this is the vibe I get for the dynamic between Catullus and Lesbia as I read more of his poetry

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Blue
Qualcuno, qualche tempo fa, mi parlò di una sensazione: una di quelle che attraversi senza coscienza di farlo; una di quelle che nascono e muoiono di continuo, come avesse l’abilità di nascondersi ai tuoi sensi finché lo desidera. Quella sensazione racchiude le nostre paure quotidiane, è un concentrato di dejà vu stropicciati.
Può essere il vuoto. Oppure il suo esatto contrario. Può il mare? Diciamo che può. Ma non da solo: il mare è l’elemento che filtra gli umori in nuvole di vapore; poi si assottiglia, si distende, impregna il legno della nave, avvolge e coccola l’atmosfera circostante.
Al di sopra di tutto c’è l’odore di una notte qualunque.
Un puntino luminoso lontano lampeggia, dà vita al faro invecchiato dalla salsedine sulla scogliera bruna. L’atmosfera carica di vapore resiste, avvolge l’intera imbarcazione, maschera un blu prepotente ravvivato da una luna timida e dal suo riflesso sbiadito.
Intorno, il sussurro della risacca è sopraffatto dal tuo affanno, ma se controlli il respiro riesci a sentirlo distaccarsi dal suo elemento in modo netto e preciso. Non puoi semplicemente appoggiare i gomiti sulla finestrella della cambusa e nutrirti del paesaggio.
Non puoi perché ricordi, già così vagamente, come sei arrivato fin lì: precipitoso e con la prima intenzione di tuffarti abbandonandoti al mare indifferente. Ricordi l’irruenza e la brusca frenata all'impeto, l’impatto frettoloso con il lucore delle stelle stagliato contro il cielo compatto.
Poco distanti, piccole scie luminose passano, muoiono velocemente e poi ripassano; rappresentano l’unico principio di caos, l’unica imperfezione. Svelano il rischio, risvegliano la percezione di tempo che si consuma e di spazio che si contrae.
Vorresti arrampicarti sulla finestrella della cambusa e buttarti ma qualcosa di invisibile ti trattiene. Resti pietrificato, come se uscisse allo scoperto la tentazione irrefrenabile di aspettare l’ultimo momento buono per farlo. L’ultimo momento ha un sapore diverso da tutti i precedenti, non svanisce in una sensazione definitiva ma la sfiora soltanto.
Il vero problema, però, è che non riuscirai mai ad afferrare quel momento, perché troppo sottile e schiacciato tra i due momenti adiacenti. Quello che alla fine ti rimane è restare lì, in bilico sulla linea che divide due universi, in attesa dell’ultimo momento buono. Aggrappato tra il dentro e il fuori, paralizzato e affascinato da cosa sei stato e cosa potresti essere.