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Tutto scorre:anche il tuo silenzio ...
L'altra me...@petalididonna#
Oggi sono stata dal parrucchiere con le amiche! 🤣🤣🤣🤣
Pentesilea
Ah ecco.
Una cosa che io non avrò mai.🤷🏼♀️🙃
Stamattina con il tartarugo ci divertiamo a fare le bolle. E torno un po' più bambina! ❤
- donnadighiaccio

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Vi ripropongo un gioco che mi hanno fatto e mi è piaciuto, allora consiste nel collegare i 10 brani di sotto al proprio autore cercando di indovinare solo dallo stile di scrittura. Si vince un ghiacciolo al cedro. (non cercate su google che non vale, cosa ve lo dico a fare, eh?!?).
Gli autori sono in ordine alfabetico: Beckett, Bernhard, Buzzati, Carrere, Carver, Foster Wallace, Garcia Marquez, Malerba, Salinger, Tolstoj.
I 10 brani:
1) Ho degli affari da sbrigare quaggiù all’ovest, e così mi fermo in questa cittadina dove abita la mia ex-moglie. Sono quattro anni che non ci vediamo. Però, ogni tanto, quando usciva qualche mio pezzo oppure qualche giornale o una rivista pubblicavano qualcosa su di me – un profilo, un’intervista – io gliel’ho sempre mandato. Non so cosa mi passasse per la testa tranne che credevo che forse le sarebbe interessato. Ad ogni modo, lei non mi ha mai risposto.
2) Per trentacinque anni io sono stato tenuto rinchiuso dai miei genitori nel buco dell'infanzia, diceva. Per trentacinque anni mi hanno represso con tutti i mezzi che avevano a disposizione, mi hanno tormentato con i loro metodi raccapriccianti. Non devo avere il minimo riguardo nei confronti dei miei genitori, essi non meritano il minimo riguardo, diceva. Due crimini hanno commesso nei miei confronti, due gravissimi crimini, diceva, essi mi hanno generato e poi mi hanno represso, mi hanno generato senza chiedere il mio parere e dopo avermi generato e gettato nel mondo mi hanno represso, hanno commesso nei miei confronti il crimine della procreazione e il crimine della repressione. E mi hanno scaraventato nel buco nero dell'infanzia con la massima spietatezza, la spietatezza tipica dei genitori.
3) Aveva il corpo ossuto e dritto, la pelle bruna e imberbe, gli occhi avidi dietro gli occhiali rotondi con la montatura di metallo chiaro, e dei baffi romantici con le punte ingommate, un po' vecchi per l'epoca. Aveva gli ultimi ciuffi dei capelli delle tempie pettinati verso l'alto e attaccati con la gommina nel centro del cranio lucente come soluzione finale a una calvizie assoluta. La sua gentilezza naturale e i suoi modi delicati affascinavano subito, ma venivano anche stimati come due virtù sospettose in uno scapolo incallito. Aveva speso molto denaro, molto ingegno e molta forza di volontà perché non si notassero i settantasei anni che aveva compiuto nel marzo scorso e nella solitudine della sua anima era convinto di aver amato in silenzio molto più di chiunque altro a questo mondo.
4) Quando m'arresto, come or ora, i rumori riprendono con rinnovata forza, riprendono all'ora giusta. Di modo che mi sembra di ritrovare l'udito della mia giovinezza. In quel tempo, nel mio letto, nell'oscurità, nelle notti di tempesta, sapevo distinguere, fra tutto il fragore che veniva dall'esterno, le foglie, i rami, i tronchi che gemevano, persino l'erba e la casa che m'ospitava. Ogni albero aveva il suo modo di gridare, così come quando il tempo era calmo aveva il suo mormorio. Sentivo a distanza il portone di ferro girare sui suoi pilastri e l'urtarsi dei battenti a griglia attraverso i quali s'inoltrava il vento. E tutte le cose, compresa la sabbia del viale, avevano la propria voce.
5) Butto giù l’elenco delle persone a cui ho fatto del male. Il primo che mi viene in mente è un compagno di classe delle superiori: un ragazzo segaligno, troppo cresciuto per la sua età, non proprio ritardato ma strano, che tutti prendevano in giro, e io con più spirito degli altri. Ho scritto su di lui alcuni brevi testi accompagnati da caricature, e li facevo girare. Lui è venuto a saperlo. Alla fine del primo trimestre ha mollato la scuola, ho sentito che lo avevano mandato in una casa di cura. Il mio dono per la scrittura è all’origine della prima cattiva azione di cui mi ricordi e, a pensarci bene, di molte altre venute dopo.
6) Il tempo non passa mai. L'orologio segna già le sette e dieci ma Antonio ha l'abitudine di tenerlo sempre un poco avanti, saranno appena le sette e due, le sette e tre. Un'altra sigaretta. E se lei avesse cambiato idea, se avesse rimandato la partenza? Fino a che ora avrebbe aspettato? Si sentiva la faccia stanca. Si guardò nello specchio del cruscotto. Che faccia odiosa, specialmente la bocca.
7) Quando fui pronto per andarmene, con le valige e tutto quanto, mi fermai un momento vicino alle scale e diedi un ultimo sguardo a quel maledetto corridoio. Stavo quasi piangendo. Non so perché. Mi misi in testa il mio berretto rosso da cacciatore, girai la visiera dietro, come piaceva a me, e poi urlai con tutta la maledetta voce che avevo in corpo “Dormite sodo, stronzi!” Scommetto che svegliai tutti quei bastardi di tutto quel piano. Poi me la filai. Qualche idiota aveva buttato i gusci delle noccioline sulle scale, e per poco non mi ruppi ‘sto maledetto collo.
8) Temo che il mio modo di pensare a proposito dell’ordine universale sia così diverso dal vostro che non potremo capirci.» «Conosco il vostro modo di pensare,» rispose il massone, «e questo vostro modo di pensare, del quale voi parlate e che vi sembra prodotto dallo sforzo della vostra mente, è il modo di pensare della maggioranza delle persone, è l’uniforme frutto dell’orgoglio, della pigrizia e dell’ignoranza. Scusatemi, caro signore, ma se non lo sapessi, non vi avrei nemmeno rivolto la parola. Il vostro modo di pensare è una triste aberrazione.»
9) La collisione olfattiva di colonie, deodoranti, tonici per capelli, cera da baffi dei vari uomini. Il ricco odore di estraneo e non lavato. Nelle latrine alcune scarpe toccano la compagna esitanti, titubanti, come se l’annusassero. L’umido biascichio di natiche che si spostano sui sedili imbottiti. La minuscola vibrazione di ogni singola pozza di vaso. I minimi residui che sopravvivono allo sciacquone. L’incessante gorgoglio e stillicidio degli orinatoi. La puzza indolica di cibo putrefatto, l’afrore eccrino sui copriwater, la brezza uremica che segue ogni scarico. Uomini che tirano l’acqua con i piedi. Uomini che toccano la rubinetteria solo con la carta.
10) I pezzetti di carta svolazzavano sospesi nell'aria, si alzavano, si abbassavano, facevano larghi giri e poi andavano a posarsi sull'acqua o sulla sabbia. Perfino quelle frasi monche riuscivano a volare con leggerezza, le vedevo volteggiare sotto le arcate. Anche le foglie volano, mi dicevo, le vedevo cadere dagli alberi in quell'autunno là che dico io, facevano larghi voli prima di posarsi, ne fissavo una mentre si staccava dal ramo e la seguivo con gli occhi in tutte le sue giravolte i suoi ondeggiamenti, finché si posava sull'acqua. Spesso lanciavo i fogli di quaderno uno a uno e rimanevo affacciato a guardarli mentre salivano in aria portati dalle correnti d'aria, poi scendevano e salivano di nuovo. Ognuno ha il suo modo di volare, mi dicevo, i gabbiani volano in un modo, le rondini in un altro, i fogli di carta e le foglie degli alberi in un modo, gli Angeli in un altro del tutto diverso, gli aeroplani in un altro ancora. Anche le parole volano sulle onde elettromagnetiche, velocissime e silenziose, e quando vengono fuori sono ancora parole sonore e precise.
How a cute😍