Maigret and the St. Fiacre Case (1959)
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Maigret and the St. Fiacre Case (1959)
My rating: 7/10

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L'aveva trovata così bella.
[...] Con un solo sguardo
si era impossessata di lui
in modo così totale.
Georges Simenon,La camera azzurra
“I nostri sguardi sono
rimasti fissi l'uno nell'altro.
Nessuna paura. Solo resa.
Georges Simenon
"Among the smells that always floated in the air at the brasserie, there were two that dominated the others: that of the Pernod, around the bar, and that of the coq-au-vin that came in gusts from the kitchen."-
Georges Simenon
Il sole impietoso del dramma psicologico: "Domenica" di Georges Simenon
In una splendida domenica di maggio in Costa Azzurra, la locanda “La Bastide”, situata ai piedi del massiccio dell’Estérel, si prepara ad accogliere la consueta clientela per il pranzo. Dietro l’apparente normalità di una giornata di festa, si consuma però la resa dei conti finale per Émile, il cuoco che con i suoi piatti ha decretato il successo dell’attività. Arrivato anni prima dalla Vandea,…

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Maigret And The Lazy Burglar
A review of Maigret and the Lazy Burglar by Georges Simenon – 260506 The fifty-seventh book in Simenon’s Maigret series, originally published in 1961, Maigret and the Lazy Burglar, also known as Maigret and the Idle Burglar, sees the detective two years away from a well-earned retirement and in despair at the changes in the French judicial system which have effectively put the active police…
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Giallo è il colore dell'estate
Anche quest’anno sono finalmente arrivate le vacanze e, come al solito, ti offriamo qualche consiglio per trascorrere un po’ di tempo libero con piacevoli letture.
Pubblicato da Adelphi nel 2025, I tredici colpevoli di Georges Simenon ci presenta un nuovo personaggio tratto dalla sua praticamente illimitata collezione: il giudice Froget, antesignano del più celebre commissario Maigret. Tredici tipi di criminali che più diversi non potrebbero essere: in poche pennellate Simenon crea il ritratto di un colpevole, assassino, ladro o maniaco che sia. Su tutti sovrasta e giganteggia la figura del giudice Froget, dal carattere duro e imperscrutabile che, con interrogatori serrati e domande apparentemente innocue e fuori luogo, riesce a far cadere in trappola il malcapitato. L’aria burbera e l’atteggiamento un po’ scontroso e solitario preannunciano il suo più celebre successore, il commissario Maigret, all’arrivo del quale, infatti, il severo giudice Froget e il suo micidiale taccuino si ritireranno in un’onorata pensione. Da consigliare a chi ama i gialli psicologici.
Alessandro Robecchi Il tallone da killer: senza anticipare nulla, segnaliamo soltanto la differenza fra questo e i gialli ‘tradizionali’ (sempre ammesso che si possa usare tale termine in ambito artistico dove la libertà creativa dell’autore dovrebbe essere senza limiti): in questo libro la suspense è particolarmente accentuata perché il delitto, su commissione, non avviene all’inizio, ma alla fine dell’opera. La parte iniziale verte sulla descrizione della vita dei due sicari, che più diversi non potrebbero essere, alle prese con problemi familiari, economici, gestionali: perché uccidere qualcuno riuscendo a ricavarne tanto denaro non è così facile come sembra. Queste, in sintesi, le parole con cui l’autore ha presentato il suo libro durante la cerimonia della consegna del Premio Scerbanenco 2025, di cui era, a buon diritto, uno dei cinque finalisti.
Ristampato da Sellerio nel 2023 (la prima edizione risale al 1939), La gatta ha visto tutto della scrittrice americana Dolores Hitchens è il primo di dodici cat mystery con protagonista la nera gatta Samantha. Ma la vera investigatrice è la proprietaria del fortunato felino (si tratta infatti di una gatta ereditiera), Miss Rachel Murdock: l’idea della vecchia zitella detective improvvisata non è proprio originale, ma questa è l’unica coincidenza con la più celebre Miss Marple di St Mary Mead. La californiana Miss Rachel, che condivide l’indagine con il tenebroso ma conturbante tenente investigativo Stephen Mayhew (cognome a dir poco onomatopeico!), si trova personalmente, e pericolosamente, coinvolta in un efferato omicidio. Una storia d’amore, velate atmosfere marine, brevi puntate nel vicino assolato Messico. Non solo ci sono molti indiziati, ma bisogna tenere in considerazione anche la silenziosa, ma fondamentale testimonianza della fedele micetta. Un giallo davvero con i baffi!
Se per caso vi fosse sfuggito, vogliamo proporvi Il labirinto di ghiaccio di Valerio Varesi, del 2003 ma ripubblicato da Mondadori nel 2023. Del protagonista non conosciamo neppure il nome: gli scarsi dettagli biografici vengono centellinati poco a poco nel corso della lettura, accrescendo così il senso di suspense. Sappiamo che fugge da qualcosa, ma la sua è soprattutto una ricerca edipica dell’io più interiore e segreto, l’aspirazione a una verità diversa rispetto a quella che il mondo moderno gli ha offerto fino a quel momento, oltre che un tentativo di evadere da una realtà che ormai rifiuta. E questo rifiuto lo spinge a una scelta estrema: nascondersi ai piedi di un ghiacciaio dove, con le sue sole forze, costruirà un labirinto intricato e pericoloso. Ma come imbastire un intero romanzo con questi pochi elementi? Varesi ci riesce benissimo, ammantando la vicenda del suo protagonista, oltre che di candida abbondante neve, di un numero incredibile di avventure, peripezie, intrighi e cold cases. L’avventura del presente riguarda l’incontro con una natura ostile che non perdona inesperienza e approssimazione; poi riemergerà il passato militare (il nostro eroe arrederà in suo glaciale nascondiglio con reperti storici di ogni tipo) e, infine, il libro si arricchisce di una trama gialla che coinvolge il protagonista in prima persona e la sua famiglia. Che dire di più? Un romanzo avvincente e appassionante, scritto con la penna sicura, esperta e prodigiosa di uno autore di vaglia: in tutto il libro non compare un solo dialogo, ma la profondità del pensiero emerge in ogni riga. Consigliato a chi ama leggere.
Di Boileau-Narcejac vi vogliamo suggerire, se non l’avete ancora letto, I volti nell’ombra. Perdere la vista a causa dell’esplosione di un ordigno bellico sepolto nel suo giardino non è la sola disgrazia che capiterà allo sfortunato protagonista di questo splendido romanzo, l’industriale Richard Hermantier. Da uomo vitale, presuntuoso, prepotente, arrogante, abituato a comandare e a farsi rispettare, nel lavoro e in famiglia, si trasforma in un soggetto insicuro, debole, fragile, sospettoso. Sperimenterà, per la prima volta nella vita, come riduce la forte tempra di un uomo vitale una grave invalidità. Ma, se la vista è perduta, il cervello funziona ancora come un brillante e al protagonista non sfugge nulla di quello che gli accade intorno, delle trasformazioni, nei luoghi e soprattutto nelle persone, che avvengono alle sue spalle. Si dovrà rendere conto di aver sempre sottovalutato o mal giudicato familiari e collaboratori: vedendo, non si è accorto di nulla, accecato dal suo ego ipertrofico, adesso sarà proprio la sua menomazione a fargli comprendere la verità. Ma potrebbe essere troppo tardi. Un autentico noir all’ennesima potenza.
La celebre coppia Pierre Boileau e Thomas Narcejac, già famosa per La donna che visse due volte e I diabolici, da cui sono stati tratti due bellissimi film, e poi Le lupe, Gli indemoniati, In fondo al pozzo, Sepolcro d’acqua, Le incantatrici, I vedovi, La polveriera e molto altro, ci delizia ancora con questo avvincente noir, inquietante al punto giusto, una lezione di vita per imparare che la vera cecità non è quella degli occhi, ma quella di chi, per egoismo e tracotanza, ignora le esigenze, la sensibilità, il temperamento di chi frequenta. E le persone che conosciamo (Pirandello lo insegna molto bene) non sono quasi mai come crediamo, né come vorremmo che fossero.
Composto nel 1960, apprezzato da Italo Calvino, pubblicato da Einaudi nel 1962 e candidato al Premio Strega, L’ultimo veliero di Marcello Venturi è un romanzo ingiustamente dimenticato e “rispolverato” nel 2007 da Andrea Camilleri, che volle aggiungere una nota personale alla ristampa di Sellerio: “… mi sento di dichiarare con tutta tranquillità che L’ultimo veliero non solo è… il romanzo più riuscito e felice di Venturi, ma anche uno tra i migliori romanzi italiani pubblicati nel secondo novecento”. Purtroppo tuttora resta un’opera pressoché sconosciuta e non se ne comprendono le ragioni. Si tratta, in parte, di una favola. In parte solo perché finisce bene e gli ultimi, vecchi marinai rinchiusi in un ospizio a finire tristemente i loro giorni, oppressi dai ricordi di un avventuroso passato ormai irrimediabilmente lontano e il presente, fatto di angherie e umiliazioni quotidiane, ne sono i protagonisti assoluti. Un giorno tutto cambia: sarà finalmente arrivato il momento di dare una svolta alla propria infelice esistenza, sarà l’occasione insperata di dare lo smacco a chi li credeva ormai finiti e di salpare finalmente verso il mare che non hanno mai dimenticato e che non li ha mai traditi? Un buon libro, che lascia il lettore con un sorriso, una vena di speranza, un tratto di buonumore, merce davvero rara ai nostri giorni.
Dans la chambre sous le toit
De la lecture
De l'indolence
(Et la mollesse d'un jeune éléphant... comprenne qui pourra.)
De l'écriture
Aussi
Sans doute.