“ Marco Aurelio fu imperatore di Roma e filosofo, il che è piuttosto singolare perché in genere i governanti non si interessano molto alle questioni che non siano indiscutibilmente pratiche. Marco Aurelio amava annotare delle conversazioni con se stesso in cui si dava consigli e si rimproverava. Spesso appuntava cose di questo tenore (cito a memoria per cui non prenderlo alla lettera): «Oggi, quando ti alzi, pensa che nel corso del giorno ti imbatterai in un bugiardo, un ladro, un adultero, un assassino. Ricorda che devi trattarli come uomini, perché sono esseri umani esattamente come te e quindi non puoi fare a meno di loro come la mandibola inferiore non può fare a meno della superiore».
Per Marco Aurelio la cosa più importante non è stabilire se la condotta degli altri uomini mi sembra conveniente, ma sapere che — in quanto esseri umani — mi corrispondono e questo non devo mai dimenticarlo quando ho a che fare con foro. Per cattivi che siano, la loro umanità corrisponde alla mia e la rafforza. Senza di loro potrei forse anche vivere ma non potrei vivere umanamente. Anche se ha qualche dente finto e due o tre carie, all’ora di pranzo è conveniente poter contare su una mandibola inferiore che aiuti la superiore…
L’avere in comune intelligenza, capacità di ragionare e fare progetti, passioni e paure, le stesse cose che rendono gli uomini tanto pericolosi se vogliono, me li rende anche sommamente utili. Quando un essere umano mi si addice non c’è niente che possa superarlo. Di’ un po’, che c’è di meglio che essere amato? Chi vuole denaro, potere o prestigio, non desidera per caso queste ricchezze per poter comprare la metà di quello che quando uno è amato riceve gratis. Ma chi mi può amare veramente se non un altro essere come me, che funzioni proprio come me, e che mi voglia bene in quanto umano e appunto per questo? Nessun animale per quanto affettuoso potrà darmi quanto mi da un altro essere umano, persino se è un po’ antipatico. Certamente gli esseri umani vanno trattati con cautela, il più delle volte. Ma questa «cautela» non va intesa come diffidenza o malizia, piuttosto è quell’attenzione che si mette nel maneggiare le cose fragili, anzi le cose più fragili… perché non sono semplici cose. Il rispetto e l’amicizia che ci legano agli altri esseri umani sono per me (che sono un essere umano) la cosa più preziosa al mondo e quando ho a che fare con gli uomini devo pensare soprattutto a salvaguardare e persino coccolare quel legame, se mi passi l’espressione. Neppure quando si tratta di salvare la pelle questa priorità va dimenticata completamente. “
Fernando Savater, Etica per un figlio, Laterza (collana Economica Laterza n° 419), 2008; pp. 72-74.
[Edizione originale: Ética para Amador, Editorial Ariel, S. A., Barcelona, 1991]