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Stuart Fails to Save the Universe Episode 4 Promo | Spoiler: Stuart Makes a Wallet
The multiverse continues to spiral out of control in the official promo for Stuart Fails to Save the Universe Episode 4, "Spoiler: Stuart Makes a Wallet." If the first few episodes are any indication, expect more reality-bending chaos, unexpected twists, and plenty of laughs from the latest chapter in The Big Bang Theory universe.
House of the Dragon 3x07: possedere un drago cambia le persone
"Il drago d'inverno" è uno degli episodi migliori della stagione: mentre un drago torna a colpire e altri quattro si affrontano in un duello selvaggio, House of the Dragon racconta così il vero potere delle creature dei Targaryen
C'è una domanda che attraversa il penultimo episodio di House of the Dragon 3 dall'inizio alla fine, ed è Helaena a formularla nei primi minuti de Il drago d'inverno. Quando Rhaenyra le chiede perché non abbia mai cavalcato Dreamfyre, la sorellastra le risponde con un'altra domanda: "Tu adesso hai parecchi draghi. Non ti senti forse diversa?".
È una battuta apparentemente marginale, ma racchiude uno dei punti centrali della puntata e dell'intera serie. Perché dopo tre stagioni House of the Dragon sembra finalmente voler chiarire che i draghi non sono soltanto la più devastante arma di Westeros. Sono il simbolo del potere assoluto e, come ogni forma di potere assoluto, finiscono inevitabilmente per trasformare chi lo possiede.
È questo il filo conduttore di quello che, probabilmente, è anche il miglior episodio della stagione (almeno fino a qui). Un'ora di televisione che riesce finalmente a bilanciare spettacolo, strategia politica e sviluppo dei personaggi, mettendo in scena due sequenze destinate a entrare fra le più spettacolari dell'intera serie.
Attenzione! spoiler dell'episodio
Il vero potere dei Draghi è l'illusione del controllo
House of the Dragon 3: Helaena e Rhaenyra nell'episodio 7, Il Drago d'inverno
La battaglia fra Syrax, Caraxes, Seasmoke e Sheepstealer è destinata a diventare una delle scene simbolo di House of the Dragon. Non tanto per la qualità della regia o degli effetti visivi, ma perché racconta perfettamente il rapporto fra i Targaryen e le creature che credono di aver addomesticato.
La serie, fin dal titolo, si basa proprio sull'illusione che alimenta le rivendicazioni di onnipotenza della dinastia: essere una famiglia eletta perché capace di dominare ciò che nessun altro essere umano potrebbe controllare, le creature più spaventose del mondo conosciuto. Ma il problema è proprio questo: i Targaryen non hanno mai davvero dominato i draghi. Hanno soltanto convissuto con loro abbastanza a lungo da convincersi del contrario.
Ogni volta che la situazione sfugge di mano emerge la stessa verità: i draghi non obbediscono davvero. E allora diventa difficile capire chi stia dominando chi. È proprio questo, se vogliamo, che legittima la visione che Ormund Hightower ha sulla famiglia rivale: i Targaryen sono selvaggi quanto le creature a cui affidano il proprio potere, perché hanno costruito la loro intera identità sulla convinzione di poter dominare qualcosa che per natura non può essere controllato.
Lo avevamo già capito con Vhagar e la morte di Lucerys e Arrax, lo avevamo intuito con Sheepstealer durante la Battaglia del Gullet, ma qui il concetto viene portato alle estreme conseguenze. Rhaenyra non riesce a fermare Syrax, Daemon fatica a controllare Caraxes, Sheepstealer continua a comportarsi come l'animale selvaggio che è sempre stato. I cavalieri possono impartire ordini, ma quando quattro draghi si ritrovano uno di fronte all'altro è il loro istinto a prendere il sopravvento.
Ed è proprio questo a rendere la sequenza così terrificante. Non è soltanto uno scontro fra cavalieri, ma fra predatori che decidono autonomamente quando combattere, quando fermarsi e quando risparmiare il nemico. Per qualche minuto i Targaryen sembrano quasi semplici spettatori di uno spettacolo mostruoso e maestoso.
Cavalcare un drago significa essere invincibili? L'esempio di Aegon e Ulf
Se le creature alate rappresentano un potere che nessuno riesce davvero a controllare, il loro effetto più evidente è forse proprio questo: convincono chi li possiede di essere diventato qualcosa di più grande di ciò che era prima (e di ciò che mai sarà).
È quello che accade ad Aegon. Il cambiamento del re potrebbe sembrare improvviso (o ci si potrebbe illudere che sia la diretta conseguenza del "viaggio di formazione" intrapreso con Larys). Dopo settimane trascorse a fuggire, ferito e umiliato, decide di affrontare un intero esercito pur di non morire nell'ombra e rivendicare ancora una volta il proprio status di sovrano. La comparsa di Sunfyre rende però questa trasformazione molto più interessante.
La serie non lo spiega apertamente, ma lascia intendere che il legame fra cavaliere e drago sia qualcosa di più profondo di un semplice rapporto fra padrone e arma. È impossibile non chiedersi come Aegon avesse, qualche episodio fa, percepito che il suo drago era ancora vivo.
Che si tratti di un legame quasi mistico o semplicemente dell'istinto di due creature profondamente unite, la conseguenza è la stessa: Sunfyre restituisce ad Aegon qualcosa che aveva perso, Non la sola possibilità di sopravvivere ma l'illusa convinzione di essere ancora il prescelto.
Lo stesso meccanismo si ripete con Ulf il Bianco. Nella scorsa stagione era soltanto un uomo comune diventato improvvisamente importante per caso, un ubriacone rumoroso incapace di comprendere davvero il ruolo che gli era stato affidato. Dopo aver reclamato Silverwing, però, inizia a guardare sé stesso in modo completamente diverso. Non vuole più soltanto essere riconosciuto: in quanto cavaliere di draghi, ora pretende potere, ricchezza e un posto nella storia.
Ed è proprio su questo che fa leva quella vecchia volpe di Ormund Hightower. Molti continuano a considerarlo (non a torto!) un fanatico ossessionato dalla grandezza della propria casata (compresi il cugino e il nipote), ma episodio dopo episodio sta dimostrando di essere uno dei giocatori più lucidi rimasti sulla scacchiera. Tiene nascosti i propri piani perfino a Daeron e Gwayne, utilizza Lord Corlys non come un semplice ostaggio da scambiare, ma come uno strumento di pressione per evitare la discesa in campo dell'esrcito Velaryon, e soprattutto fiuta immediatamente il punto debole tra le fila di Rhaenyra.
Non prova a convincere Ulf con la politica (non la capirebbe), non gli offre un ideale (perchè non sembra averne al di là dei piaceri terreni e di se stesso). Gli dona ciò che un uomo appena diventato cavaliere di un drago desidera più di ogni altra cosa: la conferma (che, ricordiamo, è solo illusione) della propria superiorità. E nessuno più di Ormund può sapere quanto la sensazione sia appagante.
Gli promette rispetto, gli promette Driftmark, gli promette una grandezza che non ha alcuna intenzione, nè possibilità di concedergli. Perché Ormund ha capito quello che gli stessi Targaryen continuano a ignorare: un drago cambia il potere di chi lo cavalca e cambia il modo in cui quella stessa persona si percepisce.
Qualcuno tolga Harrenhal dalle mani di Ryan Condal
Se quasi tutto l'episodio funziona, continuano invece a convincere poco alcune storyline della stagione. Le principali remore riguardano ancora una volta Harrenhal. Il castello maledetto sembra ormai essere diventato la soluzione narrativa preferita di Ryan Condal ogni volta che un personaggio particolarmente complesso entra in una fase di stallo. Era successo con Daemon nella seconda stagione e succede nuovamente con Aemond, che trascorre tutte le 7 puntate imprigionato (fisicamente e narrativamente) tra le mura di Harrenhal mentre il resto della trama continua ad avanzare.
E il paradosso è che proprio Aemond sarebbe uno dei personaggi più adatti a esplorare il tema centrale della serie: il modo in cui il potere altera chi lo possiede. È un uomo che ha costruito la propria identità attorno alla conquista di Vhagar e alla convinzione di essere diventato finalmente invincibile. Per questo la sua permanenza a Harrenhal avrebbe potuto essere un'occasione straordinaria per mostrare cosa accade quando quella sicurezza viene messa in discussione.
L'idea di mostrare Alys mentre manipola psicologicamente Aemond, sfruttando il complesso edipico nei confronti di Alicent, ha sicuramente un potenziale interessante. Il problema è che la scena punta soprattutto a sorprendere lo spettatore, senza approfondire davvero il rapporto irrisolto fra Aemond, sua madre e il bisogno di approvazione che lo ha sempre definito.
Resta poi irrisolta la gestione di Mysaria, uno dei punti più deboli nel Gran Consiglio e nella trama di Rhaenyra. Anche qui il problema non è il personaggio in sé, una donna arrivata dal basso, sopravvissuta grazie all'astuzia e capace di comprendere le dinamiche del potere meglio di molti nobili di Westeros (non è un caso la sua continua contrapposizione a Daemon).
Il problema è che la serie non sembra aver ancora trovato una direzione precisa da farle seguire. Nel corso della stagione la "Larva Bianca" è stata consigliera strategica, manipolatrice, "sfogo" emotivo (e anche carnale) per la Regina dei Draghi e voce vicina alle esigenze del popolo. Tutti questi aspetti potrebbero convivere, ma manca un filo conduttore capace di trasformarli in un percorso coerente. Il risultato è che spesso Mysaria sembra più una figura utilizzata per spostare la trama dove serve che un personaggio guidato da una propria evoluzione.
Conclusioni
Nonostante i difetti, Il drago d'inverno finalmente rimette al centro ciò che rende speciale House of the Dragon. Le scene con le creature alate sono certamente il suo elemento più spettacolare: lo scontro fra Syrax, Caraxes, Seasmoke e Sheepstealer è una delle sequenze più impressionanti mai viste nella serie. Ma la vera forza dell'episodio sta nella consapevolezza che queste creature non rappresentano semplicemente un'arma più potente delle altre. Sono il simbolo di un potere assoluto la cui più grande illusione è proprio quella di poter essere controllato. Aegon non torna a combattere perché ha improvvisamente trovato il coraggio di essere re, Ulf non tradisce Rhaenyra soltanto per avidità e poca lungimiranza. Mentre Rhaenyra, Daemon e gli altri cavalieri continuano invece a ripetere lo stesso errore: confondere la possibilità di cavalcare un drago con la capacità di dominarlo. Helaena aveva già capito tutto fin dall'inizio: i draghi non distruggono soltanto col fuoco ma hanno la capacità di deformare l'essenza più profonda delle persone, barattandola con l'illusione dell'onnipotenza. Ed è proprio questa la vera tragedia della "Casa del Drago".
👍🏻
La riflessione sul rapporto fra draghi e cavalieri
Le due grandi sequenze d'azione con i draghi
La strategia di Ormund Hightower
👎🏻
La gestione di Harrenhal, ancora una volta diventata un punto di stallo
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🐉 The Dance of the Dragons comes to a head.
The House of the Dragon Season 3 finale is almost here. Watch the official promo for Episode 8 and get a first look at the battle ahead as the war for the Iron Throne reaches another devastating turning point.
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DIE HBO MAX NEUHEITEN IM AUGUST 2026!
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Die neuen Filme und Serien im August 2026 bei HBO Max! Alle Highlights wie Lanterns, The Housemaid, Dust Bunny und alle Streaming-Termine im
House of the Dragon 3 episodio 6: la Danza dei Draghi sfugge al controllo dei suoi protagonisti
L'episodio 6 prepara il terreno agli ultimi due capitoli della stagione mostrando come la guerra stia ormai sfuggendo al controllo di tutti i suoi protagonisti
C'è un aspetto delle guerre che viene spesso sottovalutato: sfuggono sempre al controllo di chi le ha iniziate. È questo il tema centrale del sesto episodio di House of the Dragon 3, che apparentemente prepara il terreno agli eventi finali della stagione, ma che in realtà racconta qualcosa di più importante: il momento in cui i protagonisti della Danza dei Draghi scoprono che le loro convinzioni non bastano più a determinare il corso degli eventi.
Rhaenyra ha conquistato il Trono di Spade, ma non ha mai davvero governato gli uomini che dovrebbero difenderla e adorarla. Ormund Hightower ha costruito la propria strategia sulla convinzione di leggere la guerra meglio dei suoi avversari, ma scopre che anche la pianificazione più accurata può essere travolta dall'imprevisto. Criston Cole, invece, muore proprio nel momento in cui sembra finalmente diventare il cavaliere che ha sempre voluto essere, senza però poter mai ottenere il riconoscimento che ha inseguito per tutta la vita.
L'episodio 6 non racconta quindi soltanto una serie di sconfitte o di cambiamenti negli equilibri del conflitto. Racconta la fine delle illusioni.
Attenzione! Seguono spoiler sul sesto episodio
Criston Cole aspirava alla leggenda, la storia lo ricorda per quello che era
La morte di Criston Cole era uno degli eventi più attesi dai lettori di Fuoco e Sangue e dai fan della serie, e il suo significato va molto oltre l'eliminazione di uno dei personaggi più odiati di House of the Dragon e dell'intero universo di Game of Thrones.
La sua fine è probabilmente l'emblema perfetto dell'intero episodio. Il cavaliere ha passato anni a raccontare a sé stesso una storia diversa dalla realtà. Dopo il gran rifiuto di Rhaenyra nella prima stagione, non ha semplicemente cambiato schieramento. Ha trasformato una ferita personale in una missione morale. Ha avuto bisogno di convincersi di non essere un uomo distrutto nell'orgoglio ma un cavaliere che aveva scelto l'onore contro la corruzione.
Il problema è che non ha mai davvero smesso di cercare ciò che desiderava all'inizio. Non si è mai trattato soltanto fare la cosa giusta (in base alla propria, discutibile scala valoriale): voleva essere riconosciuto. Una leggenda, un grande uomo, il tipo di cavaliere destinato a entrare nelle ballate.
Ed è proprio qui che la serie esercita la sua ironia più crudele. Prima di ucciderlo, concede a Criston Cole la possibilità di dimostrare di essere davvero un guerriero straordinario. Nella sequenza della sua ultima battaglia combatte senza armatura, circondato dai nemici, resistendo quando chiunque altro sarebbe caduto. Ma House of the Dragon separa definitivamente due concetti che lui ha sempre confuso: essere un grande guerriero non significa essere un uomo degno d'ammirazione.
Per questo la sua morte non può essere leggendaria: la Danza del Beccaio lo condanna a una fine senza tale onore. L'uomo che voleva essere ricordato dalla storia viene invece inghiottito dalla guerra, ed è forse il destino più amaro e coerente possibile.
Rhaenyra e Ormund scoprono che il potere non significa controllo
Due personaggi apparentemente opposti, Rhaenyra Targaryen e Ormund Hightower, si ritrovano uniti dalle medesime dinamiche narrative. Lei possiede un regno, lui la capacità politica, eppure entrambi vengono messi di fronte alla stessa conclusione: la guerra è diventata più grande di loro.
Rhaenyra non perde improvvisamente il controllo degli eventi: non l'ha mai avuto davvero. Ha trascorso tutta la vita preparandosi a reclamare il trono, ma non necessariamente a governare il mondo che avrebbe trovato una volta conquistato.
Il suo problema è la mancata considerazione della differenza esistente tra il concetto di diritto e quello di consenso. Rhaenyra crede ancora che una posizione legittima (è stata lei la prescelta di Re Viserys) produca automaticamente fedeltà. Ma la Danza dei Draghi le dimostra continuamente il contrario.
Non comprende che gli uomini non combattono soltanto per re e regine, ma combattono per sentirsi rispettati e riconosciuti. La gestione di Ulf il Bianco, da parte sua e di Daemon, è il perfetto esempio di questo errore di valutazione: solo una risorsa e non una persona. Ovvero modo più rapido per perdere il controllo su qualcuno.
Ormund Hightower rappresenta l'altra faccia della stessa illusione. È forse il personaggio che più di tutti sembra aver compreso la guerra. Calcolatore e razionale, è il più grande giocatore di scacchi di tutta Westeros. Ma, come nella partita a cyvasse con Daeron dell'episodio precedente, la sua sicurezza tattica viene incrinata.
La trappola organizzata dai Neri dimostra che persino chi pensa di leggere meglio degli altri la situazione può essere ingannato. Non perché Ormund sia incapace ma perché la guerra non può essere mai completamente prevista, e chi crede di controllarla finisce inevitabilmente per esserne controllabile.
Tutti dobbiamo delle scuse a Gwayne Hightower
Otto ha costruito il progetto politico che ha portato alla guerra, Alicent lo ha difeso fino al punto di sacrificare sé stessa. Gwayne è l'Hightower che più di ogni altro sta pagando decisioni che non ha mai preso. È partito in guerra al fianco di Criston Cole per difendere un trono che non gli interessa personalmente (a differenza del cugino) e una successione nata dalle ambizioni degli altri.
Il confronto con Daeron lo rende ancora più evidente. Entrambi appartengono a una nuova generazione costretta a vivere le conseguenze delle scelte degli "adulti" (nonostante in questo caso, anagraficamente, sia Ormund il cugino minore). Il fratello di Alicent, però, sembra aver compreso qualcosa che molti altri personaggi ancora ignorano: non tutte le vittorie meritano il prezzo richiesto.
Il suo desiderio di tornare prima tra le schiere amiche del cugino, e poi a Vecchia Città, non è una fuga dalla guerra (come invece Ormund la interpreta): è il primo segnale di lucidità.
Corlys e Alicent, i personaggi di Martin ora "ostaggio" di Condal
Corlys Velaryon e Alicent Hightower rappresentano a questo punto della stagione la grande incognita della Danza dei Draghi. Sono i due personaggi attraverso cui House of the Dragon continua a sorprendere anche chi conosce già gli eventi di Fuoco e sangue.
La serie di Ryan Condal ha scelto fin dall'inizio una strada particolare: rispettare la maggior parte degli eventi principali raccontati da George R.R. Martin, ma modificare profondamente le motivazioni e i percorsi dei personaggi.
Corlys è, in Uomini senza volto, il più importante cambiamento introdotto dalla serie. La sua cattura lascia intendere che Ormund non voglia semplicemente eliminare l'ex Primo Cavaliere di Rhaenyra, ma sfruttarne il peso politico. Il Serpente di Mare porta con sé un'autorevolezza che pochi altri lord possono vantare, ed è proprio questo a renderlo prezioso. La domanda, allora, non è perché sia stato catturato, ma cosa potrebbe convincerlo ad abbandonare definitivamente la causa di Rhaenyra.
Se Corlys rappresenta il grande interrogativo politico degli ultimi episodi, Alicent è forse quello narrativo. Con la decisione di mandarla a Harrenhal, House of the Dragon si allontana ancora una volta dal percorso tracciato dal libro, lasciando anche i lettori di Martin senza punti di riferimento. Dopo aver perso ogni influenza sui figli e sul potere che aveva contribuito a costruire, Alicent si trova ora davanti a un ruolo completamente nuovo, di cui è impossibile prevedere le conseguenze.
Aemond e Alys Rivers: una terza forza nella Danza dei Draghi?
Tra tutti i personaggi dell'episodio, Aemond è quello che sembra essersi allontanato maggiormente dalla guerra combattuta fino a questo momento. Ad Harrenhal, però, il principe non trova soltanto rifugio: trova una nuova prospettiva.
Alys Rivers non si limita a proteggerlo o a suggerirgli pazienza. Mostrandogli le uova di drago nascoste nel castello maledetto, getta un ponte tra passato e futuro e consegna ad Aemond una promessa concreta di potere. Non soltanto Vhagar, quindi, ma la possibilità di costruire una forza nuova, svincolata dalle due fazioni che fino a questo momento hanno combattuto per il Trono di Spade.
Se questa strada verrà confermata, Aemond e Alys potrebbero rappresentare una terza via nella Danza dei Draghi: non più soltanto i Neri di Rhaenyra e Daemon contro i Verdi di Ormund, ma un nuovo centro di potere pronto a mettere in discussione entrambi gli schieramenti.
Resta però il grande interrogativo legato alle reali intenzioni di Alys. Il sogno di Helaena, reso ancora più inquietante dal ricamo che anticipa il destino del fratello, suggerisce che il percorso di Aemond sia già segnato. Ma quale ruolo vuole ritagliarsi la strega di Harrenhall all'interno di quel destino? Le sue visioni riguardano davvero il futuro del principe o sono il modo con cui sta costruendo il proprio?
Conclusioni
L'episodio 6 rappresenta il momento in cui la Danza dei Draghi smette definitivamente di essere una guerra combattuta secondo i piani dei suoi protagonisti. Criston Cole muore insieme all'illusione di poter trasformare le proprie ambizioni in leggenda. Rhaenyra e Ormund scoprono che il potere non coincide con il controllo degli eventi. Corlys e Alicent restano sospesi davanti a un futuro che la serie ha reso ancora imprevedibile, mentre Aemond e Alys Rivers aprono la possibilità di una nuova forza capace di mettere in discussione entrambi gli schieramenti. Gli ultimi due episodi della stagione arrivano quindi con una certezza: nessuno dei contendenti possiede più davvero il controllo della guerra che ha contribuito a scatenare. La Danza dei Draghi sta entrando nella sua fase più sanguinosa non perché i suoi protagonisti abbiano finalmente trovato una strategia vincente, ma perché il conflitto è ormai diventato più grande delle persone che lo combattono.
👍🏻
l'aver scatenato il caos generale a due episodi dal finale
la rivalsa umana di Gwayne Hightower, che in un solo episodio dimostra di essere la vera figura paterna per Daeron ma anche l'unico che tenga testa a Ormund
👎🏻
HotD ci sta facendo capire troppo poco dei rapporti tra Rhaena e Lady Arryn