“Finché non renderai conscio l’inconscio, esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino.”
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“Finché non renderai conscio l’inconscio, esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino.”

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scorre in me una tristezza in piena e senza argini
Meglio la compagnia di sole donne rispetto agli uomini!
Principali significati inconsci del perché alcuni uomini rifiutano di relazionarsi con altri uomini, prediligendo solo compagnie femminili.
Rifiutano l’energia maschile. Essere l’unico tra tante donne rafforza il valore di sé, in passività. In ambienti femminili l’uomo trova riparo, rispetto, conforto e leggerezza, senza vergognarsi delle sue mancanze. Entra in sintonia col suo femminile, ma scappa dal confronto diretto con la sua parte attiva (assertività, aggressività, decisione, autoaffermazione), tipicamente più frequente nei contesti maschili. Sono uomini che tendono a percepire gli altri come minacciosi, materialisti o giudicanti, proprio perché non vogliono affrontare certe dinamiche dentro di loro, e rifiutano sia le paure scatenanti, sia il distacco materno.
Cercano apprezzamento egoico. Qui il maschile desidera ottenere potere personale e usa le donne come centro nevralgico del suo posizionamento sociale. Se per le donne si parla di regine, in questa dinamica l’uomo vuole essere il re. Vuole adulazione, importanza, prestigio, esclusività, gratificazione, ma è carente di responsabilità e di costruzione, perché convalida sé stesso in termini di conquista e sessualità. È in competizione con gli altri simili a lui, ma respinge gli uomini sani, perché l’energia maschile integra lo mette davanti alla sua inadeguatezza.
Recuperano la figura materna. Non avendo ricevuto il supporto emotivo necessario al momento opportuno, cercano surrogati dove sentirsi accolti, sostenuti, liberi di esprimersi e di ricevere affetto “incondizionato”. Nella compagnia femminile trovano uno spazio di decompressione emotiva, di comprensione mentale e accudimento, ma in realtà si nascondono e rifiutano di crescere, di sviluppare indipendenza, auto regolazione interiore e auto sostentamento. Di base vogliono ancora essere protetti più che proteggere, e non hanno fiducia in sé stessi.
Quando c'è un disequilibrio, non c'è mai né benessere, né salute.
inconscio,
là scorre tutto,
là c'è tutto,
i fondali,
le immagini sublimi,
le città smeraldo.....
un abitante di quei luoghi mi
porta giù e mi fa esplorare tutto
Ricordi?
Sì, ricordo. È stato Bellissimo.

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«Solamente chi è davvero in grado di stare da solo senza amarezza riesce ad attrarre il prossimo. Non servirà neppure cercarlo perché verrà da sé, e proprio la persona di cui aveva bisogno.»
(Jung – Lettere I. 3, p.89)
Le persone hanno tutte le risorse di cui hanno bisogno, ma le hanno a livello inconscio, tutto ciò che dobbiamo fare è renderle disponibili dove servono.
Le vostre convinzioni sono in grado di intrappolarvi o di rendervi liberi.
Ciò di cui siete convinti determinerà cosa decidete di fare.
- Richard Bandler
– Quei due sembrano cosí felici di vedersi, – disse Direttrice. E allora mi accorsi che li stava osservando non meno attentamente di me. – Sí, sembrano felicissimi, – dissi. – Però è strano, perché sembrano anche turbati. – Oh, Klara, – mormorò Direttrice. – A te non sfugge mai nulla. Poi Direttrice tacque a lungo, reggendo in mano il cartello con lo sguardo fisso al di là della strada, anche dopo che la coppia era scomparsa alla vista. Infine disse: – Forse non si vedevano da molto tempo. Forse l’ultima volta che si erano abbracciati cosí, erano ancora giovani. – Vuol dire che si erano persi, Direttrice? Restò zitta un altro momento. Poi disse: – Sí. Deve essere andata cosí. Si erano persi. E forse solo adesso, per puro caso, si sono ritrovati. Direttrice aveva una voce diversa dal solito e, anche se i suoi occhi erano puntati sul fuori, pensai che non stava guardando niente in particolare. Cominciai addirittura a chiedermi che cosa avrebbero pensato i passanti vedendo Direttrice trattenersi in vetrina con noi tanto a lungo. Si girò dando le spalle al vetro e mentre ci passava accanto mi sfiorò una spalla. – Certe volte, – disse, – in momenti speciali come quello, la gente prova un dolore insieme alla felicità. Mi fa piacere che tu osservi tutto quanto cosí attentamente, Klara. Poi Direttrice se ne andò, e Rosa disse: – Che strano. Chissà che cosa voleva dire.
Kazuo Ishiguro, Klara e il Sole, traduzione di Susanna Basso, Torino, Einaudi, 2021, p. 22.
[Edizione originale: Klara and the Sun, Faber and Faber Limited, 2021]