Ti guardo e penso che l'universo debba avere un senso di giustizia tutto suo se, nel disordine delle coincidenze, ha permesso ai nostri passi di collidere. Mi consumo nei tuoi dettagli più impercettibili, quelli che il mondo attraversa con distrazione e che in te diventano archeologia del sacro. Persino il mio nome, quando attraversa le tue labbra, si spoglia di ogni stanchezza e risuona come un dialetto nuovo, mai parlato prima. Non hai avuto bisogno di scardinare le mie difese; la tua presenza è un'architettura silenziosa che ha ridisegnato i confini di ciò che, da sempre, chiamavo solitudine.
Sarah 🧩













