“Lei ama vivere ai margini. Come le note nei libri, i papaveri solitari, i sentieri abbandonati, gli introversi, i diversi, i perduti.”
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“Lei ama vivere ai margini. Come le note nei libri, i papaveri solitari, i sentieri abbandonati, gli introversi, i diversi, i perduti.”

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Mi capita di rimanere a guardare ed ascoltare le persone sciolte, di carattere estroverso, le guardo attentamente come parlano, quanto parlano e come sia facile per loro esprimere quel che pensano senza sentirsi gli occhi puntati addosso, senza sentirsi giudicati, senza pensare a cosa potrebbe dire la gente, senza avere la tachicardia quando sei costretta a dire qualcosa, senza sentirti piccola piccola di fronte ad un gruppo di gente pronta a calpestarti , poi penso a quanto invece sia difficile per me anche solo dire un semplice “ciao” davanti a tutti. Mi chiedo come ci si senta ad essere estroversi, come ci si sente a poter parlare senza aver paura.
A SOLO CELLO OUTSIDE A CHORUS
Una disquisizione sull’introversione alla luce delle festività natalizie appena passate, di una vita di risentimento nei confronti della tirannide estroversa, e di Mercoledì Addams.
Quanto pesa un introverso? Non abbastanza da rompere il ghiaccio.
Oggi è il 2 gennaio e si celebra la giornata mondiale degli introversi. La data non è casuale: ci si è appena lasciati alle spalle i momenti di socialità forzata delle festività natalizie e l’evento più nefasto e inutile tra tutti gli eventi nefasti e inutili nella storia del mondo: l’ultimo dell’anno. Al tg si parla sempre delle vittime dei festeggiamenti per il capodanno, in genere sono quelli che hanno perso un occhio, un orecchio o dita in numero variabile, ma mai delle vere vittime di questa insensata ricorrenza — in realtà di tutte le ricorrenze, a partire dal proprio compleanno: gli introversi.
Perché?
Perché gli introversi sono una categoria di persone negletta, incompresa e oppressa, ancor più dei vegani a un barbecue.
Negletta, poiché in preda al delirio festivo tutti si dimenticano delle nostre antitetiche esigenze di tranquillità;
Incompresa, poiché la nostra necessità di starcene da soli rimane inintelligibile alla maggior parte delle persone;
Oppressa, poiché il nostro diritto alla solitudine è costantemente violato, tra cene, cenoni, aperitivi, compleanni, matrimoni, battesimi, comunioni, cresime, pizzate, raduni aziendali con colleghi che magari per quaranta ore a settimana sogni di tirar sotto con la macchina. Ecco, tutti eventi di cui faremmo volentieri a meno.
Il problema è che il mondo è dominato dalla lobby degli estroversi, i quali, esistendo in percentuale maggiore nella popolazione, prevaricano — tanto per numero quanto per energia — sulla riservata minoranza. Ed è ora di dire basta. Sarebbe da salire sulle barricate e rivendicare i nostri diritti umani e costituzionali, se valesse la pena uscire di casa e rinunciare a vedere un film.
Gli estro, per gli intro, costituiscono il loro unico, e letale, predatore. Se ne stanno lì, in agguato nell’ombra dei gruppi Whatsapp e all’improvviso ci aggrediscono con gli inviti più disparati e le proposte più improbabili: il nuovo ristorante che fa la pizza solo con le farine macinate nei giorni dispari dai monaci cistercensi di Scurcola Marsicana, che devono assolutamente provare; il vernissage dell’artista polacco minimalista morto suicida, quadri venduti due; la conferenza del filosofo che ha teorizzato l’essenza ontologica del fritto misto. E, a seconda del periodo dell’anno in cui ci si trova, con la precisione di un pesce arciere se ne escono con la più perniciosa e molesta delle domande nella storia dell’umanità: “Cosa facciamo a capodanno?” e “Cosa facciamo a ferragosto?”.
In effetti, si può tranquillamente affermare che introversi ed estroversi sono nemici per natura, come gli Inglesi e gli Scozzesi, o i Gallesi e gli Scozzesi, o i Giapponesi e gli Scozzesi o gli Scozzesi e altri Scozzesi! Dannati scozzesi, hanno distrutto la Scozia!
Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?
È facile riconoscere un introverso a una festa: è quello che è rimasto a casa.
Seee, magari. Il più delle volte è quello che sperava di riuscire a rimanere a casa.
Esistono due motivi per cui l’introverso si convince, non senza strepiti e lamentele, ad abbandonare lo stato di quiete della materia per andare alla festa, alla cena, all’aperitivo: 1) senso di colpa (“Sono stati carini ad invitarmi, in fin dei conti mi dispiace dargli buca”); 2) un'effettiva esigenza di socialità. E non necessariamente la prima ragione è un motore più performante della seconda, solo ricorre statisticamente più spesso.
E non dico che ci va e se ne pente (io, per esempio, non lo faccio), perché anche l’introverso è felice di passare del tempo con gli amici (sia messo a verbale!): soltanto, esaurito il momento conviviale, l’introverso deve (come un pesce deve stare nell’acqua) tornare a rintanarsi nel suo bozzolo per ricaricare le batterie mentali. Di solito anche per lunghi periodi di tempo, il problema è che per introversi ed estroversi il tempo scorre diversamente, come in Interstellar, ecco perché il successivo invito arriva sempre “troppo presto” per gli uni e “troppo tardi” per gli altri. La compagnia della sua ristretta e selezionata cerchia, a cui ovviamente vuol bene, all’introverso non è sgradevole (si verbalizzi anche questo), gli è soltanto — nel lungo periodo —psicologicamente dispendiosa.
The most interesting plants grow in the shades.
Che sia per leggere un libro, guardare un film o una serie, giocare ai videogiochi, fare una passeggiata nella natura o anche solo starsene immobile a contemplare gli oscuri recessi dell’animo umano, la solitudine è un presupposto fondamentale del benessere psico-fisico della persona introversa, è qualcosa di fertile e nutriente. Perché se l’estroverso trae la sua energia dallo stare con gli altri, l’introverso al contrario la trae proprio dall’isolamento. Il che non significa — checché ne dica il linguaggio violento e offensivo dell’egemonia estroversa — essere disadattati, completamente asociali, scorbutici, privi di autostima e di sicurezza, incapaci di rapportarsi con gli altri o di stringere relazioni significative.
La lobby estroversa, con la sua visione compagnona e schiamazzante della vita, ha plasmato il mondo a sua immagine e somiglianza, un mondo in cui gli espansivi vengono incentivati e i riservati additati, fin dalla scuola. Com’è che nel linguaggio dei media il serial killer è sempre un “lupo solitario” e la vittima il pilastro portante della comunità? Mo’ mi volete dire che non è mai esistito un serial killer estroverso? Esigo di parlare col mio criminologo.
Ciò si riflette anche nell’arte: i film e le serie sono pieni di protagonisti che frequentano i più variegati ritrovi sociali, che escono e fraternizzano tutto il tempo, in cui la loro casa è un porto di mare di cui tutti hanno le chiavi (i danni che ha fatto Friends in questo senso sono incalcolabili); il personaggio timido invece è sempre quello sfigato che deve superare il suo “problema” e imparare a essere espansivo, perché la propaganda estroversa votata al dominio mondiale (e sicuramente collusa con la lobby dei baristi), cerca da sempre di convincere le persone che la vera felicità risieda nella socialità. Un sofisma bell’e buono.
Great job, everyone. The reception will be held in each of our individual houses, alone.
Andando a ritroso dalla recente serie Netflix Wednesday, devo arrivare fino a Parks & Recreation (terminata nel 2015), per trovare un personaggio introverso appagato e felice, che non sente il bisogno di cambiare, né cercano di convincerlo a doverlo fare, perché essere introversi non equivale a essere difettosi.
Prima di Mercoledì (che non sostituisce ma si aggiunge), Ron Swanson è stato il mio faro, il mio mentore: tutto ciò che so sul farmi i fatti miei l’ho imparato da lui.
I do like stabbing. The social part, not so much.
Nel gustoso libro Introfada di Hamja Ahsan (ADD Editore, 2019, trad. Piernicola D’Ortona), Mercoledì Addams è inserita, insieme a Rosa Parks, Emily Dickinson, Blaise Pascal e Lisa Simpson, tra gli “antesignani dei Militanti Introversi che sono ormai icone della resistenza”.
Mercoledì è un personaggio sovversivo (Ahsan direbbe “introvversivo”): ribalta, nel suo micromondo, l’ordine costituito dalla lobby estroversa; rende nota fin da subito la sua esigenza di solitudine e fa sì che gli altri si adeguino, anziché viceversa. Il che è abbastanza rivoluzionario. Il suo arco di trasformazione (che culmina nell’abbraccio a Enid nel season finale, dopo essersene sempre sottratta) nulla ha a che vedere con la sua introversione intesa come tratto (sano) della personalità (che, appunto, non va cambiato perché non è un difetto), quanto piuttosto con la sua ostinazione a voler tenere fuori gli altri dalla propria vita, con la convinzione di bastare a se stessa in tutto e per tutto, e che le emozioni equivalgano a debolezza.
Questo tipo di solitudine, infatti, va ben oltre il legittimo desiderio di svicolare dai raduni sociali e lo stare bene per conto proprio: quando Enid la costringe a confrontarcisi, ecco che Mercoledì capisce per la prima volta che si tratta di due situazioni diverse, di cui una dannosa, perfino per lei.
You want to be alone, Wednesday? Be alone.
È innegabile, infatti, che a Mercoledì, come a tutti gli introversi, piaccia stare da sola — di più: abbia bisogno di stare da sola. Quello che invece non le piace, e prima di conoscere Enid non aveva mai avuto modo di rendersene conto, è il sentirsi sola. Che è tutta un’altra storia. Di base, è la differenza che corre tra “alone” e “lonely”. Il primo termine rappresenta la condizione, neutra (positiva per l’introverso), di trovarsi da soli senza gente intorno, ma nel momento in cui quella neutralità si corrompe, ecco allora che si è “lonely”, parola che descrive il sentimento negativo di infelicità e sofferenza che si prova a causa della mancanza, nella propria vita, di amicizie o persone importanti.
Listen, people like me and you, we’re different. We’re original thinkers, intrepid outliers in this vast cesspool of adolescence. We don’t need these inane rites of passage to validate who we are.
Per quanto abbia stretto legami significativi (Enid ed Eugene, così come Mano, e a modo suo è protettiva verso il fratello Pugsley), per quanto partecipi ad attività di gruppo (la Coppa Poe, sebbene mossa unicamente dal desiderio di umiliare Bianca, la studentessa che si stava delineando come sua nemesi, e non da quello di socializzazione; il Rave’n, anche se solo a seguito dell’inganno di Mano), per quanto interagisca con una varietà di persone e figure istituzionali (gli altri studenti, la preside, i professori, il sindaco, lo sceriffo, la psicologa) e per quanto abbia perfino partecipato al ballo studentesco, in ogni caso i bisogni di Mercoledì e la sua visione del mondo sono quelli di una persona introversa, e lei riesce sempre a essere fedele a se stessa.
In che modo? Innanzitutto, come a suo tempo Ron Swanson, con l’essere trasparente e onesta (verso lei e verso gli altri) al riguardo. Già per questo, Mercoledì dovrebbe essere assunta a guru spirituale di tutti gli introversi del mondo che si lasciano aggrovigliare le viscere dal senso di colpa derivante unicamente dall’idea di inadeguatezza di essere se stessi inculcata dalla lobby estroversa.
Se le viene chiesto di partecipare a qualche attività sociale, Mercoledì non accampa scuse farlocche adducendo altri precedenti, ma fantomatici, impegni improrogabili. Questo perché Mercoledì sa che il suo bisogno di restare per conto suo a fare i fatti suoi, qualsiasi essi siano, è dignitoso tanto quanto il bisogno dell'estroverso di stare in compagnia. Tanto quanto. Non di più, è ovvio, ma certamente neanche di meno.
Di solito, l’introverso ha difficoltà a dire no secco quando quel no secco origina dal suo bisogno di solitudine, e per questo si inventa giustificazioni che l’estroverso possa comprendere (qualcosa per cui a parti invertite anche lui si comporterebbe alla stessa maniera): "No, ho appuntamento in banca"; "No, devo studiare che fra tre giorni ho l'esame"; "No, ho già una cena"; "No, mi hanno cambiato il turno". Teme, l'introverso, che se dicesse di voler restare a casa per conto suo a fare le cose sue — leggere, vedere una serie o, nel caso mio e anche di Mercoledì — a scrivere, la verità verrebbe percepita dall’estroverso che ha esteso l’invito come una mancanza di rispetto (dopotutto, pensa l'estroverso, si tratta di attività che saranno sempre lì ad attenderlo, le può fare un'altra volta) (è ovvio che siano tutte cose che possono essere fatte un’altra volta, il punto è un altro: che l’introverso aveva necessità di farle proprio in quel momento). E l’introverso, che non vuole ferire l’altro, delegittima il suo bisogno di solitudine e ingiustamente lo fa recedere dinnanzi a quello di socialità degli altri, che la società stessa considera e impone come preminente.
Non voleva mancare di rispetto, ma alla fine — inventando scuse e conseguentemente togliendo dignità ai suoi bisogni — ne manca a se stesso.
Perché di base, la paura dell’introverso è la possibilità che l’alone si corrompa in lonely, vedere gli amici fare i bagagli, e ritrovarsi come Mercoledì in posizione fetale a rimuginare su quanto quella solitudine lì faccia, in effetti, molto molto schifo.
You are the reason I understand how imperative it is that I never lose sight of myself.
Come ogni introverso che sia mai esistito e che aveva stabilito dei piani per fare le cose sue e poi se li è visti stravolgere dalla tirannide della socialità, anche Mercoledì, incastrata col Rave’n, deve rinunciare ad appostarsi nella grotta per beccare il mostro a cui sta dando la caccia. Ma la sequenza più memorabile di tutta la serie (ormai il computo del tempo si divide in prima e dopo il suo ballo sulle note di Goo Goo Muck dei Cramps) è anche un proclama potentissimo di individualità espresso nella cornice di assoluto conformismo delineata dall’ordine costituito dell’estroversonormatività.
Il dress code prevede bianco, lei è vestita di nero; il suo ballo è strano, originale e dissonante rispetto al solito dimenarsi (come se ti scappasse la pipì e il bagno è occupato) di tutti gli altri. La personalità estroversa, infatti, tende maggiormente a uniformarsi al gruppo e a adattarsi alle circostanze rispetto a quella introversa, che invece, distanziandosi dal mondo esterno e ripiegandosi su se stessa, è molto più in sintonia con la propria singolarità.
Anytime I grow nauseous at the sight of a rainbow or hear a pop song that makes my ears bleed, I’ll think of you.
Ora, come Ron Swanson ha a che fare con Leslie Knope, un concentrato di ottimismo, iniziative, stimoli e attività di gruppo, così Mercoledì ha Enid Sinclair, che di Leslie è la versione licantropa.
Mercoledì ed Enid, nuvola di tempesta una e raggio di sole l’altra, non potrebbero essere più antitetiche: sempre in nero la prima, coloratissima la seconda; l’una con una visione assolutamente cinica e disillusa del mondo e uno spiccato gusto per il macabro, l’altra ottimista, spensierata ed euforica. E, ovviamente, Mercoledì campionessa di introversione come Enid lo è di estroversione.
Because we work. We shouldn’t, but we do. It’s like some sort of weird, friendship anomaly.
E però funzionano. Funzionano perché entrambe comprendono le loro rispettive esigenze.
Enid rispetta il desiderio di Mercoledì di non essere abbracciata; non questiona la risposta di Mercoledì di voler passare il tempo a scrivere anziché andare alla pizzata (se invece avesse detto “Eddai, su, scriverai un’altra volta” sarebbe finita sul libro nero della compagna di stanza per direttissima, e a ragione); al tifo indiavolato sugli spalti le propone l’alternativa più coerente del “lanciare occhiatacce angoscianti”; la sciarpa-cappuccio che le regala è nera e non rosa come la sua; quando le estende l’invito delle altre del dormitorio a passare un po’ di tempo insieme alla luce della vittoria della Coppa Poe, non l’assilla per farla venire e le lascia la facoltà di decidere in autonomia in base a ciò che è meglio per lei. L’abbraccio ricambiato del season finale è espressione della volontà non coartata di Mercoledì, e nasce proprio, tra le altre cose, anche da questo atteggiamento di non imposizione.
Dal canto suo, Mercoledì sposta la bacheca con le foto dei delitti del mostro dalla loro camera al capanno delle api, perché Enid si sentiva a disagio a vedere arti smembrati e organi sparsi; quando Enid si ritrasferisce nella loro stanza dopo il litigio, Mercoledì non le fa usare il nastro adesivo per dividere a metà le loro rispettive zone, così rendendo meno netti i confini tra la socialità dell’amica e la sua riservatezza; all’invito per i festeggiamenti non le spara un no secco ma un conciliante “Ci penserò” (e vi assicuro che è roba grossa).
E quando Mercoledì ne ricambia l’abbraccio, quel gesto contemporaneamente piccolo ed enorme al tempo stesso (consente, ma non ricambia, nemmeno quelli di Pugsley — e Morticia stessa, conoscendo e rispettando i confini posti dalla figlia, si limita a sfiorarla appena) è la sintesi di un processo dialettico innescato dalla loro prima scena nell’episodio pilota: così come Enid ha sempre rinunciato al proprio bisogno di contatto fisico per rispettare l’opposta esigenza di Mercoledì, così Mercoledì rinuncia al proprio bisogno di mantenere una materiale distanza tra le persone per soddisfare la necessità emotiva dell’altra.
Nella serie, Mercoledì è costantemente spinta al di fuori della sua comfort zone. Tuttavia Enid, nei limiti di quanto le è possibile, cerca sempre di fare in modo che resti a suo agio in una situazione che, di base, per Mercoledì è di disagio.
Being your friend should come with a warning label.
Maneggiare un introverso è complicato: siamo proiettati all’interno, siamo riflessivi, preferiamo la comunicazione scritta a quella parlata (io, giuro, non ho mai inviato un vocale in vita mia) perché ci consente una maggiore ponderazione, e abbiamo bisogno dei nostri tempi per processare le istanze di socialità che vengono da fuori. A volte acconsentiamo, altre volte no (con tutti i dubbi, i dilemmi e i tormenti che ne conseguono: sia che diciamo la verità — capiranno le nostre esigenze?, sia che inventiamo una balla — e se ci sgamano?, è una situazione in cui davvero non si vince). E quello che spesso è percepito come egoismo, in realtà è solo autoconservazione.
Il modo migliore per trattare un estroverso è di non stargli addosso e di lasciargli spazio di manovra: perché ancor prima che l'estroverso finisca di formulare una proposta social, anche fosse un’apparentemente innocua serata di giochi da tavolo (che innocua non è mai: comporta comunque un notevole dispendio di energie mentali e forse proprio in quel momento l'introverso sta viaggiando con la spia della riserva accesa), il nostro cervello avrà già elaborato almeno otto diversi piani di fuga che neanche Matteo Messina Denaro, e scuse che neanche Berlusconi quando si avvicina la data di un’udienza in tribunale. Poi, oh, se poco poco Jenna Ortega per questo ruolo vince davvero il Golden Globe e mi dicono di andare in piazza con le vuvuzelas a festeggiare come un molesto (ed estroverso, direi molesto perché estroverso) tifoso del pallone qualsiasi, allora il tempo di mettermi le scarpe e arrivo, ma questo è proprio un caso limite.
Subito dopo i piani di fuga, il cervello dell’introverso elaborerà tutti i pro (in genere pochi, ma per onestà intellettuale li valuta comunque) e i contro (di solito molti di più) che quell’occasione di socialità gli comporterebbe, e infine gli passeranno davanti fracchi di scenari apocalittici innescati dall’eventualità di un suo “no”: dall’incrinatura irrimediabile dell’amicizia fino a una possibile strafexpedition di un commando armato (ma moriremmo contenti di aver dimostrato che esistono i sociopatici anche tra le file degli estroversi, checché ne dicano i giornalisti).
Ora, va detto che il più delle volte questi scenari tragici sono solo nella nostra testa, ma l’introverso, per la sua natura rimuginatoria tendente a ingigantire ogni questione, quasi sempre difetta degli strumenti per comprenderlo. L’unica sua speranza di campare abbastanza sereno è di essere fortunato abbastanza da avere delle Enid tra le sue amicizie.
Io, per fortuna, ce le ho. E in questo mondo estroversonormativo poco non è.
E intanto che mi godo la meritata calma dopo la tempesta natalizia, sperando che duri almeno fino a Pasqua ferragosto Natale prossimo, introversi di tutto il mondo, uniamoci!
Ognuno a casa sua.
Noi introversi solitari abbiamo un grande pregio: non solo non ci fidiamo mai di nessuno ma non ci aspettiamo mai niente da nessuno. E guarda il caso abbiamo sempre ragione.
Quei fratelli che ti conoscono bene, anche se non vi vedete ogni giorno :)

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Ho trovato questa "descrizione" in un blog che si chiama Huffington post.com che serve per capire se siete persone introverse, e siccome io mi ci trovo abbastanza, ve lo pubblico qui, magari può essere aiuto a qualcuno.
Trovate che chiacchierare con gli altri sia pesante?
Gli introversi sono allergici alle chiacchiere. Ma anche le discussioni di poche parole possono essere per loro fonte di ansietà o nervosismo. A molte persone calme il pettegolezzo può sembrare mancanza di sincerità.
"Mettiamo le cose in chiaro: noi, gli introversi, odiamo il bla-bla non perchè non amiamo le persone ma a causa della barriera che erige tra le persone", scrive Laurie Helgoe nel suo Introvert Power: Why Your Inner Life Is Your Hidden Strength (Il potere dell'introverso: perchè la vostra vita interiore è la vostra forza segreta).
2. Andate alle feste ma non per incontrare persone
In quanto introversi vi può far piacere andare a una festa ma non per fare nuove conoscenze. Durante una festa gli introversi preferiscono passare il tempo con conoscenti con cui sono già in confidenza. Fare nuove conoscenze non è il loro obiettivo.
3. Vi sentite spesso soli in mezzo alla folla
Avete già avuto l'impressione di sentirvi estraneo in mezzo a un gruppo anche con persone che conoscete?
"Se avete la tendenza a sentirvi soli in mezzo alla folla, potreste essere introversi," dice Sophia Dembling. "Potete fare una attività o inserirvi in un gruppo, ma raramente ne siete gli ispiratori."
4. Creare la vostra rete (professionalel) vi dà la sensazione di essere falso
Le chiacchiere che hanno per finalità un avanzamento di carriera non hanno alcuna sincerità per gli introversi, che ricercano l'autenticità delle relazioni con gli altri.
5. Vi hanno già detto che siete "troppo intensi"
Avete un debole per le conversazioni filosofiche e adorate i libri o i film con idee provocatorie.
"Gli introversi amano avventurarsi nelle zone oscure", dice Sophia Dembling.
6. Vi distraete facilmente
Mentre gli estroversi hanno la tendenza a annoiarsi facilmente quando non hanno grandi cose da fare, gli introversi hanno il problema opposto: si distraggono facilmente e si annoiano in un ambiente pieno di stimoli.
7. I tempi morti non vi sembrano contro-producenti
Una delle caratteristiche degli introversi è il loro bisogno di avere tempo per loro per ricaricare le batterie. Mentre gli estroversi possono annoiarsi o innervosirsi se passano un giorno da soli, con un thè e una pila di riviste, questi tempi morti sono necessari e rigeneranti per un introverso.
8. Parlare davanti a 500 persone è meno stressante che dovervi poi intrattenere tra loro
Gli introversi possono essere eccellenti leaders e oratori -- e poichè sono considerati paurosi, non si sforzano di mettersi in mostra. Alcuni artisti come Lady Gaga, Christina Aguilera e Emma Watson considerati estroversi, hanno una personalità introversa e hanno difficicoltà quando si tratta di incontrare un gran numero di persone individualmente.
9. Nella metropolitana vi sedete al bordo della fila delle poltrone, mai al centro

Appena possono, gli introversi evitano di essere circondati da gente da tutti i lati.
"Ci mettiamo a sedere all'esterno, così abbiamo la possibilità di andarcene wquando vogliamo facilmente" spiega Sophia Dembling. Quando vado al cinema, preferisco il posto sul lato esterno o indietro".
10. Cominciate a ritirarvi quando siete in giro da troppo tempo
Vi sentite stanchi e indifferenti dopo essere stati in giro a lungo? E' probabilmente perchè vi sforzate di risparmiare le vostre energie. " Per gli introversi star fuori li induce a consumare energie, quindi hanno bisogno di ricaricarsi in un ambiente calmo" spieha Sophia Dembling.
11. Siete in coppia con un estroverso
E' vero che gli opposti si attraggono e che gli intreoversi gravcitano introrno agli estroversi che li incoraggiano ad essere attivi e a non prendersi troppo sul serio.
12. Preferite essere un esperto in un solo campo che conoscerne parecchi
Lo schema cerebrale che seguino gli introversi permette di concentrarsi e studiare un soggetto per un lungo periodo, è perchè sono più inclini a studiare intensamente, a prendere una specializzazione .
13. Fuggite come la peste gli spettacoli dove il pubblico potrebbe essere sollecitato a intervenire
Perchè, siamo onesti, cosa c'è di più terrificante?
14. Filtrate le chiamate, anche sa parte degli amici
Arrivate a non rispondere alle chiamate, anche quelle di persone che amate, ma le richiamate poù tardi quando vi sentite mentalmente pronti e avrete l'energia per la conversazione.
15. Sottolineate i dettagli ai quali gli altri non prestano attenzione
Il vantaggio nato da una moltiotudine di stimoli è che gli introversi hanno specchio l'occhio per sottolineare i piccoli dettagli che sfuggono agli altri. Uno studio ha dimostrato che introversi presentano una grande attività cerebrale quando devono affrontare esami visivi.
16. Dialogate spesso con voi stessi
La maggior parte degli introversi ha bisogno di riflettere prima e poi parlare.
17. La vostra pressione arteriosa è bassa
Alcune ricerche giapponesi del 2006 hanno concluso che le persone introverse hanno la tendenza ad avere una pressione arteriosa meno alta degli estroversi.
18. Vi dicono "vecchio saggio" - da quandio avete 20 anni
Gli introversi osservano e assorbono molte informazioni e pensano prima di parlare, questo gli attriobuisce una sagezza apparente.
19. Il vostro ambiente non vi entusiasma
Neurochimicamente parlando, le grandi feste non sono la vostra tazza di thè.
Ricercatori hanno dimsotrato il fenomeno dando della Ritaline -- un medicamento per l'iper attività stimolante la produzione di dopamina nel cervello a studenti introversi e estroversi. Hanno concluso che gli estroversi sono più inclinio a associare la sensazione di euforia dovuta alla salita della dopamina all'ambiente nel quale si trovano. Gli introversi al contrario non associazio il sentimento di piacere all'ambiente che li circonda.
20. Considerate le cose nel loro insieme
Descivendo il modo di pensare gdegli introversi, Jung ha spiegato che erano più interessati alle idea e alla visione di insieme che ai fatti e ai dettagli.
21. Vi è stato già detto di uscire dalla vostra conchiglia
Molti bambini introvesi arrivano a pensare che qualche cosa "non torna" perche sono naturalmente meno sinceri e sicuti dei loro compagni. Gli adulti introversi raccontano che durante la loro infanzia si diceva loro di uscire dalla loro mconhiglia o di parecipare di più in classe.
22. Scrivete
Gli introversi devono trovare un punto di equilibrio tra solitudine e vita sociale. Ma quando se ne allontanano - per esempio stancadosi troppo per lavoro e vita sociale- si stressano e sentono il bosgno di raccogliersi in loro stessi.
23. Alternate fasi di solitudine e di lavoro a periodii di socializzazione
Gli introversi comunicano spesso meglio per iscritto che a parole e spesso sono attirati dalle professioni solitarie e creative della scrittura. La maggior parte degli introversi - come l'autrice di "Harry Potter", J.K. Rowling -- sono capaci di una grande creatività quando hanno il tempo di essere soli con i loro pensieri.
#extroverts vs introverts
L'altro sera sono uscita con alcune colleghe di lavoro per una pizza. Fin qui tutto okey, se non fosse stato per il fatto che più passavano le ore e più mi sentivo una merda.
Tenendo conto che ero l'unica introversa contro tre estroversi, che le uscite a caso le ho sempre evitate come la peste perché le mie amicizie sono poche e selezionate (passo il mio tempo solo con chi mi sento veramente bene, in poche parole), dopo tanti anni sono ripiombata in quel malessere che provavo quando ero studentessa. Quella sensazione (del tutto errata) di sentirmi sbagliata, fuori posto, di non riuscire ad impormi con un discorso o di riuscire magari a farlo ma di rendermi conto che dovevo mollare il tiro perché si trattava di un'osservazione troppo intricata per un discorso così leggero, di non riuscire più a reggere i pettegolezzi o vere e proprie cattiverie dopo due ore. Mi sono sentita una merda perché nonostante stia bene con me stessa, ora come ora abbia raggiunto un certo equilibrio, e abbia capito che di persone come me ce ne sono poche (o magari ce ne sono pure tante ma sono per lo più nascoste), mi sono resa conto ancora una volta di come sia tanto più facile la vita per gli estroversi. Di come il cambio di un partner o il sesso occasionale sia un'attività come un'altra, di come riescano a vivere nel presente sfruttando tutte le potenzialità senza nessuna difficoltà.
È stato estenuante, moralmente distruttivo, e ora ricordo anche perché è così tanto difficile per me mostrarmi agli altri per come sono veramente. Ti senti come se avessi così tanto da dire o da dare, ma fossi chiusa in una gabbia invisibile. Come se davanti ad un torrente in piena ti guardassi bene dal metterci un piede dentro.
Può darsi che il mio sfogo sia stupido e incomprensibile ai più, ma è un dato di fatto che questa società è stata creata su un modello estroverso, e una persona introversa, per quanto tenti o sembri addattarsi a questo modello, si sentirà sempre un pesce fuor d'acqua.