire l'amore per le storie e le leggende della sua terra. Scopre l'arte povera, riscopre il telaio, il pane e i simboli della tradizione sarda. Sono gli anni 70. Usa sulle tele i telai, il tessuto, il pennarello. Scrive frasi sui disegni. Negli anni 80 nascono le Geografie e i Libri Cuciti. Enormi tele cucite a macchina che ritraggono cartine, pianeti e paesi inventati; libri scritti in una lingua inesistente, dove ciascuno può leggere la propria storia.
Torna a Ulàssai, con "Legarsi alla montagna", che nel 1981 è la prima opera di Arte Relazionale a livello internazionale. Alla richiesta del sindaco di un monumento in onore dei caduti, Maria rifiuta, ma inizia a pensare a come potrebbe realizzare qualcosa per i vivi del paese. Si ispira a una leggenda, che racconta di una bambina, salvatasi dalla distruzione della sua casa grazie a un nastro celeste. Con 27 km di nastro celeste, insieme a tutti gli abitanti del paese, Maria lega tutte le porte di tutte le case di Ulàssai. Il nastro viene portato e legato in cima alla montagna che sovrasta Ulàssai. E da qui nasce il museo diffuso, che ha visto negli anni crescere il numero di installazioni dentro e nei dintorni del paese: la Fontana Sonora, la Casa delle Inquietudini, il Muro Cucito, il Muro del Groviglio. È un grande abbraccio, che raccoglie il paese, la montagna, e le maestose grotte al suo interno. E ipnotizza i forestieri, che non se l'aspettano.
C'è un posto magico, che chi pensa alla Sardegna di solito non conosce. È Ulàssai, il paese legato alla montagna, il mondo magico di Maria Lai.