La giostra, il carosello, come
si chiamava, la giostra, una fiamma
che mi offriva un cervo, una carrozza,
un cigno e un cavallo impennato,
la meraviglia che girava così immobile,
che trottava così immobile in un'aria
con un organetto e i campanelli, un'aria
che non muoveva la coda del cavallo
bianco e dorato, ma piena di pericoli,
il pericolo di cadere a mezz'aria,
di cadere e così essere dimenticata
da mio padre, di atterrare in un punto diverso
da quello di salita e trovarmi sola,
senza nuvole, senza vento tra i capelli,
persa senza la deliziosa paura
di volare con le mani aggrappate
a criniere che mi lasciano andare, e io, argilla
che nel forno dell'aria riprende
la sua forma immobile, la forma dell'inizio,
di essere sola e senza ali.
Ida Vitale, Giostra, da Trema, 2005