non l’avrei mai detto ma ringrazio di essere nata ancora in una generazione sana. I genitori di quelle di oggi son palesemente usciti da the sims.

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non l’avrei mai detto ma ringrazio di essere nata ancora in una generazione sana. I genitori di quelle di oggi son palesemente usciti da the sims.

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A furia di cercare un luogo, non trovandolo, mi sono rifugiata qui. Com’è che tutto scorre e spesso si porta via tutto?.. Pensare che ciò che resta dentro, ci fa da scudo per ciò che verrà dopo, non è detto che sia sempre un bene. Lascia solitudine, tutto il resto lo lasciamo fuori e spesso ci annulliamo da troppe cose, un pò per paura. Nel momento in cui qualcosa cambia, se anche quest’altra occasione sfuma, ritorniamo nel nostro guscio per un tempo ancora lungo.
…
La doccia, la giornata che finisce, guardare il sole che tramonta.. Quante cose non hanno più un sapore, un odore, insomma un qualcosa che resti nella pelle, nelle giornate, qualcosa che non svanisce. Siamo la generazione che cambia sempre tutto, che ama poco o forse niente, abituata a buttare anziché ad aggiustare.. Non parlo di oggetti, ma di cose importanti che oggi sono diventate obsolete, che cambiate come una delle tante cose elettroniche. Non so le vecchie generazioni ma la mia è quella in cui meno mi trovo..
Buona serata..
“ L’eredità culturale è qualcosa che ogni individuo si fabbrica grazie alla scuola, alle letture, ai casi e agli incontri della sua vita essendosi dissolti ben presto dietro di lui eredità e ricordi che le generazioni precedenti non hanno avuto modo di trasmettergli. In questo il nostro tempo è diverso dalle grandi civiltà del passato su cui l’egittologo Jan Assmann ha elaborato le sue proposte sulla trasmissione di ricordi, identità e culture. Sull'esperienza del tempo presente, dominata dal contrasto fra il deposito da conservare e la ridotta capacità di ricordare, è stata la sua compagna di vita e di lavoro, l’antropologa Aleida Assmann, che ha proposto di recente una sua tesi sul tema dell'oblio: secondo lei la memoria culturale è la somma di quanto si ricorda e di quanto si dimentica. Funziona come un collo di bottiglia: vi passa attraverso solo una parte del deposito di esperienze e di ricordi. Ma come si rende possibile la selezione e la conservazione della memoria culturale di una società? Secondo la sua analisi, quello che la garantisce e governa è «il tetto protettivo delle istituzioni socialmente deputate alla conservazione del patrimonio, come gli archivi, le biblioteche e i musei». Grazie a loro, le cose e le persone che sfuggono all'oblio automatico vengono separate da una forbice e depositate le une nel canone, le altre nell'archivio. Entrano nel canone opere, persone, eventi destinate a fare parte del ricordo attivo della vita sociale delle generazioni future, mentre nell'archivio – una istituzione dalle tante forme e di lunghissima esistenza nelle culture della scrittura – finisce il materiale su cui si potrà esercitare la curiosità storica. Aleida Assmann ha riportato un caso esemplare, che potrebbe dare materia di riflessione agli italiani in tempi di revisione e derisione di monumenti: la vicenda postuma di uno scrittore svizzero, Wilhelm von Scholz (1874-1969) che aveva goduto vivente di grande fama e ricevuto gli onori pubblici della sua città, Costanza. Dopo la morte, lo attendeva l’oblio “conservativo”, cioè la fase di oscurità provvisoria che passa tra la celebrità del vivente e il balzo nel pantheon dei grandi artisti riservato a pochi. Ma ecco che la scoperta di una sua poesia scritta in omaggio a Hitler ha determinato misure pubbliche formali di “oblio attivo” per relegarne nome e opera nell'oscurità.
Possiamo contare dunque sull'educato e ben regolato funzionamento a regime delle istituzioni culturali per selezionare ciò che vale la pena di ricordare? O non sarà piuttosto la violenza del mutamento sociale periodico a spazzare via ogni volta le tracce del passato? Il pensiero va a come sono finite le reliquie dei sovrani di Francia con lo scoppio della Rivoluzione francese, o alla sorte delle statue di Stalin e di altri dittatori del Novecento, un tempo incontro obbligato in tutte le capitali dell'Europa continentale. E proprio sotto i nostri occhi di contemporanei si sta svolgendo la tumultuosa iconoclastia scatenatasi negli Stati Uniti col movimento del Black Lives Matter che non ha risparmiato nemmeno le statue di Cristoforo Colombo. Non è un caso, tuttavia, che queste considerazioni di tipo antropologico e sociologico quando si concentrano sulla età contemporanea non parlino piú di memoria ma di oblio. “
Adriano Prosperi, Un tempo senza storia. La distruzione del passato, Giulio Einaudi editore (collana Vele); 1ª edizione: 19 gennaio 2021. [Libro elettronico]
Credo fermamente nella centralità dello scontro generazionale. Si cresce anche così: confrontando e scontrando il proprio impeto giovanile con gli schemi consunti dei vecchi. Personalmente, ringrazio ancora la generazione che mi ha preceduto per avermi dato l'occasione di combatterla per affermare le mie ragioni e proporre schemi nuovi.
L'importante è intendersi sui fondamentali. Tutto il resto è discutibile e modificabile.
Ma non mi chiedete quali siano i fondamentali.
Chiedetelo a voi stessi, piuttosto.
aitanblog.wordpress.com
(Premessa: nel 1993 avevo vent'anni.)
La domanda "Qual è una cosa che proprio non sopporti su Facebook?" può mettere in difficoltà tanta gente. C'è l'imbarazzo della scelta. Ma io so cosa rispondere. In prima posizione metto quei post di incredibile successo tipo: "Noi giovani degli anni 80 e 90 siamo stati i migliori. Ci divertivamo con poco, sapevamo amare davvero, ci incontravamo dal vivo, senza Netflix, senza internet, senza social".
Poi, non si sa come, gli straordinari e profondissimi giovani degli anni 80 e 90 sono cresciuti, si sono iscritti in massa ai social network e molti di loro hanno cominciato a pubblicare cose imbarazzanti come: "Gli italiani nelle tende, gli immigrati negli hotel a cinque stelle con 35 euro al giorno"; "Ma quale cambiamento climatico? Oggi fa freddo"; "Complotto gender"; "Noi giovani degli anni 80 e 90 siamo stati i migliori".
Cosa è andato storto?
[L'Ideota]

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Biancaneve e dintorni.
Spesso mi capita di parlare con persone di età diverse dalla mia, e di recente una banalità mi ha folgorato.
Non tutti abbiamo gli stessi nomi o gli stessi volti legati agli stessi ruoli, e va benissimo così.
Permettetemi degli esempi:
Il meteorologo, per alcuni è Bernacca e per altri è Giuliacci.
Il papa, per alcuni è Giovanni Paolo e per altri è Francesco
Il pilota, per alcuni è Schumy e per altri è Hamilton
Il cartone animato, per alcuni è Dragonball e per Altri è Naruto.
Nick Fury, per alcuni è bianco e per altri è nero.
M.J., per alcuni è bianca per altri è Zendaya.
Spiderman, per alcuni è bianco e per altri è nero.
Peter, per alcuni è Toby e per altri è Tom.
E va benissimo così.
Come diceva il buon Stan "il sorridente" Lee, smettetela di fare i punticchiosi e godetevi lo spettacolo.
E Biancaneve?
Biancaneve ne esiste una ed una soltanto, ed è questa qui.
Millennial, Generazione X… Y… Z… Dov'è il Rispetto?
Finalmente qualcuno ne parla. Come non essere d’ accordo? Basta guardarsi attorno, anche dentro le nostre case, quello che è venuto meno è proprio il RISPETTO. Non è solo questione di non conoscere la parola ma quella di non essere capaci di praticarla. Il RISPETTO dovrebbe essere il pilastro su cui si costruiscono non solo le relazioni familiari, ma anche quelle sociali. Quando manca, tutto si…
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Lo sapevate che nostra nonna ci ha portate in grembo?
Tutti gli ovociti si formano nelle nostre ovaie quando ancora siamo un feto di 4 mesi, nel grembo di nostra madre.
Ciò significa che quando la nostra nonna portava in grembo nostra madre, una parte di noi era presente, in un minuscolo follicolo, nelle ovaie di nostra madre.
Insomma, ognuna di noi ha trascorso 5 mesi nel grembo della propria nonna, che a sua volta si è formata nel grembo della sua nonna.
Vibriamo al ritmo del sangue di nostra madre ancor prima che nascesse, e questa pulsazione è il filo rosso che risale da nonna in nonna fino alla prima madre.
rinasceremamma