Da quando mi sono scoperta anticapitalista (nei limiti del compatibile con la contemporaneità, è chiaro) il mio amore per la lingua inglese contemporanea è diminuito sensibilmente.
Se l’inglese contemporaneo non discendesse dall’inglese antico (che adoro alla follia), attualmente non so cosa ne sarebbe del mio pluriventennale amore per il primo.
Ma molto di ciò che è associato all’impero angloamericano in senso negativo mi è ormai spesso sgradito.
Direte: quindi ti è sgradita pure l’aria che respiri? Risposta: non proprio. Diciamo che prima di accostarmi a un prodotto mediale, per esempio, mi chiedo se non sia qualcosa di evidentemente troppo nazionalpopolare. Non per snobismo, ma perché spesso davvero non attira la mia attenzione in base ad alcune caratteristiche. Queste caratteristiche sono spesso condivise dai prodotti angloamericani (più americani che inglesi, in verità). Una di queste è la produzione in serie, serie infinite che rimangono indigeste. Guardate che fine ha fatto la Marvel, tanto per dire. Ma non è che una goccia nel mare, gli esempi sono potenzialmente infiniti.
Se comunque amo ancora l’inglese di certo non amo il globish. Mi piace l’inglese prenovecentesco, vittoriano, non ancora associato al mondo globalizzato. Non che ovviamente conoscerlo non sia essenziale (è anzi proprio questo il punto!), ecc. e non che per esempio io stessa sia pentita di averlo studiato tutta una vita. Senza questa lingua non avrei mai conosciuto il mio amore per il poliglottismo, per la linguistica, per la filologia. Questo stesso spazio non esisterebbe senza che l’inglese mi fosse stato somministrato dai quattro anni di età.
Spero che nessuno travisi il senso di questo post.
Mi sono ideologizzata, lo so.
E sono sempre più vecchia nell’anima.
Purtroppo è una banalissima conseguenza del diventare adulti.
Sono ben accetti tutti i pareri e tutti gli scambi, purché moderati.



















